Rinuncia! Mi avevi promesso che ti saresti dimessa!

Rinuncia! Mi avevi giurato che avresti lasciato il lavoro!
Alessandro, sei impazzito? chiese Ginevra, riprendendosi. Chi rifiuta una posizione così? Hai idea di quanto paghi?
Ti sei già fatta prendere dal denaro, sbottò Alessandro con sprezzante disprezzo. O è il potere a farti girare la testa?

Il lettore non tollera le scene in cui leroina piange accanto a una tazza di tè ormai freddo. Eppure, la nostra protagonista non beve caffè; la scena in cui la incontriamo è dipinta con una profonda meditazione sopra una tazza di quel tè sfigurato. Si potrebbe sostituire il tè con una spremuta di arancia, un succo di melograno o anche del latte, ma il dramma dei suoi pensieri non si alleggerirà.

Ginevra era accomodata in una poltrona morbida, ma tuttaltro che a suo agio: era seduta sul bordo, la testa pesante china sul bicchiere di tè ormai freddo. I suoi pensieri erano gravosi, la situazione sembrava senza via duscita. Lunica cosa che la rassicurava era il fatto che suo figlio non vedeva nulla di tutto ciò. Un campo estivo sportivo, che lavrebbe tenuto lontano per un mese, gli era stato promesso da una struttura a Castel Gandolfo, che gli avrebbe restituito un sorriso felice.

Quel campo alleviava in parte il peso dei suoi ragionamenti, ma solo marginalmente. La vera causa del suo tormento era Alessandro, suo marito. Il verbo era rimaneva ambiguo: era ancora il marito o era soltanto un ricordo del passato? Ginevra si trovava a interrogarsi su un vero e proprio marito di Schrödinger.

Ricordo ancora lultima frase di Alessandro, pronunciata prima di sbattere la porta:
Basta! Non voglio più vederti! Mi hai rovinato la vita! Me ne vado!

Era chiaro che se ne era andato, ma non si sapeva se fosse stato per poco tempo o per sempre. Nessuna risposta venne data alle domande che avrebbero potuto chiarire la questione, perché le risposte non arrivarono mai.

Se fossimo tornati al punto di partenza, forse avremmo capito meglio. In realtà, la colpa fu del campo sportivo a cui Vittorio fu mandato. Ginevra pagò il campo con il suo premio di fine anno, non spendendo tutta la somma, ma Alessandro si lamentò del denaro speso senza di lui:
Per buttare via quaranta mila euro dal bilancio familiare non serve un genio, ma un po di ragionamento! Forse la nostra famiglia ha bisogni più urgenti?

Ginevra, scrollando le spalle, replicò:
Abbiamo i soldi! Se serve, compriamo!

Alessandro sbottò fuori dalla porta, urlando parole che ferirono il cuore di Ginevra e incrinò i quattordici anni di matrimonio. Il peggio fu che Ginevra non aveva fatto nulla di sbagliato, almeno a suo avviso. Per Alessandro, invece, lei era la peggior moglie.

Se mi amassi, non ti infilresti dove non devi! Staresti tranquilla, felice della vita! Invece tu vuoi sempre saltare più in alto!
Hai pensato a me? Ti penso solo a te! Se ti interessasse la nostra famiglia, saresti una casalinga modello!

Ginevra non capiva cosa avesse sbagliato. Lavorava, si prendeva cura di casa, educava Vittorio e non negava ad Alessandro affetto né amore. Fece la domanda in faccia e ricevette solo più urla, accuse e pretese.

Che? Perché? Per cosa? chiedeva, mentre il tè continuava a raffreddarsi. Se il risparmio è da tempo accumulato, perché ora? Che centra il campo?

***

Gli uffici commerciali che si trasformano in labirinti senza mappa sono un incubo per chiunque li visiti. Ma per i dipendenti, col tempo la topografia delledificio diventa familiare, e tutto ciò di cui hanno bisogno è a portata di mano.
Un vero alveare daffari! Fu in quel alveare che Ginevra e Alessandro si incontrarono. Entrambi erano agenti di vendita per agenzie che fornivano un elenco di potenziali clienti, senza alcuna formazione specifica, solo un telefono e una fredda base di contatti. Lavoravano a chiamate continue, offrendo prodotti o servizi. Allepoca del loro incontro avevano già dimostrato di valere abbastanza da essere inseriti nello staff, ma il carico di lavoro e lo stress li spingeva a fuggire in pausa pranzo. Fu in un piccolo parco, fuori dalledificio, che si scambiarono le prime parole.

Lavoravano in aziende diverse; se non fosse stato per quel parco, forse il destino non li avrebbe mai incrociati. Quando due persone condividono problemi, può nascere una sintonia quasi istantanea. Cera anche una lieve attrazione, e il loro matrimonio, seppur breve, sembrava inevitabile.

Decisero di non affrettare le cose con i figli. Ginevra possedeva un appartamento ereditato dalla nonna, ma desiderava che in quelle mura non regnasse solo lamore; ci voleva anche il lavoro. La giovinezza imponeva i suoi ritmi, e la giovane coppia voleva immergersi nelle loro emozioni, ma rimandavano i progetti, condividendo la sera successi e errori sul lavoro.

Quando il loro matrimonio toccò i tre anni, Ginevra annunciò:
Mi hanno proposto una promozione, e sono incinta.

Alessandro esultò:
Che meraviglia!

Cosa ti ha reso più felice? chiese Ginevra con un sorriso.
Il bambino, ovviamente! rispose Alessandro. La promozione non sparirà, ma il bambino bisogna farlo nascere!

Solo più tardi Ginevra capì che Alessandro aveva preferito promettere un figlio invece di una reale avanzata di carriera. Durante il congedo, tutta la responsabilità economica gravava su Alessandro, che doveva impegnarsi al massimo. Lo stipendio di un agente era costituito da un minimo garantito più una percentuale sulle vendite; più affari, più guadagno. Nonostante gli sforzi, la promozione non gli fu mai offerta. Quando Ginevra tornò dal congedo, le fu proposta la stessa promozione che aveva rifiutato per la gravidanza.

Da quel momento una leggera tensione si pose in casa. Ginevra la attribuì alla gelosia verso Vittorio, mentre Alessandro cominciò a ritardare il rientro. Entrambi ricevettero una promozione contemporaneamente: Alessandro divenne senior manager, Ginevra prese la direzione di un dipartimento. Alessandro era poco incline ai complimenti, ma generoso nei ringraziamenti; fu allora che iniziò a spingere Ginevra a dedicare più tempo alla casa e al figlio.

Presto sarò anchio capo dipartimento, diceva. Che ci fai ancora in questi uffici polverosi? È meglio che ti occupi di casa e del bambino, mentre io provvederò a tutto!

Alessandro, non posso lasciare il lavoro appena promosso, replicò Ginevra. Mi hanno affidato la direzione, non posso tradire chi conta su di me!
Allora il lavoro vale più della famiglia?

Quella domanda fu scomoda. Per Ginevra tutto era importante: riusciva a gestire casa, figlio e lavoro. Propose unalternativa:
Farò gli incarichi che mi hanno dato, poi chiuderò lattività e mi dimetterò.

Alessandro accettò, ignaro dei piani del management di Ginevra, che vedeva in quella scelta un modo per ottenere un ramo autonomo. Quando Ginevra gli porse lordine di dimissioni, fu sorpresa.

Non me lo avevano chiesto! esclamò. Il direttore è venuto alla fine della giornata, mi ha consegnato lordine, i fiori, le congratulazioni e io non ho potuto dire nulla!

Alessandro, deciso, rispose:
Rinuncia! Vieni al lavoro lunedì e dimettiti! Mi avevi promesso che ti saresti licenziata!

Alessandro, sei impazzito? balbettò Ginevra. Chi rinuncia a un posto così? Sai quanto paghi?

Potremmo ristrutturare, comprare una macchina, mandare Vittorio in una buona scuola!
Potremmo andare in vacanza! Non risparmiare per tre anni, ma comprare subito i biglietti!

Ti sei fatta prendere dal denaro, replicò lui con disprezzo. O il potere ti gira la testa?

Io penso prima alla famiglia! rispose Ginevra. Riesco a gestire lavoro, casa, figlio. Per te trovo sempre il tempo!

Alessandro smise di lamentarsi quando Ginevra comprò unauto, la consegnò a lui e le cose tornarono a un clima sereno. La ristrutturazione fu completata, Vittorio entrò in una buona scuola, e le vacanze si susseguirono due volte lanno.

Poi arrivò una nuova sfida.

Dobbiamo comprare una seconda auto, disse Ginevra. E mi ricordo ancora di guidare la prima.

Non ti basta più come autista?

Fino ad allora avevano lavorato nello stesso edificio.

Mi trasferiscono alla sede centrale, rispose Ginevra, è nel centro di Milano. Se mi porti lì, arriverò in ritardo per il traffico.

Alessandro sospirò, rassegnato:
Se devi andare, è davvero necessario?

Lultima volta labbiamo già fatto, commentò Ginevra. E ti consiglio di sfruttare le opportunità finché la dirigenza ti guarda.

Il campo sportivo di Castel Gandolfo, con i suoi quaranta mila euro, tornò a far parlare Alessandro. Ginevra, convinta che il campetto fosse utile a Vittorio, trasferì tranquillamente la somma. Non era nemmeno la metà del suo premio, ma per Alessandro fu la scintilla di un nuovo litigio.

Le riflessioni intorno al tè freddo cominciarono a prendere forma.

Invidia! fu lepifania. È solo invidia. Alessandro non è mai passato al livello più alto. Quarantamila euro sono più della metà del suo stipendio, ma per Ginevra è chiaro: la sua carriera è rimasta ferma per quindici anni.

Rimasi a rimuginare sul modo in cui Alessandro la aveva spinta a licenziarsi per diventare casalinga, impedendole di salire più in alto. Quando la rottura sembrava inevitabile, Alessandro cedette per una ragione ancora più dolorosa.

Il rumore di una chiave che girava nella serratura spezzò il silenzio; era solo Alessandro. Ginevra si lasciò cadere indietro sulla poltrona, assumendo una posa più rilassata.

Sono tornato, disse Alessandro entrando.
Per le tue cose? chiese Ginevra.

Lui la guardò con disprezzo:
Sono tornato a casa!

No! replicò Ginevra, con un sorriso amaro. Torni solo per le tue cose! Non voglio più vivere con te!

Scusa, sbottò lui, dirigendosi verso il divano.
Non ti perdono! ribatté Ginevra, più dura. Non devo più perdonarti! Hai già detto tutto!

Decisi, non ho più bisogno di un marito così! Non è colpa mia se non sei riuscito a conquistare nulla, né se guadagno più di te! Non sono responsabile di tutte le accuse che mi lanciavi! Dopo il lavoro riuscivo a occuparmi di casa, del bambino e di darti attenzione! E tu, tornato stanco, ti comportavi come al lavoro. È inutile parlare ancora. Prendi le tue cose e vattene!

Ti senti più importante adesso? urlò Alessandro. Tutti sanno quanto hai lottato per le promozioni! Anche io, la tua capo!

Il tè ormai era gelato, altrimenti leffetto sarebbe stato ancora più grande. Alessandro si asciugò il volto con la mano.

Mentre una nuova tazza di tè iniziava a scaldarsi, Ginevra realizzò che fin dal primo incontro Alessandro era mosso da un desiderio di competizione. Voleva superare la moglie in ogni aspetto, e più grande era la distanza, più il suo orgoglio lo danneggiava. Se davvero lamore fosse stato lì, forse un giorno ne avrebbe riflettuto su unaltra tazza, prima che il tè si raffreddasse di nuovo.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 + fifteen =

Rinuncia! Mi avevi promesso che ti saresti dimessa!