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01
Sfacciataggine Senza Limiti: Quando Affittare la Casa al Mare alla Propria Famiglia si Trasforma in una Lotta tra Soldi, Fiducia e Parenti Furbi
Incredibile sfacciataggine Dai, Giulia, dimmi la verità iniziò a lamentarsi Paolo che differenza c’
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01
“Pelata, svegliati!” – Mio marito era solito svegliarmi la mattina. L’anno scorso ho deciso di fare qualcosa a cui non avevo mai pensato prima. Da un po’ di tempo notavo che sulla testa avevo dei brufoli tipo sfogo, la cute mi prudeva incredibilmente e i capelli cominciavano a cadere. Visite da dermatologo e tricologo non hanno dato alcun risultato. La dottoressa mi sconsigliava di assumere vitamine, giurando che non avrebbero aiutato nessuno. Poi ho letto un articolo che diceva che rasare la testa a zero rafforza i follicoli. Ci ho pensato a lungo, anche dopo che mio figlio mi aveva detto che avrebbe avuto paura di vedermi pelata… Ma alla fine ho deciso… Ho detto a mio marito di passarmi prima il tagliacapelli e poi il rasoio sulla testa. Lui mi ha ascoltato e ha preso tutto il necessario, ma non credeva che avrei davvero fatto sul serio. Dopo, quando mi sono guardata allo specchio, sono rimasta sorpresa dalla forma perfetta del mio cranio. Il problema maggiore era che avevo sempre freddo ad uscire con la testa scoperta e quando i capelli iniziavano a ricrescermi restavano appiccicati al cuscino, cosa molto fastidiosa. Dopo la rasatura, mio marito ha iniziato a svegliarmi ogni mattina dicendo: “Pelata, svegliati!”, facendo scoppiare tutti dalle risate: ormai ero la più pelata della famiglia. All’inizio i bambini erano scioccati, poi anche mio figlio ha voluto imitarmi. Mia madre mi ha detto di non farmi vedere da lei finché non mi fossero ricresciuti i capelli, altrimenti non avrebbe sopportato la vista. Mia figlia mi pregava di non andare a scuola senza cappello durante le riunioni, mentre mio marito, imperturbabile, ha detto che se fossi andata senza tutti si sarebbero dimenticati il motivo per cui erano lì e che le amiche di nostra figlia mi avrebbero invidiata per il mio stile. Dopo la rasatura, anche i brufoli sono scomparsi. Mia figlia continua a ridere e dice di non sapere più cosa aspettarsi da me: un giorno l’ho sentita dire al fratello che secondo lei mi farò un tatuaggio sulla testa pelata.
Calva, svegliati! mio marito ormai mi sveglia ogni mattina così. Quest’anno, ho deciso di fare
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017
Mio marito intrattiene una corrispondenza molto vivace con una sua ex collega
Ricordo ancora quegli anni come se fossero ieri. Avevo davvero avuto fortuna: il mio marito, Giulio
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015
Il Mio Angelo Custode – Una Storia di Protezione e Amore
Ricordo ancora come se fosse ieri langelo custode che vegliava su di me, ma il mio passato è avvolto
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024
— Torna a casa subito! Con te parlo lì! — sbottò infastidito Massimo. — Non mi va proprio di dare spettacolo in mezzo alla gente! — E va bene! — sbuffò Valeria. — Come se fossi chissà chi! — Valeria, non farmi perdere la pazienza! — la minacciò Massimo. — Parleremo a casa! — Uhh, che paura! — lei si scostò la treccia e si avviò verso casa. Massimo aspettò che Valeria si allontanasse, poi tirò fuori il cellulare e parlò nel microfono: — Sì, è partita verso casa! Fatela accomodare come abbiamo detto! E giù in cantina, giusto per rimettere in riga la sua testolina! Arrivo tra poco! Massimo infilò il telefono in tasca e stava per entrare nel negozio, orgoglioso dell’aver rimesso in riga la moglie, quando fu fermato da un uomo sconosciuto. — Scusi se la fermo così, senza tanti complimenti! — sorrise l’uomo, imbarazzato. — Era con lei una ragazza prima… — Mia moglie, perché? — chiese aggrottando le sopracciglia Massimo. — Nulla — disse l’uomo con un sorriso falsamente gentile. — Ma per caso sua moglie si chiama Valeria Melnik? — Valeria, sì. Da nubile Melnik. Perché tutte queste domande? — E suo padre, di secondo nome, fa Sergio? — Sì! — rispose Massimo, infastidito. — Ma lei come fa a conoscere mia moglie? — Scusi la sfacciataggine, è che sono… diciamo, un suo ammiratore! — Ammiratore, eh? Guarda che ti sistemo le ossa a modo io se non la smetti! Porti rispetto, o ti ritrovi steso! — Ma no! Ha capito male! Sono ammiratore del suo talento! — Che talento? Valeria non ha mai parlato di grandi talenti… — rispose Massimo, confuso. — Eh, ci vuole talento per prendersi la squalifica a vita nel Muay Thai a 18 anni per eccessiva ferocia! Era un vero spettacolo vederla combattere! — Peccato abbia smesso dopo qualche torneo privato… ma su quel ring era insuperabile! Le mani di Massimo tremavano tentando di riprendere il cellulare caduto sull’asfalto. L’apparecchio si rifiutava di accendersi. Massimo corse a casa, ansioso: — Santo cielo, che arrivi in tempo! Quando la nuova insegnante arrivò al paese, Massimo la notò subito. Giovane, atletica, interessante, spiritosa. E subito assunta alle elementari come prof. di educazione fisica. Tutti pensarono a una neolaureata di passaggio. Ma aveva venticinque anni ed era qui per restare, da sola, senza famiglia al seguito. — C’è sotto qualcosa! — confabulavano le donne del paese. — Una così che si rifugia da noi! Per forza nasconde qualche segreto terribile! — Naaa, magari si è bruciata per amore o ha litigato con i suoi! Ormai in tv se ne vedono di tutti i colori! Massimo la osservò con prudenza. — Chi sa che storie si porta dietro? Meglio capire bene prima di buttarsi… Tra un caffè in sala professori e qualche chiacchiera, emerse la sua storia: «Miei genitori imprenditori, poi c’è stata una crisi e mio padre voleva sistemare le cose sposandomi con la persona giusta… un tipo che ti avrebbe spento la voglia di vivere. Io ho deciso di prendere e scappare!» — E adesso veramente sei tutta sola? — chiese una collega sorpresa. — Meglio cavarsela da sé che vendersi! – rise Valeria. — Troverai qui il tuo amore — l’appoggiarono i colleghi. — Non sarà grande la città, ma gente perbene c’è! Quando la storia di Valeria si diffuse, Massimo prese decisione: — Questa la sposo io! Almeno non ha parenti intorno! Gli altri ormai sono tutte viziate! Una moglie così fa al caso nostro. Così Massimo la portò a casa con la famiglia al seguito: — Siamo una grande famiglia! Ci aiutiamo tutti! — spiegò la suocera. — Da noi le regole sono queste e vanno rispettate! — aggiunse con tono solenne. — Va bene tutto, basta che con me ci sia rispetto, — ribatté Valeria. Ma, dopo un mese, la libertà a Valeria l’avevano già tagliata: solo lavoro e supermercato. Tutte le altre richieste? Nulla da fare. Il grosso del peso cadeva sempre su Valeria e la suocera: il marito e il cognato sempre assenti per lavoro, il suocero a dare direttive e poco altro. Se Valeria chiedeva dello svago: «Niente amici, niente uscite, non si fa in paese! Sei prof, ti possono cacciare!» Però Valeria non ci stava: faceva il suo, ma pretendeva giustizia e rispetto. «Si lavora tutti, oppure non lascio che mi sfruttino!» Passarono due anni e mezzo di matrimonio e Valeria era ancora una combattente. Tutti insoddisfatti tranne lei, che non mollava. Ci pensò il clan di famiglia a ideare la lezione: Massimo doveva portarla in centro, poi lasciarla tornare sola a casa, dove la famiglia l’attendeva per sistemare le cose. Ma l’esperimento non riuscì. Quando Massimo arrivò di corsa, la scena era incredibile. Il fratello con il braccio rotto, il padre a terra svenuto, la madre colpita da una porta e con la maxi-mattarello spezzato a metà. E Valeria, tranquillamente, seduta in cucina a bere il tè. — Amore, sei venuto per la tua parte? — scherzò Valeria. — N-no… — Allora non so cosa offrirti… Forse un po’ di giustizia in famiglia? — Eh, dovevi avvertire prima! — sbottò Massimo. — Conosco i miei limiti. Ognuno ha avuto quello che cercava! — E adesso come viviamo insieme dopo questo? — chiese Massimo stremato. — Felici, forse! Di sicuro con più giustizia! E non pensare al divorzio: sono incinta. E nostro figlio avrà un padre! — Va bene, amore mio… — deglutì Massimo. Da allora cambiano le regole in casa, e finalmente regnarono serenità e rispetto. E nessuno più osò mancare di rispetto a Valeria!
Vai a casa! Parleremo lì, tra di noi! sbottò irritato Massimo. Non mi va di dare spettacolo davanti a tutti!
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0130
— Torna a casa subito! Con te parlo lì! — sbottò infastidito Massimo. — Non mi va proprio di dare spettacolo in mezzo alla gente! — E va bene! — sbuffò Valeria. — Come se fossi chissà chi! — Valeria, non farmi perdere la pazienza! — la minacciò Massimo. — Parleremo a casa! — Uhh, che paura! — lei si scostò la treccia e si avviò verso casa. Massimo aspettò che Valeria si allontanasse, poi tirò fuori il cellulare e parlò nel microfono: — Sì, è partita verso casa! Fatela accomodare come abbiamo detto! E giù in cantina, giusto per rimettere in riga la sua testolina! Arrivo tra poco! Massimo infilò il telefono in tasca e stava per entrare nel negozio, orgoglioso dell’aver rimesso in riga la moglie, quando fu fermato da un uomo sconosciuto. — Scusi se la fermo così, senza tanti complimenti! — sorrise l’uomo, imbarazzato. — Era con lei una ragazza prima… — Mia moglie, perché? — chiese aggrottando le sopracciglia Massimo. — Nulla — disse l’uomo con un sorriso falsamente gentile. — Ma per caso sua moglie si chiama Valeria Melnik? — Valeria, sì. Da nubile Melnik. Perché tutte queste domande? — E suo padre, di secondo nome, fa Sergio? — Sì! — rispose Massimo, infastidito. — Ma lei come fa a conoscere mia moglie? — Scusi la sfacciataggine, è che sono… diciamo, un suo ammiratore! — Ammiratore, eh? Guarda che ti sistemo le ossa a modo io se non la smetti! Porti rispetto, o ti ritrovi steso! — Ma no! Ha capito male! Sono ammiratore del suo talento! — Che talento? Valeria non ha mai parlato di grandi talenti… — rispose Massimo, confuso. — Eh, ci vuole talento per prendersi la squalifica a vita nel Muay Thai a 18 anni per eccessiva ferocia! Era un vero spettacolo vederla combattere! — Peccato abbia smesso dopo qualche torneo privato… ma su quel ring era insuperabile! Le mani di Massimo tremavano tentando di riprendere il cellulare caduto sull’asfalto. L’apparecchio si rifiutava di accendersi. Massimo corse a casa, ansioso: — Santo cielo, che arrivi in tempo! Quando la nuova insegnante arrivò al paese, Massimo la notò subito. Giovane, atletica, interessante, spiritosa. E subito assunta alle elementari come prof. di educazione fisica. Tutti pensarono a una neolaureata di passaggio. Ma aveva venticinque anni ed era qui per restare, da sola, senza famiglia al seguito. — C’è sotto qualcosa! — confabulavano le donne del paese. — Una così che si rifugia da noi! Per forza nasconde qualche segreto terribile! — Naaa, magari si è bruciata per amore o ha litigato con i suoi! Ormai in tv se ne vedono di tutti i colori! Massimo la osservò con prudenza. — Chi sa che storie si porta dietro? Meglio capire bene prima di buttarsi… Tra un caffè in sala professori e qualche chiacchiera, emerse la sua storia: «Miei genitori imprenditori, poi c’è stata una crisi e mio padre voleva sistemare le cose sposandomi con la persona giusta… un tipo che ti avrebbe spento la voglia di vivere. Io ho deciso di prendere e scappare!» — E adesso veramente sei tutta sola? — chiese una collega sorpresa. — Meglio cavarsela da sé che vendersi! – rise Valeria. — Troverai qui il tuo amore — l’appoggiarono i colleghi. — Non sarà grande la città, ma gente perbene c’è! Quando la storia di Valeria si diffuse, Massimo prese decisione: — Questa la sposo io! Almeno non ha parenti intorno! Gli altri ormai sono tutte viziate! Una moglie così fa al caso nostro. Così Massimo la portò a casa con la famiglia al seguito: — Siamo una grande famiglia! Ci aiutiamo tutti! — spiegò la suocera. — Da noi le regole sono queste e vanno rispettate! — aggiunse con tono solenne. — Va bene tutto, basta che con me ci sia rispetto, — ribatté Valeria. Ma, dopo un mese, la libertà a Valeria l’avevano già tagliata: solo lavoro e supermercato. Tutte le altre richieste? Nulla da fare. Il grosso del peso cadeva sempre su Valeria e la suocera: il marito e il cognato sempre assenti per lavoro, il suocero a dare direttive e poco altro. Se Valeria chiedeva dello svago: «Niente amici, niente uscite, non si fa in paese! Sei prof, ti possono cacciare!» Però Valeria non ci stava: faceva il suo, ma pretendeva giustizia e rispetto. «Si lavora tutti, oppure non lascio che mi sfruttino!» Passarono due anni e mezzo di matrimonio e Valeria era ancora una combattente. Tutti insoddisfatti tranne lei, che non mollava. Ci pensò il clan di famiglia a ideare la lezione: Massimo doveva portarla in centro, poi lasciarla tornare sola a casa, dove la famiglia l’attendeva per sistemare le cose. Ma l’esperimento non riuscì. Quando Massimo arrivò di corsa, la scena era incredibile. Il fratello con il braccio rotto, il padre a terra svenuto, la madre colpita da una porta e con la maxi-mattarello spezzato a metà. E Valeria, tranquillamente, seduta in cucina a bere il tè. — Amore, sei venuto per la tua parte? — scherzò Valeria. — N-no… — Allora non so cosa offrirti… Forse un po’ di giustizia in famiglia? — Eh, dovevi avvertire prima! — sbottò Massimo. — Conosco i miei limiti. Ognuno ha avuto quello che cercava! — E adesso come viviamo insieme dopo questo? — chiese Massimo stremato. — Felici, forse! Di sicuro con più giustizia! E non pensare al divorzio: sono incinta. E nostro figlio avrà un padre! — Va bene, amore mio… — deglutì Massimo. Da allora cambiano le regole in casa, e finalmente regnarono serenità e rispetto. E nessuno più osò mancare di rispetto a Valeria!
Vai a casa! Parleremo lì, tra di noi! sbottò irritato Massimo. Non mi va di dare spettacolo davanti a tutti!
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09
L’ATTESA RIVELATA
Caro diario, oggi sono entrato nella sala parto dellOspedale San Raffaele a Milano per osservare il tracciato
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015
Ho 60 anni e non mi aspetto più amici o parenti in casa mia: preferisco uscire, vivere senza ospiti e godermi la mia libertà lontano dai giudizi e dalla fatica di accogliere gente tra le mie mura
Ho 60 anni. Ormai non mi aspetto più che amici o parenti vengano a trovarmi nella mia casa.
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083
— Tanya? — Zhanna non si aspettava di vedere la sorella del suo ex marito sulla soglia di casa. La ragazza era completamente bagnata, con l’acqua che scorreva dai suoi lunghi capelli.
**Diario Personale** «Valentina?» Non mi aspettavo di vedere la sorella del mio ex marito sulla soglia
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017
La veggente mi ha svelato…
Che cosa ti ha detto la veggente, eh? la padrona della casetta accogliente lanciò unocchiata tagliente
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036
Il cuore di una madre: una ciotola di minestrone, una premonizione e la forza dell’amore tra le mura di casa italiana
Il cuore di una madre Stefano sedeva al tavolo della cucina, racchiuso da una luce soffusa e tiepida
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075
Mamma, tuo figlio è adulto! Ecco cosa ho detto a mia suocera, dopo che per l’ennesima volta ha chiesto a suo figlio — che la settimana scorsa ha compiuto 30 anni — quali mutande indossasse. Lei controlla ogni suo movimento e pensa che io non valga niente. Mi sconvolge il modo in cui domina la vita di suo figlio, ma ne ho abbastanza: mio marito è pronto a lasciare il lavoro se a sua madre non piace dove lavora e quando cerca un nuovo impiego, lei gli dà i soldi. È benestante, certo, ma io non voglio vivere alle spalle altrui con un marito sano e in forze. Un giorno dovevamo andare a un matrimonio: mio marito si è comprato un abito elegante a buon prezzo, ma lei si è infuriata perché non era di marca e gli ha dato i soldi per comprarne uno nuovo. Di recente ci ha regalato un appartamento, ma l’ha intestato a sé stessa e lo sta arredando secondo i suoi gusti: come potrei sentirmi a casa mia, se non posso nemmeno scegliere la tavoletta del bagno? Dovremmo esserle grati, ma sembra che lo faccia apposta per farci sentire inferiori. Fa tutto per suo figlio — e a lui pare andare bene, visto che non le dice mai nulla. Qualche settimana fa è venuta a trovarmi mia madre, che vive in campagna e avrebbe dovuto fermarsi da noi. Ma quando mio marito l’ha vista, ha detto: “Offriamo un tè a mamma e poi la accompagniamo in taxi da una zia”, tutto su ordine della suocera che voleva tenermi lontana da mia madre, per paura che mi influenzasse negativamente. Mia mamma conosce altri parenti in città, ma era venuta da me — e da me doveva restare. Sapete che ho fatto? Mi sono preparata le valigie e sono partita con mia madre. Non mi sono pentita nemmeno per un secondo: finalmente ho smesso di piegarmi a qualcuno. Mai legarsi a un mammone, non ne vale la pena!
Mamma, tuo figlio è un adulto! Proprio così mi sono rivolta a mia suocera, perché per lennesima volta
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035
Come la suocera ci ha portato via nostro figlio: da quando si è sposato, non vuole più vederci, è sempre dalla madre di sua moglie e lei ha sempre bisogno di un aiuto urgente – Adesso tutte le feste le passano là, anche quando abbiamo bisogno ci ignora, e dopo una lite con suo padre, non ci parliamo più.
Come mia suocera ci ha portato via nostro figlio Da quando nostro figlio si è sposato, sembra quasi che
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0459
Alessio, ma ti sei bevuto il cervello? Che vuol dire: me ne vado? -Sì, proprio così. È da un po’ che ho un’amante! È più giovane di me di 16 anni! E ho deciso che con lei starò meglio! -Potrebbe essere tua figlia! -Nemmeno per sogno! Ha già 20 anni. Alessio si avvicinò a lei. -E poi il papà di Valeria è ricchissimo. Finalmente potrò vivere come ho sempre sognato! Hai capito? E poi mi darà anche un figlio, cosa che tu non hai fatto! Ogni sua parola era una pugnalata per Tania. Lei sapeva che, prima o poi, sarebbe successo: non avevano figli. Ma non avrebbe mai pensato che sarebbe avvenuto in modo così umiliante. Quindici anni di matrimonio buttati così. Tania pensava che in una famiglia il rispetto venisse prima di tutto. -Tania, almeno una lacrima potresti versarla, per decenza. Mi fai sentire in colpa, così impassibile. La donna sollevò fiera il mento. -Perché dovrei piangere? Sono contenta per te! Seriamente! Almeno uno di noi realizzerà i propri sogni. Alessio smorfeggiò. -Perché mi parli sempre dei tuoi pennelli? Non è neanche un lavoro quello, è niente! -Sarà pure solo un hobby. Però, se io lavorassi di meno e tu guadagnassi qualcosa in più, potrei dedicarmi a ciò che amo. -Per favore. Cos’altro dovresti fare? Comunque i figli non me li puoi dare. Lavora e basta! Si voltò verso Alessio, che provava a chiudere la valigia. -E la tua nuova… Passione? Non lavorerà, come vivrai? Neanche tu sei uno stakanovista. -Questi non sono affari tuoi! Ma siccome oggi sono di buon umore, te lo dico: dovremo arrangiarci con i nostri soldi solo per un po’. Quando Valeria sarà incinta, suo padre ci riempirà di soldi! Anche prima ci basterà, non preoccuparti! Valigia chiusa. Alessio sbatté la porta e uscì di casa. Tania, da sempre insofferente ai rumori forti, si irrigidì. Tornò verso la finestra. Sotto casa era parcheggiata una fiammante auto rossa. Da lì corse fuori una ragazza che si gettò tra le braccia di Alessio. Ovviamente, tutte le nonnine del palazzo fissarono la scena. Bel modo di andarsene, davvero: anche la figuraccia mi doveva risparmiare. Eppure, in quel momento, Tania sentì un insolito sollievo. La loro vita era ormai una farsa. Alessio ormai dormiva quasi sempre fuori. Tania aveva capito, ma non riusciva a rompere quel groviglio che chiamavano famiglia. Prese il telefono. -Rita, ciao. Progetti per stasera? L’amica rimase sorpresa. -Tania! Ma che, sei uscita dalla tua depressione? -Ma dai! Nessuna depressione, solo un po’ di malinconia. Vuoi venire fuori stasera? Beviamo qualcosa, chiacchieriamo: c’è un motivo per festeggiare. Un attimo di silenzio. -Tania, tutto bene? Che pasticche hai preso oggi? Per caso hai la febbre o mal di testa? -Rita, basta! -Se sei seria, io vengo volentieri! Sono stanca di vederti col muso lungo. Ma… -Che c’è? Non puoi venire? -Non è quello. Ma Alessio ti lascia uscire? E chi gli porta la cena sul divano? Chi gli soffierà il naso? -Rita, alle sette, al “Diamante”! Tania chiuse la chiamata. Un giorno finirà per strozzare Rita. E quel giorno, è vicino. Rise tra sé. Ha questa sensazione fin dal primo incontro, ma la loro amicizia non ne ha mai risentito. Afferra la borsa ed esce di corsa. E dire che era già mezzogiorno e le restava un sacco da fare. Rita guardava l’orologio, impaziente. Tania non era mai in ritardo, e ora erano già cinque minuti… Quando entrò in sala, Rita restò a bocca aperta. Così come molti altri clienti. Tania aveva sempre portato i capelli lunghi raccolti in uno chignon. Ora sfoggiava un caschetto chiaro, corto. Tania non si truccava mai, massimo un po’ di mascara. Ma ora aveva un trucco spettacolare, perfetto. In più, niente pantaloni: indossava un abito svolazzante molto più rivelatore di qualsiasi jeans aderente. -Tania, ma… sei una nuova persona! Trionfante, Tania si sedette. -Ti piace? -Altroché! Sembri più giovane di dieci anni. Dimmi che hai cacciato Alessio! -Non posso dirtelo: è stato lui ad andarsene. Si guardarono… e scoppiarono a ridere. Dopo mezz’ora un cameriere portò loro da bere, offerti da un signore più grande di qualche anno. Rita lanciò a Tania un’occhiata furba. -Vedi? Ci sono subito i corteggiatori! Tania fece cenno e invitò l’uomo al tavolo. Rita era scioccata. -Sei davvero irresistibile stasera! Si fermarono fino a tardi. Si chiamava Igor, era simpatico, intelligente, brillante, e parecchio affascinante. Accompagnata Rita al taxi, Igor si offrì di portare a casa Tania. -Seguirei te a piedi da una parte all’altra della città! Avrei anche la macchina, ma stasera meglio di no. -Non serve, abito a due isolati da qui. Arrivarono che albeggiava, dopo una passeggiata e mille chiacchiere. -Tania, posso chiederti per cosa stavate festeggiando? È il tuo compleanno? Così ti faccio un regalo! -No… Forse sì, in un certo senso. Mio marito mi ha appena lasciata, ieri. Sorrise con il suo miglior sorriso. Igor la guardò stupito. -Tania… sei incredibile. Dopo tre settimane le due amiche erano di nuovo al bar. -Tania, come va con Igor? Lei sorrise radiosa. -Rita, credo non sia mai stata così felice. Gli dico tutto senza problemi. E le mie preoccupazioni non lo spaventano affatto. -Ma… c’è qualcosa che non va? -Niente di che… Alessio non si rassegna: mi ha mandato l’invito al suo matrimonio. -Ah… perché mai? -Secondo me vuole vedermi distrutta, piangente. O per vantarsi con la nuova moglie. -Che idiota… Portati Igor. Salutate, vi fate vedere e ve ne andate. L’importante è farlo rosicare! …Alessio guardava Valeria. -Sei bellissima… -Lo so. Ma secondo te papà ci sarà? -Come può perdersi il matrimonio di sua figlia? -Già, la figlia… Solo che da un anno non mi dà una lira! Dice che devo imparare a lavorare. Bel padre… Lui la tranquillizzò. -Non preoccuparti, verrà. Alla fine sei sua figlia! Hanno fatto il matrimonio a rate. Alessio e Valeria erano sicuri che il padre l’avrebbe perdonata e riaperto il portafoglio. -Ascolta, ma secondo te la tua ex verrà? -Ci credi che sì! Mi ha chiamato ieri. -Non ci posso credere! -Giuro! Secondo me chiederà di tornare insieme. -Speriamo! Adoro questi drammi! Quando Tania spiegò a Igor che cosa voleva da lui per la cerimonia, lui rise sorpreso. -A che ora sarebbe il matrimonio? -Alle due. Hai altri impegni? -E come si chiama il tuo ex? -Alessio. Perché? -Mamma mia, il mondo è piccolo. Certo che ci vengo! Gli svelò tutto solo lungo la strada. Tania era talmente sorpresa che non provò nemmeno a cambiare programma. Arrivarono insieme davanti al tavolo degli sposi, Tania a braccetto con Igor e un bel sorriso sulle labbra. Alessio e Valeria sembravano tutto meno che felici. Si avvicinarono. Valeria sussurrò: -Papà? Alessio balbettò: -Tania? Faticava a riconoscerla: mai avrebbe creduto che sua moglie potesse brillare così. Igor regalò un mazzo di fiori alla sposa e disse: -È bello vederti finalmente sistemata. Tanto io e Tania partiamo presto per il nostro viaggio intorno al mondo. Poi si rivolse ad Alessio: -Sai, anche tua suocera si merita un po’ di riposo! Quindi ti lascio mia figlia in custodia. Scusa, ma dobbiamo scappare. Uscirono. Tania voleva ridere, ma temeva la reazione di Igor. Ma lui si voltò verso di lei. -Ora non puoi più scappare: dovrai sposarmi! Tania si mise a pensare, poi con tono serio: -Se bisogna, bisogna… Si abbracciarono e si avviarono verso la macchina. Igor era già al telefono per prenotare due biglietti per una meta calda, con il mare.
Matteo, io proprio non ti capisco. Sei impazzito? Che cosa vuol dire me ne vado? -Vuol dire che me ne
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0129
Una giornata tutta per me
**Un giorno per me** **Parte 1: Il ritorno** Il tramonto scendeva lentamente sul quartiere, tingendo
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0111
Nadezhda Leonidovna si ammala all’improvviso. Nessuna delle sue figlie andò a trovarla mentre era a letto: solo la nipote Natalia la curò con dedizione. Le figlie comparvero solo vicino a Pasqua, come sempre per raccogliere i deliziosi prodotti contadini che la mamma aveva preparato! Nadezhda Leonidovna uscì al cancello per incontrarle. – Perché siete venute? – disse fredda. La figlia maggiore, Svetlana, rimase di stucco. – Mamma, che ti prende?! – esclamò sorpresa. – Niente! Care mie, ho venduto tutta la fattoria… – Come?! E noi? – le figlie non capivano cosa stesse succedendo.
Rammento ancora, come fosse ieri, quando la signora Speranza Leonardi si ammalò allimprovviso.
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030
Come la suocera ci ha portato via nostro figlio: da quando si è sposato, non vuole più vederci, è sempre dalla madre di sua moglie e lei ha sempre bisogno di un aiuto urgente – Adesso tutte le feste le passano là, anche quando abbiamo bisogno ci ignora, e dopo una lite con suo padre, non ci parliamo più.
Come mia suocera ci ha portato via nostro figlio Da quando nostro figlio si è sposato, sembra quasi che
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Temeva di essere riportato indietro…
Temevo che me lavrebbero riportato La prima volta che lo vidi, era accucciato vicino al muro.
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059
La casa è intestata a tua figlia? Allora paga l’affitto per viverci!
Guarda, non so più se il matrimonio di mia figlia si farà. Tutti si sono messi a litigare. E il futuro
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053
L’Ermitana
– Hai sentito che quella strana signora al primo piano è in realtà un mostro? Andrea, senza scompigliare
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0168
— Ludovica, sei impazzita in questo bel traguardo della vita! I tuoi nipoti già vanno a scuola, e tu parli di matrimonio? — sono state le parole che mi ha detto mia sorella quando le ho annunciato che mi sposo.
Cinzia, sei impazzita a questetà! Hai già i nipoti che vanno a scuola e ora parli di matrimonio?
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0247
Mio marito mi ha promesso una casa in campagna – ma quando sono arrivata, ho sentito la terra sfuggirmi sotto i piedi.
Tempo fa, mio figlio mi disse che mi aveva regalato una casa in campagnama quando arrivai, sentii la
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083
DIMENTICA MI PER SEMPRE
“Dimentica che sei stata una madre, sussurrò, la voce rotta come se lavessi troncata, la mia stessa
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01.5k.
— Ma chi ti credi di essere per darmi ordini! — Zia Rosina lanciò lo straccio dritto in faccia alla nuora. — Vivi sotto il mio tetto, mangi il mio pane! Tamara si asciugò il viso, stringendo i pugni. Sposata da soli tre mesi, ma ogni giorno era come una battaglia. — Lavo i pavimenti, cucino, faccio il bucato! Cos’altro volete? — Voglio che chiudi quella bocca! Sei una sbandata! Sei venuta qui con una figlia che non è di mio figlio! La piccola Elena sbirciò spaventata dalla porta. Solo quattro anni, ma aveva già capito che la nonna era cattiva. — Mamma, basta! — Stefano entrò sporco di lavoro. — Che succede adesso? — Succede che questa tua moglie mi manca di rispetto! Le dico che la zuppa è troppo salata e lei risponde male! — La zuppa va benissimo, — rispose stanca Tamara. — Lo fate apposta a provocarmi. — Sentito? — Rosina indicò la nuora con il dito. — Dici che sono io che provoco! E in casa mia! Stefano abbracciò la moglie. — Mamma, smettila. Tamara lavora tutto il giorno, e tu solo litighi. — Ah, adesso sei contro tua madre, vero? Ti ho cresciuto, ti ho dato da mangiare, e tu così mi ricambi! La vecchia uscì sbattendo la porta. In cucina calò il silenzio. — Scusa, — fece Stefano accarezzando la testa alla moglie. — Con l’età è diventata insopportabile. — Stefano, forse dovremmo affittare almeno una stanza? — Con che soldi? Faccio il trattorista, non sono un direttore. A malapena ci basta per mangiare. Tamara si strinse forte al marito. Era buono, lavoratore. Ma sua madre era davvero un tormento. Si erano conosciuti al mercato del paese. Tamara vendeva maglioni fatti a mano, Stefano comprava calze di lana. Iniziarono a parlare e lui subito confessò che amava i bambini, non gli importava che Tamara avesse già una figlia. Fecero un matrimonio semplice. Zia Rosina non aveva mai sopportato la nuora, sin dal primo giorno. Giovane, bella, laureata in economia — e suo figlio era solo un trattorista. — Mamma, vieni a cena, — Elena la tirò per la gonna. — Arrivo subito, tesoro. Durante la cena Rosina spostò platealmente il piatto. — Non si può mangiare. Sembra roba per maiali. — Mamma! — Stefano batté il pugno sul tavolo. — Basta! — Basta cosa? Dico la verità! Guarda che padrona di casa è Svetlana! Non come questa qui! Svetlana era la figlia di Rosina, viveva in città e tornava solo una volta all’anno. La casa era intestata a lei, anche se non ci abitava mai. — Se non vi piace come cucino, cucinate voi, — disse Tamara calma. — Ah, hai il coraggio di replicare! — la suocera si alzò di scatto. — Ti faccio vedere io! — Basta! — Stefano si mise tra le due. — Mamma, o la pianti, o ce ne andiamo. Subito. — Dove pensate di andare? In strada? La casa non è vostra! Era vero. La casa apparteneva a Svetlana. Vivevano lì solo per gentilezza sua. *** Il prezioso fardello Quella notte Tamara non riusciva a dormire. Stefano la abbracciava e bisbigliava: — Resistiamo, amore. Comprerò un trattore, aprirò un’attività, e ci guadagneremo una casa tutta nostra. — È troppo caro… — Troverò un usato, lo sistemerò io. Devi solo credere in me. Al mattino Tamara si svegliò con la nausea. Corse in bagno. Possibile? Il test mostrava due linee. — Stefano! — corse da lui. — Guarda! Lui, assonnato, guardò il test. Di colpo saltò su, abbracciandola tutto felice. — Tamara! Amore! Avremo un bambino! — Piano! Tua madre potrebbe sentire! Ma ormai era tardi. Rosina era sulla porta. — Che succede? — Mamma, avremo un figlio! — Stefano raggiante. La suocera arricciò la bocca. — E dove pensate di vivere? Qui siamo già stipati. Quando arriva Svetlana, vi caccia. — Non ci caccerà! — fece serio Stefano. — Questa è anche casa mia! — È di Svetlana, hai dimenticato? L’ho intestata a lei. Tu sei solo ospite qui. L’atmosfera si spense subito. Tamara si sedette sul letto. Un mese dopo accadde il peggio. Tamara sollevava un secchio d’acqua pesante — la casa non aveva acqua corrente. Un dolore forte in basso ventre. Macchie rosse sui pantaloni… — Stefano! — gridò. Abortò. In ospedale dissero — troppo sforzo, troppo stress. Ora serve riposo. Ma come avere riposo, con una suocera così? Tamara fissava il soffitto in ospedale. Basta. Non ce la faceva più. — Lo lascio, — disse all’amica al telefono. — Non posso più farcela. — Tamara, e Stefano? Lui ti vuole bene. — Ma sua madre… lì dentro ci perdo la salute. Stefano accorse dopo il lavoro. Sporco, stanco, con un mazzo di fiorellini di campo. — Tamara, amore, perdonami. E colpa mia. Dovevo proteggerti. — Non posso più vivere lì, Stefano. — Lo so. Prenderò un prestito. Affitteremo una casa. — Non te lo daranno il prestito. Prendi poco. — Troverò il modo. Ho trovato un secondo lavoro. Di notte alla stalla, di giorno sul trattore. — Così ti stanchi troppo! — Non importa. Per te, scalerei le montagne. Una settimana dopo Tamara tornò a casa. Rosina la accolse dall’uscio: — Te la sei persa? Lo sapevo io. Sei sempre stata debole. Tamara passò oltre senza fiatare. Non si meritava le sue lacrime. Stefano lavorava come un matto. All’alba sul trattore, di notte alla fattoria. Dormiva tre ore per notte. — Vado a lavorare anch’io, — disse Tamara. — In ufficio cercano una contabile. — Ma ti pagheranno poco. — Poco e poco, viene fuori qualcosa. Si arrangiò. Al mattino portava Elena all’asilo, poi andava in ufficio. La sera si occupava della casa. Rosina continuava a morderla, ma Tamara ormai non ci faceva più caso. *** Un posticino tutto per sé e una nuova vita Stefano continuava a mettere soldi da parte per il trattore. Ne trovò uno vecchio, distraibile e abbandonato. Il proprietario lo vendeva a poco prezzo. — Prendiamo un prestito, — disse Tamara. — Se lo sistemi, guadagneremo. — E se non ci riesco? — Ci riesci. Hai le mani d’oro. Il prestito arrivò. Presero il trattore. In cortile era solo un ammasso di ferro. — Bravi voi! — rise Rosina. — Avete comprato della ferraglia! Solo da buttare via! Stefano taceva, smontando il motore dopo la stalla, a notte fonda, sotto la luce della lampadina. Tamara aiutava: passava gli attrezzi, reggeva i pezzi. — Vai a dormire, sei stanca! — Abbiamo iniziato insieme, insieme finiamo. Un mese. Due mesi. I vicini ridevano: trattorista pazzo! Poi, una mattina, il trattore ruggì. Stefano era al volante, incredulo. — Tamara! Si è acceso! Funziona! Lei corse fuori, lo abbracciò. — Lo sapevo! Ho sempre creduto in te! Il primo lavoro fu arar l’orto del vicino. Poi portar legna. Poi altri. Arrivarono i soldi. E poi Tamara tornò a star male al mattino. — Stefano, sono di nuovo incinta. — Stavolta niente lavori pesanti! Hai capito? Faccio tutto io! La proteggeva come fosse di vetro. Neanche un secchio. Rosina brontolava: — Delicata! Io ne ho fatti tre e son qui! Ma questa… Ma Stefano non cedeva. Niente lavori pesanti. Al settimo mese arrivò Svetlana. Con il marito e tante idee. — Mamma, vendiamo la casa. È un buon affare. Tu vieni a stare da noi. — E loro dove vanno? — Rosina guardò Tamara e Stefano. — Gli altri? Si troveranno una casa! — Svetlana, io sono nato qui. Questa è casa mia! — protestò Stefano. — E allora? La casa è mia. L’hai dimenticato? — Quando dobbiamo andare via? — chiese calma Tamara. — Tra un mese. Stefano ribolliva. Tamara lo bloccò: calma. La sera erano abbracciati. — E adesso? Arriva il bambino… — Troveremo qualcosa. L’importante è stare insieme. Stefano lavorava come un invasato. Il trattore faceva avanti e indietro. In una settimana guadagnò quanto un mese intero prima. Poi chiamò Michele — vicino di un altro paese. — Stefano, vendo la casa. È vecchia ma buona. Te la faccio a poco. Dài un’occhiata? Andarono a vederla. Casa vecchia, ma solida. Stufa, tre stanze, pollaio. — Quanto vuoi? Michele disse la cifra. Metà ce l’avevano, metà no. — E a rate? — propose Stefano. — Metà subito, il resto in sei mesi. — Affare fatto. Sei un ragazzo onesto. Tornarono a casa felici. Rosina li accolse in soglia: — Dove siete stati? Svetlana ha portato le carte! — Perfetto, — fece Tamara. — Ce ne andiamo. — Dove? In mezzo alla strada? — In una casa tutta nostra. L’abbiamo comprata. La suocera rimase di sasso. — Non ci credo! Dove li avete trovati i soldi? — Lavorando, — rispose Stefano abbracciando la moglie. — Mentre tu parlavi sempre… In due settimane traslocarono. Pochi averi — che vuoi avere vivendo da altri? Elena correva nelle stanze, il cane abbaiava. — Mamma, questa è proprio casa nostra? — Sì, amore. E davvero nostra. Zia Rosina arrivò un giorno dopo. Rimase sulla soglia. — Stefano, ci ho pensato… Mi portate con voi? In città non respiro. — No, mamma. Hai scelto. Vivi con Svetlana. — Ma io sono tua madre! — Una madre non chiama sua nipote “figlia di altri”. Addio. Chiuse la porta. Doloroso, ma giusto. Matteo nacque a marzo. Forte e sano. Gridava forte. — Tutto suo padre! — rise l’ostetrica. Stefano teneva il figlio, tremando. — Tamara, grazie. Di tutto. — Grazie a te, che non hai mollato. Che hai creduto in noi. Abitarono la casa pian piano. Misero l’orto, presero le galline. Il trattore lavorava e portava guadagno. La sera sulla veranda. Elena giocava col cane, Matteo dormiva nella culla. — Lo sai, — disse Tamara, — ora sono felice. — Anch’io. — Ricordi quanto abbiamo sofferto? Non pensavo di farcela. — Ce l’hai fatta. Sei forte. — Siamo forti. Insieme. Il sole tramontava dietro la collina. Nell’aria odore di pane e latte. Casa vera. La loro casa. Un posto dove nessuno ti umilia. Nessuno ti caccia via. Dove puoi essere te stessa. Dove puoi davvero essere felice. *** Cari lettori, ogni famiglia affronta le sue prove, e non è mai facile. La storia di Tamara e Stefano ci insegna che la forza di volontà può superare ogni ostacolo. Così si va avanti: tra dolori e gioie, si va avanti finché la fortuna non gira. E voi? Pensate che Stefano abbia fatto bene a sopportare la madre? O avrebbe dovuto tagliare i ponti prima per trovare la felicità? Cosa significa per voi una vera casa — quattro pareti o l’amore della famiglia? Dite la vostra: la vita è una scuola e ogni lezione è preziosa!
Ma chi ti credi di essere per darmi ordini? urlò Giuseppina, lanciando uno straccio sporco addosso alla nuora.
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Il mio angelo peloso
Un angelo peloso 12 settembre Oggi, mentre tornavo a casa per le vie tranquille di Torino, mi sono trovato