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I figli adulti di mia moglie hanno invaso la nostra luna di miele, pretendendo la nostra villa – hanno ricevuto una lezione che li ha distrutti
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Grazie per la festa!” Disse la suocera al tavolo che ho apparecchiato per ore. La mia risposta arrivò un anno dopo.
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— Torna a casa subito! Con te parlo lì! — sbottò infastidito Massimo. — Non mi va proprio di dare spettacolo in mezzo alla gente! — E va bene! — sbuffò Valeria. — Come se fossi chissà chi! — Valeria, non farmi perdere la pazienza! — la minacciò Massimo. — Parleremo a casa! — Uhh, che paura! — lei si scostò la treccia e si avviò verso casa. Massimo aspettò che Valeria si allontanasse, poi tirò fuori il cellulare e parlò nel microfono: — Sì, è partita verso casa! Fatela accomodare come abbiamo detto! E giù in cantina, giusto per rimettere in riga la sua testolina! Arrivo tra poco! Massimo infilò il telefono in tasca e stava per entrare nel negozio, orgoglioso dell’aver rimesso in riga la moglie, quando fu fermato da un uomo sconosciuto. — Scusi se la fermo così, senza tanti complimenti! — sorrise l’uomo, imbarazzato. — Era con lei una ragazza prima… — Mia moglie, perché? — chiese aggrottando le sopracciglia Massimo. — Nulla — disse l’uomo con un sorriso falsamente gentile. — Ma per caso sua moglie si chiama Valeria Melnik? — Valeria, sì. Da nubile Melnik. Perché tutte queste domande? — E suo padre, di secondo nome, fa Sergio? — Sì! — rispose Massimo, infastidito. — Ma lei come fa a conoscere mia moglie? — Scusi la sfacciataggine, è che sono… diciamo, un suo ammiratore! — Ammiratore, eh? Guarda che ti sistemo le ossa a modo io se non la smetti! Porti rispetto, o ti ritrovi steso! — Ma no! Ha capito male! Sono ammiratore del suo talento! — Che talento? Valeria non ha mai parlato di grandi talenti… — rispose Massimo, confuso. — Eh, ci vuole talento per prendersi la squalifica a vita nel Muay Thai a 18 anni per eccessiva ferocia! Era un vero spettacolo vederla combattere! — Peccato abbia smesso dopo qualche torneo privato… ma su quel ring era insuperabile! Le mani di Massimo tremavano tentando di riprendere il cellulare caduto sull’asfalto. L’apparecchio si rifiutava di accendersi. Massimo corse a casa, ansioso: — Santo cielo, che arrivi in tempo! Quando la nuova insegnante arrivò al paese, Massimo la notò subito. Giovane, atletica, interessante, spiritosa. E subito assunta alle elementari come prof. di educazione fisica. Tutti pensarono a una neolaureata di passaggio. Ma aveva venticinque anni ed era qui per restare, da sola, senza famiglia al seguito. — C’è sotto qualcosa! — confabulavano le donne del paese. — Una così che si rifugia da noi! Per forza nasconde qualche segreto terribile! — Naaa, magari si è bruciata per amore o ha litigato con i suoi! Ormai in tv se ne vedono di tutti i colori! Massimo la osservò con prudenza. — Chi sa che storie si porta dietro? Meglio capire bene prima di buttarsi… Tra un caffè in sala professori e qualche chiacchiera, emerse la sua storia: «Miei genitori imprenditori, poi c’è stata una crisi e mio padre voleva sistemare le cose sposandomi con la persona giusta… un tipo che ti avrebbe spento la voglia di vivere. Io ho deciso di prendere e scappare!» — E adesso veramente sei tutta sola? — chiese una collega sorpresa. — Meglio cavarsela da sé che vendersi! – rise Valeria. — Troverai qui il tuo amore — l’appoggiarono i colleghi. — Non sarà grande la città, ma gente perbene c’è! Quando la storia di Valeria si diffuse, Massimo prese decisione: — Questa la sposo io! Almeno non ha parenti intorno! Gli altri ormai sono tutte viziate! Una moglie così fa al caso nostro. Così Massimo la portò a casa con la famiglia al seguito: — Siamo una grande famiglia! Ci aiutiamo tutti! — spiegò la suocera. — Da noi le regole sono queste e vanno rispettate! — aggiunse con tono solenne. — Va bene tutto, basta che con me ci sia rispetto, — ribatté Valeria. Ma, dopo un mese, la libertà a Valeria l’avevano già tagliata: solo lavoro e supermercato. Tutte le altre richieste? Nulla da fare. Il grosso del peso cadeva sempre su Valeria e la suocera: il marito e il cognato sempre assenti per lavoro, il suocero a dare direttive e poco altro. Se Valeria chiedeva dello svago: «Niente amici, niente uscite, non si fa in paese! Sei prof, ti possono cacciare!» Però Valeria non ci stava: faceva il suo, ma pretendeva giustizia e rispetto. «Si lavora tutti, oppure non lascio che mi sfruttino!» Passarono due anni e mezzo di matrimonio e Valeria era ancora una combattente. Tutti insoddisfatti tranne lei, che non mollava. Ci pensò il clan di famiglia a ideare la lezione: Massimo doveva portarla in centro, poi lasciarla tornare sola a casa, dove la famiglia l’attendeva per sistemare le cose. Ma l’esperimento non riuscì. Quando Massimo arrivò di corsa, la scena era incredibile. Il fratello con il braccio rotto, il padre a terra svenuto, la madre colpita da una porta e con la maxi-mattarello spezzato a metà. E Valeria, tranquillamente, seduta in cucina a bere il tè. — Amore, sei venuto per la tua parte? — scherzò Valeria. — N-no… — Allora non so cosa offrirti… Forse un po’ di giustizia in famiglia? — Eh, dovevi avvertire prima! — sbottò Massimo. — Conosco i miei limiti. Ognuno ha avuto quello che cercava! — E adesso come viviamo insieme dopo questo? — chiese Massimo stremato. — Felici, forse! Di sicuro con più giustizia! E non pensare al divorzio: sono incinta. E nostro figlio avrà un padre! — Va bene, amore mio… — deglutì Massimo. Da allora cambiano le regole in casa, e finalmente regnarono serenità e rispetto. E nessuno più osò mancare di rispetto a Valeria!
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