Ecco la storia adattata alla cultura italiana, con nomi, luoghi e dettagli modificati per riflettere l’ambientazione italiana:
La paura di diventare matrigna: Lisa evita il matrimonio con un vedovo.
La matrigna capiva benissimo che Elisa non voleva sposare il vedovo, non perché avesse una figlia piccola o perché fosse più anziano, ma perché Elisa ne aveva paura. Quel suo sguardo freddo le trapassava il cuore, e dal terrore, il suo petto iniziava a battere forte, come per difendersi dalle frecce di quegli occhi penetranti. Gli occhi di Elisa erano sempre bassi, fissati a terra, e quando finalmente li alzava, tutti notavano che erano pieni di lacrime.
E quelle lacrime rotolavano sulle guance arrossate dalla vergogna, come una valanga. Le mani le tremavano, i pugni si serravano, come per difendersi dalla matrigna e dallo sposo che le aveva imposto. Ma la lingua, maledetta traditrice, pronunciò comunque: “Lo sposerò.”
“E allora è deciso. Andare in quella casa, con quelluomo, sarebbe un peccato rifiutare! Con la prima moglie si comportava come con una regina: lei era docile come largilla, fragile, magrolina, sempre malata e tossicchiante. Camminavano insieme, lui tre passi, lei uno. Si fermava a riprendere fiato come una locomotiva, e lui la abbracciava per calmarla, senza mai protestare come tuo padre, quel pazzo.”
Quando rimase incinta, quasi non la si vedeva più in giro. Stava sempre a letto, e dopo il parto, era lui a alzarsi di notte per la bambina, mentre lei si spegneva poco a poco. Così raccontava sua madre.
“Ma tu sei forte come un cavallo! Lui ti metterà al posto donore. Sei capace di tuttozappare, falciare, tessere e filare. Sarebbe un peccato lasciarti andare a un ragazzo giovane, ancora instabile, pieno di sciocchezze. Invece lui è un uomo maturo, lo conosciamo bene. Che fortuna hai avuto!”
Organizzerò una festa semplice, niente grandi matrimoni per un vedovo, non vogliamo disturbare i morti con balli e rumori. E non serve nemmeno preparare la dote, ha detto che in casa cè già tutto.
Giacomo aveva sposato la prima moglie per amore, sapendo che Aurora era cagionevole di salute, sempre deboluccia. Ma sua madre gli ripeteva che lui, così bello e robusto, aveva bisogno di una donna, non di una ragazzina. Eppure, né i discorsi della gente né la sua stessa ragione riuscirono a convincerlo: a lui bastava Aurora, e basta.
In paese giravano voci che lavesse stregato, perché solo un pazzo, uno che non sapeva vivere, avrebbe scelto di trasformare la sua vita in un ospedale, tra dolori e sofferenze. I dottori dicevano che i polmoni di Aurora erano deboli, che un semplice raffreddore poteva trasformarsi in bronchite, poi in asma, e chissà cosaltro.
Giacomo credeva che il suo amore potesse tenere lontana la morte dalla moglie, che curandola e badandole, la malattia sarebbe sparita. Allinizio, dopo il matrimonio, tutto andò davvero bene. Gli sposi erano felici, incapaci di contenere la gioia.
Poi, quando Aurora rimase incinta, fu come se il suo corpo si ribellasse. Una stanchezza costante, capogiri, sonnolenza la rendevano così debole che non riusciva nemmeno a lavare i panni, mungere la mucca, o pettinarsi i lunghi capelli.
I medici dicevano che era la toxiemia gravidica, che dopo il parto sarebbe tornata in forze. Giacomo la curava con amore, senza mai lamentarsi. Sua madre, giorno e notte, lo accusava di aver portato in casa un peso, non una donna di famiglia. Lui difese la moglie come unaquila il suo nido, e alla fine pregò la madre di non farsi più vedere.
Aurora diede alla luce una bambina, e Giacomo sperò che forza e gioia tornassero nella famiglia. Sì, la felicità ritornò, ma per poco. Dopo un brutto raffreddore, Aurora non si riprese mai del tutto e cominciò a consumarsi davanti ai loro occhi.
La portarono in ospedale, ma il dottore fu chiaro:
“I suoi polmoni non reggeranno.”
Lo disse in modo semplice, senza giri di parole. Aurora sapeva di non avere molto tempo, ma allinizio si sforzò di non mostrarlo. Un sorriso tirato, più simile a una smorfia di dolore, con gli occhi che tradiscono paura per il domani, per la figlia.
Era come se il suo sguardo volesse salutarla e chiederle di ricordarla felice. La sua magrezza, le costole che si intravedevano sulla schiena, il petto scavato, le mani scheletriche, tutto diceva che la morte era lì, in attesa del suo ultimo respiro.
Sentendo avvicinarsi la fine, Aurora chiese al marito di ascoltare una sua richiesta.
“Non esiste uomo che possa cambiare i piani di Dio. Il nostro amore è stanco di combattere contro la morte, non ho più forzesono stanca del dolore, dei pensieri. Ti chiedo scusa, io e la bambina ti abbiamo condannato a soffrire.”
Giacomo prese le sue mani brucianti di febbre e le baciò. Dal respiro affannoso capì che cercava di dire qualcosa di importante, che le restavano pochi minuti.
Lei parlò del suo amore per loro, delle preoccupazioni per la bambina, poi riuscì a dire, con un filo di voce:
“Sposa Elisa, sarà una buona moglie. Tu sei un bravuomo, un buon padre, e lei sarà una buona madre. Ha sofferto tanto quanto me, con matrigne e padri crudeli. La sua vita mi affascina, e mia madre è amica della sua famiglia. Ha occhi di falco, vede tutto in anticipo.”
“Elisa è dolce, laboriosa, paziente, non farà del male alla bambina e imparerà ad amarti. Trattala come hai trattato me. Perdonami per queste parole, ma non solo i polmoni mi tradisconoanche lanima è oppressa dalla paura per nostra figlia. Il tuo destino è nelle mani di Dio, ma ricordati: non farle del male, o ti maledirò dallaldilà.”
Pronunciò queste ultime parole lentamente, con fermezza. Nello stesso momento, gli strinse la mano con le ultime forze.
Giacomo scoppiò in lacrime, il volto della moglie gli si annebbiò davanti. Sentì che il suo respiro si fermava. Un volto angelico, sereno, con un sorriso sulle labbra, fissò un punto indefinito. La mano continuava a stringere la sua.
Lui la baciò dalla testa ai piedi, sussurrando promesse: avrebbe fatto tutto come lei aveva chiesto. Ecco perché, appena un anno dopo la sua morte, si presentò a chiedere la mano di Elisa.
La matrigna era stata preparata dalla suocera di Giacomo, che voleva una buona madre per la nipote. Anche lei malata e consapevole di non avere molto tempo, desiderava che la piccola e il genero trovassero pace.
Lei, meglio di chiunque altro, sapeva cosa aveva passato il suo amato genero, e per come si era preso cura di sua figlia, era pronta a baciargli i piedi e pregare Dio per la sua felicità.
Le nozze arrivarono come in un sogno. Vedendo quanto fosse dura per la bambina crescere senza una madre, e per lui senza una compagna, decise di esaudire la richiesta della moglie. Aveva osservato Elisa in segreto e aveva notato che era umile, ubbidiente, bella, e perfino somigliante a sua moglie. Stessa





