Qualche giorno fa ho incontrato una donna che, passeggiando per strada con la sua bambina di un anno e mezzo, sembrava totalmente assente dal mondo intorno a lei – se non l’avessi chiamata, sarebbe passata oltre senza accorgersi di me

Ciao, caro amico. Qualche tempo fa ho incontrato una donna che passeggiava per Via Garibaldi con la sua bambina di un anno e mezzo, completamente assorta nei suoi pensieri, come se il resto del mondo non esistesse. Se non lavessi chiamata, mi avrebbe superato senza degnarmi di uno sguardo. Quando finalmente mi ha visto, allinizio si è illuminata, ma quasi subito la sua espressione è tornata a quella strana indifferenza. Così, un po preoccupato, le ho chiesto cosa le fosse successo e lei mi ha raccontato la lunga odissea della sua famiglia.

Si erano sposati per amore e che amore! Il fidanzamento era stato tutto smancerie, serenate e cene romantiche al lume di candela. Dopo il matrimonio, lui sembrava non camminare, ma volare: praticamente la portava in braccio dappertutto. Cercavano sempre il dialogo e la pace, pur se, a volte, sembrava che viaggiassero su binari paralleli.

Ma da quando è nata la figlia, tutto ha preso una direzione diversa, come un treno che cambia binario allimprovviso. Il marito ha davvero assaporato cosa significhi essere genitore e, a quanto pare, non gli è andata troppo a genio. Lavorava da casa e il pianto della piccola gli pareva come i fuochi dartificio di San Giovanni sotto la finestra alle sei di mattina. Come si può lavorare col baccano, diceva? Ovviamente, la responsabilità di accudire la bambina ricadeva quasi tutta su di lei, ma ogni tanto anche lui faceva qualche figuraccia.

Quando ha capito che la moglie era in maternità e quindi entrava meno denaro o meglio, meno euro in casa, il marito ha pensato fosse una splendida idea lasciarle ogni compito domestico e genitoriale. Dopo un po lha persino pregata, anzi supplicata, di tornare a lavorare, dicendo che tanto potevano lasciare la piccola alla nonna.

Lei, disperata, gli ha spiegato che nessuna nonna avrebbe retto il ritmo di una bambina così vivace, ma niente da fare: lui ha iniziato a fare i conti come se stesse gestendo il bilancio di una pizzeria, cercando qualsiasi soluzione pur di non dover cambiare un pannolino. Ha valutato nidi, tate e qualsiasi cosa purché non dovesse lui mettere le mani nella pappa. Da quel momento, persino la spesa la faceva lui, perché sosteneva che lei, col denaro, fosse una fontana senza rubinetto e comprasse soltanto cose inutili.

La mia amica, ormai sfinita, ha iniziato a uscire di più, portando la bambina a spasso per i giardini pubblici e i parchi-gioco, pur di non restare troppo a casa con il marito e i suoi umori peggiori.

Alla fine mi ha chiesto: Ma io cosa dovrei fare? E io, a dire il vero, non sapevo proprio che consigliarle. Divorziare? Figurarsi! Nonostante tutto, non riusciva a staccarsi da Riccardo eh sì, si chiamava proprio Riccardo e, per quanto lui potesse avere mille difetti, lo amava troppo, come si ama la pasta al forno della domenica. E poi, non voleva privare la bambina della fortuna di crescere con entrambi i genitori si sa, in Italia la famiglia è sacra, come il pranzo di Natale.

Stanca di essere sempre accusata di non portare abbastanza soldi a casa, quando in realtà non era nemmeno colpa sua, mi ha salutato con uno sguardo triste. E nel congedarmi, ho potuto solo dire quelle generiche frasi tipiche delle zie in crisi: Coraggio!, Andrà tutto bene! e Vedrai che si sistema presto. Io davvero lo spero con tutto il cuoreMa dopo averla vista allontanarsi, col passo lento e la piccola che le stringeva le dita, ho riflettuto a lungo. Forse il vero consiglio non era suggerire una strada, ma restarle accanto. Così, lindomani, le ho mandato un messaggio semplice: Oggi cè il sole. Andiamo in piazza con le bambine? Lei ha risposto con un cuore.

Da quel giorno, tra un gelato e una chiacchierata, la sua espressione si è fatta pian piano più serena; la bambina ha iniziato a correre libera sul prato, e la mia amica, finalmente, a respirare. Riccardo, a casa, col passare dei mesi, ha notato quella nuova energia e, forse spiazzato nel vedere che non era più il centro delluniverso, ha cominciato pian piano a cambiare. Si è ritrovato, senza accorgersene, a imboccare la bimba, a portarla lui al parco, a sorridere alle piccole scoperte della sua famiglia.

Non tutto si è risolto come in una favola, ma una brezza leggera ha iniziato a soffiare tra le mura di casa loro: meno fredda, più profumata di pane caldo. Forse non cè una ricetta per la felicità, ma a volte basta un barlume di amicizia, la testardaggine di restare e il coraggio di chiedere aiuto per trovare un nuovo equilibrio, diverso ma autentico, dove anche lamore stanco può tornare a respirare.

E così, la prossima volta che la vedrai, magari su Via Garibaldi o sotto il glicine in fiore, guarda bene: potresti sorprenderla mentre ride di gusto, con la sua bambina sulle ginocchia, e gli occhi non più persi nel vuoto, ma pieni di quella luce che solo chi cade e poi si rialza sa riconoscere in silenzio.

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Qualche giorno fa ho incontrato una donna che, passeggiando per strada con la sua bambina di un anno e mezzo, sembrava totalmente assente dal mondo intorno a lei – se non l’avessi chiamata, sarebbe passata oltre senza accorgersi di me