«Lei è davvero bella, ma io ho smesso di farci caso» pensò un uomo.

«Davvero sta benissimo. E io ho smesso di notarlo», pensò Vittorio.

La mattina, come al solito, fu un pandemonio. Viola preparò la colazione, svegliò la piccola Margherita. Il marito aveva occupato il bagno, così dovette lavare la figlia in cucina. Per sbaglio, con l’asciugamano, fece cadere una tazza dal tavolo. Al rumore accorse il marito. Viola gli chiese di tenere Margherita in braccio e si mise a raccogliere i cocci dal pavimento.

“Uffa, direi che è tutto.” Viola si vestì in fretta.

“Devo andare, tu porta Margherita all’asilo. Oggi ho una giornata importante”, disse già nell’ingresso, chiudendo la cerniera degli stivali. “Devo presentare il mio progetto. Se va bene, mi affideranno la direzione, e saranno soldi, esperienza e referenze importanti.”

Indossò il cappotto, diede un’ultima occhiata critica allo specchio, afferrò la borsa e uscì di casa. Vittorio non fece in tempo a protestare.

Finì il caffè con un panino, mentre Margherita lo osservava in silenzio.

“Ne vuoi un po’?”

La bambina annuì.

“No, sennò poi all’asilo non mangerai la pappa.”

Al solo pensiero della pappa, Margherita fece una smorfia.

“Anche io ci sono tante cose che non mi piacciono. Tipo quando la mamma scappa di casa. Sembra che non ci sia rimedio.” Vittorio mise la tazza vuota nel lavandino.

Ci mise un’eternità a infilare i collant a Margherita, che si attorcigliavano sempre. Poi cercò a lungo i guantini. Erano sul termosifone in cucina. Sudati e spettinati, finalmente uscirono di casa. Vittorio sollevò la bambina e corse giù per le scale.

La consegnò all’educatrice, ma questa iniziò a spiegargli qualcosa.

“Scusi, sono in ritardo”, la interruppe e fuggì vergognosamente dallo spogliatoio.

Solo in macchina tirò un sospiro di sollievo. Si riprese dalla corsa mattutina, poi partì per il lavoro.

Per tutta la strada pensò a quanto fosse bello quando Viola stava a casa. Lui andava e tornava dal lavoro tranquillo, trovava la casa in ordine e la cena pronta. Nessuno stress. Adesso invece sempre di corsa. No, così non poteva continuare.

Tante donne avrebbero voluto essere al suo posto e starsene a casa. A lei invece serviva autosufficienza, carriera. Ma allora perché si era sposata? Avrebbe potuto fare carriera e basta. Doveva convincerla a lasciar perdere il lavoro. Non avevano abbastanza soldi? Vittorio decise di parlarne con lei la sera. Il suo umore migliorò all’istante.

Il lavoro lo distrasse dai guai mattutini. Dopo pranzo arrivò un messaggio di Viola: sarebbe stata in ritardo e gli chiedeva di prendere Margherita all’asilo.

Eccoci. E lui che sperava di fermarsi al bar con gli amici. Si vedevano così poco. L’umore tornò sotto i piedi.

La sera, mentre friggeva le patate, arrivò la moglie, felice e con gli occhi brillanti. Senza nemmeno togliersi il cappotto, entrò in cucina.

“Immagina, la mia presentazione ha fatto un figurone! Mi hanno nominata responsabile del progetto! Congratulami.” Si alzò sulle punte e gli porse la guancia per un bacio. Vittorio la baciò.

“Non sei felice per me?” Viola notò il suo atteggiamento spento.

“No, sono felicissimo. Fantastico! Mia moglie fa carriera. Le hanno affidato un progetto. Non ha più tempo per me e Margherita. Tutto perfetto!” rispose sarcastico.

“Ma che ti prende? Sei geloso perché io sono riuscita al lavoro e tu resti un semplice impiegato?”

“Che c’entra la gelosia? Vedi Margherita solo la mattina e nei weekend. Fra poco non ti riconoscerà più. I soldi non ti bastano?”

“Non urlare. Non stai pensando a nostra figlia, ma a te stesso. Sì, guadagnerò più di te. E questo ti fa arrabbiare. Non capisci? Voglio fare ciò che mi piace, non stare a casa. Voglio essere curata. Proprio così ti sono piaciuta all’inizio, no?”

Vittorio esitò, senza saper cosa rispondere. Era la verità.

“Ma allora era diverso. Ora abbiamo una figlia. E una bambina ha bisogno della mamma”, replicò.

“Anche del papà. Gli uomini amano scaricare tutto sulle donne e incolparle degli errori. Occupati tu di nostra figlia, allora”, ribatté Viola.

Il battibecco degenerò in litigio. Alzarono la voce. Entrambi si sentivano nel giusto, nessuno voleva cedere. Andarono a letto arrabbiati, senza fare pace. Come d’accordo, si girarono le spalle. Ma nel sonno, Viola posò una mano sul petto di lui, e lui la coprì teneramente con la sua. Nel sonno, si amavano ancora.

La mattina dopo Vittorio si alzò prima, sperando di scappare via per primo. Ma Viola aveva già preparato la colazione e svegliato Margherita. Sospirò e andò a farsi la barba. E tutto si ripeté: il caffè fuori dalla moka, Margherita che si incastrava nei collant, e Viola già pronta sulla porta di casa.

Vittorio le urlò che oggi non poteva prendere Margherita… Ma in risposta la porta sbatté.

“Diamine!” imprecò, lanciando la camicia sul letto.

Non aveva immaginato così la famiglia. Sua madre non lavorava, stava a casa, cucinava, aspettava suo padre, faceva i compiti con lui. Mai un litigio. Perché per loro era tutto diverso?

Al lavoro lo avvicinò Margherita (sì, stessa nome della figlia, che coincidenza!). Una volta avevano avuto una breve e turbolenta storia. Prima di conoscere Viola. Anzi, fu proprio per Viola che lasciò Margherita.

“Perché ultimamente sei così?”, gli chiese.

“Così come?”, Vittorio versò il caffè solubile nella tazza.

“Arruffato, scontento. La vita coniugale non è poi così rosea, eh?”

“Di che parli? Io e Viola stiamo benissimo. È solo… è tornata a lavorare e non ci siamo ancora abituati.” Vittorio versò l’acqua bollente e la guardò.

Le sue labbra, dipinte di rosso, si incurvarono in un sorriso complice. Sembrava uscita da una copertina di moda.

“Sei sempre così occupato. Se vuoi, posso aiutarti”, propose.

“Come?”

“Be’, potrei prendere Margherita all’asilo. La porto da me e poi passi a prenderla. È tanto che non vieni da me.” Si avvicinò un po’. Il suo sguardo prometteva paradisi. “Sai, non sono testarda come tua moglie.” La mano le si avvicinò al colletto della camicia.

Vittorio le afferrò il polso e lo abbassò. Immaginò Margherita che la sera avrebbe detto alla mamma che l’aveva presa la zia…

“Non serve. Tra noi è finita, è passato. Lo sappiamo entrambi. Devo lavorare.” Uscì dalla sala pausa con la tazza in mano.

La sera Viola tornò tardi di nuovo. Non litigarono, ma non si parlarono. Viola capiva benissimo il malumore di Vittorio e dove avrebbero portato quegli scontri. Non voleva perdere marito e famiglia. Ma le piaceva anche il lavoro. Quella notte provò ad abbracciarlo, ma lui si girò dall’altra parte.

Rimase a lungo sMa il giorno dopo, mentre preparavano insieme la cena ridendo di un ricordo sciocco, si resero conto che l’amore, alla fine, era più forte di ogni incomprensione.

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«Lei è davvero bella, ma io ho smesso di farci caso» pensò un uomo.