15 aprile 2022 Caro diario,
Sono Luca, un ragazzo di Napoli, e ti racconto come la vita di Maria, la mia amica di infanzia, è cambiata quando è scappata dal marito e si è rifugiata nel piccolo borgo di Chiaviche, ai piedi degli Appennini.
Maria scese dal pullman con una bimba in braccio, una piccola Ginevra dai riccioli neri, e si fermò davanti al cartello che indicava la strada per Chiaviche. “Chiaviche”, recitava la placca di legno, il nome del villaggio.
Maria! chiamò a gran voce la nonna Rosetta, avvolta in un foulard bianco, gli occhi colmi di lacrime. Fammi entrare Ginevra, ti prego!
Gli abitanti del paese, curiosi, osservavano la donna sconosciuta con il suo bimbo, ma la nonna Rosetta, insieme a Maria, portarono subito la borsa e la valigia senza voltarsi indietro. Quando arrivarono alla casetta di pietra, la nonna chiuse il portone e corse dentro.
Mamma! urlò Ginevra, tutta in lacrime, stringendo il collo della madre.
Maria singhiozzava senza sosta.
Sono fuggita dal marito, nonna! spiegò, la voce rotta. Mi ha insultata, mi ha minacciata, mi ha detto che mi toglierà la bambina. Non riesco più a respirare qui, non posso più sorridere.
La vecchia Rosetta, con un sopracciglio aggrottato, commentò:
Solo tre anni di matrimonio e già una crisi, che tempi moderni!
Maria smise di piangere, sollevò lo sguardo e guardò la nonna.
Nonna Se non riesci a capire la mia scelta, me ne andrò, lo giuro. Ho lasciato la madre perché non mi capiva, mi rimproverava, mi diceva di sopportare il marito cattivo. Ma come posso stare viva se mi schiacciano?
Rosetta rimase silenziosa, poi la abbracciò e le accarezzò i capelli:
Restiamo, tesoro. Non ti chiederò altro. Finché sei qui, non sei sola. Questa casa sarà tua, piccola mia, la tua dimora.
***
Maria, di origine urbana, aveva dimenticato la sua città. Il villaggio cominciò a spargere voci: si diceva che Maria fosse sposata con un bandito (come se avesse confessato qualcosa). Era per questo che fuggì con la valigia e la piccola Ginevra, cercando rifugio. Maria trovò un lavoro come postino e, col suo carattere gentile, conquistò tutti gli abitanti.
Qui da noi, la gente è accogliente e pronta ad aiutare. le diceva sempre la signora De Luca, la padrona di casa.
Un pomeriggio, mentre raccoglieva i frutti di bosco, Maria mostrò a Ginevra le more e i lamponi:
Non aver paura, piccola. Puoi prenderli e mangiarli. Questa è una mora rossa, quella è una mora nera…
Intanto, un cane dal manto nero e le macchie bianche, chiamato Briciola, uscì da sotto il cespuglio, alzò l’orecchio e abbaì verso loro.
Che bel cucciolo, sorrise Maria.
A un tratto il cancello si aprì e apparve Pasquale, un ragazzino riccio, accompagnato dal nonno, l’anziano signor Gallo.
Buongiorno, salutò Pasquale.
Maria lo invitò a entrare:
Vieni, Pasquale, qui ci sono le fragole. Ginevra vuole giocare con te.
Il nonno Gallo, accovacciandosi, commentò:
Non sapevo aveste una bimba. Il mio Pasquale è solo, gira per il cortile. Fortunatamente abbiamo anche Briciola.
Maria rise:
Anche noi siamo un po’ annoiati. Vieni a trovarci, Pasquale!
Pasquale saltò il cancelletto, seguito da Briciola. I due bambini si legarono subito in amicizia e le loro risate riempirono il villaggio fino al tramonto.
***
Il padre di Pasquale, Giovanni, arrivava nei weekend in una vecchia Fiat 500. Lo osservava Maria con ammirazione: i fiori che portava, i piccoli regali, i viaggi al fiume con la sua Fiat. La nonna Rosetta lo approvava:
Che ragazzo buono, è rimasto orfano da sua moglie, ha preso il nipote e lo alleva. Lavora, non beve, vive onesto.
Maria, tuttavia, era spaventata dal suo ex marito. Temeva che lo trovasse, perché legalmente era ancora suo sposo. Confidò il suo timore a Giovanni.
Aspetterò, disse Giovanni, e quando arriverà il momento ti riporterò in città.
Il tempo passò. La nonna Rosetta si indebolì e Maria la curava con una cucchiata di zuppa calda ogni mattina. Ginevra iniziò la scuola. Non ci furono più notizie dal marito, e Maria trovò un po’ di pace nella nuova routine. Pasquale, però, iniziò a saltare la scuola, e il nonno Gallo si ammalò, così la famiglia dovette occuparsi di lui.
Giovanni cominciò a venire meno: una volta al mese, stanco, si lamentava:
Luca, capisco che il mutuo mi assorbe tutto lo stipendio, non ho nemmeno i pantaloni da comprare al figlio.
Maria rispose:
Ti capisco, Gianni, ma prenditi cura di te, mangia bene, vestiti adeguatamente. Qui ce la faremo.
Le parole di Maria lo rincuoravano e lo facevano partire più leggero.
***
Un giorno, Ginevra si avvicinò irritata:
Mamma, aiutami!
Maria, agitata, corse verso il pollaio:
Che è successo, Ginevra? Ho appena lasciato il lavoro e già questi problemi!
Ginevra sbuffò:
Non chiudere il pollaio! Non ho tempo per le lezioni, sono stanca!
Nel frattempo, il recinto era rotto, il giardino in disordine, e la recinzione crollata. Maria si arrampicò sul recinto per sistemarlo, ma Pasquale la fermò:
Mamma, devo parlarti.
Un ragazzo più grande, Michele, si avvicinò, rideva e guardò la porta:
Che cosa è successo qui?
Maria, sconfitta, spiegò:
È colpa di Briciola, ha rovinato il pollaio.
Michele rise:
Il nostro cane non ha mai toccato le galline!
Il giovane, confuso, guardò Pasquale:
Sei passato di qui?
Pasquale, imbarazzato, rispose:
No, è stato il cucciolo!
Maria, disperata, si rese conto che il piccolo Pasquale era ormai un adolescente indifferente.
***
La madre di Maria, Teresa, era distante al telefono:
Maria, cosa vuoi? Sono occupata.
Maria:
Cosa facciamo adesso? La tua famiglia è così diversa.
Teresa:
Non sei più la mia figlia, dimentica la madre.
Maria piangeva, ma alla fine, prese coraggio, salì sul pullman e tornò a Napoli per fare una sorpresa a Giovanni. Bussò alla porta di un appartamento signor Gori; una giovane donna aprì:
Buongiorno, siamo i Gori.
Maria, confusa, chiese:
Chi è il signor Gori?
La donna rise:
È la moglie di Giovanni.
Giovanni, arrivato al villaggio, trovò Maria seduta sul tappeto.
Che fai qui? chiese.
Vivo con te, non posso più scappare.
Giovanni, furioso,:
Basta, me ne vado.
Ma Maria, determinata, chiuse la porta:
Non tornerò più indietro.
***
Col tempo, i rapporti con i vicini peggiorarono. Il vecchio signor Gallo, ormai sordo, litigava con Maria, mentre la signora Zaccaria, una anziana vicina, portava i suoi nipotini a giocare nei campi di fragole, facendo cadere ogni pianta.
Ginevra, ormai adolescente, iniziò a lamentarsi:
Mamma, ho mal di testa, non riesco a mangiare.
Maria le consigliò di andare dal medico, ma Ginevra affermò:
Sono incinta.
Maria, sconvolta, corse allambulatorio con sua figlia. Il dottore confermò: era davvero incinta. Pasquale, il ragazzo del villaggio, fu indicato come padre. Lì scoppiò un dibattito:
È colpa di Pasquale?
Ginevra scoprì che Pasquale era il padre, e la notizia si diffuse come fuoco.
Maria bussò al cancello dei Gori, ma nessuno rispose. Solo la nonna Zaccaria sbuffò dalla finestra. Maria tornò al suo cortile, attraversò il buco nel recinto e chiamò Pasquale:
Pasquale!
Pasquale, con un amico, rise:
Maria, sei davvero un po’ pazza, ma ti ascoltiamo.
Un vecchio del villaggio, il signor Tolio, intervenne:
Non fatevi ingannare, noi, i Gurian, siamo onesti!
La situazione degenerò in un caos di insulti e gesti. Alla fine, Pasquale si allontanò, mentre Maria, con occhi pieni di lacrime, disse:
Non distruggere la vita di Ginevra. Se la ami, sostienila.
***
Il giorno dopo, Maria tornò dal viaggio non sola: con sé c’era un uomo alto, vestito di lino, che si presentò come Leonardo. Ginevra, colpita, lo osservò:
È tuo padre?
Leonardo rispose:
Non è così semplice.
Il villaggio di Chiaviche discusse animato su chi fosse il bandito che aveva portato il cane Briciola. Alcuni dissero che era stato Leonardo, altri che era un semplice viaggiatore. Il cane fu ferito, perse un orecchio e si rifugiò nella cuccia, tremando.
Nel frattempo, Pasquale, ormai adulto, uscì da una vecchia Fiat e mostrò a tutti la sua promessa di sposare Ginevra, ora incinta. Il padre di Leonardo, il signor Antonio, osservò la scena e disse:
Non vuoi più parlare di me?
Leonardo rispose:
Non è quello che pensi.
Il villaggio continuò a spargere pettegolezzi, ma alla fine, la recinzione fu ricostruita, più alta e robusta, e la vita riprese il suo ritmo.
Io, Luca, ho osservato tutto questo dal mio angolo di tavola, pensando a quanto la forza di una madre possa superare le tradizioni più radicate. Alla fine, ho capito che la vera sicurezza non è data dal luogo in cui vivi, ma dalla capacità di rialzarti quando il mondo ti spinge a terra.
**Lezione personale:** la dignità si costruisce con il coraggio di scegliere il proprio cammino, anche quando tutti ti dicono di restare al suo posto.






