« Signore… posso mangiare con lei? » chiese la giovane senza tetto al milionario — ciò che egli fece dopo lasciò tutti in lacrime e cambiò radicalmente le loro vite.

« Signore posso mangiare con voi?» chiese la ragazzina senzatetto al milionario quello che fece dopo lasciò tutti in lacrime e cambiò per sempre le loro vite.
La voce della bambina era dolce, tremante eppure attraversò il brusio del ristorante elegante come una lama.

Un uomo in un completo blu marino su misura, sul punto di gustare il primo boccone di una bistecca stagionata, si bloccò. Lentamente, si girò verso la fonte di quel suono: una bambina, capelli arruffati, scarpe da ginnastica sporche e occhi pieni di speranza e fame. Nessuno nella sala avrebbe immaginato che quella semplice domanda avrebbe trasformato le loro vite.

Era una serata tiepida di ottobre, nel centro di Milano.

Al «Da Vittorio», un ristorante stellato Michelin noto per la sua cucina fusion e la vista sul Naviglio, Luca Ferraro un imprenditore edile milanese cenava da solo. Sulla sessantina, capelli brizzolati impeccabili, un orologio Rolex al polso, emanava unautorità che imponeva silenzio al suo ingresso. Rispettato, a volte temuto per il suo intuito negli affari pochi sapevano chi fosse davvero.

Proprio mentre affondava il coltello nella bistecca, una voce lo fermò.

Non era un cameriere. Era una bambina. A piedi nudi. Forse undici o dodici anni. La sua felpa era strappata, i jeans coperti di polvere, e i suoi grandi occhi rivelavano disperazione.

Il responsabile di sala si avvicinò per cacciarla, ma Ferraro alzò una mano.

«Come ti chiami?» le chiese, con voce ferma ma gentile.

«Alessia» sussurrò lei, guardandosi intorno nervosamente.

«Non mangio da venerdì.»

Lui esitò, poi indicò la sedia di fronte a sé. Tutto il ristorante trattenne il fiato.

Alessia si sedette, esitante, come se temesse ancora di essere scacciata. Abbassò lo sguardo, le mani strette in grembo.

Ferraro chiamò il cameriere.

«Portale lo stesso che ho ordinato io. E un bicchiere di latte caldo.»

Quando arrivò il piatto, Alessia vi si gettò sopra. Cercò di mangiare con educazione, ma la fame era più forte. Ferraro non parlò. La guardò in silenzio, perso nei suoi pensieri.

Quando il piatto fu vuoto, finalmente chiese:
«E la tua famiglia?»

«Mio padre è morto. Lavorava su un tetto. È caduto. Mia madre se nè andata due anni fa. Stavo con mia nonna, ma è morta la scorsa settimana.» La voce le si ruppe, ma non pianse.

Il viso di Ferraro rimase impassibile, ma la sua mano si strinse attorno al bicchiere.

Nessuno né Alessia, né il personale, né i clienti sapeva che Luca Ferraro aveva vissuto quasi la stessa storia.

Non era nato ricco. Aveva dormito in vicoli, raccolto lattine per pochi centesimi, andato a letto a stomaco vuoto decine di volte.

Sua madre era morta quando aveva otto anni. Suo padre era sparito poco dopo. Era sopravvissuto nelle strade di Milano non lontano da dove Alessia vagava ora. Anche lui, un tempo, si era fermato davanti ai ristoranti, sognando cosa volesse dire mangiare dentro.

Le parole della bambina avevano risvegliato qualcosa di profondamente sepolto.

Ferraro si alzò e tirò fuori il portafoglio. Ma mentre stava per porgere una banconota, si fermò. Fissò Alessia negli occhi.

«Vuoi venire a casa mia?»

Lei sbatté le palpebre. «Co cosa intendete?»

«Vivo da solo. Non ho famiglia. Avrai da mangiare, un letto, la scuola. Una vera occasione. Ma solo se sei pronta a lavorare sodo e a essere rispettosa.»

Un mormorio si diffuse nella sala. Alcuni scambiarono sguardi scettici.

Ma Luca Ferraro non scherzava.

Il labbro di Alessia tremò. «Sì» disse.

«Mi piacerebbe molto.»

La vita nella casa del signor Ferraro era un universo che Alessia non avrebbe mai potuto immaginare. Non aveva mai usato uno spazzolino, visto una doccia calda o bevuto latte che non venisse da un rifugio.

Faticò ad abituarsi. Alcune notti dormiva per terra accanto al letto «troppo morbido per essere sicuro». Nascondeva panini nella felpa, terrorizzata allidea che i pasti finissero.

Un giorno, la domestica la sorprese a rubare dei cracker. Alessia scoppiò in lacrime.
«Io non voglio solo avere fame di nuovo.»

Ferraro non urlò. Si inginocchiò e le disse una frase che non avrebbe mai dimenticato:

«Non avrai mai più fame. Te lo prometto.»

Questa nuova vita lenzuola pulite, libri di scuola, colazioni piene di risate era iniziata con una semplice domanda:

«Posso mangiare con voi?»

Una domanda semplice, che aveva spezzato larmatura di un uomo che non piangeva da trentanni.

E in cambio, non aveva cambiato solo la vita di Alessia aveva ridato a Ferraro ciò che credeva perduto per sempre:

Una ragione per cui importare.

Passarono gli anni. Alessia divenne una giovane donna brillante ed eloquente.

Sotto lala del signor Ferraro, eccelse a scuola e vinse una borsa di studio per lUniversità La Sapienza di Roma.

Ma mentre si avvicinava il giorno della partenza, una domanda la tormentava.

Ferraro non aveva mai parlato del suo passato. Era generoso, presente ma sempre discreto.

Una sera, seduti in salotto con una cioccolata calda, osò chiedergli:

«Signor Ferraro chi eravate, prima di tutto questo?»

Lui sorrise leggermente.

«Qualcuno come te.»

A poco a poco, raccontò. Le notti in edifici abbandonati. Linvisibilità. La violenza. Una città dove contavano solo soldi e nome di famiglia.

«Nessuno mi ha aiutato» disse.
«Così me la sono cavata da solo. Ma avevo giurato che se avessi incontrato un ragazzino come me non avrei distolto lo sguardo.»

Alessia pianse per il bambino che era stato. Per i muri che aveva dovuto costruire. Per il mondo che lo aveva abbandonato.

Cinque anni dopo, salì sul palco a Roma per il discorso da prima della classe.

«La mia storia non è iniziata alla Sapienza» dichiarò.
«È iniziata sui marciapiedi di Milano con una domanda, e un uomo abbastanza coraggioso da rispondere.»

Ma il momento più forte fu il suo ritorno a casa.

Invece di accettare un lavoro o continuare gli studi, Alessia tenne una conferenza stampa e fece un annuncio scioccante:

«Fondo lassociazione Posso mangiare con voi? per dare cibo, alloggio e istruzione ai bambini senzatetto in Italia. La prima donazione viene da mio padre, Luca Ferraro, che ha promesso il 30% della sua fortuna.»

La storia fece il giro dei media. Arrivarono donazioni. Celebrità offrirono sostegno. Migliaia di volontari si mobilitarono.

Tutto perché una bambina affamata aveva osato chiedere un posto a tavola e un uomo aveva detto sì.

Ogni 15 ottobre, Alessia e Ferraro tornano allo stesso ristorante.

Ma non siedono dentro.

Apparecchiano tavoli sul marciapiede.

E servono pasti caldi, abbondanti, senza fare domande a ogni bambino che si presenta.

Perché un giorno, un semplice piatto ha cambiE mentre Alessia porgeva un piatto fumante a un ragazzino dagli occhi affamati, Luca le sorrise, sapendo che quella catena di bontà non si sarebbe mai spezzata.

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