Tornata dal congedo, ma in ufficio la sorella del marito ha preso il suo posto!

Ritornata dal congedo di malattia, il suo posto in ufficio laveva preso la sorella del marito.
Michele, hai di nuovo dimenticato di chiudere il rubinetto! Lintera vasca è tutta di rugiada arrugginita! Benedetta era nella doccia, osservando i riflessi rossastri sullargilla bianca.

Benedè, non ci sono stato nemmeno dalla mattina! la voce di Michele arrivava dalla cucina, irritata. Forse te ne sei dimenticata?

Ho passato un mese a letto, non è per darmi la noia aprire il rubinetto!

Michele spuntò dalla cucina, asciugandosi le mani con lasciugamano.

Forse è guasto da solo. Chiamiamo un idraulico.

Benedetta scosse la testa. Non voleva litigare. Dopo lintervento non aveva più forze, ogni movimento le costava. Si avvicinò alla cucina, si sedette cauta sulla sedia. Michele le mise davanti il piatto di farina di avena.

Mangia. Il medico ha detto che la dieta deve essere corretta.

Lo so, mormorò Benedetta, masticando lentamente. La minestra era insipida, ma doveva ingoiare. Il corpo guarisce a fatica, molto a fatica.

Era quasi un mese da quando lavevano portata via in ambulanza. Lappendicite era si complicata, dovettero operarla, poi linfiammazione. Due settimane in ospedale, altre due a casa. Benedetta era dimagrita, pallida, sembrava una sessantenne, nonostante i suoi quarantacinque anni.

Michele, comè il lavoro? Hai parlato con qualcuno? domandò tra un cucchiaio e laltro.

Ho chiamato il signor Anselmo Piero. Mi ha detto di riprendermi con calma, senza fretta.

E nientaltro?

Benedetta aggrottò le sopracciglia. Cera qualcosa di falsato nella voce di Michele. Lo osservò più attentamente. Michele evitò lo sguardo, si mise a strofinare furiosamente la padella.

Michele, nascondi qualcosa.

No, tutto a posto! Non inventare!

Non sto inventando. Lo sento.

Michele sospirò, posò la spugna e si girò verso di lei.

Ascolta, è vero, è successo qualcosa. Ma non ti preoccupare, ok? Non devi agitarti.

Il cuore di Benedetta batteva più forte.

Che cosa?

È Cristina è stata assunta al vostro ufficio. Temporaneamente. Mentre eri in congedo.

Silenzio. Benedetta fissò il marito, incredula.

Cristina? La tua sorella? In contabilità?

Sì. Stava cercando lavoro, ricordi? Il posto di Anselmo Piero è rimasto libero, lha presa per sostituzione.

Al mio posto, disse freddamente Benedetta.

Tecnicamente sì, ma è solo temporaneo! Tornerai e tutto sarà come prima!

Benedetta spostò il piatto; lappetito svanì in un attimo. Cristina. La sorella di Michele. Una ventiduenne di bellezza slanciata, sorriso smagliante e ambizioni grandi come lAquila.

Benedetta non laveva mai voluta. Dal primo incontro, quando Michele le aveva presentato la sorella, sentì un brivido. Cristina la guardava dallalto, come se Benedetta non fosse degna del fratello. Dopo il matrimonio, il disprezzo divenne più netto.

Michele si è sposato con una ragioniera, diceva a unamica, e Benedetta sentiva quelle parole. Immaginate? Una ragioniera! Non poteva essere più noiosa!

Eppure Michele amava Benedetta. O perlomeno così sembrava. Avevano vissuto quindici anni insieme, e in tutto quel tempo Cristina era rimasta ai margini, appariva nei festeggiamenti, portava piccoli regali, poi spariva di nuovo nella sua vita.

Ora, però, aveva preso il posto di Benedetta.

Perché non me lhai detto? chiese Benedetta, cercando di non far tremare la voce.

Non volevo turbarti. Eri malata.

Quando è successo?

Due settimane fa.

Due settimane! E sei stato zitto!

Benedè, calmati! Non è per sempre! Ti riprenderai, tornerai, e Cristina se ne andrà!

Cristina, ripeté Benedetta con amarezza. Sempre Cristina.

Si alzò, si diresse verso la camera da letto. Michele rimase in cucina, e Benedetta sentì il suo mormorio tra i denti.

Si sdraiò sul letto e fissò il soffitto. Cristina al suo posto. Nellufficio. Dietro la sua scrivania. Lavorava con i suoi colleghi, con i suoi documenti. Sorrideva al signor Anselmo Piero con quel suo sorriso di scena.

Benedetta chiuse gli occhi e ricordò il giorno in cui era entrata in quellazienda ventanni prima, giovane e piena di entusiasmo. Partì da assistente di contabilità, poi divenne la specialista principale. Conosceva ogni cifra, ogni pratica. Lavorava onestamente, con dedizione.

Ora il suo posto era occupato da una sconosciuta, una parente, ma straniera.

Rimase unaltra settimana in convalescenza. Il medico le aveva ordinato di non correre, ma lei voleva tornare. Voleva rioccupare il suo tavolo, cacciare Cristina come si caccia un invasore.

Michele la supplicava:

Rimani ancora un po. Perché correre? La salute è più importante.

Benedetta sentiva che cera qualcosa di celato. Michele tornava tardi dal lavoro, rispondeva alle domande in modo evasivo, la sera passava ore al telefono, sorrideva a qualcuno.

Con chi parli? chiese Benedetta un pomeriggio.

Con Cristina. Mi chiede di lavoro, le spiego.

Perché non me lo chiede?

Forse non vuole disturbarti.

Benedetta tacque. Non voleva disturbare.

Il congedo finì. Il medico le rilasciò il certificato. Si vestì con cura: il completo più elegante, trucco perfetto, capelli sistemati. Si guardò allo specchio, una donna pallida, invecchiata, ma non lo mostrò.

Allora andiamo al lavoro, disse a Michele a colazione.

Benedè, forse dovresti riposare ancora? si preoccupò. Sei ancora debole.

Il congedo è finito, è ora di lavorare.

Michele la accompagnò alla porta, la baciò sulla guancia.

Buona fortuna.

Benedetta prese lautobus verso lufficio, il cuore in subbuglio. Cosa lattendeva? Come avrebbero reagito i colleghi? Cosa direbbe il signor Anselmo Piero? E soprattutto, cosa farebbe Cristina?

Lufficio era in un palazzo antico nel centro di Milano. Salì al terzo piano, spinto la porta familiare. Alla reception sedeva la segretaria Sofia.

Benedetta! esclamò. Sei tornata! Come stai?

Bene, curata. Dovè il signor Anselmo?

È qui, entra pure.

Benedetta attraversò il corridoio, passò dalla contabilità. Con unocchiata furtiva vide Cristina al suo tavolo, indossando un vestito aderente, capelli sciolti, luminosissima come un pavone, ridendo con Marina, la sua collega. Benedetta si voltò, si diresse verso lo studio del capo.

Entri!

Anselmo Piero era dietro la scrivania, esaminava dei documenti. Quando la vide, si alzò.

Benedetta! Buongiorno! Come sta la salute?

Buongiorno. Sto bene, ecco il certificato, le porse il foglio.

Anselmo lo sfogliò rapidamente.

Bene, allora torni?

Sì, da oggi.

Si fermò, posò il foglio sul tavolo.

Benedetta, devo parlarle. Si sieda.

Benedetta si sedette, il cuore batté più forte.

Capisce, mentre era in malattia ho preso il suo posto una certa Cristina Mihailova, sua…parentela.

La sorella di mio marito. Lo so.

Esatto. Si è dimostrata molto brava, ha capito tutto al volo, i clienti sono contenti.

E cosa vuole?

Anselmo si appoggiò allo schienale, incrociò le braccia.

Benedetta, è una brava dipendente, ma a questa età, dopo una malattia forse dovrebbe pensare a una posizione più leggera.

Benedetta sentì un gelo dentro.

Mi licenzia?

No, solo una proposta di trasferimento. Un reparto meno gravoso.

E il mio posto lo prenderà Cristina?

Sì, in pratica.

Benedetta si alzò, le mani tremavano, i pugni si serrarono.

Lavoro qui da ventanni, venti! Nessun errore, nessuna lamentela! E ora, per colpa di una ragazza

Benedetta, non si arrabbi. È solo una questione di lavoro, niente di personale.

Niente di personale! la sua voce si incrinò. Mi sta rubando il mio posto!

Le propongo unalternativa! Può diventare assistente al reparto risorse umane. Stesso stipendio, meno carico.

Assistente alle risorse dopo ventanni da specialista principale.

Anselmo alzò le spalle.

Decida lei. Riflett

a.

Benedetta uscì dallufficio, trattenendo le lacrime. Raggiunse la contabilità. Cristina si girò sulla sedia, la vide, e il suo volto si illuminò di un sorriso dolce.

Benedettina! Ciao! Come stai? Ti sei rimessa?

Che fai qui? chiese fredda Benedetta.

Lavoro, il signor Anselmo mi ha promosso, ho accettato. Non è un problema per te?

Ovviamente che sì.

Il sorriso di Cristina si fece più duro.

Benedetta, non è così. È solo un lavoro.

La sento per la seconda volta in dieci minuti. Sembra che tu e il signor Anselmo abbiate provato il copione.

Cristina scrollò le spalle, tornò al computer.

Pensa come vuoi. Io sono qui legalmente.

Benedetta rimase in mezzo ai colleghi, sentendo gli sguardi di Marina, Sofia, Luca. Tutti distoglievano lo sguardo, imbarazzati.

E nessuno dirà niente? chiese al vuoto. Tutti sono daccordo?

Silenzio.

Benedetta si voltò e uscì. Scese in strada, si sedette su una panchina davanti al condominio, prese il telefono e chiamò Michele.

Benedè, comè? Sei tornata al lavoro?

Mi hanno retrocesso. Tua sorella ha preso il mio posto. Lo sapevi?

Pausa.

Benedè

Rispondi! Lo sapevi?

Cristina ha detto che il signor Anselmo è contento del suo operato

Non ti hanno detto che mi vogliono spostare?!

Non spostare! Solo unalternativa

Siete tutti in combutta! la voce di Benedetta tremava. Tu, tua sorella, il capo! Sono tutti contro di me!

Non è così! Benedè, calmati!

Appese. Guardò i passanti, le auto, la vita che scorreva. La sua vita non era più sua. Il lavoro era stato strappato, il marito tradito, anche la famiglia si era trasformata in nemica.

Ricordò come aveva incontrato Michele: entrambi trentanni, stanchi di solitudine. Lui ingegnere, lei ragionista. Si conobbero a una festa di un amico comune, parlarono, scambiarono numeri. Si innamorarono di una stabilità tranquilla. Si sposarono sei mesi dopo, affittarono un appartamento, poi comprarono. Vivevano in silenzio, senza figli per problemi di salute, ma Michele non la rimproverava.

Cristina era comparsa al matrimonio, la sorella più giovane di Michele, bella e sfrontata. Laveva salutato, guardandola con uno sguardo valutativo, e le aveva detto:

Eh, congratulazioni. Almeno qualcuno ti ha notato.

Benedetta rimase in silenzio, ma la frase le rimase impressa.

Tutti gli anni Cristina era rimasta ai margini, studente, lavoro qua e là. Michele la aiutava economicamente, Benedetta taceva.

Ora, quella famiglia si era morsa la sua vita.

Tornata a casa la sera, Michele la aspettava in cucina, cercava di preparare la cena.

Benedè, parliamone con calma

Non voglio parlare.

Per favore! Non volevo che finisse così!

E come volevi? Benedetta si girò verso di lui, i suoi occhi pieni di un dolore tale da farlo vacillare. Volevi che cedessi il mio posto a tua sorella? Che ti facesse piacere?

Pensavo fosse temporaneo! Finché eri malata!

Anselmo mi ha proposto di diventare assistente alle risorse. Assistente! Capisci? È unumiliazione!

Rifiuta! Dì che torni al tuo posto!

Il mio posto è già occupato da Cristina! Tua cara sorella!

Michele si sedette, si portò una mano al viso.

Benedè, parlerò con lei. Le chiederò di andare via.

Non serve. È già radicata. Anselmo è soddisfatto, i colleghi taccano. Io sono sola contro tutti.

Non sei sola! Io sono con te!

Tu? Benedetta rise amaramente. Tu, che sapevi e taci. Che hai lasciato che tua sorella prendesse il mio posto?

Non lho permessa! È stata sua scelta! Lho scoperta solo dopo!

E non mi hai detto niente. Due settimane di bugie.

Michele non rispose; non aveva argomenti.

Benedetta si ritirò in camera da letto, si sdraiò sul letto, fissò il soffitto. Dentro cera un vuoto gelido.

Il giorno dopo tornò in ufficio e accettò il trasferimento alle risorse umane.

Daccordo, formalizziamo. disse Anselmo.

Benedetta iniziò a gestire pratiche, compilare moduli, un lavoro monotono, lontano da ciò che conosceva. Cristina continuava a girare per lufficio come un pavone, in abiti nuovi, tacchi alti, chioma perfetta, salutando Benedetta con dolci parole:

Ciao, Benedettina! Come va?

Benedetta non rispondeva. I colleghi la guardavano con rammarico: Marina, Sofia, Luca.

Nessuno parlerà? chiese al vuoto.

Silenzio.

Allora, una sera, Benedetta chiamò la sua amica Luisa.

Luì, ho sentito parlare male al lavoro. È vero?

È vero. Ti hanno spostata.

Come?!

Che?

Benedetta le raccontò tutto. Luisa ascoltò, sgranò gli occhi.

È una truffa! È tua cognata!

E adesso?

Non arrenderti! Devi lottare!

Sono stanca di lottare, Luì. Voglio solo vivere tranquilla.

Non su un posto altrui. Incontriamoci domani al bar.

Il giorno dopo, al bar, Luisa era allegra, insegnante, vecchia amicaLuisa, con uno sguardo determinato, gli porse il biglietto da visita di una prestigiosa società di consulenza che cercava un esperto contabile, e Benedetta, per la prima volta da mesi, sentì una scintilla di speranza.

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Tornata dal congedo, ma in ufficio la sorella del marito ha preso il suo posto!