Che moglie sei? Mi risulta che non siamo mai stati all’anagrafe!

— Che moglie saresti per me? Mica siamo andati in comune a sposarci! Hai visto timbri sul passaporto? Ti ho messo un anello al dito?

Giulia esitò. Desiderava tutto ciò, ma finora avevano vissuto senza.

— No! No! E no! — urlò Luca. — Tu non sei niente per me! Con che coraggio ti definisci mia moglie?

— Lu, non punirmi col silenzio! — supplicò Giulia. — Parliamone!

— E tu cosa avresti da dire? — sbuffò lui. — Hai già parlato troppo!

— Ma non ho detto nulla di grave! — replicò lei.

— Ricorda: il silenzio è d’oro! Soprattutto per te! — si girò dall’altra parte.

— Amore, basta fare il broncio! — si avvicinò.

— Meglio se non aprivi bocca! — alzò le braccia. — Come fate voi donne a rovinare tutto con una frase? Lo insegnano a scuola?

Giulia interpretò il silenzio di Luca come risentimento per le urla del mattino. Anche lui non era innocente: aveva rotto la sua tazza e la sua.

— Come hai fatto? — sbottò. — Hai due mani sinistre! La tua l’hai distrutta, perché toccare la mia? Forse per far sparire tutte le tazze preferite?

Una semplice lite domestica. Di solito si ignorano. Ma Luca, offeso, andò al lavoro e al ritorno non rivolse parola a Giulia. Ignorò ogni gesto e rifiutò la cena.

Bisognava fare pace.

— Lu, dimentica le tazze! Sabato andiamo al centro commerciale a comprarne di nuove! E le tue mani… beh, sono così!

— Di che diavolo di tazze parli? — la fissò come un pazzo. — Non capisci il danno che hai fatto con le tue parole?

— Posso chiedere scusa… — mormorò Giulia.

— Scuse? — rise ispirato. — Se bastassero, sarei l’uomo più felice! Invece mi hai distrutto!

— Santo cielo, cos’ho detto? — capì che non era questione di tazze.

— Chi ha detto alla mia capa, oggi, che stava parlando con la moglie di Luca? — le sputò in faccia.

— Eri sotto la doccia, il telefono squillava… ho risposto che ero la moglie. Quando ti ho passato il telefono, aveva già riattaccato. Che c’è di male?

— Male? — una vena gli pulsò sulla tempia. — Che moglie saresti? Mica abbiamo firmato in comune!

Giulia arrossì. Lo desiderava, ma vivevano senza.

— No! Tu non sei niente! — urlò Luca.

***

— Quanto durerà questa farsa? — sorrise Sofia.

— Mamma… — la guardò severa. — Non siamo più negli anni ’50. Dopo la morte di papà, tu stessa hai avuto storie!

— Non mentire! Io so cosa fare! — Sofia non perse il sorriso. — Alla mia età, le chiacchiere non mi sfiorano. Tu sei giovane: pensa al futuro!

— Cinquantaquattro anni non sono vecchiaia! Potresti sposarti anche tu!

— Se trovassi un uomo decente… — si sistemò i capelli. — Ma mi accontento di surrogati.

— E parli a me? — rise Giulia.

Sofia si fece seria:

— Capisco che molti vivono senza matrimonio. Ma legalmente è solo convivenza. Nessuna garanzia!

— L’amore basta.

— L’amore vola, un marito dà sicurezza. Figli, casa… senza firme, non avresti diritto a nulla!

— Io e Luca stiamo bene insieme!

— Portalo all’idea! Chiamalo “marito”, scherza… che si abitui. Poi… incollalo all’altare!

— Se lo spavento, mi ritrovo sola! La felicità è fragile.

— La tua vita — Sofia alzò le spalle. — Ma rifletti: senza responsabilità, è tutto in aria.

***

Giulia rifletté. Il matrimonio era una sicurezza, soprattutto per lei. Anche l’amica Francesca la spronava:

— Supponete di comprare casa con un mutuo. Se vi lasciate, lui potrebbe regalare tutto a un parente! Tu non avresti diritti!

— Il tribunale…

— Senza prove, non otterresti nulla! — Francesca sorrise. — Sposalo!

— Mia madre dice di “addestrarlo”. Chiamarlo “marito”…

— Esatto!

***

“Maritino” entrò nel loro lessico. Giulia temeva proteste, ma Luca rideva. Lei insistette: ovunque, lo definiva “marito”.

Così, quando la capa chiamò, rispose automaticamente: “Sono la moglie”.

***

— Viviamo insieme da anni! — disse Giulia. — Pensavo fossimo una famiglia. Senza carta, ma…

— Dovevi tacere! — urlò Luca. — Per colpa tua, mi hanno licenziato!

— Perché?

— La capa, Mira… mi teneva vicino perché credevo single! Ora che ho una “moglie”, mi ha cacciato!

***

Una settimana dopo, Mira si presentò:

— Mi scuso — disse — non per il licenziamento, ma per le bugie. Io e Luca… avevamo un rapporto. Se avessi saputo di te…

— Non eravamo sposati.

— Già… conviventi.

— Non più.

— Meglio così. Lui non è un marito, né un compagno… solo un illuso! — Mira sorrise.

Giulia annuì. Non un marito, né un amante. Solo un… folle.

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Che moglie sei? Mi risulta che non siamo mai stati all’anagrafe!