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Ha sepolto il marito amato, ma una settimana dopo lui le salva la vita…
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PER OGNI EVENIENZA Vera guardò la collega in lacrime, scrollò le spalle e tornò a digitare veloce al computer. — Che sei proprio senza cuore, Vera — sbottò Olga, la caporeparto. — Io? Perché? — Insomma, solo perché nella tua vita privata tutto fila, non vuol dire che sia così per tutti. Si vede che la ragazza sta male, potresti consolarla, darle un consiglio, condividere la tua esperienza, visto che a te va tutto alla grande. — Io? Dovrei condividere la mia esperienza? Con lei? Una volta ci ho provato, qualche anno fa, quando Nadia si presentava al lavoro coi lividi, tanto che sembrava avesse bisogno di fari per vedere la strada. Non era nemmeno il marito a picchiarla, le capitava di cadere da sola. E con ogni uomo era sempre la stessa storia. Quando lui poi l’ha mollata, i lividi sono spariti. Era il terzo che se la dava a gambe. Allora ho pensato di aiutarla, di condividere, ma la cattiva sono diventata io. Me l’hanno anche detto, che con Nadia non funziona, lei “sa tutto” meglio di chiunque. Sono finita per essere additata come l’invidiosa che le rovina la felicità. Lei faceva pure le fatture d’amore dalle maghe, adesso è “moderna” e va dallo psicologo. Non capisce che ripete sempre lo stesso copione, cambiano solo i nomi. Quindi scusatemi, ma non sono io quella che si mette a consolare o a offrire fazzoletti. — Non dovresti essere così, Vera. A pranzo, tutte insieme al tavolo, il discorso si accese su Nadia e il suo ex, l’ennesimo traditore. Vera mangiava in silenzio, poi si versò un caffè e si rifugiò in un angolo a scorrere i social. — Vera, — le si avvicinò la paffuta e solare Tania, che quel giorno però aveva perso il sorriso, — davvero non ti dispiace per Nadia? — Cosa volete da me, ragazze? — Lasciala stare, — intervenne Irina, — lei ha il suo adorato Gabriele, vive da regina, non può capire cosa vuol dire restare sole coi figli, senza una mano, senza niente, e se vuoi gli alimenti, devi pure combattere per ottenerli da quell’elemento del padre. — Eh, magari non bisognava manco fare figli con certi tipi, e scusate, anche ad una certa età! — si inserì la saggia signora Teresa, la decana della squadra, detta “zia Teresa” dalle ragazze. — Vera ha ragione, quante volte Nadia ha pianto? Anche quando era incinta… Le donne, in cerchio attorno alla solita lacrimosa Nadia, elargivano consigli su come riprendersi. Finché la forte e “indipendente” Nadia decise di dare una svolta. Chiamò la mamma dal paese per aiutarla con il figlio e il “poco riconoscente” ex, poi si rimise in sesto: frangetta nuova, sopracciglia tatuate, ciglia finte, voleva anche il piercing al naso, ma l’ufficio l’ha convinta a evitarlo. E la storia ricominciò. — Dai, su, Nadia, non ti preoccupare, vedrai che lui tornerà a piangere! — la incitavano le amiche. — No che non piangerà, — sussurrò Vera, ma le altre, già avvinazzate, le chiesero spiegazioni. — Non piangerà, e non si pentirà. E Nadia troverà un altro identico, non oggi, domani magari… — Per te è facile parlare, hai Gabriele che certo non è così… — Il mio Gabriele è il migliore del mondo: non picchia, non beve, non corre dietro alle donne, mi ama. — Ma va là, sono tutti uguali, stai attenta che te lo portiamo via. — Provateci pure, tanto lui non cede. — Ne sarei così sicura… Le battute e i toni da comari in preda al vino diventarono una sfida: — Facci vedere Gabriele, vediamo se resiste al nostro fascino! Sicuro non ci inviti perché temi che qualcuna di noi te lo soffi. — Ma dai, venite pure! Così, tutte insieme, allegre e caciarone, si fiondarono a casa di Vera, chi in cucina, chi a preparare una cenetta per l’arrivo di questo mitico Gabriele. Vera le avverte: — Non fatevi illusioni, è schizzinoso col cibo, e presto sarà qui. La serata cala, l’entusiasmo si spegne, una ad una le donne vanno via, restano solo Nadia, Olga e Tania. Bevono il tè, chiacchierano nella cucina accogliente, un po’ imbarazzate, e si preparano ad andarsene. Quando qualcuno entra. — Gabriele, tesoro mio! — cinguetta Vera sull’uscio, mentre entra un ragazzo alto e bello. “Ma… che succede?!”, si interrogano tutte. — Ecco, ragazze, lui è mio figlio Denis. “Suo figlio? Ma Gabriele?” — Ah, certo, ora vi faccio conoscere Gabriele, ma piano… è stato appena operato, Denis e sua moglie l’hanno portato dal veterinario, sapete, marcare il territorio… Dovete vederlo! Eccolo, Gabriele: un gatto che dorme beato! Le colleghe scappano fuori a ridere. — Ma Vera, è un gatto! — Certo, chi pensavate? Il marito non ce l’ho. Voi avete dato per scontato che dicessi sempre “Gabriele”, il compagno perfetto, non mi avete lasciata finire e avete creduto alla favola. Io mi sono sposata giovane, prima storia, niente studi, è nato Denis. Tre anni e ci siamo lasciati. I miei genitori mi hanno aiutata tanto. Secondo matrimonio a trent’anni, bello, buono, aveva grandi progetti, ma mio figlio “può anche andare in collegio militare”, diceva, mia mamma si sarebbe occupata di lui. Io l’ho rimandato da sua madre. Abbiamo vissuto tanto io e Denis, il terzo marito mi ha rifilato un occhio nero per gelosia, ma io ormai avevo imparato a difendermi coi corsi di Denis: mi sono difesa e basta, fine delle relazioni. Ora Denis è sposato, io ero sola e mi sono presa Gabriele. Siamo felici così, liberi, ognuno con la propria vita. La sera ogni tanto cucino, invito qualcuno, ceniamo insieme, poi ognuno torna a casa sua. All’inizio Denis non capiva: “Perché non viviamo insieme?” Ma a che pro? Siamo adulti, diverse abitudini, chi è cresciuto insieme si trova, io non ho trovato quello giusto, e non mi va di mentire. Io e Gabriele stiamo benissimo così. Il gatto si sveglia, Vera lo coccola: — Te l’avevo detto, se continui a marcare le tende… Le donne escono pensierose, specie Nadia. Ma non riesce a fare come Vera. Dopo un mese parla già di nuovo fidanzato e riceve mazzi di fiori. Vera e zia Teresa si sorridono. — Allora, Teresa, come sta il tuo Michelino? — Tutto bene, l’ho punto qualcosa alla zampina ma si è rimesso, grazie a Dio. I nipoti dicono di farlo gareggiare, ma che scherziamo, lasciamolo fuori dalle follie. A ciascuno la sua: chi tiene animali, chi mariti… — Chissà, magari stavolta le va bene? — Speriamo. — Di cosa parlottate? — Di te, Nadia, si spera che questa sia la volta buona. — Ma io non so stare sola, ragazze, lo dico chiaro. — Ma fai bene, ognuna la sua strada… — Vera, — la chiama Nadia per strada, — ma se volessi un gatto, come si fa? Meglio maschio o femmina? — Vai, vai, che ti aspettano… tanto, per ogni evenienza, lo scoprirai… — Sì, era solo… per ogni evenienza.
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