Un giorno, mio marito tornò da casa di sua madre, sospirò e propose di fare un test di paternità per nostra figlia di due anni: “Non per me, per mia madre.”
In un lontano pomeriggio, mio marito rientrò dalla visita a sua madre, tirò un sospirone e buttò lì lidea del test di paternità: “Non è per me, è per lei!”
Mezzo anno prima del nostro matrimonio, non faceva che ripetergli: «Non sposarla, non te lo meriti!» racconta Martina, trentanni, la voce che trema per la rabbia. «È troppo bella, ti farà le corna!» Allepoca ridevamo e scherzavamo sul fatto che Davide avrebbe dovuto sposare una sirena, così non ci sarebbero stati dubbi. Ma ora non ne abbiamo più voglia, di ridere. Per niente!
Martina non si considera una Venere. Una ragazza come tante della periferia di Milano, si cura come tutte. Snella, ordinata, veste con sobrietà, è sempre stata esigente nelle relazioni e ha saputo farsi rispettare. Perché sua suocera, la signora Beatrice, abbia deciso che Martina fosse una frivola infedele, rimane un mistero. Ma quella donna ha trasformato la vita della nuora in un incubo.
Sposati da quattro anni, hanno una bambina. Martina è in maternità, le sue giornate sono un susseguirsi infinito di pentole, pavimenti e pannolini. Le uniche persone con cui parla sono le altre mamme al parco giochi. Ma la suocera non molla. Sospetta che Martina la tradisca, la controlla come un investigatore di una soap opera di bassa lega.
Mi ha sempre spiata! sospira Martina, gli occhi lucidi. Telefonate, verifiche, apparizioni improvvise, voleva controllare ogni mio passo. Allinizio cercavo di prenderla con ironia, ne parlavo con Davide e ridevamo. Ma è estenuante! Ho perso la pazienza più volte, abbiamo litigato pesantemente. Lei si calmava per un po, ma poi ricominciava più agguerrita che mai.
Il primo scandalo scoppiò pochi mesi dopo il matrimonio. La signora Beatrice si presentò allimprovviso sul posto di lavoro di Martina. Senza preavviso, senza motivo. Voleva verificare: la nuora lavorava davvero lì? O mentiva a suo marito, fingendo di essere in ufficio mentre in realtà se la spassava con gli amanti?
Non so nemmeno come labbiano fatta entrare! ricorda Martina, la voce che trema dindignazione. Ledificio ha la sicurezza, i visitatori devono prenotare. Sono quasi svenuta quando la segretaria me lha presentata: «Hai una visita». Le ho chiesto: «Signora Beatrice, che ci fa qui?» E lei: «Sono venuta a vedere dove lavori.» E si guardava intorno! Lufficio è open space, tutti al computer, tutto in bella vista. Non oso immaginare cosa avrebbe fatto se avessi avuto uno studio privato!
Più tardi, la segretaria, Luisa, le confessò che la donna le aveva fatto mille domande. Da quanto Martina lavorava lì? Arrivava in ritardo? Con chi parlava? Cera qualcuno di speciale in ufficio? «Le ho detto che era sposata, che aveva un marito!», aggiunse, perplessa. Martina andò su tutte le furie. A casa, sfogò la rabbia con Davide: «Tua madre ha superato ogni limite! Parla con lei, non è normale! Non ha guardato sotto la scrivania in cerca di un amante, ma chissà se non lha fatto!»
Davide sembrò aver parlato seriamente con sua madre. Ci fu una tregua. La signora Beatrice chiamava solo la sera, chiedeva come andava, mandava torte fatte in casa. Martina iniziò a credere che la tempesta fosse passata. Si sbagliava.
Lepisodio successivo accadde quando Martina era incinta, ma ancora lavorava. Con un raffreddore, prese un giorno di malattia e dormiva a casa, con il telefono spento, quando sentì colpi violenti alla porta e il campanello che suonava senza sosta. «Mi sono alzata pensando a un incendio o a unemergenza! ricorda. Ho guardato dallo spioncino ed era mia suocera! Con una faccia da strega, che picchiava alla porta con il piede e premeva il campanello. Avevo paura ad aprire, ho chiamato Davide: «Vieni subito, non so cosa sta succedendo!» Lui arrivò in venti minuti. E lei rimase lì, ad aspettarmi tutto quel tempo!»
I due rimproverarono la signora Beatrice. Martina minacciò di chiamare la polizia e uno psichiatra se si fosse ripetuto. «Tienila lontana da me!» ordinò al marito. E, di nuovo, ci fu un po di pace.
Martina diede alla luce una bambina, ma la suocera non volle nemmeno guardare la nipotina. Più tardi, si capì perché. Non credeva fosse sua nipote. «Certo, io me ne vado in giro, come poteva la bambina essere di Davide?» ride amara Martina. La ragione? Nella famiglia di suo marito nascevano solo maschi. Una femmina, per la logica della signora Beatrice, era prova di tradimento. «Ho ignorato quella follia dice Martina. Non le parlo. Davide la va a trovare, una volta al mese, ma senza di noi. Forse è meglio così. Non le affiderei mai mia figlia.»
Ma il peggio doveva ancora venire. Fino a quando, una sera, Davide tornò da casa di sua madre, respirò profondamente, esitò e propose di fare il test di paternità. «Non per me, Martina, guarda che no! si difese, agitando le mani. Non ho dubbi. È per mia madre! Voglio che si calmi, una volta per tutte. È impazzita, e io devo ascoltare queste cose!»
Martina rise, un riso amaro. «Per tua madre? ripeté, la voce che tremava di rabbia. Tanto vale ammettere che ci credi anche tu! Sai che non smetterà mai. Facciamo tre test in cliniche diverse, e lei dirà che i medici sono corrotti e i risultati falsi! Non ballerò al suono del suo piffero, basta!»
Non costa nulla fare il test insistette Davide.
A che pro? Martina lo fissò, trattenendo le lacrime. Io so chi è il padre. E tu? Se hai bisogno del test, facciamolo. Ma prima chiediamo il divorzio. Non vivo con un uomo che non si fida di me!
Le sue parole rimasero sospese in aria come una condanna. La fiducia nella famiglia si era incrinata, tutto per colpa di una suocera le cui paranoie avvelenavano la loro vita. Martina si sente sullorlo del baratro e non sa come salvare la famiglia da questa follia.





