Giulia è seduta sul letto, le ginocchia raccolte, e ripete irritata:
Non ho bisogno di lui. Lo rifiuto. Voglio solo Andrea, ma lui ha detto che non vuole un bambino. Allora non lo voglio nemmeno io. Fate quello che volete con lui, a me non importa.
Tesoro, è una barbarie rinunciare al proprio figlio. Nemmeno gli animali lo fanno interviene la capo reparto.
Che importa degli animali! Svegliatemi subito, altrimenti vi faccio vedere cosa vuol dire urla furiosa la neomamma.
Sei una sciocca, figlia di Dio! sospira la capo.
Il suo vissuto le dice che la medicina è impotente in questo caso.
Una settimana fa la hanno trasferita dalla maternità al reparto pediatrico. È una giovane donna irascibile e scandalosa. Rifiuta categoricamente di allattare il bambino, per quanto la convincono. Accetta solo di estrarre il latte, ma non ha più scampo.
Alessandra, la dottoressa che cura il piccolo, tenta invano di ragionarci con lei. Giulia cade in interminabili crisi isteriche. Alessandra le spiega che è pericoloso per il neonato; la donna risponde che se è così scapperà. Alessandra, smarrita, chiama la capo reparto, che passa unora a cercare di convincere la madre irrazionale. Lei insiste che deve andare dal suo ragazzo, altrimenti lui la lascerà.
La capo non vuole arrendersi: dopo anni di lavoro ha visto molte madri così. Può tenere Giulia in ospedale ancora tre giorni, così può riflettere. Quando sente parlare dei tre giorni, esplode.
Siete impazzite? Andrea è già arrabbiato con me per questo dannato bambino, e ora voi mi buttate unulteriore colpo. Se non vado con lui al Sud, prenderà Caterina! piange, accusa tutti di non capire che Caterina aspetta solo di portare via il suo ragazzo. Il bambino le serve solo per sperare di sposarsi.
La capo, esausta, le somministra una dose di valeriana e si dirige verso la porta. Lordinanda, rimasta in silenzio, la segue.
Nel corridoio si ferma e chiede a bassa voce:
Crede davvero che il bambino possa stare bene con una madre così?
Piccola, risponde la capo, cosa possiamo fare? Altrimenti lo mandano al casa dei bimbi e poi allorfanotrofio. Le famiglie dei due sono rispettabili; forse potremmo parlare con i genitori? È il loro primo nipotino, e il ragazzo è bello. Trova i contatti dei genitori, devo parlare con loro.
Giulia scappa lo stesso giorno. La capo chiama i genitori, ma il giovane non vuole neanche parlare.
Due giorni dopo arriva il padre, un uomo brusco e scontroso. La capo cerca di trattare con lui, proponendo di vedere il bambino. Lui risponde che non gli interessa, che farà firmare alla figlia una dichiarazione di rinuncia e la consegnerà tramite il suo autista. La capo insiste che la figlia deve venire di persona, altrimenti non la dimetteranno. Luomo, spaventato dalle minacce burocratiche, decide di far intervenire la moglie.
Il giorno dopo arriva una donna piccola e pallida, si siede sul bordo della sedia e inizia a piangere, mormorando che è una tragedia. I genitori del bambino lhanno portato allestero; la famiglia è benestante e ha grandi progetti. La figlia piange giorno e notte, lancia parole dodio verso il neonato e dice che andrà a cercarlo allestero. Vorrebbe che Andrea si arrabbiasse, che il mondo crolli dalla sua rabbia.
La capo tenta di far vedere il piccolo alla donna, sperando di risvegliare un sentimento. La donna, piangendo, lo trova adorabile e dice che lo prenderebbe volentieri, ma suo marito lo vieta e la figlia si rifiuta. Sventola un fazzoletto nuovo e piange ancora più forte.
La capo sospira, ordina allinfermiere di somministrare altra valeriana, lamentandosi che le lamentele stanno esaurendo le scorte di calmanti.
Corre dal primario, gli racconta tutto e dichiara che intende tenere il bambino in reparto. Il primario, un tempo stimato pediatra, sorride vedendo il piccolo e chiede che cosa lo stiano nutrendo. È forte, una piccola bomba di energia, commenta, dandogli il soprannome di Ciambellino.
Il soggiorno di Ciambellino si protrae per mesi. La madre, Giulia, viene avvicinata più volte, la visita, gioca con lui, dice di mettere da parte dei soldi per un biglietto e di aver localizzato il suo ragazzo. Con il tempo sembra affezionarsi al piccolo, ma laffetto è ambiguo.
La nonna e la madre vengono anche loro, si divertono con il bambino, ma ogni volta che se ne vanno piangono e si scusano per la figlia, dicendo che ama il suo ragazzo in modo folle. La capo le corregge, dicendo che non è amore ma pura bramosia.
Il tutto procede in modo caotico: le visite non portano a una dichiarazione di rinuncia né a una restituzione del bambino. La capo decide di parlare seriamente con loro, dicendo che il piccolo è gravemente ammalato e che tutti sono preoccupati. Alessandra lo tiene in braccio, notando che ha perso peso, è debole, lo chiama pancake invece di ciambellino. Quando riprende a nutrirsi, torna a sorridere, divertendosi con i suoi braccialetti corallo che Alessandra gli mostra, tentando di morderli e scoppia in una risata.
Un giorno, Giulia scopre che il suo ragazzo si è sposato con unaltra. Va in preda alla furia, grida che tutto è stato tramato per separarli, odia il bambino, pensa che senza di lui sarebbe felice con Andrea. Decide di firmare la rinuncia, la porta al primario e la posa sul tavolo, poi se ne va.
Il primario chiama la capo, che ritorna furiosa:
È tutto! Ho firmato la dichiarazione. Il primario vuole mandarlo al casa dei bimbi. Che fare? Procediamo.
Alessandra, la giovane ordinanda, piange. La capo si siede, toglie gli occhiali e li pulisce lentamente, borbottando. Quando la sua voce si fa più intensa, tutti sanno che è nervosa. Il piccolo Ciambellino continua a giocherellare nel suo lettino. Uninfermiera entra, lo saluta, e lui, felice, emette un grido di gioia, muovendo bracci e gambe. Allimprovviso si ferma, fissa linfermiera, come se sentisse qualcosa di strano. Linfermiera, sconvolta, lo osserva, sente una strana sensazione nel cuore e le lacrime le scivolano sul viso.
Linfermiera racconta, tra i singhiozzi, che tutto è avvenuto nel momento in cui la madre ha firmato la rinuncia. La capo borbotta che non cè spazio per le chiacchiere inutili, che le falsità non servono a nulla. È solo superstizione, una coincidenza.
I bambini abbandonati sentono il rifiuto, anche se non sanno se siano gli angeli a sussurrargli notizie tristi. Cercano di svanire, di non disturbare, perché il mondo li tratta come pietre grigie da mettere via. Non importa se hanno fame o freddo, nessuno li cullerà, nessuno leggerà loro una fiaba. Il mondo è indifferente, ma i bambini saggi sanno che cè ancora del bene, anche se scarso. Devi credere, piccolo, attendi e spera.
Da quel giorno Ciambellino giace silenzioso nel lettino, non gioca più, non sorride più. Alessandra tenta di animarlo:
Ciambellino, vuoi che ti prenda in braccio? Guarda, ho dei collane di corallo, giochiamo!
Allunga le mani, sorride, ma lui la osserva senza muoversi. Alla fine, disperata, grida:
Lo tradiamo! Non è colpa sua se è nato in questa famiglia di bastardi! Lo odio!
Si siede sul divano, la testa tra le ginocchia, geme piano. La capo si alza, si avvicina, le posa una mano sulla spalla e dice:
Tesoro, non so più cosa fare. Mi dispiace per Ciambellino, non puoi immaginare quanto mi dispiaccia. Oh Signore, che lavoro!
Non starò a guardare, agirò.
Allora non stare lì a piangere, altrimenti inzuppi il tuo camice. Agire è quello che devi fare, ma non dirmi che vuoi adottarlo, perché non ti sarà permesso. Vivi in un dormitorio, non hai marito, due volte più solo. È un impulso emotivo. Quante volte ho avuto un Ciambellino in vita? Innumerevoli, perdonami. Troviamo dei genitori per lui, dei buoni genitori, e basta, smetti di piagnucolare.
Alessandra parte alla ricerca di una famiglia per Ciambellino, con passione tale da coinvolgere persino le colleghe del reparto. Alla fine trova Lara e Leonardo, una coppia trentenne senza figli, desiderosi da anni di avere un bambino. Lara è dolce, con un sorriso tenue, la voce melodiosa; Leonardo è robusto, quasi militare, e adora sua moglie. La loro casa è luminosa e accogliente. La capo li accoglie calorosamente.
Lara, sorpresa, esclama:
Scusi, è solo la mia eccitazione. Non si vede tutti i giorni un uomo così imponente poi, curiosa, chiede: Quanto pesava alla nascita?
Leonardo, imbarazzato, risponde:
Scusi, non ho i dati Lo chiederò alla madre.
Lara ride:
Lo tormenterà con le domande, vedrai.
La capo spiega che non servono per ladozione, solo per rassicurare. Lara apre la porta della stanza, entra e vede Ciambellino addormentato, con le manine piccole e un lagrino nel corno dellocchio.
Il bambino si sveglia, guarda Lara, fissa il suo volto, poi, con un piccolo gesto, afferra il suo pollice. Tutti ridono, commentando quanto sia vivace. Lara sorride, e il piccolo non lascia più andare il suo dito, mantenendo lo sguardo fisso su di lei.
La capo, con un leggero colpo di tosse, dice:
Concludiamo qui il primo incontro. Pensateci, parlate e decidete
Lara, senza voltarsi, risponde:
Non abbiamo bisogno di pensare, abbiamo già deciso.
La capo alza le sopracciglia, guarda Leonardo, che annuisce. Lara dice:
Lo prenderò con me, ti prego, non lasciarmi.
Il bambino, esitante, stringe ancora più forte il pollice. La stanza resta in silenzio. La capo, un po irritata, commenta:
Forse è solo il riflesso di presa, è molto sviluppato a questa età.
Lara, calma, risponde:
Ha paura che non tornerò.
Guarda Ciambellino e dice dolcemente:
Per favore, lasciami andare. Devo andare, ma tornerò, promesso. Devi fidarti di me.
Il piccolo ascolta la voce melodiosa, rilascia il dito e, con un sorriso timido, emette un piccolo squittio di gioia.
La capo conclude, ripulendo gli occhiali, mormorando che sono solo riflessi, mentre tutti osservano il nuovo legame che si sta formando.





