“Sembra che tu abbia dimenticato che questo appartamento è mio comprato prima del matrimonio!” dissi con freddezza quando sentii mio marito dare ordini con sicurezza sulla mia casa.
Elisabetta posò la tazza di caffè sul davanzale e fissò pensierosa la finestra. Aveva risparmiato per quellappartamento per dieci anni, lavorando due lavori. Ogni euro messo da parte, privandosi di tutto. E ora
“Elisa, ho deciso di spostare un po i mobili,” arrivò la voce della suocera dal salotto. “Quel divano è chiaramente nel posto sbagliato.”
Elisabetta sospirò. Maria Teresa era arrivata senza avvisare, come sempre, aprendo la porta con la sua chiave. Che, tra laltro, si era fatta fare da sola “per ogni evenienza”.
“Non cè bisogno di spostare nulla,” Elisabetta entrò nel salotto. “Io sto bene così.”
“Come puoi stare bene?” la suocera alzò le mani. “Qui tutto è sbagliato secondo il feng shui! Ho visto un programma ieri”
“Maria Teresa, sono davvero contraria a cambiare.”
“Luca!” la suocera alzò la voce vedendo il figlio entrare. “Dì a tua moglie che in famiglia bisogna ascoltare i consigli degli anziani.”
Luca esitò, guardando dalla madre alla moglie.
“Mamma, magari non ora?”
“E quando allora? Tuo padre ed io non siamo più giovani. Presto avremo bisogno di qualcuno che si occupi di noi. E voi avete così tanto spazio qui”
Elisabetta serrò i denti. Eccolo. Quello che aveva temuto fin dallinizio del matrimonio. Maria Teresa stava saggiando il terreno per trasferirsi.
“Voi avete un bellappartamento di tre stanze,” ricordò Elisabetta.
“Bello dici!” la suocera fece un gesto di fastidio. “Quinto piano senza ascensore. Alla nostra età è già difficile. E voi siete al secondo, con i negozi vicini”
“Mamma, ne parliamo più tardi,” provò a intervenire Luca.
“Di cosa cè da parlare? Credevo fossimo una famiglia. E in famiglia si sta uniti. Tua sorella ha preso i genitori subito”
“La casa di Giulia lha comprata suo marito,” Elisabetta non trattenne la rabbia. “Questo appartamento lho guadagnato io. Prima del matrimonio.”
“Ecco, ricominciamo!” la suocera alzò di nuovo le mani. “Mio, tuo In famiglia tutto devessere condiviso!”
“Elisabetta ha ragione,” Luca disse con inaspettata fermezza. “Questo è il suo appartamento.”
“Figlio mio, cosa dici?” Maria Teresa si strase il cuore con teatralità. “Ho speso tutta la mia vita per te E tu”
“Mamma, per favore, non ora,” Luca la prese per il braccio. “Vieni, ti accompagno giù.”
Quando la porta si chiuse dietro la suocera, Elisabetta si lasciò cadere su una poltrona. Tre anni di matrimonio, e quelle discussioni non finivano mai. Prima erano stati accenni, poi consigli su ristrutturazioni, e ora era tutto esplicito
“Scusami per mia madre,” Luca si sedette accanto a lei. “Sai che si preoccupa per noi.”
“Per noi?” Elisabetta sorrise senza gioia. “Vuole solo controllare ogni nostro passo.”
“Dai, non esagerare”
“Luca, entra senza avvisare, sposta le cose, critica tutto, dai tendini alla mia cucina. E ora vuole pure trasferirsi qui!”
“I genitori non sono più giovani,” sospirò Luca. “Forse dovremmo pensarci? Sono pur sempre i miei genitori”
Elisabetta balzò in piedi come punto.
“Cosa intendi con pensarci? Stai davvero suggerendo di farli vivere qui?”
“Be, non subito, certo Ma in futuro”
“Luca, questo appartamento è lunica cosa che ho guadagnato da sola. Dieci anni di risparmi, capisci? È il mio spazio, il mio”
“Ora nostro,” corresse dolcemente Luca. “Siamo una famiglia.”
Elisabetta tacque, sgomenta. Un pensiero le attraversò la mente: “Anche tu? Già consideri il mio appartamento tuo?”
“A proposito,” continuò Luca come se nulla fosse, “visto che parliamo dellappartamento Ho consultato un agente immobiliare.”
“Quale agente?” Elisabetta si irrigidì.
“Mamma mi ha consigliato un suo conoscente. Un esperto molto competente. Dice che se vendiamo il tuo appartamento”
“Cosa?!” Elisabetta si girò di scatto. “Vendere il MIO appartamento?”
“Nostro,” corresse Luca. “Se vendiamo il nostro e quello dei miei genitori, potremmo comprare una casetta fuori città. Ci sarebbe spazio per tutti, e laria è più pulita”
Elisabetta fissò il marito, incredula. Avevano già pianificato tutto con sua madre? Alle sue spalle?
“Luca, capisci cosa stai dicendo?” La voce di Elisabetta tremò. “Quale casa? Quale vendita?”
“Amore, ma è logico,” Luca usò lo stesso tono pacato che usava con la madre. “Perché tenere un appartamento in città quando potremmo”
Il campanello suonò. Sulla soglia cera un uomo in giacca e cravatta.
“Buonasera. Sono dellagenzia immobiliare. Avevo un appuntamento con Luca De Santis”
“Entri,” Elisabetta spalancò la porta. “Proprio in tempo.”
Luca impallidì.
“Elisa, aspetta”
“No, caro, aspetta tu,” Elisabetta si rivolse allagente. “Sa che questo appartamento è di mia esclusiva proprietà? Acquistato prima del matrimonio?”
Lagente guardò Luca, confuso.
“Ma suo marito ha detto”
“Mio marito dice molte cose,” Elisabetta tirò fuori una cartella di documenti. “Ecco, guardi. Latto di proprietà. E la data del matrimonio. Vede la differenza?”
“Capisco,” lagente aggrottò le sopracciglia. “In tal caso, la vendita è impossibile senza il suo consenso.”
“Esatto. E io non lo darò.”
“Elisabetta, avevamo un accordo!” intervenne la suocera.
“No, voi avevate un accordo. Alle mie spalle.”
Lagente si scusò, promettendo di restituire la caparra. Elisabetta mise metodicamente le cose di Luca in una valigia.
“Non puoi farci questo,” singhiozzò la suocera. “Siamo famiglia!”
“Lo eravamo,” chiuse la valigia. “Finché avete deciso di dirigere la mia vita.”
Luca afferrò la mano della moglie.
“Elisa, parliamone!”
“Di cosa? Del fatto che volevi vendere il mio appartamento? O del prestito che hai già chiesto?”
“Volevo il meglio”
“Per chi?” Elisabetta si liberò la mano. “Per tua madre? Per te? Di certo non per me.”
In quel momento, il telefono di Elisabetta vibrò. Un messaggio della banca: lappartamento era stato ipotecato per un prestito. Doveva confermare la richiesta e portare i documenti originali. Il buio le annebbiò la vista.
“Che cosè questo?” mostrò il telefono al marito. “Quando hai fatto in tempo?”
Luca distolse lo sguardo.
“Era per lanticipo della casa Pensavo che avremmo trovato un accordo”
“Un accordo?” Elisabetta rise. “Hai falsificato la mia firma?”
“Dovevano avere lanticipo subito,” intervenne la suocera. “E tu complici sempre tutto”






