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Non guardava mai la TV con lui, non discuteva nulla di interessante insieme. Lo sfamava e poi spariva. “Ma sei mia moglie o no?”, si arrabbiava Igor, trovandola sempre al computer. Jana taceva e si chiudeva in sé stessa. Amava anche viaggiare in posti esotici: prendeva le ferie e via a zonzo con la macchina fotografica. Igor non capiva: “Vieni piuttosto dagli amici di una vita in campagna! Hanno la sauna a legna, fanno il liquore in casa, dovremmo anche noi prenderci una casetta fuori.” Jana rifiutava e lo invitava a seguirla nei suoi viaggi. Una volta ha provato: niente di buono! Tutto straniero, lingue strane, cibo troppo piccante, e poi a lui le bellezze non interessavano. Così Jana ha iniziato a viaggiare senza di lui e si è licenziata dal lavoro. “E la pensione?”, protestava Igor. “Chi credi di essere? La grande fotografa? Sai quanto devi guadagnare per emergere?” Jana non rispondeva. Solo una volta, timidissima, ha detto: “Ho la mia prima mostra personale.” “Tutti hanno una mostra…” sbuffò Igor. “Che record.” Eppure, andò all’inaugurazione. Non capì nulla. Facce strane, manco belle. Mani rugose, gabbiani sul mare. Tutto strano come Jana stessa. Poi la prese in giro. E lei cosa fa? Comprò a Igor una macchina. “Siamo una famiglia, prendi pure.” Lei nemmeno guidava: con i soldi delle sue foto aveva guadagnato, lavorando su commissione. Allora lui ebbe paura. “Cosa c’è in casa mia? Ma che razza di persona ho sposato?” Una sensazione di disagio, di estraneità. Da dove venivano quei soldi? Glieli dava qualcuno? Impossibile che con quel giochetto si campi e si compri un’auto. Tradisce? Se non ora, lo farà. Provò anche “a insegnarle la lezione”: le diede una sberla. Lei afferrò un coltello da cucina e glielo piantò addosso di striscio: due punti sulla pancia per fortuna. Poi chiese scusa. Da allora lui non alzò più le mani. Jana adorava i gatti. Li accudiva, salvava, portava a casa. Sempre due gatti in casa. Buoni, affettuosi, ma non sono persone! Come si fa ad amarli più del marito? Un giorno le morì il gatto: gli si spense tra le braccia in clinica. Jana disperata, piangeva, beveva cognac, si sentiva in colpa. Per giorni. Igor, sfinito: “Piantala, fra un po’ piangi pure per gli scarafaggi!” Lei lo fissò con uno sguardo duro e lui tacque, se ne andò. Fai quello che vuoi. Gli amici gli davano ragione, i parenti di lei pure: “Jana si è montata la testa, ha perso il senso dei limiti.” Così trovò conforto nella vicina, amica d’infanzia di Jana: Irina, più semplice e comprensibile. Commessa, niente arte, sempre pronta per letto e quattro chiacchiere. Bevitrice, ma pazienza, mica doveva sposarla… Aspettava che Jana se ne accorgesse, facesse scenate di gelosia, tirasse piatti. Così lui avrebbe detto: “E tu dov’eri?” Poi si sarebbero perdonati tutto e la famiglia sarebbe tornata la stessa. E Irina lasciata perdere. Ma Jana taceva. Solo uno sguardo cattivo. A letto, tutto rotto. Lei si stringeva, rifiutava. Si trasferì in una stanza separata. Il figlio era cresciuto, laureato: biondo, occhi neri e strano identico alla madre. “I nipoti, quando arrivano?”, chiedeva Igor. “La verità, vorrei fare qualcosa nella vita, e magari trovare un amore vero. Dopo, forse, ci penserò”, rispondeva il figlio. Diverso, sconosciuto. Sangue di madre. Loro due, Jana e il figlio, perfetta sintonia, si capivano senza parole. Igor si sentiva di troppo, quegli occhi neri lo turbavano. Andava sempre più spesso da Irina. Poi Jana scoprì tutto: qualcuno dei vicini gliel’aveva detto. Igor non si era neanche nascosto. Una sera la trovò a casa che fumava seduta al tavolo: “Fuori di casa. Esci subito!”, sussurrò lei con occhi neri e cerchiati. Lui si trasferì da Irina. Aspettava che la moglie lo richiamasse. Dopo una settimana lo chiamò su WhatsApp: “Dobbiamo parlare.” Lui, tutto contento, si prepara, si mette il profumo buono. Ma Jana appena vede: “Domani andiamo a fare domanda di divorzio.” Poi tutto fu come in sogno: divorzio, carte, firme, ha lasciato a lei la porzione di casa (“era già dei tuoi…”). “E ora che farai? La vita da divorziata?”, le chiese furibondo fuori dall’anagrafe. Jana sorrise, per la prima volta dopo anni, un sorriso sincero dedicato proprio a lui: “Vado a Milano. Mi hanno proposto un progetto importante.” “Non vendere casa”, chiese lui, “dove tornerai?” “Non tornerò”, rispose lei serena, già ex-moglie. “Da tempo amo un altro. Anche lui fotografo, milanese, con lui mi sento viva. Ma pensavo: sono sposata, mi fa schifo tradire, e non c’era motivo serio per divorziare. Semplicemente, siamo persone troppo diverse. Ma si divorzia per questo motivo? O no?” “Non si divorzia”, annuì Igor. “E invece si è divorziato!” rise Jana. “All’inizio ero furiosa quando ho scoperto di Irina. Poi ho pensato, meglio così. Io sarò felice, e lo sarai anche tu. Sposala, e buon futuro.” E se ne andò. “Io non la sposerò!” le gridò Igor dietro. Ma Jana non sentì. Da allora nessuna notizia, solo una volta all’anno un messaggino: “Buon compleanno! Salute e felicità! Grazie per nostro figlio.”
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