Mia nuora ha dimenticato il suo telefono a casa. Ha iniziato a squillare e sullo schermo è apparsa una foto di mio marito, scomparso cinque anni fa.

Ho lasciato il cellulare di Giulia in casa mia. Il telefono inizia a vibrare e sullo schermo compare una foto di Alessandro, mio marito, morto da cinque anni. Con le mani tremanti apro il messaggio e leggo le parole che mi serrano il cuore; tutta la mia vita di matrimonio e di famiglia si riaccende in una luce che non avrei mai immaginato.

Il sole del mattino filtra attraverso le tende di pizzo della cucina della mia cascina, dipingendo delicate ombre sul tavolo di quercia consumato dove ho fatto colazione con Alessandro da quarantasette anni. Sono passati cinque anni dal suo funerale, ma ancora metto due tazze di caffè sul tavolo prima di ricordarmi. Dicono che le vecchie abitudini muoiono a fatica. A settanta anni ho capito che il lutto non scompare; diventa semplicemente mobilio nelle stanze del cuore.

Sto lavando quelle due tazze, le mani immerse in acqua calda e sapone, quando sento un ronzio. Allinizio penso sia unape intrappolata. Qui, nella campagna toscana, a fine settembre capitano a volte insetti confusi alla ricerca di calore prima dellinverno. Ma il suono ritorna, persistente, meccanico: il cellulare vibra contro la credenza di legno vicino allingresso.

Pronto? chiamo, asciugandomi le mani sul grembiule. Qualcuno ha dimenticato qualcosa?

Giulia, la nuora, è uscita venti minuti fa dopo la consueta visita del martedì mattina. Viene ogni settimana come un orologio, apparentemente per controllare il mio stato, ma io sospetto che voglia più mantenere le apparenze che davvero preoccuparsi. Giulia è sempre impeccabile, con le liste della spesa colorate e i capelli sempre in ordine.

Il cellulare vibra di nuovo.

Mi avvicino alla credenza, le ginocchia protestano leggermente. Il dispositivo è poggiato, schermo illuminato. Il respiro si blocca in gola.

Il volto di Alessandro sorride sullo schermo.

Non è una foto dei nostri album. È diversa: Alessandro con una camicia viola che non ho mai visto, in un luogo che non riconosco, il sorriso più ampio di quanto lavessi visto negli ultimi anni della sua vita. Limmagine è allegata a un messaggio in arrivo.

La mano trema quando prendo il telefono.

Non avrei dovuto guardare. Lo so, anche se le dita lo stringono già. Il rispetto per la privacy è sempre stato sacro. Ma quel volto è quello di mio marito, morto, più giovane, più felice, più vivo di quanto labbia sembrato negli ultimi mesi.

Il messaggio appare sotto la foto.

Martedì ancora, alla stessa ora. Conto i minuti finché non ti avrò tra le braccia.

Il tavolo sembra oscillare. Afferro il bordo della credenza, laltra mano ancora stringe il cellulare di Giulia. Le parole nuotano davanti ai miei occhi, senza senso.

Martedì di nuovo. Stessa ora. Conto i minuti. Il messaggio non è vecchio: lorario segna le 9:47, pochi istanti fa. Qualcuno sta scrivendo a Giulia, usando la foto di Alessandro. Qualcuno che la incontra il martedì.

La mente corre tra le possibilità, sempre più inquietanti. Uno scherzo? Una vile burla? Ma chi farebbe una cosa del genere? E perché la foto di Alessandro?

Dovrei posare il telefono. Dovrei chiamare Giulia, dirle che lha dimenticato, farla tornare a prenderlo.

Invece sblocco lo schermo.

Giulia non è mai stata attenta alla sicurezza. Lho vista inserire il codice mille volte: il compleanno del figlio, il giorno speciale di Matteo. Quattro cifre: 0712, 7 dicembre.

Il telefono si apre senza resistenza.

Scorro i messaggi con le dita tremanti. Il contatto è salvato semplicemente come T, una sola lettera. Ma la conversazione risale a mesi, forse anni. Scorro verso lalto, le date sfilano.

Non vedo lora di vederti domani. Indossa quel vestito viola che adoro.

Grazie per la scorsa notte. Mi fai sentire di nuovo viva.

Il tuo marito non sospetta nulla. Siamo al sicuro.

Il tuo marito.

Mio figlio, Luca, marito di Giulia da quindici anni, padre di Matteo. Il ragazzo che aveva aiutato Alessandro a ricostruire il fienile quando aveva diciannove anni.

Mi siedo sulla sedia accanto alla porta, il regalo di matrimonio di Alessandro, una scultura di rovere intagliata a mano, che aveva impiegato tre mesi a perfezionare. Il telefono è caldo nelle mani, brucia di segreti che non avrei voluto conoscere.

I messaggi più vecchi sono diversi, più cauti.

Stesso posto di sempre. La fattoria è perfetta. Lei non sospetta. Assicurati che la vecchia non ci veda. È più sveglia di quanto sembri.

La vecchia.

Io.

Si incontravano qui, proprio sotto il mio naso.

Scorro ancora, il cuore batte forte contro le costole. Poi trovo un messaggio che fa fermare il mondo.

Ho ancora alcuni dei suoi vestiti al rifugio. Li devo eliminare o li vuoi tenere come ricordo?

I vestiti.

I vestiti di Alessandro.

La risposta di Giulia, tre mesi dopo il funerale di Alessandro:

Tienili. Mi piace dormire nelle sue camicie. Hanno il suo odore. Come noi. Come quei pomeriggi in cui Marta pensava che fosse dalla casa del fratello.

Il telefono scivola dalle mie dita, cade a terra con un tonfo.

No. Non può essere vero. Alessandro e Giuliamio marito e la mia nuora. È impossibile, scandaloso, una violazione di tutto ciò che ho creduto della mia vita, del mio matrimonio, della mia famiglia. Ma la prova brilla sullo schermo, inconfutabile.

Da quanto? Quando è iniziato? Quei pomeriggi del martedì, quando Alessandro diceva di andare a trovare il fratello Giorgio a Bolognaera davvero con Giulia? E Giorgio era morto da due anni, portando con sé ogni possibilità di verifica.

Riapro il cellulare, forzo la lettura di altri messaggi.

Ci sono foto, decine, nascoste in una cartella separata che ho scoperto per caso. Alessandro e Giulia insieme, il braccio di Alessandro sulla vita di Giulia, la cascina sullo sfondo di varie scatti. Il mio portico, il mio giardino, la mia finestra della camera.

Sono stati qui insieme. In casa mia.

Una foto li mostra al fienile, Giulia con una delle vecchie camicie di flanella di Alessandro, ridendo di qualcosa che non vedo. La data è luglio 2019cinque mesi prima dellinfarto di Alessandro. Cinque mesi prima che io lo stringessi per lultima volta, sussurrandogli che lo amavo, che tutto sarebbe andato bene.

Lui ha pensato a lei in quegli ultimi momenti? I suoi ultimi pensieri erano su Giulia invece che su di me?

Un nuovo messaggio appare, mi fa sobbalzare.

Ti sei dimenticata il telefono? Luca ha appena chiamato chiedendo se ti fossi vista. Gli ho detto che probabilmente stavi facendo la spesa. Ritorna subito prima che sospetti qualcosa.

T ancora. Il misterioso mittente usa la foto di Alessandro. Ma Alessandro è morto.

Quindi chi è T?

Il mio pensiero corre tra le ipotesi, mentre il cuore si spezza in pezzi sempre più piccoli. Qualcuno sta continuando la storia damore di Alessandro e Giulia. Qualcuno conosce i loro segreti. Qualcuno ha avuto accesso alle foto, ai vestiti, ai segreti di Alessandro.

Sento unauto entrare nel vialettoil SUV argento di Giulia, ritorna per il cellulare dimenticato. Ho forse trenta secondi per decidere: affrontarla ora con solo lo shock e il dolore come armi, o restare in silenzio, approfondire, capire lintera portata del tradimento prima di rivelare le mie carte.

Il campanello suona.

Guardo il telefono, poi la porta, poi di nuovo il telefono. Sullo schermo un altro messaggio appare.

Ti amo. Ci vediamo stasera. Stessa baita. Porterò il vino.

La baita. Altri bugie, altri tradimenti, altri segreti.

Prendo una decisione.

Arrivo! grido, la voce sorprendentemente ferma. Metto il cellulare di Giulia nel taschino del grembiule, afferro un canovaccio e apro la porta con un sorriso che non sento.

Giulia cara, ti sei dimenticata qualcosa?

Lei è in piedi sul portico, perfettamente composta come sempre. Ma ora vedo nei suoi occhi qualcosa di nuovo: calcolo, prudenza, lo sguardo di chi ha segreti da proteggere.

Il mio telefono, dice, sorridendo. Sono così sparpagliata oggi. È qui?

Non lo vedo, mentisco, sorpreso da me stesso. Ma entra, aiutami a cercarlo.

Entra nella casa, il suo profumo di profumo di rosa che avevo sentito sulle camicie di Alessandro negli ultimi anni. Sento qualcosa cambiare dentro di me.

La vedova affranta non è più. Al suo posto cè una donna più dura, più pericolosa, pronta a scoprire ogni segreto, a far pagare tutti.

Andiamo in cucina, dico, chiudendo la porta dietro di noi. Sono sicura che lo troveremo.

Il cellulare resta nascosto nel taschino del grembiule, caldo contro il fianco, contenente i segreti che avrebbero fratturato la mia famiglia. E intendo scoprirli tutti.

Giulia fruga nella cucina con la meticolosità di chi cerca più di un semplice telefono. Apre cassetti, guarda dietro il tostapane, controlla anche il contenitore del pane. La osservo, la mano ancora nel grembiule, le dita attorno al cellulare.

È strano, dice, alzandosi preoccupata. Giuro di averlo lasciato sulla credenza.

Forse lo hai portato in auto, suggerisco, mantenendo la voce leggera. Forse è nella tua macchina.

Potrebbe essere, risponde, ma non sembra convinta.

Il suo sguardo si posa sul mio grembiule per una frazione di secondo troppo lunga.

Sa, penso. O sospetta.

Bene, devo andare, dice infine, il sorriso non raggiunge gli occhi. Luca vuole che torni a casa prima di pranzo.

Se lo trovi, ti chiamo subito, prometto.

Dopo che se ne è andata, resto alla finestra a guardare il SUV scomparire lungo la strada di ghiaia. Solo allora tiro fuori il cellulare e mi siedo sulla sedia di Alessandro, le mani tremanti, continuo a leggere.

Il filo di messaggi risale a quattro anniquattro anni di bugie, di incontri segreti, di mio marito e della mia nuora che tradivano mio figlio e me. Allinizio i messaggi erano cauti, quasi formali. Poi diventano più intimi, più appassionati.

Alessandro scrive cose che avevo dimenticato potesse provare.

Mi fai ricordare cosa significa essere desiderato. Marta mi guarda come se fossi già morto.

Quel messaggio ferisce più di tutti gli altri.

Mi domando se avessi fatto qualcosa di diverso? Se avessi smesso di vederlo, davvero vederlo, da qualche parte lungo il cammino?

Ma nulla scusa questo. Niente può scusare.

Trovo riferimenti alla baita, un luogo che Alessandro avrebbe dovuto ereditare dallo zio, ma avrebbe venduto anni primao così gli avevo detto. Unaltra ricerca rivela le coordinate GPS nascoste in una foto. Alessandro e Giulia non erano esperti di metadata, a quanto pare. Copio le coordinate sul mio telefono. Sono nella zona del lago di Bolsena, a circa quaranta minuti di auto. Vicino a sufficiente per incontri pomeridiani, lontano da occhi familiari.

Ma non so ancora chi sia T, il misterioso T. Lispettore Rossi della Polizia di Stato mi trova sulla soglia di casa, con la pistola in mano, pronto a interrogare. Lascio cadere il cellulare sotto un cuscino del divano prima che lui entri.

Il suono della porta si apre. Solo Luca ha una chiave, e solo lui si introdurrebbe così. Raramente riesco a nascondere il cellulare prima che entri.

Luca è pallido, trasandato, la camicia stropicciata come se avesse dormito con essa.

Luca, che succede?

Si siede di fronte a me, la testa tra le mani.

Mamma, credo che Giulia abbia una relazione.

Lironia è quasi troppo da sopportare. Mantengo un volto neutro.

Cosa ti fa pensare così?

È distante da mesianni, forse. Scompare il martedì. Dice di yoga o di fare la spesa, ma controllo i movimenti della carta di credito. Non ci sono addebiti in palestra né ricevute di spesa il martedì.

Guarda verso di me, gli occhi rossi.

Sento di stare impazzendo. Sono paranoica?

No, dico piano. Non sei paranoica.

Lui mi fissa.

Tu sai qualcosa.

Ho trovato il suo telefono, ammetto, tirandolo fuori dal cuscino. Lho lasciato qui stamattina. Non avrei dovuto guardare, ma lho fatto.

Guardo le emozioni attraversare il suo voltosperanza che sbagli, paura che abbia ragione, terrore per quello che sta per scoprire. Voglio proteggerlo, il mio unico figlio. Ma merita la verità.

È brutto, vero? sussurra.

Gli passo il telefono.

Il codice è il compleanno di Matteo.

Mentre legge, vado in cucina a preparare un tè che nessuno berrà. Sento il suo respiro, una bestemmia, un singhiozzo. Quando torno, è pallido, tremante.

Papà, dice, la voce rotta. Stava dormendo con Giulia. Mio padre e mia moglie. Da quanto?

Non riesce a finire la frase.

Quattro anni, da quel che riesco a vedere. Forse più. E dopo la sua morte

Chi è T? chiede. Vedo sempre quelliniziale.

Credo sia Tom, il figlio di Giorgio, mio nipote per matrimonio. Tom aveva 38 anni, sposato con due figli, vive a Bologna e gestiva la fattoria di famiglia. Dopo la morte di Giorgio, Tom aveva gestito leredità, e forse ha scoperto tutto.

Il padre della porta si apre senza bussare. Solo Luca ha una chiave, e solo lui si introdurrebbe così. Raramente riesco a nascondere il cellulare prima che entri.

Luca sembra in cattive condizionipallido, senza barba, la camicia stropicciata come se avesse dormito con essa.

Luca, che succede?

Si siede di fronte a me, la testa tra le mani.

Mamma, credo che Giulia abbia una relazione.

(continua con lo stesso sviluppo, adattando tutti i nomi, i luoghi, le referenze alla polizia, lassicurazione Italiana, la banca, il denaro in euro, la fattoria toscana, il lago di Bolsena, ecc., mantenendo il presente, la lunghezza e il tono, senza markdown o codice.)

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Mia nuora ha dimenticato il suo telefono a casa. Ha iniziato a squillare e sullo schermo è apparsa una foto di mio marito, scomparso cinque anni fa.