Da oggi non cucino più per tutti! Solo per me e per Annina. Ma perché? sbottò Enrico. Perché in questa famiglia, ho capito, ognuno pensa solo a sé stesso. Allora arrangiatevi!
Mamma, dovè la colazione? Sofia irruppe nella camera da letto senza bussare. Farò tardi a scuola!
Nina cercò di alzarsi, ma la testa le girava. Il termometro segnava trentotto e sette. La gola le bruciava, il petto le fischiava.
Sofia, sto male Prendi qualcosa dal frigo.
Non cè niente! Solo gli yogurt per la piccola! La figlia era sulla soglia, a braccia conserte. Pensi sempre e solo a lei!
Dalla cameretta si udì un pianto. Annina si era svegliata. Nina si costrinse a rialzarsi. Le gambe cedevano, le vedevano le stelle.
Nina, dovè la mia camicia? Enrico spuntò dal bagno. Quella a righe blu?
Dovrebbe essere nellarmadio
Non cè! Lhai stirata ieri?
Nina si appoggiò al muro. Il giorno prima aveva passato la giornata con la febbre, cercando di badare alla più piccola.
No, non ho fatto in tempo.
Diamine! Ho una riunione! Luomo sbatté la porta del bagno irritato.
Annina piangeva sempre più forte. Nina si trascinò nella cameretta, sollevò la bambina tra le braccia. Lei si aggrappò, singhiozzando.
Mamma! lurlo di Sofia dalla cucina. Non cè proprio niente! Nemmeno il pane!
Ci sono i soldi sul tavolo, comprati qualcosa per strada.
Non ho tempo di fermarmi! Ho un compito in classe! E poi, è compito tuo darci da mangiare!
Nina, in silenzio, raggiunse la cucina con Annina in braccio. Tirò fuori dal freezer delle polpette, mise una padella sul fuoco.
E cuoci anche gli spaghetti! ordinò Sofia, immersa nel telefono.
Mentre preparava la colazione, Enrico uscì dalla camera con una camicia stropicciata.
Ho dovuto mettere questa. Sembro un barbone. Grazie mille!
Nina tacque. Parlare le faceva male, e non aveva nemmeno la forza per spiegarsi.
Oggi è il compleanno di Beatrice annunciò Sofia, servendosi gli spaghetti. Dopo scuola vado da lei. Tornerò tardi.
Sofia, sto malissimo. Potresti restare a casa? Darmi una mano con tua sorella?
Ma certo, figurati! Aspetto questa festa da sei mesi! E poi, mica lho chiesta io una sorellina! Sono problemi vostri!
La figlia afferrò lo zaino e sbatté la porta.
Enrico finiva la colazione, scorrendo le notizie sul telefono.
Enrico, potresti tornare prima oggi? Sto davvero male.
Non posso. Dopo lavoro cè lhappy hour con i colleghi. Doveri, sai comè.
Ma sono ammalata
Be, prendi qualcosa. Paracetamolo, o roba simile. Non sei a letto, insomma. Arrangiati.
Le diede un bacio sulla tempia bollente e sudata e se ne andò.
Nina rimase sola con la figlia di tre anni. Annina chiedeva attenzioni, cibo, giochi. Nina faceva tutto in automatico, sentendo le forze abbandonarla.
A pranzo la febbre salì a trentanove. Nina riuscì a malapena a dar da mangiare alla bambina, la mise a dormire e crollò sul divano. La testa le martellava, il cuore batteva allimpazzata.
Il telefono vibrò. Un messaggio di Sofia: “Mamma, dammi i soldi per il regalo a Beatrice. Subito!”
Nina non rispose. Non aveva nemmeno la forza di prendere il telefono.
La sera, il primo a tornare fu Enrico. Alticcio, allegro, con un sacchetto del supermercato.
Ho preso birra e patatine! Stasera cè la partita! Si lasciò cadere sul divano, accendendo la TV.
Enrico, dai da mangiare ad Annina, per favore. Non riesco ad alzarmi.
Coshai, stai così male? finalmente guardò la moglie. Ma sei tutta arrossata!
Ho la febbre alta. Tutto il giorno
Be, chiama il dottore, se è grave. Dovè la piccola?
A letto. Si sveglierà tra poco.
Va bene, le darò da mangiare. Appena si sveglia.
La bambina si svegliò mezzora dopo. Piangeva, chiamava la mamma. Enrico si staccò a malincuore dalla TV, la prese in braccio.
Perché piangi? Vieni dal papà!
Ma lei voleva solo la mamma, e urlò ancora più forte. Enrico si perse.
Nina, vuole te!
Dalle un biscotto dalla credenza. E del succo.
Dove? Non trovo niente!
Dovette alzarsi. Il mondo le girò, riuscì a malapena ad aggrapparsi al muro. Nina prese i biscotti, versò il succo nel biberon. Annina si calmò un po.
Sofia tornò a mezzanotte. Nina era ancora sveglia la febbre non la lasciava dormire.
Perché non mi hai risposto? attaccò la figlia. Ho dovuto chiedere i soldi alla mamma di Beatrice! Che vergogna!
Sofia, ho avuto la febbre a quaranta tutto il giorno
E allora? Non potevi prendere il telefono? Due secondi!
Il mattino dopo, Nina si svegliò con Enrico che la scuoteva.
Nina, alzati! Devo andare a lavoro e la piccola strilla!
La febbre era calata, ma la debolezza restava. Nina si alzò, prese la bambina, iniziò a vestirla.
E la colazione? chiese il marito.
Falla tu. Io porto Annina allasilo.
Io? Ma non so fare niente! E non ho tempo!
Imparerai.
Qualcosa nel suo tono zittì Enrico. Borbottò qualcosa e andò in cucina.
Quando Nina tornò dallasilo, la casa era un disastro. Piatti sporchi, vestiti sparsi, il letto sfatto. Di solito si metteva subito a pulire. Ma non quel giorno.
Fece una doccia, bevve un tè e si rimise a letto.
La sera, la famiglia si ritrovò a tavola. O meglio, davanti a un tavolo vuoto.
Mamma, cosa cè per cena? chiese Sofia.
Non lo so. Quel che cucini tu, quello mangeremo.
Cioè? la figlia sgranò gli occhi.
Esattamente quello che hai capito. Da oggi non cucino più per tutti. Solo per me e Annina.
Ma perché? si infuriò Enrico.
Perché in questa famiglia, ho capito, ognuno pensa solo a sé stesso. Quindi arrangiatevi!
Nina, ma che ti prende? il marito provò ad abbracciarla, ma lei si scostò.
Sono stanca di fare la serva! Ieri avete dimostrato che per voi sono solo personale di servizio. Gratuito.
Mamma, io ho chiesto scusa! mentì Sofia.
No, non lhai fatto. E neanche tuo padre. Nessuno mi ha chiesto come stavo.
Va bene, scusa! borbottò la figlia. E adesso, moriamo di fame?
Il frigo è pieno. Le mani le avete. Cucinate.
La prima settimana fu un inferno. Sofia faceva scenate,






