Tutto bene con te? Apri, per favore! – I colpi di Polina alla porta del bagno si fecero più insistenti.

«Tutto bene? Marisa, apri!» – Polina picchiò più forte con i pugni sulla porta del bagno.

Polina si svegliò e trattenne il respiro. Accanto a lei, il marito russava leggermente. Il sole di marzo filtravano attraverso le nuvole bianche. Gettò un’occhiata all’orologio sul muro e si irrigidì, temendo di essere in ritardo al lavoro. Poi ricordò: era la Festa della Donna, giorno di riposo.

Bene, lavarsi il viso, bere un caffè e preparare la colazione prima che Marisa e il marito si svegliassero. Polina scivolò fuori dal letto con cautela. Ma Enrico si era già mosso, aprendo gli occhi.

«Che ora è?» chiese, ancora assonnato.

«Le otto e mezza.»

Lui si sedette di scatto.

«Tranquillo, è festa, dormi ancora» sorrise lei.

«E tu perché sei già in piedi?» Enrico la trascinò a sé, nascondendo il viso nel suo collo. «Auguri, amore mio, madre dei miei figli.»

«Be’, in realtà ne abbiamo solo uno» rise Polina. «Io vado a preparare la colazione, tu riposati ancora.»

«Mentre cucini, faccio una corsa. Che bel tempo.» Enrico scostò le coperte, scese dal letto e si avviò scalzo verso il bagno.

Polina aveva già preparato la ricotta per i pancake la sera prima. Mancava solo tagliare una banana, impanarli e friggerli. Presto la cucina si riempì di un dolce profumo di ricotta.

«Che buon odore.» Sulla soglia apparve Marisa, spettinata, in canottiera e pantaloncini, strizzando gli occhi per la luce.

Un raggio di sole attraversò le nuvole e illuminò la cucina, riflettendosi sulla teiera di metallo.

Improvvisamente, Marisa si portò una mano alla bocca e sparì. Polina rimase impietrita per un attimo, poi corse dietro di lei.

«Marisa, apri! Stai bene?» Polina ascoltò, poi bussò alla porta chiusa. Sentì l’acqua scorrere dal rubinetto. «Marisa, apri!» Picchiò più forte, i pugni che battevano come tamburi.

L’ansia le strinse il cuore. Cercò di calmarsi: forse era solo un mal di pancia. Ma poi un pensiero la colpì, gelido. «No, non può essere. Non lei. L’ultimo anno, i voti alti, l’università… Dio, perché?»

L’odore di bruciato la riportò in cucina. Imprecando, raschiò i pancake carbonizzati nel cestino. Questo la calmò un po’. «Niente panico» si disse.

Sentì il campanello e corse ad aprire, pensando fosse Enrico. Ma sulla soglia c’era un ragazzo con un mazzo di tulipani colorati.

«Buongiorno, signora Polina. Sono per lei.» Le porse i fiori con un sorriso.

«Grazie» disse lei, sconcertata. «Entra, Marisa è in bagno.»

Il ragazzo entrò, ma rimase impacciato sulla soglia. Dallo sguardo agitato, Polina capì: era lui la causa del problema.

«Sei tu?» sibilò. «Lo sai che potrei denunciarti per corruzione di minorenne?»

Lui trasalì. «Sono venuto a parlarle. Amo Marisa e non scapperò dalle mie responsabilità…»

In quel momento, Marisa uscì dal bagno, pallida e affaticata. Guardò la madre, poi lui.

«Tu?» chiese, la stessa domanda di Polina.

«Qualcuno mi spiega perché sta male la mattina? Sei stato tu?» Polina alzò la voce, fissandolo con gelo.

«Mamma! Non è niente» Marisa alzò le mani e si rifugiò in camera.

«Marisa! Torna qui!»

La porta si aprì: era Enrico.

«Oh, hai un ammiratore?» indicò i tulipani. «Spero gridassi di gioia, si sentiva dalle scale.»

«Di gioia?» Polina sbuffò. «Lui…» Non riusciva a dire quella verità.

«Amo sua figlia e voglio sposarla» disse il ragazzo, arrossendo.

«Che dichiarazione. Io già iniziavo a essere geloso» scherzò Enrico. «Marisa è ancora a scuola, e anche tu, vero? Ci sarà da parlare. Come ti chiami?»

«Luca, Luca Marchetti. Sono venuto perché…»

«Togliti il giubbotto e siediti. Polina, metti i fiori in un vaso. Io faccio una doccia e vi raggiungo» disse Enrico, sparando in bagno.

Con lui, Polina si sentì più tranquilla. Posò i tulipani sul tavolo, ammirando come illuminassero la cucina. Poi tornò ai pancake.

Il sole si nascose dietro le nuvole, come intimorito. Presto, una pila fumante era pronta.

«Marisa, chiama il tuo ragazzo!» urlò Enrico. «Allora, cos’è successo?» chiese a Polina.

Marisa e Luca rientrarono. Lui, alla luce del giorno, sembrava ancora più giovane.

«Siediti» disse Enrico. Luca obbedì, fissando i pancake.

Marisa si era cambiata e sistemata. «Forse mi sbagliavo» sperò Polina.

«Polina, non agitarti» Enrico prese due pancake per Luca. «Marisa, perché non mangi?»

«Non ho fame.»

Polina la guardò. «Ha paura di vomitare di nuovo?»

«Nemmeno tu mangi?» chiese Enrico. Polina scosse la testa e uscì.

«Tanto più per noi» sorrise lui a Luca, ingoiando metà pancake.

«Che succede?» trovò Polina in camera.

«Succede che…» iniziò lei, ma Marisa e Luca erano già lì.

«È ora di spiegare» disse Enrico. «Cos’hai fatto alla mia famiglia?»

«Io…» Luca tossicchiò. «Mi assumo ogni responsabilità. La sposerò.»

«E perché questa fretta?»

«Perché nostra figlia è incinta.»

«Mamma!» strillò Marisa.

«È vero?» Enrico batté le mani sulle ginocchia. «I tuoi lo sanno?»

«Mio padre sì. Gliel’ho detto subito.»

«E tu perché taci?» chiese a Marisa. «Non urlerò. Ma l’aborto ti segnerebbe per sempre.»

«Lo terrà» rispose Luca al posto suo.

«Avete diciassette anni!» sbottò Polina. «Non conoscete i contraccettivi? Marisa, hai rovinato tutto! Niente università, solo stanchezza e litigi!»

«Polina, basta urlare» la interruppe Enrico. «Finirà la scuola senza che nessuno sappia niente. Poi potrà studiare online.»

«E tu sei così calmo?» gli occhi le brillarono di lacrime.

«Cosa dovrei fare? Picchiarli? O preferisci che abortisca? Ci odierebbe per sempre» disse lui, perdendo pazienza.

«Non sono pronta a essere nonna a trentasette anni» si girò verso Marisa. «Come vivrete?»

«Lavorerò io» disse Luca.

«E quando ti chiameranno alla leva? Fantastico.»

«Non mi chiameranno. Mio padre è militare, avrò una proroga.»

«Ecco, almeno ha un piano» commentò Enrico, ambiguo.

«Un piano per evitare che rimanesse incinta sarebbe stato meglio» replicò Polina.

«Non è la fine del mondo» la strinse Enrico. «Almeno sono sani.»

«Parliamo con suo padre. Ci sono mesi per prepararci.»

«Non ho madre» disse Luca. «E mentre il sole tornava a splendere oltre le nuvole, portando con sé un barlume di speranza, la famiglia si radunò attorno al tavolo, pronta ad affrontare insieme il futuro, qualunque esso fosse.

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