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L’amante di mio marito era splendida. Se fossi stata un uomo, avrei scelto anch’io una così. Sape…
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La suocera al quadrato — Ma guarda un po’! — sbottò Emanuele invece di salutare, quando aprendo la porta si trovò davanti una vecchietta bassa, minuta, in jeans, che stendeva le labbra sottili in un sorrisetto pungente, mentre dai suoi occhi curiosi, socchiusi, lampeggiava un guizzo di malizia. “Ma è la nonna di Martina, la signora Valentina Rossi!” riconobbe lui. “Ma come, senza avvisare, senza neanche fare una telefonata…” — Ciao, nipotino! — disse la donna, sempre sorridendo. — Mi fai entrare? — Sì sì, certo! Accomodati — si affrettò Emanuele, facendola passare. Valentina Rossi trascinò in casa un trolley con le ruote. … — A me il tè bello forte! — ordinò, quando Emanuele le offrì da bere. — Martina è al lavoro, la piccola Sofia all’asilo… e tu che fai qui a poltrire? — Mi hanno mandato in ferie — ammise lui, sconsolato. — Due settimane per esigenze aziendali. — Le sue fantasie di due settimane di riposo svanivano. Guardò l’ospite con una punta di speranza: — Si fermerà tanto? — Bravo, hai indovinato — assentì lei, infrangendo ogni illusione, — sto qui a lungo. Emanuele sospirò. Non conosceva granché la suocera di sua moglie. Aveva solo intravisto a malapena il giorno delle nozze con Martina, lei veniva da un’altra città. Però ne aveva sentito parlare dal suocero. Quando il suocero la nominava, abbassava la voce e si guardava attorno spaventato: era evidente che la rispettava… fino al tremito delle ginocchia. — Lava i piatti, — prescrisse lei, — e preparati: ti faccio fare una visita guidata della città, mi accompagni! Emanuele non trovò nulla da ribattere, neanche ci provò. Quel tono gli ricordava il maresciallo della caserma. Contraddirla sarebbe stato solo un danno. — Mi porti sul lungomare! — ordinò Valentina Rossi. — Come ci si arriva? — E si prese Emanuele sottobraccio, tappettando sicura sull’asfalto e guardandosi attorno con curiosità. — Taxi, — rispose asciutto Emanuele. Valentina Rossi, d’un tratto, infilò le dita fra le labbra e fischiò, acuta. Un taxi si fermò, inchiodando. — Ma dai, fischiare così in mezzo alla strada! Cosa penserà la gente? — la rimproverò Emanuele, aiutandola a salire davanti. — Niente, — sorrise allegra la vecchietta minuta, — penseranno che sei tu il maleducato! Alla battuta, il tassista scoppio a ridere insieme a Valentina Rossi. Si batterono il palmo come vecchi amici quando uno scherzo riesce bene. — Sei proprio un bravo ragazzo educato — gli disse la signora, mentre passeggiavano sul lungomare. — Tua nonna immagino sia sempre stata una signora, mentre io no, non ci riesco. Mio marito — pace all’anima sua — ci mise una vita ad abituarsi al mio carattere. Era un tipo riservato, un topo di biblioteca, e invece io l’ho portato dappertutto! In montagna, perfino col paracadute… solo con il deltaplano niente da fare, lo terrorizzava. Restava a terra con Martina mentre io mi divertivo a farmi i giri sopra di loro. Emanuele ascoltava a bocca aperta. Martina non gli aveva mai parlato delle passioni avventurose della nonna. E ora capiva molte cose. Lei lo guardò seria: — Mai fatto paracadutismo, tu? — In caserma, quattordici lanci, — rispose lui, non senza orgoglio. — Bravo! — annuì la signora, e iniziò a canticchiare: «Ci toccherà volare ancora, Nel salto lungo ci si innamora…» Emanuele riconobbe la canzone, e si unì subito: «La seta dell’oblò bianco, Volerà come un gabbiano!» Il canto li unì; Emanuele non si sentiva più in soggezione con quell’anziana così particolare. — E ora, pausa – e si mangia! — suggerì lei. — Vieni che lì c’è uno che fa degli arrosticini da sballo… senti che profumo? Il rosticciere — un bruno vivace dal volto fiero — infilzava la carne con la stessa disinvoltura con cui avrebbe combattuto. Metteva voglia di esclamare «Olé!» e ballare una tarantella sfrenata. Seduti al tavolo, Valentina Rossi lanciò una nota decisa: «Salute e baci agli amici Magari si canta a un matrimonio!» Il rosticciere si voltò verso la signora, s’accese negli occhi e della canzone fecero duetto: «Cantare a un matrimonio, Sarebbe una fortuna!» — Servitevi, signora, — sorrise il padrone, mostrando i dentoni luminosi, appoggiando piatti d’arrosto, pane e insalata fresca. Portò due calici di robusto rosso di Montepulciano e s’inchinò col palmo sul cuore. Attratto dal profumo di carne, dal vicino giardino sbucò un micetto grigio, che guardò il tavolo colmi di speranza. — Proprio tu ci mancavi, — sorrise Valentina. — Vieni qui, piccolo. — Si rivolse al cuoco: — Può portare un po’ di carne cruda per il nostro amico, ma tagliata piccolo! Mentre il gattino divorava la sua ciotola, Valentina redarguiva Emanuele: — Avete una figlia, per giunta una bimba! E non tenete un gatto? Come pensate di crescerla buona e piena d’amore verso i deboli? Questo piccolino terrà compagnia a Sofia! Dopo la passeggiata, Valentina Rossi lavò il micetto e spedì Emanuele a comprar tutto l’occorrente — lettiera, ciotole, tiragraffi, cuccia, tutto. Quando tornò, la casa era piena di grida felici: Martina e Sofia addosso alla nonna, lei che distribuiva bacini a profusione, il gattino – battezzato Leo – sul divano, a studiare il nuovo mondo. — Questo a te, Sofietta, un completino estivo! — distribuiva regali la nonna, — e questo a te, Martina. Non c’è niente che faccia sentire una donna bella agli occhi del marito come delle mutandine di pizzo… Per tutta la settimana dopo, Sofia saltò la materna. Di mattina spariva con la nonna, tornando a metà giornata stanca e felice. A casa le aspettavano Emanuele e Leo. La sera, rientrava anche Martina e uscivano in passeggiata tutti e quattro (più Leo). — Dobbiamo parlare, Emanuele, — disse un giorno Valentina con tono più serio del solito. — Domani riparto, è tempo. Questa — e gli porse una busta trasparente — la darai a Martina dopo la mia partenza. È il mio testamento. Lascio la casa e tutto il resto a lei, e a te la biblioteca che mio marito ha raccolto in tutta la vita. Ci sono rarità, anche con dediche di grandi autori… — Ma signora Valentina! — balbettò Emanuele, ma lei lo zittì con un gesto. — A Martina non ho detto nulla. A te sì, c’è un problema grave al cuore. Potrebbe finire all’improvviso. Occorre essere pronti. — E ma come fa da sola?! — si indignò Emanuele. — Serve qualcuno vicino! — Lo vedi che non sarò mai sola — sorrise lei. — Ho una figlia qui vicino, la tua suocera nell’altra città. Tu, pensa a Martina, cresci Sofia. Sei davvero bravo e affidabile. E io, per te, ormai sono… la suocera al quadrato! — rise, dandogli una pacca sulla spalla. — Ma non può fermarsi un altro po’? Valentina Rossi sorrise grata e scosse la testa. La accompagnarono tutti insieme, anche Leo tra le braccia di Sofia pareva un po’ triste. Valentina mise le dita in bocca e fischiò! Un taxi frenò di botto. — Avanti, genero, accompagni la nonna alla stazione! — comandò, baciò Martina e Sofia, e si sedette davanti. Il tassista sbarrò gli occhi di fronte alla vecchietta che lo aveva fermato in modo tanto originale. — Cos’è, non ha mai visto una signora per bene? — brontolò Emanuele. La signora Valentina scosse i ricci argentati, scoppiò a ridere e batté il palmo della sua mano contro quella aperta di Emanuele.
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