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Дні перетворилися на тижні, і стало очевидно, що ніхто не планує забирати хлопчика назад.
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Destini Incrociati su un Letto d’Ospedale – “Signora, prenda e si occupi lei di suo marito! Io ormai ho paura anche solo ad avvicinarmi, figurarsi a dargli da mangiare col cucchiaio” – la donna lasciò di scatto il sacchetto della spesa sul letto del marito ammalato. “Non si preoccupi così! Suo marito guarirà. Ora ha solo bisogno di attenzioni e cure continue. Aiuterò io Dmitrij a rimettersi in piedi”, dovetti rassicurare la moglie del paziente tubercolotico: non era certo la prima volta che mi capitava, come infermiera. Dmitrij fu ricoverato in condizioni gravi, ma con buone possibilità di farcela. Lui voleva vivere, e questo era già metà del successo. Peccato che la moglie, Alla, non avesse fiducia nella medicina. Mi sembrava quasi che fosse pronta a rinunciare al marito con largo anticipo. Anni dopo, anche il figlio di Dmitrij e Alla, Yuri, si ammalò di tubercolosi in forma aperta. Alla mise subito una croce sul figlio. Ma Yuri si salvò. Nonostante la diagnosi difficile, Dmitrij era sempre ironico, sorrideva, faceva di tutto per lasciare presto il sanatorio. Nel paese dove viveva con la famiglia, non c’era un ospedale specializzato, per questo Alla si faceva vedere di rado. Mi dispiaceva per quel giovane uomo, trascurato, in abiti logori, abbandonato a sé stesso. “Dima, non ti dispiace se ti porto qualche vestito? Vedo che non hai nemmeno le ciabatte… Accetti qualcosa da parte mia?” – gli chiesi tentando di scherzare. “Da te, Violetta, prenderei anche il veleno per una medicina. Ma davvero, non serve… Lasciami guarire, poi…”, rispose Dima stringendomi la mano con dolcezza. Liberai delicatamente la mano e uscii dalla stanza. Il cuore mi batteva forte. Mi stava capitando di innamorarmi? No, non voglio rovinare una famiglia. Non è giusto. Non può finire bene… Ma al cuore non si comanda. Così, tra mille dubbi, mi lasciai andare… Tornavo spesso in camera di Dima e parlavamo a lungo, specie durante i lunghi turni di notte. Il nostro rapporto divenne confidenziale. Passammo al tu senza accorgercene. Dima aveva un figlio di cinque anni. “Mio figlio Yuri assomiglia a sua madre, una donna bellissima. Hai presente, Violetta, quanto ho amato Alla? Le ho dato tutto. Ma è una donna egoista, innamorata solo di sé stessa. L’egoismo della moglie distrugge peggio dell’acido. E adesso sei tu, una sconosciuta, a prenderti cura di me”, sospirò Dima. “Ma Alla abita lontano, non può venire spesso”, cercai di giustificarla. “Ma va’, Violetta! Si dice: moglie che ama il marito, gli compra il posto in galera. Eppure dai suoi amanti ci va anche all’inferno”, ribatté Dima, innervosito. “Buonanotte, Dima… Non prendere decisioni d’impulso. Andrà tutto meglio”, sussurrai spegnendo la luce ed uscendo. Era chiaro che Dima soffriva: abbandonato in ospedale, mentre la moglie si divertiva altrove. Nulla di fatale, ma per un uomo è tanto. Una settimana dopo, sentii delle urla: “Non voglio più vederti qui, vattene!” gridava Dima, furioso, contro Alla. Lei uscì di corsa, spaventata. “Che succede?” chiesi stupita. Dima si voltò verso il muro, tremava, dovetti fargli una puntura calmante. …Passò un mese. Alla non venne più. “Dima, vuoi che chiami tua moglie?” gli chiesi sottovoce. “No, grazie Violetta. Con Alla stiamo divorziando”, mi rispose pacatamente. “Per la malattia? Ma stai guarendo!” “No. Ricordi quando l’ho mandata via? Venne solo per dirmi che aveva un altro. Che sarebbe comunque rimasto a vivere nella nostra casa mentre io ero in bilico tra la vita e la morte, perché c’era bisogno di un uomo per le riparazioni”, raccontò Dima, con voce rotta. “Che orrore!” sussurrai. Eppure, poco dopo, Alla si presentò con il suo nuovo compagno. Dima non lo vide, ma io sì, dalla finestra. L’uomo stava in cortile ad aspettarla, nervoso. Dopo un’ora, Alla gli andò incontro, lo baciò sulla guancia, ridacchiarono e se ne andarono. “Dima, ti dimettono”, annunciai. “Violetta, posso chiederti una cosa? Anzi, no…”, balbettò Dima. “Dima, accetto! Eri tu che volevi chiedermelo, giusto? Spero di non sbagliarmi”, mi feci coraggio. Dima si aprì: “Non ho più una casa. Posso stare da te? Alla si risposa”. “Dima, io ho un figlio. Se lo accetti, potremmo essere una vera famiglia”, ammisi. “I figli non sono mai un peso. Già gli voglio bene”, mi disse guardandomi negli occhi e io mi sciolsi come neve. …Sono passati tanti anni e tante stagioni. Io e Dima abbiamo avuto altri due figli insieme. Abbiamo costruito una famiglia semplice e calda. Yuri, il figlio di Dima, viene spesso con la sua famiglia. Mia figlia del primo matrimonio vive all’estero (anche se, in realtà, non è mai stato un vero matrimonio… ho solo creduto alle promesse sbagliate). Quanto ad Alla, si è risposata più volte, ha avuto un figlio da uno sconosciuto, ma quel bambino ha sofferto di disturbi mentali e lei non se n’è mai presa cura, lasciandolo solo, finché non è stato affidato a un istituto quando lei è morta. Io e Dima ormai siamo anziani, ma ci amiamo più di prima. Camminiamo ancora insieme e custodiamo ogni giorno, ogni sguardo, ogni respiro… Fato e Rinascita su un Letto d’Ospedale: La Storia di Violetta, Dima e di una Famiglia Rinata tra Speranza, Tradimenti e Seconda Possibilità nella Provincia Italiana
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