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Da zia Rina si è rotto il servizio buono. Per sempre. Il servizio di porcellana da dodici persone, quello del matrimonio. Addio ai bordi dorati e ai timbri “Made in Germany” sotto ogni piatto: zio Carlo è caduto dalla soffitta insieme alla scatola. — Oh — zia Rina quasi si è interessata. — Ma era di porcellana! Come se la porcellana non si rompesse. Poi ha realizzato la tragedia e si è accasciata in poltrona: «Nicola, il valium!», ha chiamato tutti, persino me, anche se era una chiamata interurbana, e ha pianto per la sua giovinezza andata in mille pezzi: — Ce l’avevano regalato i nostri genitori vent’anni fa. Non l’abbiamo mai usato, aspettavamo un’occasione speciale, Dio ci perdoni, le nozze di porcellana. E adesso? Papà è morto, Carlo si è slogato la caviglia, io ho la pressione alta. E nessuno, nota bene, ha mai mangiato in quei piatti. Idioti. Mi sono messa a riflettere. Perché teniamo i servizi belli, i gioielli e le emozioni più vive per le occasioni speciali? Perché lasciamo le candele profumate per “quella notte”, nascondiamo gli orecchini di diamanti nel cassetto, brontoliamo ai bambini quando cercano di “rubare” la mortadella dal tavolo troppo presto e risparmiamo le parole dolci per San Valentino? Perché questo giorno, questo attimo sarebbe meno prezioso di quelli attesi? Siamo sicuri che ci sarà “un’altra occasione”? Quasi tutte le chiamate dalle Torri Gemelle in fiamme a New York erano dichiarazioni d’amore. Le persone chiamavano i propri cari, lasciando messaggi in segreteria. “Ti. Amo.” — dire questo era la cosa più importante da riuscire a fare su questa Terra. La realtà, secondo l’enciclopedia, è “ciò che esiste adesso”, quell’attimo tra passato e futuro. Non rimandiamo, non nascondiamo sulla mensola, non riserviamo a “un giorno” ciò che può portarci gioia, piacere, un sorriso qui e ora. Il domani non esiste. Esiste solo oggi, che non è meno unico del 31 dicembre o dell’8 marzo. Quindi, affrettiamoci. A far pace. A vedere il mare. A giocare col figlio, abbracciare la figlia, regalare alla mamma un altro “Chanel N°5” — da usare non solo nelle feste, ma ogni giorno. Bisogna sbrigarsi. Leggere. Assaggiare la zuppa di ricci di mare o le cavallette al forno. Guardare un film preferito e fregarsene dei piatti sporchi nel lavandino. Comprare a zia Rina un nuovo servizio e organizzare una cena indimenticabile. Dire “ti voglio bene” prima che scorrano i titoli di coda.
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