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Dopo le vacanze Igor non è tornato a casa: la scomparsa misteriosa al mare, le speranze di Ludmila e la verità che sconvolge una famiglia italiana
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Come posso chiedervi di prendervi un tale peso? Persino mio padre e Tiziana non hanno voluto accettare di occuparsene – «Marina, figlia mia, ripensaci! Ma con chi ti vuoi sposare?» – gridava mamma aggiustandomi il velo. «Spiegami almeno perché Sergio non ti va bene?» – mi confusi del tutto vedendola piangere. «Ma come? Sua madre fa la commessa e abbaia a tutti. Suo padre non si sa nemmeno dove sia finito, in gioventù pensava solo a bere e divertirsi.» «E anche il nonno beveva e rincorreva la nonna per tutto il paese. E quindi?» «Tuo nonno però era stimato, era pure capogruppo.» «Alla nonna però non pesava meno. Ero piccola ma ricordo bene che lo temeva. Mamma, con Sergio andrà tutto bene, non bisogna giudicare le persone dai genitori.» «Aspetta che avrai figli, poi capirai!» – mi disse mamma con il cuore ferito, io sospirai. Sarà dura vivere se mamma non cambierà idea su Sergio. Eppure io e Sergio abbiamo fatto una festa di nozze allegra e ci siamo creati la nostra vita insieme. Per fortuna Sergio aveva una casa nel paese, ereditata dai nonni paterni, quei stessi genitori del “padre scomparso” e giramondo. Pian piano Sergio rinnovò la casa fino a trasformarla in una vera villetta moderna, come mi piace chiamare la nostra abitazione. Tutto comodo, si vive benissimo. Ma che meraviglioso marito ho, e mamma, perché allora parlava male di lui? Un anno dopo il matrimonio è nato il nostro Ivan, quattro anni dopo la sorellina Maria. Tuttavia, appena i bambini stavano male o ne combinavano una, ecco che arrivava mamma con il suo «Te l’avevo detto!», aggiungendo sempre: «Figli piccoli guai piccoli! Aspetta che crescono, vedrai che tempesta con questa eredità!». Cercavo di non dare peso alle critiche di mamma, ormai era abitudine. In fondo la figlia aveva agito contro la sua volontà, sposando senza il suo consenso. Mamma è fatta così, le piace che tutto vada come decide lei. Ma ormai ha accettato la mia scelta e, in fondo in fondo, è d’accordo che Sergio è d’oro da ogni lato. Solo che mai lo ammetterebbe. Vorrebbe dire che un tempo aveva torto! Impossibile! E quando parla dei nipoti, lo fa più per paura per loro, che sul serio: li ama moltissimo. Se capitasse un guaio, sarebbe la prima a buttarsi nel fiume, dopo essersi strappata tutti i capelli per aver detto certe cose. Però a volte anche io mi spaventavo di questi «grandi guai», inevitabili quando i figli crescono. I figli crescevano davvero. Ivan ha finito il liceo ed è pronto per la vita adulta, che inizierà in una delle università più prestigiose della città, a 143 km da casa. Per il mio cuore di mamma, quei 143 km sembravano la distanza tra la Terra e Mercurio, un abisso! Non ho dormito le prime quattro notti, solo pensando a Ivan! E se qualcuno lo trattasse male? Se oggi non ha mangiato bene? E se la città lo rovinasse, lui è così bravo! Prima Ivan viveva in un appartamento condiviso con altri ragazzi del paese. Ma il mio cuore non reggeva e convinse Sergio ad affittargli un bilocale in città. Ivan si responsabilizzò, decise di contribuire alle spese lavorando su internet, lui è così intelligente! Ogni weekend andavo in città, a vedere Ivan, ad aiutarlo. Sistemavo, cucinavo. Eppure l’appartamento era sempre pulito. A casa sua non aveva mai riordinato, amava il classico caos. Mangiare, poi, sempre pronto: polpette al vapore, stufato in coccio. Lo dicevo, un genio! Queste visite però infastidivano Sergio: «Marina! Basta tenere Ivan sotto la tua gonna! Non gli dai aria e nemmeno a me! Così me ne vado da te, magari dalla Lara la postina, sempre accogliente!» Scherzava, ma mi spaventò lo stesso! Come farei senza mio marito? Ha pure ragione, tocca lasciar libero Ivan. Ancora mi comportai da chioccia per un po’, poi imparai che mio figlio era adulto. Lo lasciai andare, ma finii per domandarmi se avevo fatto bene. Un giorno mi chiamarono dalla segreteria: Ivan saltava le lezioni, era quasi fuori corso! Impossibile! Proprio il mio Ivan? Presi due giorni di permesso e corsi in città. Nemmeno Sergio riuscì a fermarmi. Ivan non si aspettava la mia visita. E fosse solo che non aveva riordinato il monolocale… Non aveva nascosto la ragione dei suoi “tagli”. C’era una ragazza, Anna, dall’aspetto angelico. Fin qui nulla di strano: un ragazzo, una ragazza, era destino prima o poi… Ma oltre a lei, nell’appartamento c’era anche un bambino! Un maschietto di circa un anno. Capii subito: questa ragazza con il neonato, voleva incastrare Ivan e farsi sposare. Certo, sono una mamma moderna, al giorno d’oggi sono cose che capitano. Però! Ivan è troppo giovane, non pronto a mettere su famiglia e crescere figli che non sono suoi. Anna avrà al massimo 18 anni… quando avrà avuto tempo di partorire?! Dentro di me montava una tempesta, ma cercai di controllarmi. Salutai Anna, chiacchierai a quattrocchi con Ivan. «Ivan, sei innamorato sul serio?» – chiesi, forzando un sorriso. «Mamma, tantissimo,» rise anche Ivan. «E cosa farai con l’università?» – lo incalzai cauta. «Lo so che ho trascurato lo studio, ma è un periodo complicato. Non ti preoccupare, rimedio.» «Che periodo?» – insistetti. «Non posso dirlo, mamma, non è un mio segreto. Vi racconterò meglio quando tu e Anna vi conoscerete di più.» Non sapendo più che fare, presi tempo e tornai a casa. «È tutta colpa tua!» – accusai Sergio. «Dare la libertà a Ivan… guarda dove lo ha portato! E ora che facciamo?» «Ma che sarà mai?» – rispose lui. «Che c’è di male in un figlio gia pronto? Se Ivan lo vuole bene allora è parte della famiglia.» «E ti sta bene diventare nonno?» «Certo. Essere nonno lo sapevo fin da quando ho avuto figli.» «Ma non di un figlio “di altri”!» «Marina! Sembra che parlo con qualcun altro. Un bambino non può essere “estraneo”. Pensaci.» Andò a dormire separatamente, io restai a vagare nella stanza. Ero arrabbiata con tutti, con la vita stessa, con Anna, Ivan, e pure Sergio che li difendeva. Poi pian piano mi calmavo e capivo che Sergio aveva ragione. Un bambino non ha colpe. E forse nemmeno Anna, chissà cosa ha passato. Al mattino ero più serena, dopo aver pianto tanto, e corsi da Sergio nel divano. «Perdonami! Ho capito: vi amo troppo.» «Vieni qui, donna sciocca!» – sollevò le coperte, mi sdraiai accanto. Ci addormentammo abbracciati, finalmente felice. Beh, sarò nonna! Che male c’è? Il piccolo che ho visto da Ivan è meraviglioso… si chiama Michele. Ma nulla era semplice come pensavo. Tempo dopo Ivan ci avvisò che passava all’università serale e che voleva sposarsi con Anna. Stavolta, prima di reagire, ho ascoltato, e con Sergio sono andata a trovare i ragazzi. Ero sicura che insieme avremmo preso la scelta migliore, anche se il mio istinto voleva “spaccare tutto”, metaforicamente. Anna ci accoglie sulla porta, asciugandosi una lacrima: «Scusate, non vorrei che Ivan facesse questa scelta, ma è testardo. Lo sapete.» «Altro che testardo,» fece Sergio togliendosi le scarpe. «Ma non è sciocco. Se ha deciso così, dev’essere necessario. Calmati Anna, parliamone. Un po’ di tè per questi ospiti stanchi? Ho appena guidato 143 chilometri.» «Scusate…» – Anna si agitava. Sergio rotolò gli occhi per l’ennesimo “scusate”, lei sorrise. Capivo che Sergio aveva già accettato Anna, io sospirai rassegnata. Quando in tavola bruciava il profumo del tè, Sergio stava già mordendo il terzo biscotto fatto in casa (e so che Ivan non li prepara, quindi bravo Anna), ed entrò Ivan dopo la spesa. Con lo sguardo serio mise la roba sul tavolo. Ma nei suoi occhi vidi una fermezza nuova, maschile. Mi parve di non poter più dirgli niente, ormai adulto. «Allora, vi sposate?» – chiese Sergio. «Sì, non si discute,» rispose Ivan sicuro. «Va bene. Ma perché questa fretta? Aspettate un altro bambino?» «No, assolutamente!» – Anna scosse la testa e arrossì. Mi venne in mente una follia: forse fra loro non è neppure ancora “successo” nulla… irrazionale, ma… «Allora perché dovete sposarvi subito?» «Altrimenti Michele finisce in un istituto,» spiegò Anna a testa bassa. «Perché dovrebbero portarlo via?» – domandò Sergio duro. «Perché sua madre è deceduta…» – sussurrò Anna, le labbra tremavano. «Anna, non sei obbligata a raccontare niente!» – Ivan intervenne. «Mamma, papà, vi chiedo solo di accettare ciò che vi ho comunicato, il resto è una questione nostra!» «Aspetta Ivan,» lo fermò Anna. «Se ora siamo insieme, voi siete la mia famiglia. Non voglio nascondere nulla.» Tornò il silenzio. Io e Sergio ci scambiammo uno sguardo. «Anna, Michele non è tuo figlio?» – chiesi. «No! Michele è mio fratello, da parte di mamma. Padri diversi.» Avrei baciato tutti dalla gioia, ma mi trattenni. Anna continuò: «Mamma è mancata in carcere, aveva un problema cardiaco dalla nascita. Era già tanto che fosse sopravvissuta a lungo. La sua vita non è stata facile: aveva un carattere esplosivo.» Anna sorseggiò un po’ di tè, tirò un sospiro. Si vedeva che era difficile per lei, ma continuò, malgrado i nostri tentativi di fermarla. «La prima volta finì in carcere dopo una lite con papà: investì una vecchina sulle strisce, ne parlarono anche i giornali.» Quando arrestarono mamma, papà mi portò con sé, e vissi con lui e la nuova moglie, Tiziana, dolce e bravissima con me. Grazie a lei e papà ho avuto una bella vita, non giudico papà, era dura con mamma. Loro sono la mia vera famiglia. Anna si bloccò di nuovo. Notai che lei e Ivan si tenevano la mano sotto il tavolo: capii che non era ancora finita. «Tre anni fa mia mamma si innamorò, persa di testa, di Denis, dieci anni più giovane. Da loro nacque Michele. Io ero felice, andavo spesso là. Quando ero presente, mai litigate, ma i vicini hanno poi detto che sentivano spesso urli e piatti che volavano.» Un giorno mamma si arrabbiò, la gelosia verso Denis. In un momento di rabbia, mamma lo spinse, lui inciampò e cadde sul tavolino. Morì dopo due giorni. Mamma fu arrestata. Anna accelerò il racconto: «Mamma morì in cella prima del processo. Il cuore si fermò. Vi prego: non giudicate troppo duramente! Era come un colibrì, vivace, impossibile, ma io l’ho amata.» «Ora perdonaci tu, Anna,» disse Sergio. «Sei stata costretta a raccontare, ma hai ragione, ora siamo famiglia e ci aiutiamo.» Mi vergogno a dirlo, ma in quel momento volevo gridare: «Ivan, ripensaci! Non ci serve questa parentela! Criminali in famiglia mai!» Ma mi trattenni, ripensando a me in abito da sposa con mamma che piangeva, provando a dissuadermi da Sergio. Mi diedi una “sberla” mentale: «Marina, non giudicare dai genitori! Tu dovresti saperlo!» Quella autocritica fece il miracolo, pensai a qualcosa di pazzo, ma bellissimo. Guardai Sergio, lui sorrideva, aveva capito. E acconsentì con un cenno. Sergio, come a conferma, propose: «Che ne dite, ragazzi, se io e mamma chiediamo l’affido di Michele, e voi aspettate a sposarvi e finite gli studi?» «Come?» – Anna sorpresa. «Papà, basta!» – protestò Ivan. «Michele in paese starà benissimo, lo sai. Se vorrete, potrete sempre riprenderlo.» «Io e papà senza di te ci annoiamo, Ivan, ci prenderemo cura di Michele volentieri.» «Tua sorella ormai pensa più ai ragazzi che ai genitori…» «Anna,» le dissi, «decidi tu.» «Come posso affidarvi un peso così? Nemmeno papà e Tiziana lo hanno accettato…» Eppure, senza accorgerci, il vero protagonista si svegliò. Scivolò giù dal divano, trotterellò in cucina, già tendendo le manine verso Sergio. «Oh, che peso questa fatica!» – scherzò Sergio, sollevando Michele. «Sergio, in fondo te la cavi, sembri più papà che nonno!» – scherzai. «Vedrai stanotte chi è il nonno!» – mi minacciò, sorridendo. I ragazzi resistettero un po’, ma poi accettarono che Michele venisse con noi. L’affido fu persino semplice. L’assistente ci disse che oggi è comune per coppie come noi prendersi cura di bambini. I figli sono grandi, ma l’amore e la tenerezza ancora abbondano. Noi con Sergio ci siamo ringiovaniti accudendo Michele. Di notte, mentre mi alzavo per lui, ho pianto di felicità per questa fortuna inaspettata. Solo mamma continuava a brontolare su questa scelta, ma poi fu lei a innamorarsi di più di tutti di Michele, e lui di lei. «Oh, Marina! Che state combinando!» brontolava mamma, coccolando Michele. «E di chi sono questi occhietti che si chiudono, chi vuole dormire qui?!» Poi di nuovo: «Ma a cosa pensate, Marina! E chi si è sporcato questi ditini? Vediamo ora come ve la cavate! Dove sarà il mio Michele, dove si è nascosto?!»
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