Finché io sarò…

*”Finché avrò vita…”*

Ginevra era sempre stata una ragazza ubbidiente. Studiava con impegno e non aveva mai creato problemi alla madre o alla nonna. Ma nell’ultimo anno di liceo si innamorò, e tutto cambiò. Iniziò a marinare la scuola, a rispondere male, a truccarsi in modo vistoso. Un giorno, Carlotta trovò per caso nel cassetto della figlia dei costosi cosmetici.

“Me li hanno regalati,” rispose Ginevra.

“E chi è stato così generoso?” chiese Carlotta.

“Lorenzo.”

“Ah sì? E dove trova i soldi, Lorenzo?” pensò fosse un compagno di classe.

“In realtà lavora già.”

Così Carlotta scoprì che la figlia non frequentava un ragazzo qualsiasi, ma un uomo adulto, laureato e con un impiego.

“Ma ti rendi conto che sei ancora troppo giovane per stare con un uomo così grande?” esclamò.

“Non sono una bambina. A te era permesso, e a me no?”

Carlotta batté le palpebre, confusa.

“Io non uscivo con un… Aspetta, sei incinta?”

“Sì, mamma,” ammise Ginevra, con voce spezzata. “Anche tu mi hai avuta a diciotto anni. La mela non cade lontano dall’albero, no? Dicevi sempre che ti somiglio.”

Carlotta la fissò, sconvolta.

“Basta, vado via.” Ginevra si avviò verso la porta.

“Dove vai? Non abbiamo finito!” Carlotta la seguì. “E i compiti? Gli esami sono vicini,” continuò, mentre la figlia allacciava le scarpe.

Ginevra si raddrizzò di scatto, soffiandosi via una ciocca dai folti capelli.

“I compiti… Davvero, mamma? E tu con chi resti fino a tardi la sera? Credi che non lo sappia?”

Carlotta era certa di essere stata discreta, che la figlia fosse troppo presa da sé per accorgersene. Ginevra le lanciò uno sguardo di sfida e uscì.

“Ginevra!” gridò Carlotta alla porta chiusa.

Rientrò lentamente in salotto e si lasciò cadere sul divano. La figlia era cresciuta, e con lei i problemi. Incinta… Dio, impossibile! Avrebbe dovuto parlarle prima, ma aveva sempre pensato che fosse ancora una bambina. Ora doveva agire, ma con chi confidarsi? Solo con sua madre.

“Mamma, che faccio? Ginevra esce con un uomo adulto. È incinta…” La voce le tremava al telefono.

“Non starai esagerando?”

“No. Me l’ha detto lei. Non so come affrontarla…”

“È tutta sangue del tuo sangue. Neanche tu mi ascoltavi, un tempo. Dovevi sposarti con quel… come si chiamava?”

“Non lo amavo. E non si tratta di me.”

“Invece sì. Se ti fossi sistemata, Ginevra avrebbe avuto un padre e non cercherebbe affetto altrove.”

Carlotta capì che aveva ragione.

“Mamma… perché non mi hai lasciato abortire?” chiese piano.

“Ti pentiresti di aver avuto Ginevra?”

“No, certo che no, ma…”

“Ecco la risposta. Immagina la tua vita senza di lei. Non sgridarla, non opprimerla, peggioreresti solo le cose.”

Parlarono a lungo. Carlotta aspettò sveglia il ritorno della figlia. Quando Ginevra rientrò, entrò nella sua stanza. La vide togliersi la felpa, e lo sguardo le cadde sul ventre nudo. Ginevra era sempre stata magra, ma ora le parve più rotonda. Dunque era vero. Un brivido le attraversò la schiena.

“Quanti mesi? Tre o quattro?” chiese con voce spenta.

Ginevra trasalì e si coprì con la felpa.

“Piccola mia…” Carlotta l’abbracciò. “Non voglio sgridarti. Voglio sapere tutto, per aiutarti.”

Ginevra alzò gli occhi lucidi.

“Mi aveva promesso che non sarei rimasta incinta.”

“Lui lo sa?”

Annuì.

“E adesso?”

“Scusami, mamma.”

“Non piangere. Come vi siete conosciuti? Dove lavora?”

“Alla… È una brava persona, mamma. Ci sposeremo dopo gli esami. Affitta un appartamento qui vicino.”

“Quindi non è di qui?”

“No, si è laureato al Politecnico l’anno scorso.”

“Vuoi tenerlo? E lo studio? Non farai l’università?”

“Più avanti…” mormorò, evitando il suo sguardo.

“Va bene. È tardi. Dormi. Domani ne riparliamo.”

Carlotta uscì. Non poteva chiudere occhio. Chi ci riuscirebbe? Rivisse la sua storia.

A scuola le piaceva un compagno, ma non uscivano insieme. Tutto accadde per caso. Li invitò a casa sua, con altri, mentre i genitori erano via. Bevvero, ballarono. Carlotta si sentì male. Lui la portò in camera, la coprì con una coperta. Si addormentò. E poi… Fu tutto così rapido. Pensò che non ci sarebbero state conseguenze. Invece no.

Quando lo confessò a sua madre, lei andò dai genitori del ragazzo. Lo accusarono: era stata Carlotta a sedurlo, ma non avrebbero rovinato la vita del figlio… La mela non cade lontano dall’albero.

“Che intendete? Mio marito è morto quando Ginevra aveva tre anni. E voi avete cresciuto un figlio senza senso di responsabilità!” rispose sua madre, uscendo a testa alta.

La obbligò a iscriversi all’università da lavoratrice, la convinse a non abortire. Fu durissimo. Carlotta incolpò sua madre per anni. Ma Ginevra crebbe, e il passato sembrò lontano. O così credeva. Ora sua figlia sarebbe diventata madre. Fece un sorriso amaro: *”Diventerò nonna a trentasei anni!”*

I genitori del ragazzo lo mandarono a studiare lontano. Non lo rivide mai. Carlotta ebbe paura dei rapporti, finché il suo capo, un vedovo, le chiese di sposarlo. Lo rifiutò, e lasciò il lavoro.

Poi, un anno prima, un giovane simpatico fu assunto in ufficio. Le fece subito delle avances. Carlotta resistette, dicendo che in ufficio c’erano tante ragazze più giovani. Ma lui non si arrese. Da sei mesi si vedevano a casa sua. A volte restava più del previsto, inventando scuse. E Ginevra, a quanto pareva, lo sapeva.

Domenico le aveva quasi subito chiesto di sposarlo, ma lei aveva paura. Paura di presentarlo a Ginevra. Perché le somigliava, ed era più giovane. E se si fosse interessato a Ginevra? Non avrebbe sopportato un altro tradimento.

Si sentiva in colpa per tutto. Avrebbe dovuto stare più con Ginevra, ma invece si era innamorata… Il giorno dopo riprovò a parlarle, a convincerla ad abortire.

“Pensaci, non rovinarti la vita. Io so com’è dura. Tra qualche anno vedrai tutto diversamente, anche il tuo ragazzo.”

“Ti sei pentita di avermi avuta?” chiese all’improvviso Ginevra.

“All’inizio sì, poi no. Ti amo, per questo voglio proteggerti…”

A volte vedeva un’ombra di dubbio negli occhi di Ginevra, ma spariva subito. La figlia rispondeva male, diceva che dopo gli esami si sarebbero sposati, che per lei sarebbe stato diverso…

Carlotta parlò a Domenico di Ginevra.

“È una buona notizia. Quando si sposerà, potremo farlo anche noi.” Non riuscì a nascondere la gioia.E quando, mesi dopo, Carlotta tenne tra le braccia il suo nuovo bambino, capì che la vita, nonostante tutto, aveva ancora il potere di sorprenderla e rinnovare la speranza.

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