Maria era in cucina, con le mani immerse nell’acqua fredda. Dietro la finestra, il crepuscolo serale si posava lentamente sul quartiere.

Io ero lì, nella cucina, le mani immerse nellacqua fredda del lavandino. Dalla finestra si scorgeva il crepuscolo che scendeva piano sul quartiere di Bologna. Dal soggiorno arrivava una risata, la voce di Elena dominava su tutte le altre chiara, squillante, sicura di sé. Quella risata mi perseguitava da cinque anni.

Guardai il mio riflesso nella finestra: volto sbiadito, occhi arrossati, labbra tremanti. Non era debolezza, era un limite.

«Basta.»

La porta si aprì ed entrò Andrea.

Ilaria sussurrò Non ne vale la pena. Non farla entrare.

Non ne vale? mi rivolsi a lui. Sempre la stessa storia, Andrea. Sempre mi umili, e tu rimani in silenzio.

Non voglio litigi. Lo sai, non cambia.

Lo so, risposi. Ma anchio non starò più zitta.

Mi asciugai le mani, alzai la testa e mi avviai verso il soggiorno. Il cuore batteva forte, ma questa volta la paura non cera più.

Entrai. Tutti ridevano ancora. Elena era al centro, con un bicchiere di vino in mano.

Eccola la nostra Ilaria! esclamò Proprio stavo raccontando di quando Andrea sbucò dalla finestra per vederla. Come è caduto e si è slogato il piede!

Ricordo, rispose serenamente Ilaria. Piangeva, e io gli fascii una fasciatura al ginocchio. Strano che ora piango anchio ma dentro.

Il riso si spense. Scese un silenzio pesante.

Che vuoi dire? chiese la suocera, alzando le sopracciglia.

Che ho sopportato cinque anni di scherno, affermò Ilaria con chiarezza. Cinque anni di silenzio mentre mi umiliava davanti a tutti.

Non dire così, cercò di interrompere Elena. Sto solo parlando con franchezza!

No, replicò Ilaria. Tu non sei franchezza, sei crudeltà.

Tutti si bloccarono. Anche Valentina non osò parlare.

Mi chiami crudele nella mia stessa casa? la voce di Elena tremò.

Sì. Perché umiliare una donna che tuo figlio ama è una forma di crudeltà.

Andrea si alzò. Per la prima volta dopo anni i suoi occhi erano seri.

Mamma, basta.

Elena lo guardò come se fosse un estraneo.

E tu sei contro di me, Andrea?

Non contro di te, ma per noi. Pensi di avere ragione, ma non vedi quanto ci ferisci.

La suocera tacque. Le dita si strinsero attorno al bicchiere.

Volevo solo che tutto fosse come dovrebbe.

Io voglio solo rispetto, disse Ilaria. Non serve che tutto segua la tua ricetta.

Silenzio. Nessuno osò muovere un dito.

Ilaria prese il cappotto.

Ce ne andiamo.

Andrea annuì.

Giusto.

Uscimmo di casa. Fuori laria serale era fresca, ma leggera. Ilaria respirò a fondo, come se fosse la prima volta in anni.

Non sapevo che ti facesse così male, sussurrò Andrea.

Ora lo sai, rispose. E non voglio che i nostri figli vedano la madre umiliata.

Labbracciò alle spalle.

Non lo permetterò più.

Passò una settimana. La nostra casa era piena di silenzio e delle risate dei bambini. Per la prima volta da tempo Ilaria sentiva pace. Preparava una zuppa di fagioli, mentre dalla stanza si udivano voci di piccoli.

Il telefono squillò. Sul display: «Elena». Il cuore le balzò.

Pronto?

Ilaria la voce dallaltro capo era dolce, incerta. Voglio chiederti scusa.

Ilaria rimase in silenzio.

Ho pensato molto questa settimana. Ho capito di essere stata ingiusta. Forse temeva di perdere mio figlio. Così, senza volere, ho perso te.

Le lacrime le inumidivano gli occhi.

Non voglio guerre, disse. Voglio che i nostri figli abbiano una nonna che li ami.

Lo avranno, rispose Elena. Se mi lascerai essere così.

Vieni domani, sorrise Ilaria. Farò una torta. Ma non per farti colpevole, per mangiarla insieme.

Va bene, disse Elena a bassa voce. Porterò anchio qualcosa. Fatto in casa. Niente «Simeonova».

Il giorno dopo la casa profumava di vaniglia. Quando Elena entrò, portava una scatola con un nastro.

Ho portato qualcosa, disse timida. Lho fatto da sola.

Allora devessere la cosa più buona del mondo, rispose Ilaria, sorridendole.

Le due cominciarono a sbattere la crema. Non cera tensione, non cerano parole come armi. Solo due donne che si perdonavano in silenzio.

Mia madre diceva che lamore si dimostra con i fatti, mormorò Elena. Credo di averlo dimenticato.

Non è mai troppo tardi per ricordarlo, rispose Ilaria, posando la mano sulla sua.

Andrea stava sulla soglia, a guardarli, sorridendo.

Quella sera mangiammo due torte una di Ilaria, laltra di Elena. Nessuno le confrontò. Nessuno le criticò. Perché quella volta la dolcezza non era nella crema, ma nel perdono.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

14 + 6 =

Maria era in cucina, con le mani immerse nell’acqua fredda. Dietro la finestra, il crepuscolo serale si posava lentamente sul quartiere.