**Un Passo dalla Felicità**
Fin da piccola, Serena era sempre stata carina. Bassa, bionda, con una figura invidiabile e un viso da bambola. Dopo la laurea, aveva deciso di restare a lavorare a Milano. Ma nella vita privata, niente sembrava andare per il verso giusto. Non le mancava certo l’attenzione maschile, eppure nessuno l’aveva mai chiesta in moglie. E ormai si avvicinava ai trent’anni.
All’inizio scherzava, dicendo che non c’era fretta. Poi, pian piano, la malinconia si era fatta spazio. Il tempo, si sa, è un traditore.
«Forse ti hanno lanciato il malocchio? Pensa bene, a chi hai tagliato la strada?» le aveva chiesto una vicina di casa della madre l’ultimo Capodanno.
«Non ho tagliato la strada a nessuno, non ho rubato niente, non ho distrutto famiglie» aveva risposto Serena con fermezza.
«Allora è invidia pura» aveva ribattuto la signora, come se fosse la verità assoluta.
E su quello, Serena non aveva obiezioni. Qualcuno le era sempre invidiato, perfino le compagne di scuola. I ragazzi la corteggiavano senza sosta. Aveva studiato con impegno, ma l’amore l’aveva sempre rimandato a dopo.
La madre l’aveva cresciuta da sola. Non erano povere, ma neanche agiate. La mamma lavorava a maglia alla perfezione: cardigan fini, eleganti, caldi, morbidi, colorati… Serena ne aveva una quantità infinita. E la madre ne vendeva anche.
«Zitta, non dire sciocchezze!» aveva sgridato la mamma. «Serena ha corteggiatori a bizzeffe. Deve solo scegliere con calma.»
«Sì, appunto: corteggiatori. Ma le serve un marito, o almeno un amante decente!» aveva insistito la vicina.
«E qual è la differenza?» aveva sbuffato la madre.
Non voleva neppure immaginare che la sua brillante figlia diventasse l’amante di qualcuno.
«Nessuna, se non il timbro sul passaporto, che è importante per un figlio. A volte un amante è meglio di un marito…» E la vicina aveva ricominciato, per l’ennesima volta, a raccontare di come il suo amante le avesse comprato casa e pagato gli studi al figlio… mentre il marito buono a nulla l’aveva abbandonata.
Serena decise che non sarebbe più tornata per Capodanno. Ne aveva abbastanza di quelle chiacchiere. Meglio stare sola.
Intanto le feste si avvicinavano. Serena camminava guardandosi i piedi, per non scivolare. Si spostò di lato per far spazio a una donna con il passeggino.
«Serena!» esclamò la donna fermandosi all’improvviso. «Non mi riconosci? Sono Chiara Rossi… ora Bianchi!»
«Chiara…» Serena sorrise a denti stretti. «Non ti avrei mai riconosciuta. Sei trasferita a Milano? Da quanto?»
«Tre anni ormai. Che coincidenza! Ho sentito che tu…» Chiara stava per iniziare un interrogatorio.
«Tuo figlio?» la interruppe Serena, cercando di cambiare discorso. Le madri adorano vantarsi dei propri bambini. «Posso vedere?»
«Certo! È la mia bambina.» Nella voce di Chiara c’era un vanto evidente, e il suo sguardo si illuminò.
Serena si chinò sul passeggino. Tra un mare di fiocchi e merletti, sotto un berretto rosa che le copriva metà viso, dormiva un angioletto. Ciglia lunghe, guance paffute, labbra a cuoricino. Un profumo di latte, lana e sonno dolce le avvolse il naso.
«Bellissima. Somiglia al padre?» chiese.
«Sì! Quando è nata…» Chiara iniziò a raccontare con entusiasmo.
«Scusa, ma ho fretta. Ci vediamo!» Serena si allontanò in fretta.
L’umore era rovinato. «Dovevo proprio incontrare lei, in una città così grande? A scuola era una mosca morta, insignificante. E invece… sposata, figlia, felicità che le trabocca dagli occhi. E la mia felicità dov’è finita? Gli anni passano e io sono sempre sola.»
Persa nei suoi pensieri, arrivò a casa senza accorgersene. L’albero di Natale lo aveva addobbato una settimana prima. I primi giorni le era piaciuto, ora le dava solo fastidio. Le ricordava che le feste erano vicine, ma non aveva nessuno con cui festeggiare.
Appena cambiata, mise il bollitore sul fuoco. Squillò il telefono. Era Lorenzo.
«Sei a casa, tesoro? Arrivo tra poco.»
Le venne voglia di dirgli di no, di inventarsi un impegno. La passione dei primi tempi era svanita, restava solo l’abitudine. Lui era divorziato, e lei non c’entrava, ma viveva ancora con l’ex moglie, per la figlia, diceva.
Sospirò. Disse di sì e andò in cucina a preparare la cena. Lorenzo arrivò mezz’ora dopo con un pacchetto regalo.
«Tieni, tesoro. Non si sa mai se riesco a farti gli auguri per Capodanno. Ho il cenone aziendale e il bilancio annuale da chiudere… e ho promesso a mia figlia di portarla a vedere le luminarie.»
A Serena delle sue scuse non importava nulla. Ma il regalo la rallegrò. Nel pacchetto trovò un completo rosso di lingerie e un cofanetto di velluto. Dentro, una collana d’oro con un cuoricino.
«Grazie!» gli diede un bacio sulla guancia. «È meravigliosa.»
L’umore migliorò.
«Non ceno. Scusa, avrei dovuto avvisarti.» La prese per mano, la spinse in camera…
Fu bello, ma troppo breve. Lorenzo la baciò a lungo, poi si vestì in fretta.
«Quanti anni ha tua figlia?» chiese all’improvviso Serena.
Era seduta sul letto, avvolta nel lenzuolo.
Lui si bloccò, fissando il soffitto come per trovare l’anno di nascita. Aveva già infilato una gamba nei pantaloni. L’altra la disgustò: un calzino nero contrastava con la pelle pallida, quasi bluastra, cosparsa di peli radi. Sembrava fredda, repellente, come la pelle di un pollo spennato. Distolse lo sguardo. Perché aveva chiesto? Meglio ignorarlo. Che ci trovava in lui? Dopo tutto quel tempo insieme, solo ora notava quelle gambe orribili. Eppure all’inizio sarebbe addirittura andata all’altare con lui, se glielo avesse chiesto.
«Dieci, mi pare. Sì, dieci» rispose infilando l’altra gamba.
Serena ripensò a quando ne aveva dieci, magra come uno stecchino, con le trecce sottili e gli occhi grandi. Suo padre le aveva lasciate quando ne aveva sette. Provò pena per la figlia di Lorenzo.
Quando lui finalmente se ne andò, dopo un ultimo bacio, lei strappò le lenzuola e le infilò in lavatrice. Si infilò sotto la doccia. «Basta. Non lo voglio più. Che resti con la sua famiglia.»
Il weekend seguente, Serena dormì fino a tardi. Dopo colazione, decise di andare a cercare un regalo per la mamma. Sarebbe andata a trovarla per l’Epifania. Aveva già comprato nuovi gomitoli di lana, ma voleva aggiungere qualcosa. Degli stivali, per esempio. Lei e la mamma avevano lo stesso numero.
Mentre camminava, ripensò all’incontro con Chiara. «Perfino lei, la sfigata,E mentre il sole tramontava dipingendo il cielo di rosa, Serena accarezzò la manina del suo bambino e finalmente comprese che la felicità non era mai stata lontana, ma semplicemente in attesa del momento giusto per rivelarsi.




