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A CUORE APERTO… In questa famiglia ognuno viveva per conto suo. Il papà Sandro, oltre alla moglie, aveva sempre qualche donna amata – e non sempre la stessa. La mamma Gianna, intuendo i tradimenti del marito, non brillava certo per moralità: amava passare il tempo fuori casa con un collega sposato. I due figli crescevano liberi e trascurati: nessuno si occupava davvero di loro e passavano spesso le giornate a bighellonare, mentre la mamma dichiarava che la scuola doveva occuparsi di tutto. Solo la domenica si ritrovavano tutti insieme in cucina, semplicemente per mangiare in fretta, in silenzio, e poi dileguarsi ognuno per i fatti suoi. Così sarebbe continuata la loro vita, rovinata e peccaminosa ma pur sempre dolce, se un giorno non fosse successo l’irreparabile. Quando il figlio minore, Denis, aveva dodici anni, papà Sandro decise per la prima volta di portarlo con sé in garage come aiutante. Mentre Denis osservava incuriosito gli attrezzi, Sandro si allontanò per due minuti dagli amici meccanici poco distanti. All’improvviso dal loro garage si levò un denso fumo nero e poi le fiamme. Nessuno capiva cosa stesse succedendo. (Solo più tardi si scoprì che Denis aveva rovesciato involontariamente la lampada a gas accesa su una tanica di benzina.) I presenti ammutolirono, paralizzati dalla paura, mentre l’incendio infuriava. Dopo che qualcuno rovesciò su Sandro un secchio d’acqua, lui si precipitò tra le fiamme. Un attimo dopo Sandro uscì dal garage in fiamme portando tra le braccia il figlio privo di sensi, il corpo completamente ustionato tranne il volto, che Denis era riuscito a proteggere con le mani. I vestiti del ragazzino erano bruciati. Furono chiamati i vigili del fuoco e l’ambulanza. Denis fu trasportato d’urgenza all’ospedale. Era ancora vivo! Fu subito portato in sala operatoria. Dopo interminabili ore di attesa, un medico informò con durezza i genitori: -Facciamo tutto il possibile e l’impossibile. Ora vostro figlio è in coma. Le possibilità che sopravviva sono una su un milione. La medicina ufficiale è impotente. Se Denis avrà una voglia incredibile di vivere, forse potrà accadere un miracolo. Fatevi forza! Sandro e Gianna si precipitarono alla chiesa più vicina sotto un diluvio. Accecati dal dolore, non vedevano nulla intorno a loro: la sola cosa che contava era salvare il figlio! Fradici di pioggia, entrarono per la prima volta in vita loro in una chiesa. Lì, in silenzio e in un clima irreale, si avvicinarono timorosi al sacerdote. -Padre, nostro figlio sta morendo! Che cosa possiamo fare? – singhiozzò Gianna. -Mi chiamo Don Sergio, figli miei. Eh, quando si ha paura ci si ricorda di Dio, vero? Siete tanto peccatori? -Ma no, insomma… Non abbiamo mai ucciso nessuno, – rispose Sandro, abbassando gli occhi sotto lo sguardo scrutatore di Don Sergio. -E l’amore? L’avete ucciso voi, lasciandolo morto in mezzo a voi. Tra marito e moglie non dovrebbe passare uno spillo… Invece tra voi passerebbe un tronco di cedro! Eh, gente… Pregate per la salute di vostro figlio San Nicola! Pregate con forza! Ma ricordate, è tutto nelle mani di Dio. Non lamentatevi con Lui! Talvolta è così che il Signore richiama gli stolti, altrimenti non capireste mai! Rovinereste le vostre anime, senza nemmeno accorgervene. Cambiate! Solo l’amore può salvare! Sandro e Gianna, bagnati di pioggia e lacrime, ascoltavano in silenzio la dura verità di Don Sergio davanti all’icona di San Nicola. Inginocchiati, pregarono con tutto il cuore, fecero promesse e giurarono… Tutte le relazioni extraconiugali terminarono lì, cancellate dal passato. E la vita fu rivista, lettera per lettera, filo per filo… La mattina seguente il dottore chiamò dicendo che Denis si era risvegliato dal coma. Sandro e Gianna erano già al suo capezzale. Denis aprì gli occhi e cercò di sorridere. Ma sul viso del bambino era rimasta l’impronta di una sofferenza troppo grande. -Mamma, papà… vi supplico, non lasciatevi, – sussurrò Dolcemente. -Ma come ti viene in mente, – rispose Gianna, accarezzandogli la mano calda e rilassata, facendo trasalire Denis per il dolore. -Mamma, l’ho visto! E i miei figli si chiameranno come voi, – continuò Denis. Sandro e Gianna si scambiarono uno sguardo: pensarono che il figlio delirasse. Quali figli, pensavano, se a malapena poteva muovere un dito? …Ma da quel giorno Denis iniziò lentamente a riprendersi. Tutte le risorse e i risparmi vennero investiti nella sua guarigione. Sandro e Gianna vendettero la casa in campagna. Peccato che anche garage e auto fossero finiti distrutti il giorno dell’incidente: avrebbero portato qualche soldo in più… Ma la cosa più importante era che il figlio fosse vivo! Tutti, nonni compresi, aiutarono la famiglia come potevano. Il dolore unì tutti. …Anche il giorno più lungo alla fine finisce. Passò un anno. Denis si trovava in un centro riabilitativo. Ormai era in grado di camminare e badare a se stesso. Lì Denis fece amicizia con una coetanea, Maria. Anche lei era vittima di un incendio, ma con il volto sfigurato dalle ustioni. Nonostante le tante operazioni, Maria si vergognava tanto dei suoi segni da non guardarsi più allo specchio. Denis provava per lei una profonda tenerezza: quella ragazza emanava una luce speciale, fatta di vulnerabilità e saggezza. I due ragazzi passavano tutto il tempo libero insieme, legati da un’esperienza più grande della loro età: avevano conosciuto il dolore, la paura e le lunghe cure, imparando a non temere aghi e camici bianchi… Non si stancavano mai di parlare tra loro. Intanto il tempo passava… Denis e Maria celebrarono un matrimonio semplice. La coppia ebbe due splendidi bambini: la primogenita, Alessia, e poi, dopo tre anni, il secondogenito, Eugenio. Finalmente, quando la famiglia poteva tirare un sospiro di sollievo, Sandro e Gianna decisero di separarsi. La dolorosa esperienza vissuta con Denis li aveva logorati così tanto che non riuscivano più a stare insieme. Il matrimonio era vuoto. Ognuno desiderava solo pace e libertà dall’altro. Gianna si trasferì dalla sorella in periferia. Prima di partire volle salutare Don Sergio, passando in chiesa. Negli ultimi anni ci era andata spesso per ringraziarlo di aver salvato il figlio, ma Don Sergio la correggeva: -Ringrazia il Signore, Gianna! E non approvava la sua partenza: -Se proprio non ne puoi più, vai. Riposati. La solitudine, a volte, fa bene all’anima. Ma torna! Marito e moglie sono una cosa sola! Sandro rimase solo nell’appartamento vuoto. I figli vivevano ormai per conto loro. Anche da nonni, Sandro e Gianna andavano a trovare i nipoti separatamente, facendo attenzione a non incontrarsi mai. Insomma, ora tutti erano tranquilli…
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