Alessia sta entrando nelledificio con le borse della spesa, mentre due vicine litigano per il posto auto.
Nina! Hai parcheggiato di nuovo sul mio posto! Ieri ti avevo chiesto di non occupare!
Claudia, che posto è questo? Non ci sono posti riservati! Parcheggio dove voglio!
Come? Qui vivo da trentanni, quel posto è sempre stato mio!
E allora? Non ti dà diritto di prenderlo!
Alessia sente il brusio, ma le donne le bloccano il corridoio, agitando le braccia.
Scusi, posso passare? chiede piano.
Le vicine si allontanano a malincuore, lanciandosi sguardi gelidi. Alessia si infiltra, spinge la porta con la spalla, le braccia tremano per il peso delle borse. Dovrebbe prendere il carrello, ma lo dimentica sempre finché non arriva a casa.
Sale al quarto piano a piedi; lascensore è fuori servizio, come al solito. Ferma davanti alla sua porta, sposta le borse in una mano, laltra afferra le chiavi nella tasca della giacca. Aprie la porta e rimane immobile.
Nel corridoio cè la sua valigia blu da viaggio, chiusa, manico alzato, come se fosse pronta a partire.
Vittorio? chiama Alessia entrando in casa. Sei a casa?
Sì, in cucina! risponde il marito.
Alessia depone le borse, toglie la giacca e si avvia verso la cucina. Vittorio è seduto al tavolo con una tazza di caffè, scorre qualcosa sul telefono.
Ciao, lo saluta senza alzare gli occhi.
Ciao. Vittorio, perché cè la valigia in corridoio?
Vittorio posa il telefono, la guarda.
Ascolta, Alessia, ti ricordi mia zia Zena di Brescia?
Alessia aggrotta la fronte, ricordando la zia, la sorella del padre di Vittorio, una donna anziana che ha visto solo in occasioni familiari.
Sì, più o meno.
È arrivata a Roma per un mese. Deve fare unoperazione e poi la riabilitazione. Lho invitata a stare da noi.
Alessia si siede lentamente.
Lhai invitata qui? Per un mese?
Sì. Che cè di male? È famiglia.
Ma noi abbiamo solo una monolocale. Dove potrà dormire?
Vittorio finisce il caffè e posa la tazza.
Ecco il problema: non cè spazio. Pensavo che potresti andare da unamica, tipo Lidia. Ha un bilocale libero. Zena può stare lì per il mese, poi tornerà a casa sua. Tu torni qui.
Alessia rimane senza parole.
Cosa?
Vai da Lidia. Lei vive sola, cè posto. Zena passerà la notte da noi, poi se ne va e torni.
Vuoi che lasci la nostra casa?
Non è un allontanamento, è temporaneo. Solo un mese!
Alessia gira per la cucina, la testa le gira. È assurdo: il marito la scaccia dalla propria casa per una zia lontana.
Questa è la mia casa, Vittorio. Non me ne andrò da nessuna parte.
Vittorio si increspa.
Non fare la caparbona. È soltanto un mese!
Un mese è tanto! Perché devo andarmene? Che non possa Zena prendere un appartamento o stare in un hotel?
Non ha soldi per lhotel! Non sei egoista, è famiglia!
Alessia alza la voce, la frustrazione monta.
Non sono egoista! Non capisco perché devo sacrificare il mio conforto!
Vittorio afferra i piedi della chiave sul tavolo.
Ho già sistemato tutto. Zena arriva stasera. Ho preparato la valigia, ho messo i soldi per il taxi. Vai da Lidia, ho già chiamato, è daccordo.
Hai chiamato Lidia senza dirmi?
Sì, per non perdere tempo. Basta drammi, prepara le cose.
Vittorio esce dalla cucina. Alessia resta immobile, il cuore che batte forte. Cammina verso il corridoio, Vittorio sta già indossando la giacca.
Vittorio, aspetta. Dobbiamo parlare.
Non cè nulla da dire. Deciso è deciso. Ecco la valigia, ecco i soldi per il taxi.
Le porge qualche banconota da cento euro. Alessia guarda i soldi, la valigia, il marito. È tutto reale? La stanno davvero cacciando di casa?
Non andrò via.
Verrai, è solo un mese. Non complicare.
E se non voglio?
Vittorio sospira, si strofina il viso.
Non sei una bambina, Alessia. Zena è anziana, ha bisogno di aiuto. Tu stai facendo i capricci!
Non sono capricci! Difendo il mio diritto di vivere nella mia casa!
Diritti, diritti pensa alla famiglia!
Alessia sente le lacrime salire, si gira per non farsi vedere.
Va bene, vado.
Prende la valigia, Vittorio la accompagna alla porta.
Bravo, ti telefono quando Zena se ne va.
Alessia esce sul pianerottolo, la porta si chiude dietro di lei. Le lacrime scivolano sul viso, bagnano il marciapiede.
Apre il cellulare e compone il numero di Lidia.
Lidia, davvero non ti dispiace?
Ma certo, Alessia! Vieni subito, cè spazio!
Chiama un taxi, scende in strada. Il veicolo arriva subito, sale sul sedile posteriore, indica lindirizzo di Lidia. Guarda fuori dal finestrino, le lacrime offuscano la vista.
Lidia la accoglie in porta, la stringe.
Che succede? Vittorio ti ha cacciata?
Mi ha mandato fuori.
Come?
Alessia le racconta tutto. Lidia scuote la testa.
È strano, alloggiare la moglie per una zia Come sta il vostro rapporto?
Era normale, ma ultimamente è distante, sempre al telefono, poco parlare.
Forse ha una
Unaltra?
Non lo so, ma è sospetto.
Alessia pensa al marito, al suo silenzio.
Il giorno dopo chiama Vittorio.
Come sta Zena?
È a casa, riposa. Vuole uscire più tardi.
Posso passare a prendere qualche cosa?
Vittorio tace.
No, lasciami. Non voglio disturbare.
Alessia sospira, racconta a Lidia. Lidia le suggerisce di tornare a casa quando il marito non è.
Alessia ha le chiavi. Aspetta il pomeriggio, quando Vittorio è al lavoro, sale al quarto piano, apre la porta. Lappartamento è silenzioso. Esamina la camera: il letto è fatto, sul comodino cè della medicina.
In cucina trova un biglietto. Lo legge:
«Vittorio, sono in ospedale per gli esami, torno di sera. Non ti preoccupare. Zena».
Sente un sollievo, pensa che non ci sia una amante. Ma il telefono sul tavolo squilla. È la madre di Vittorio, Galina, in videochiamata.
Alessia? Che fai a casa? Vittorio ha detto che sei partita.
Sono qui per prenderne qualcosa.
Zena? Come sta?
È andata in ospedale per gli esami, Vittorio ha detto che domani è loperazione.
Domani? Ma Vittorio ti aveva detto un mese!
Alessia resta senza parole. La madre di Vittorio le dice che lintervento è previsto per una settimana, non un mese. Vittorio ha mentito.
Ritorna nella stanza, guarda gli armadi, tutto al suo posto. Sul comodino cè un taccuino. Lo apre, legge la prima pagina scritta da Vittorio:
«Piano»
Segue la lista:
1. Convincere Alessia a partire.
Incontrare lagente immobiliare.
Mostrare lappartamento a potenziali acquirenti.
Stipulare i documenti.
Ottenere i soldi.
Trasferirsi da Svetlana.
Alessia fotografa la pagina, la ripone. Torna da Lidia, sconvolta.
Ti dicevo che cè qualcosa. Vuole vendere lappartamento!
Ma non è tuo?
È a suo nome, perché io ero in congedo maternità e non compariva sui documenti.
E adesso?
Alessia si siede, la testa tra le mani.
Il giorno dopo va a casa di Galina.
Galina, è vero che Vittorio vuole vendere?
Galina arrossisce.
Mi ha detto che vuole un appartamento più piccolo, che la vostra monolocale è troppo grande.
Vuole andare a vivere con unaltra?
Galina resta in silenzio, poi ammette: vuole andare da Svetlana.
Alessia mostra il taccuino a Galina, la donna legge, il volto si fa di pietra.
Non può essere, Vittorio non è così.
È scritto, e basta.
Galina promette di parlare con lui. Alessia rifiuta di aspettare. Chiama Vittorio.
Dobbiamo incontrarci.
Non posso, sono occupato.
Trova un momento, è importante.
Vittorio accetta di incontrarsi in un bar vicino a casa di Lidia. Si siedono, ordinano caffè.
Che cosa vuoi? domanda.
Alessia mostra il taccuino. Vittorio sbianca.
Da dove lhai preso?
Non importa, spiegami.
Vittorio resta in silenzio, poi parla.
Ho incontrato unaltra donna, Svetlana. Siamo insieme da sei mesi, la amo.
Le parole colpiscono Alessia come una sberla.
Sei stato con lei da sei mesi?
Sì. Scusa, non volevo tradirti.
E lappartamento?
È a mio nome, ho il diritto. Ti darò dei soldi, potrai affittare altrove o andare dai tuoi genitori.
Alessia si alza.
Fai pure, vendi lappartamento, vai da Svetlana. Hai perso me, per sempre.
Esce dal bar senza voltarsi.
Torna da Lidia, la amica la abbraccia, la consola.
Hai fatto bene a non accettare.
Non ho dove andare, Lidia. La casa è venduta, non mi dà soldi.
I tuoi genitori hanno un monolocale.
Non cè posto.
Allora resta qui, finché ti serve.
Alessia passa un mese da Lidia. Vittorio vende lappartamento e si trasferisce da Svetlana. Alessia chiede il divorzio, in tribunale ottiene poco perché limmobile è intestato al marito.
Trova lavoro, inizia a mettere da parte per un appartamento. Lidia la sostiene, la aiuta. Dopo sei mesi affitta una piccola stanza in un condominio popolare. Non è lussuosa, ma è sua.
Ricostruisce la vita: lavoro, uscite con amiche, yoga. Il dolore si attenua, resta solo una leggera nostalgia.
Un giorno riceve una chiamata da Galina.
Alessia, ciao. Come stai?
Bene, grazie.
Ti volevo dire che Vittorio ha rotto con Svetlana, lha lasciata quando i soldi sono finiti.
E?
Adesso vive in una stanza, si lamenta di stare solo. Ha chiesto di te, forse vuole tornare.
Non voglio più.
È il tuo diritto, è la tua vita.
Alessia chiude la chiamata, guarda fuori dalla finestra sulla città grigia, sulla gente che cammina. È difficile, ma è la sua vita, onesta, senza inganni né tradimenti. È più importante di qualsiasi appartamento o marito che non la rispettava.





