Cara suocera, la invito al nostro divorzio!
Quando Luca spalancò la porta del suo appartamento a Milano, la signora Rosa, varcando la soglia, chiese con voce tremante:
— Sei solo?
— Sì… — rispose lui, perplesso.
— E dov’è Giulia?! Se n’è già andata? È finita? — La voce della suocera era carica d’ansia.
— Mamma, di che parli? — Luca scrollò le spalle, confuso.
— Allora sono arrivata tardi… — Rosa sospirò profondamente, entrò in soggiorno e si sedette sull’orlo del divano, come se temesse di occupare troppo spazio. — Troppo tardi…
— Mamma, cos’è successo? — Luca si irrigidì, avvertendo un groppo alla gola.
— Vuoi dirmi che va tutto bene?! — Lo fissò con sospetto, come se nascondesse un segreto terribile.
— E invece? Cosa non va? — Luca era sempre più smarrito.
— Figlio mio, spiegami subito questa follia! — Rosa frugò nella borsa, tirò fuori un biglietto con una rosa appassita e glielo sbatté in mano. — Stamattina l’ho trovato nella mia cassetta delle lettere. Un invito al vostro divorzio!
Luca prese il biglietto, lesse la calligrafia accurata: *”Cara suocera, la invito al nostro divorzio! Sua nuora, Giulia.”* Rimase immobile, incapace di credere ai suoi occhi.
— Mamma, pensi davvero che sia vero?
— E allora, l’ho scritto io? — La donna alzò le braccia, la voce spezzata tra rabbia e delusione.
— No, solo che… Giulia? Davvero?
— Chi è Giulia?
— La tua nuora…
— Luca, basta tergiversare! Parla chiaro! Siete già al divorzio? Non è nemmeno passato un anno! Dov’è adesso?
— Mamma, calmati, tutto bene. Giulia è al lavoro… credo. Stamattina era tutto normale. Sarà uno scherzo. Forse per la minestra…
— Uno scherzo? Per la minestra?! — Lo guardò come se avesse perso il senno.
— Sì, per la minestra — si grattò la nuca, imbarazzato. — Ieri l’ha cucinata per la prima volta. Le ho detto che… non era un granché. Non come la tua.
— E poi? — La suocera strizzò gli occhi, intuendo dove stesse andando a parare.
— Si è arrabbiata, voleva buttarla via. Poi ha detto che non avrebbe più cucinato finché non l’avessi finita. Io, per scherzo, ho detto che avrei chiesto il divorzio se avesse smesso. Era una battuta…
— Una battuta?! Hai nominato il divorzio per scherzo?! — Rosa balzò in piedi, gli occhi pieni d’ira.
— Poi le ho spiegato che scherzavo, ma ormai…
— Tutto tuo padre! — Marciò decisa verso la cucina. — Dov’è questa minestra? Portala qui!
— Perché? — Lo seguì, sbigottito.
— La mangeremo. Capito?
— Mamma, non è buona…
— Ti faccio vedere io se non è buona! In cucina, subito!
Rosa trovò la pentola, la mise sul fuoco, accese il gas.
— Vieni qua! — La sua voce era un ordine da generale in battaglia.
— Mamma, ma… — Tentò di obiettare, ma il suo sguardo lo zittì.
— E portami le chiavi di casa!
— A che servono? — Si bloccò, confuso.
— Ora!
Luca, a testa bassa, gliele consegnò. Lei se le infilò in tasca senza esitare.
— Siediti! — Versò la minestra in due piatti.
Prese il cucchiaio e iniziò a mangiare, fissandolo come un giudice. Lui, riluttante, la imitò.
— E questa la chiami non buona? — Alzò un sopracciglio, finendo il piatto. — È perfetta!
— La tua è sempre meglio… — borbottò lui, rigirando il cucchiaio.
— Io ho trent’anni di esperienza! Tua moglie sta imparando! Mangia, prima che si freddi!
Per cinque minuti, solo il rumore dei cucchiai riempì il silenzio. Quando Luca finì, tese la mano:
— Mamma, ho finito. Le chiavi.
— No — sorrise, astuta. — Prima i compiti.
— Quali compiti? — Rimase di sasso.
— Lì sulla mensola c’è il libro *”Capolavori culinari per la famiglia”*. Domenica verremo io e tuo padre. E tu, caro mio, cucinerai tre piatti da quel libro!
— Io?! — Strizzò gli occhi. — Ma ho una moglie!
— No, no. Tua moglie al massimo taglierà la cipolla. Il resto tocca a te. E io lod— E se provi a sottrarti, tuo padre ti farà pentire di essere nato— concluse Rosa, incrociando le braccia con fare di sfida.






