Sei arrivata? Chi ti ha invitato? Avresti fatto meglio ad aiutare con dei soldi, – borbottò freddamente la zia.

– Arrivata? E chi ti ha invitata? Sarebbe stato meglio se avessi aiutato con qualche soldo, – disse seccamente zia Maria.

Eufemia fece una smorfia per il fastidioso suono della sveglia che la fece alzare.

Guardò stranita il display del telefono – era la cugina a chiamarla, quella con cui non parlava da più di due anni.

– Stai dormendo? Beata te, io invece non chiudo occhio. Ho già versato tutte le lacrime…

– A quest’ora di notte naturalmente dormo, – disse Eufemia guardando la sveglia che segnava le due e mezza del mattino.

– Se dormi così tranquillamente, allora non sai ancora niente? – continuò a fare misteri la cugina.

– Susanna, arriviamo al punto, – sbadigliò Eufemia al telefono. – Devo alzarmi presto.

– Avrai tempo per dormire. Abbiamo un lutto in famiglia! – dichiarò la cugina con tono di rimprovero, come se in qualche modo Eufemia ne fosse responsabile.

– Cosa è successo? – chiese spaventata Eufemia, pensando che potesse essere accaduto qualcosa a sua madre.

– Zio Tomaso è morto oggi, – singhiozzò Susanna. – Improvvisamente. È stato uno shock per zia Maria. Non ci sono soldi. Dobbiamo contribuire. Domani io e mio fratello andremo al paese. Vuoi venire con noi?

– No, non posso. Verrò solo per il funerale.

– Allora mandami i soldi, glieli daremo domani alla zia, – ricordò Susanna della necessità di aiuto economico. – Cinquemila euro.

Eufemia subito trasferì la somma necessaria tramite il telefono alla cugina e tornò a dormire.

Non era troppo sconvolta dalla notizia triste, poiché da tempo non aveva più contatti con i parenti del lato paterno.

Dopo la morte del padre, avevano smesso di frequentare la famiglia di Eufemia, sostenendo che ormai non fossero più parenti.

La ragazza pensò che mantenere le distanze sarebbe stato sgarbato e decise di aiutare.

Dopo il trasferimento di denaro nessuno la contattò. Susanna l’aveva subito dimenticata.

Eufemia provò diverse volte a richiamare la cugina per sapere la data del funerale, ma Susanna non rispondeva.

Con fatica riuscì a scoprire la data tramite amici comuni e andò a dare l’ultimo saluto allo zio.

Zia Maria la accolse con un’espressione insoddisfatta, come se fosse più infastidita dalla sua presenza che dalla morte del marito.

– Sei arrivata… Chi ti ha chiamata? Sarebbe stato meglio se avessi contribuito con qualcosa, – disse la donna con disprezzo.

– Ho mandato cinquemila euro, – rispose Eufemia.

– Strano, non ho ricevuto nulla, – replicò zia Maria con scetticismo.

– Ho dato i soldi a Susanna…

– Oh, non raccontare frottole, – la donna incrociò le braccia sul ventre. – Mi hanno dato diecimila euro, lei e Arturo. Cinquemila ciascuno. Non c’era il tuo nome.

– Non capisco, – Eufemia cercava con gli occhi la cugina.

Ma lei, come a farlo apposta, era sparita. Dopo molti sforzi, Eufemia la trovò fuori, vicino al cancello.

– Susanna, non hai dato i soldi alla zia Maria? Allora dove sono? – chiese Eufemia, pretendendo una risposta.

– Li ho dati, – rispose la ragazza svogliatamente.

– Ha detto che i soldi erano solo tuoi e di Arturo…

– Si sarà confusa, – rispose indifferente Susanna.

– Hai dato diecimila euro?

– Sì.

– Questo è per due, non per tre!

– Ma chi pensi debba pagare la benzina? – Susanna alzò gli occhi al cielo e fece una smorfia.

– Cinquemila euro? Sono solo duecento chilometri. E poi perché devo coprire anche il vostro viaggio? – incalzò Eufemia.

– Non capisco, vuoi che te li restituisca o cosa? – chiese in modo sarcastico la cugina.

– Sì, li voglio!

– Ora non posso, te li manderò poi, – disse Susanna girandosi e allontanandosi con aria altezzosa.

Eufemia, dopo tutto questo, non voleva più restare in quella casa, poiché la reazione della zia e il comportamento della cugina l’avevano fatta pentire di aver dato aiuto.

Di nascosto, la ragazza chiamò un taxi e se ne andò. Una settimana dopo ricevette una telefonata in lacrime da sua madre.

– Figlia, è vero che hai dato i soldi per il funerale di Tomaso e poi li hai ripresi? – chiese la donna quasi piangendo.

– Li ho dati, ma non ho ripreso nulla.

– Zia Maria va dicendo in paese che li hai ripresi. Si è offesa perché non ti ha accolta a braccia aperte, – disse tristemente la madre. – Mi vergogno a camminare per il paese, tutti mi guardano male.

– Mamma, non è andata così! – Eufemia era indignata dalle dicerie che i parenti avevano messo in circolo.

Spiegò subito alla madre cosa era successo a casa di zia Maria.

– Susanna non mi ha mai restituito i soldi, – concluse Eufemia.

– Allora li ha presi dalla zia Maria e ha detto che sei stata tu a volerli indietro! Che sfacciata! Che si strozzassero con quei soldi! – disse la madre indignata.

Venuta a conoscenza di ciò, Eufemia inizialmente voleva chiamare Susanna, ma poi decise di non rovinarsi il fegato e smise semplicemente di avere contatti con lei.

Tuttavia, dopo un paio di mesi, la cugina inaspettatamente si rifece viva.

– Abbiamo deciso di mettere un monumento a zio Tomaso. Da te vogliamo settemila euro, – annunciò Susanna con tono d’affari.

– No, non darò più neanche un centesimo!

– Che modo orribile di trattare i parenti, – esclamò Susanna al telefono. – Non me lo aspettavo, lo dico sinceramente.

– Nemmeno io mi aspettavo di essere presa in giro come un’idiota, e poi sentire dei pettegolezzi.

– Ma di cosa parli?

– Hai preso i miei soldi dalla zia Maria?

– No!

– Stai mentendo!

– Beh, sì, e allora? – rispose con sfida Susanna. – Non spendi mai soldi per i parenti comunque.

– Forse perché vi ricordate di me solo nelle tragedie?

– A che servono allora i parenti? Allora, ci darai i soldi o no?

– No. Quelli che hai preso dalla zia Maria non me li hai restituiti, li hai presi per te e hai fatto credere che fossi io. E dopo tutto questo pensi che mi leghi ancora a te? Inoltre, dopo la morte di papà avete detto tutti che io e mamma non eravamo più famiglia per voi, quindi non sono obbligata ad aiutare! – dichiarò Eufemia e, non volendo più ascoltare la cugina, bloccò il suo numero.

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Sei arrivata? Chi ti ha invitato? Avresti fatto meglio ad aiutare con dei soldi, – borbottò freddamente la zia.