L’UOMO DELLA STRADA
Luca aveva appena fatto ritorno al suo paesino dopo un viaggio di tre settimane con il suo camion attraverso il paese, e come da abitudine, si fermò prima allosteria per chiacchierare un po con gli avventori e sentire le ultime novità, prima di passare a casa a trovare sua moglie. Parcheggiò il camion lungo la strada e, avvolto nel suo giubbotto di pelle per ripararsi dalla pioggia battente, si diresse verso la porta.
“Buonasera a tutti!” gridò entrando.
Essendo un venerdì sera di ottobre, si aspettava di trovare losteria piena di uomini a giocare a carte e di essere accolto con allegria e qualche battuta salace sulla madre o sulla virilità, ma quella sera cerano appena due persone che lo salutarono con un cenno del capo: loste e un vecchio che si scaldava vicino alla stufa. Luca, stupito, si avvicinò alluomo dietro il bancone e gli chiese:
“Che succede, Giuseppe? Dovè finita tutta la gente? È morto qualcuno?”
Luomo, versando a Luca un bicchiere di vino rosso, rispose:
“Peggio, Luca, molto peggio… stanno scomparendo delle ragazze…”
“Che dici! Ragazze del paese?” chiese il camionista, incredulo.
“Già, tre finora,” rispose loste, alzando un dito. “Prima cè stata Sara, la figlia del farmacista, poi Beatrice, la nipote del sindaco,” aggiunse, alzando un secondo dito, “e infine… Marta, la maestra,” concluse, sollevando il terzo.
“Che orrore!” esclamò Luca. “E sono sparite tutte insieme?”
“No, una per volta,” rispose loste dopo una pausa. “Da quando sei partito, ne scompare una ogni venerdì… la gente pensa che ci sia un serial killer in giro. Avevano tutte tra i 20 e i 30 anni e… erano incinte. Ci credi? Un vero mostro…” aggiunse, scuotendo la testa con angoscia. “E visto che oggi è di nuovo venerdì, alcuni hanno organizzato pattuglie armate per cercarlo… altri si sono chiusi in casa, stringendo figlie e mogli.”
A quelle parole, Luca corse a casa. Quella sensazione che lo aveva accompagnato durante il viaggio di ritorno si era appena materializzata… e doveva controllare che sua moglie stesse bene. Tagliò per la montagna buia, sentendo ladrenalina scorrergli nelle vene. Sapeva che sarebbe arrivato più velocemente così che col camion, e se aveva ragione, ogni minuto contava. Mentre correva nel buio, i suoi pensieri diventarono un turbine di preoccupazione. Immaginava le cose terribili che potevano essere capitate a sua moglie, e la disperazione lo assalì.
Limmagine di sua moglie, ferita e agonizzante, gli martellava la mente. Incubi si formavano nella sua immaginazione, sempre più terrificanti. Temeva il peggio, e con ogni passo, il suo cuore batteva più forte.
Corse senza fermarsi finché le gambe non gli fecero male e i polmoni gli bruciarono. Finalmente, scorse la sua casa… completamente al buio. Con lultimo sforzo, accelerò e lanciò un grido soffocato quando, avvicinandosi, intravide una figura vestita di nero che sembrava uscire dalla sua abitazione.
Senza pensarci due volte, Luca si lanciò sulla figura. Si agitò nel buio, afferrando quello che poteva, e finalmente riuscì a trascinarla dentro. I secondi sembrarono eterni finché non riuscì ad accendere la luce.
Sotto la fioca luce della lampadina appesa in cucina, controllò con sollievo che la figura che aveva afferrato fosse sua moglie Anna.
Luomo la lasciò andare, e in quel momento, Anna gli si gettò addosso e lo baciò con passione. Era un bacio carico di emozione e sollievo per essersi ritrovati.
Tuttavia, Luca passò rapidamente dal sollievo alla preoccupazione. “Anna, dovresti stare più attenta a quello che fai. Se non fossi arrivato io, stasera potevi morire. Sai la paura che ho provato? Cosa ti è passato per la mente a uscire oggi?… Giuseppe mi ha detto che metà paese è in cerca di un assassino… E poi, non pensi che con tre donne avremmo avuto carne a sufficienza per tutto linverno?”
Le parole di Luca risuonarono nella stanza come una maledizione, e il silenzio cadde tra loro. Il sorriso di Anna svanì allistante, le sue labbra tremarono. Indietreggiò, stringendosi la pancia con entrambe le mani.
“Che cosa hai detto?” la sua voce era appena un sussurro.
Luca sbatté le palpebre, rendendosi conto troppo tardi di aver parlato più del dovuto. “Io… non intendevo nulla. È solo la paura che parla,” borbottò, ma gli occhi della moglie erano già pieni di sospetto e qualcosa di più oscuroriconoscimento.
Lentamente, si tirò su la manica. Sul suo avambraccio cerano lievi graffi, quasi guariti, come se fossero stati fatti da rami… o da mani che lottavano.
“Luca… dove eri ogni venerdì sera quando dicevi di essere ‘al lavoro’?”
Il camionista si bloccò. La sua mente tornò allosteria, alle dita tremanti di Giuseppe che contavano uno, due, tre… donne incinte. E ricordò. I suoi percorsi. Le soste. Le bugie che si era raccontato su “compagnia solitaria” e “momenti di debolezza.”
Il cuore gli si spezzò quando gli occhi di Anna si riempirono di lacrimenon di paura, ma di comprensione.
Fuori, la pioggia continuava a martellare, coprendo il silenzio dentro casa. Le parole delloste tornarono come una pugnalata:
“Peggio, Luca, molto peggio…”
E in quel momento, Anna capì: le donne scomparse non erano mai state vittime di un assassino senza volto. Il mostro era entrato in casa sua, stanco per il viaggio, ancora impregnato dellodore di benzina e menzogne.
Mormorò, quasi a se stessa, ma abbastanza forte perché lui sentisse:
“E stasera sarebbe stato il quarto venerdì.”
**Morale:** A volte, il vero pericolo non è ciò che si nasconde nelloscurità, ma ciò che portiamo dentro di noi.






