Mi Hai Regalo un Appartamento!

È il mio appartamento! Mamma e la famiglia si oppongono al fatto che io cacci mia cugina incinta!

Me lo avevi regalato!

Non capisci? Si tratta di famiglia! Come puoi trattare così tua nipote? È incinta, non ha dove andare!

Sofia stringeva il telefono in cucina. La voce di sua madre, supplichevole e accusatoria, echeggiava nellauricolare. Tipico di lei: anche quando chiedeva un favore, sapeva far sentire in colpa.

Mamma, voglio aiutare, ma Esitò, cercando le parole. Beatrice vive da me da otto mesi. Otto! Ricordi quando zia Luisa diceva “due settimane, il tempo che trovi un lavoro”?

E allora? Il mercato è difficile adesso

Non cerca nemmeno! Uno scatto dira la travolse. Ieri ha passato il giorno in bagno a prepararsi maschere per capelli. Poi a guardare serie tv. E dopo

Sofia, è incinta

Lo ha saputo un mese fa! E prima?

Un silenzio pesante calò. Sofia riconobbe il sospiro teatrale di sua madrequel suono che significava: “Che figlia insensibile, ti ho cresciuta male”.

Mamma, è il mio appartamento. Avete rilevato la quota di zia Luisa per me, no?

Tecnicamente, la voce si fece tagliente , appartiene alla famiglia. Ti permettiamo solo di viverci.

Sofia chiuse gli occhi. Ecco, sempre la stessa storia.

Pensavo fosse un regalo. Per la mia laurea.

Certo! Ma sai che in famiglia bisogna

Bisogna cosa? la interruppe. Sopportare che Beatrice mangi le mie cose, usi i miei prodotti e inviti il suo ragazzo quando non ci sono? Quello che lha messa incinta, tra laltro.

Sofia! La voce si fece dura. Zia Luisa ha fatto tanto per noi! Quando papà era malato, chi ci ha aiutato? Chi ti accudiva mentre io lavoravo giorno e notte?

Sofia sospirò. Conosceva a memoria quella litaniail debito eterno verso zia Luisa.

Le sono grata, davvero. Ma non vuol dire che debba

Mi ha chiamata ieri, la interruppe la madre. In lacrime. Dice che tormenti Beatrice per sciocchezze.

Sofia rise amara.

Sciocchezze? Ha preso il mio maglione nuovo senza chiedere e lha macchiato di succo! Poi ha detto: “Non te la prendere, siamo famiglia”. Senza nemmeno scusarsi!

Santo cielo, è solo un vestito

Non è il maglione! La gola le si strinse. È il rispetto. I limiti. Tornare a casa e sentirsi unestranea.

Nuovo silenzio. Poi sua madre sussurrò, persuasiva:

La nonna sarebbe così delusa. Per lei, la famiglia era

No, la interruppe Sofia. Non tirarla in ballo ogni volta.

Ma è vero! Questo appartamento viene dalla sua eredità. Voleva che

Cosa? Che ospitassi Beatrice a vita? Che sopportassi i suoi capricci? Che

Il telefono vibrò: zia Luisa. Ovviamente.

Mamma, è zia. Sicuramente per dirmi che cattiva cugina sono.

Rispondile. Sii ragionevole.

Va bene, sospirò. Richiamerò più tardi.

Passando alla chiamata, si preparò ai rimproveri.

Pronto, zia?

Tesoro mio! Una voce troppo dolce. Come stai, sole mio?

“Sole”. Sofia fece una smorfia. Quel soprannome non prometteva nulla di buono.

Tutto bene.

Beatrice mi ha parlato di incomprensioni tra voi?

Alzò gli occhi al cielo. “Incomprensioni”. Certo.

Zia, avevate detto due settimane. Un mese al massimo.

Conti come un notaio! Una risata forzata. In famiglia non si fa così.

E cosa si fa in famiglia? La rabbia montava. Rubarmi le cose? Invitare amici quando non ci sono?

Ma dai Beatrice è solo socievole, è

È abituata che gli altri risolvano tutto per lei. I miei genitori hanno comprato la tua quota. Era un regalo per me.

Non proprio, la voce si gelò. È leredità di famiglia. Tua madre e io abbiamo concordato

Che vendevi la tua quota a loro. Al prezzo di mercato.

I soldi, sempre i soldi! Un tono isterico. E il bambino di Beatrice? Ci pensi? Dove andrà?

Ha un ragazzo. Il padre, tra laltro.

Un irresponsabile! Ha lasciato Milano appena saputo della gravidanza.

“Chissà perché”, pensò, prima di rispondere:

Voi avete un trilocale, tu e zio Marco. Perché non va da voi?

Silenzio eloquente.

È complicato. Marco lavora da casa. E poi, voi andate così daccordo! Sarebbe unesperienza materna per te.

“Andiamo daccordo”. Sofia sorrise amaramente. Beatrice, leterna irresponsabile, mentre lei, “quella seria”, doveva sempre cedere.

Non posso continuare. Deve andarsene.

Cosa?! La voce si fece stridula. È incinta! Vuoi stressarla fino a farle perdere il bambino?

Sofia trattenne le parole. Larma finale: la colpa per procura.

Non la butto fuori subito. Ha un mese per

Chiamo tua madre! È scandaloso! Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te!

La linea si interruppe. Le sue mani tremavano.

La porta sbatte. Taccoletti risuonarono.

Sofi! Una voce zuccherosa. Sai chi ho incontrato? Elisa, delle superiori! Ha sposato un tipo ricco nel tech. Lanello da morire dinvidia!

Beatrice entrò, abbronzata, unghie perfette, jeans firmati. Nessun segno di disagio.

Senti, se ridisegnassimo larredamento? Si buttò su una sedia. Il divano vicino alla finestra? E un angolo per il bebè

Sofia la fissò, sentendo lultima goccia di pazienza svanire.

Beatrice, dobbiamo parlare.

Non ora, eh? Scosse la mano. Mal di testa. Questi ormoni! Vado a riposare.

Beatrice. Alzò la voce. Devi andartene.

Stupore.

Cosa?

Hai un mese per trovarti un posto.

Stai scherzando? È la nostra eredità! Ho gli stessi tuoi diritti!

No. I miei genitori hanno comprato la quota. Legalmente è mio.

La famiglia va oltre la legge! Sono incinta!

Hai i tuoi genitori. Il padre. Gli amici.

Chiamo mamma! Tirò fuori il telefono.

Inutile. Ha già chiamato.

Beatrice la squadrò, piena dodio.

Zia Luisa e mamma sistemeranno tutto. Te ne pentirai!

La porta sbatté.

Sofia guardò dalla finestra. Invece del senso di colpa, un sollievo stanco.

Il telefono vibrò. SMS di sua madre: “Zia Luisa è devastata. Cosa hai fatto?”

Senza rispondere, aprì il browser: “Affitti Roma”.

Tre mesi dopo. Sofia sorseggiava un caffè a Piazza Navona, di fronte a Luca, il suo compagno conosciuto a Firenze.

Non rimpiangi niente? chiese lui.

Solo di non averlo fatto prima.

Il telefono suonò. Suo padre.

Pronto, papà.

Ho notizie. Abbiamo vend Lappartamento è venduto, il denaro è tuo, e finalmente potrai costruirti una vita senza ricatti disse lui, mentre il sole di Roma accarezzava il suo sorriso libero.

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