Ha messo gli occhi sulla moglie d’altri Durante la convivenza, Dudinov si dimostrò un uomo debole e privo di volontà. Tutti i suoi giorni dipendevano da come si svegliava; a volte allegro e spiritoso, molto più spesso immerso nei suoi pensieri, girava per casa come un’anima in pena – come spesso capita alle persone di indole artistica. E lui lo era: Vittorio Dudinov insegnava disegno, lavori manuali e, talvolta, musica nella scuola rurale del paese. Tachitato dall’arte senza riuscire a esprimere il suo talento a scuola, aveva trasformato la stanza più grande e luminosa della casa (che in effetti Sofia aveva destinato ai futuri bambini) in un vero studio. Ma la casa era di Vittorio, quindi Sofia non ebbe nulla da obiettare. Dudinov riempì la stanza di cavalletti, tubetti di colore, creta e iniziò a creare: dipingeva ossessivamente nature morte singolari, modellava sculture bizzarre… Le “opere” non si vendevano ma affollavano le pareti del salotto e gli scaffali, tra la perplessità di pochi amici artisti che, in visita, evitavano di commentare. Solo Leonida Gerasimo Pezzarini, il decano del gruppo, dopo una bottiglia di grappa, sbottò: “Ma che pasticci sono questi! Non c’è nulla di valido qui, esclusa tua moglie, meravigliosa padrona di casa!”. Vittorio non digerì la critica e fece cacciare l’ospite con insulti e urla. Nonostante tutto ciò, Sofia non contraddiceva mai il marito, pensando che prima o poi sarebbero arrivati i figli e lo sfortunato atelier sarebbe diventato una cameretta. All’inizio, dopo il matrimonio, Vittorio sembrava un marito modello: portava frutta fresca e lo stipendio a casa, si preoccupava della giovane moglie. Ma la fase durò poco: presto si raffreddò nei suoi confronti, smise di condividere i soldi e Sofia si ritrovò a sostenere tutto il peso della casa, del marito, dell’orto, del pollaio e della suocera. La notizia della gravidanza aveva entusiasmato Vittorio, ma quando Sofia perse il bambino in ospedale, cambiò completamente: la accusava, la respingeva, si chiuse in casa e alla fine la cacciò fuori, addossandole la colpa anche per il malessere della madre. Sofia, senza alcun rifugio dato che la madre si era risposata lontano, si ritrovò letteralmente sulla soglia di casa. Finiti i viveri, Sofia decise di vendere la sua amata gallina al mercato del paese e, portando con sé anche alcune brutte statuine di creta di Vittorio, cercò di ottenere qualcosa da mangiare. Qui conobbe Denis, giovane commerciante, che con gentilezza comprò la gallina (promettendo che non l’avrebbe mangiata) e persino le statuine. Ma ciò che realmente lo colpì fu la dignità silenziosa e il fascino malinconico di Sofia. Con la scusa di acquistare altre opere, Denis iniziò a frequentare la casa dei Dudinov, collezionando le “creazioni” di Vittorio e scambiando lunghe conversazioni al cancello con Sofia, finché tra i due nacque una tenera intesa. Ben presto Denis convinse Sofia a seguirlo e la accolse nella sua vita, spalancando per lei la porta di un’esistenza nuova e serena. Alla fine, Denis portò via da casa Dudinov proprio ciò che era venuto a cercare: l’ex moglie di Vittorio. Tornato al villaggio, Denis bruciava i quadri infornati e metteva in un sacco le statuette, ma il suo pensiero era tutto per Sofia, la vera perla che aveva trovato. Vittorio si rese conto troppo tardi di ciò che aveva perduto. Perché trovare una brava moglie, che ti sopporta e ti accudisce come una seconda madre, è davvero difficile. E lui, sciocco, aveva lasciato scappare il suo tesoro. Storia di Vittorio Dudinov, artista incompreso di paese, e di Sofia: quando il vero amore ti trova alla festa del paese – ma è la moglie d’altri.

Durante la convivenza, Vittorio DAngelo si mostrò uomo debole di carattere e senza volontà.

Tutte le sue giornate dipendevano dallumore con cui si svegliava. Talvolta si alzava energico e con il sorriso sulle labbra, scherzando tutto il giorno e ridendo con voce squillante.

Ma per la maggior parte del tempo, rimaneva immerso in pensieri tristi, beveva tanto caffè e passeggiava per la casa con uno sguardo più cupo di una tempestacome spesso capita agli artisti, categoria a cui apparteneva. Vittorio lavorava come insegnante in una scuola di paese vicino Siena, dove insegnava arte, lavori manuali e talvolta, se la maestra di musica era assente, anche musica.

Aveva una forte inclinazione per larte, e non riuscendo a esprimere pienamente il proprio talento a scuola, finì per sacrificare la casatrasformando la stanza più grande e luminosa in uno studio. Quella che in teoria Lucia, sua moglie, aveva scelto come futura cameretta dei figli.

La casa però era di Vittorio, e Lucia scelse di non discutere.

Vittorio riempì la stanza di cavalletti e tele, sparse ovunque tubetti di colori e pezzi dargilla, e creava: disegnava con trasporto, modellava figurine Poteva passare la notte a dipingere una natura morta bizzarra o tutto il weekend a modellare una scultura incomprensibile.

I suoi capolavori non li vendeva mai, e invece di abbellire la casa la riempiva di quadriche, a dirla tutta, a Lucia non piacevano affatto. Armadi e scaffali straboccavano di statuette e figure dargilla.

Se almeno fossero stati oggetti davvero belli, forse sarebbe stato diverso. Ma no.

Gli amici artisti, ex compagni di studi che di tanto in tanto passavano a trovarlo, si limitavano a tacere, a distogliere lo sguardo e a sospirare di nascosto osservando quelle creazioni.

Nessuno spendeva una parola buona.

Solo Leone Gerasimo Pezzini, il loro più vecchio amico, esclamòdopo aver finito una bottiglia di limoncello casalingo:

Mamma mia, che insensate pennellate! Ma che roba è questa? Non ho visto una sola opera che valga la pena, tranneovviamentela bellissima padrona di casa!

Vittorio soffrì molto per la critica, urlò, batté i piedi e ordinò a Lucia di cacciare l’ospite fuori di casa.

Vai via! gridava, Sei tu che non capisci nulla di arte, non io! Ora ho capito, sei invidioso perché non riesci nemmeno a tenere un pennello in mano dalle troppe bevute! Stai solo svilendo tutto per rabbia!

Leone scese in fretta le scale del portico, rischiando di inciampare, e si fermò al cancello. Lucia lo raggiunse e si scusò:

Non date peso alle sue parole. Probabilmente non dovevate criticare i suoi lavori. Anzi, dovevo avvisarvi prima io

Non scusarti, cara, rispose Leone con un cenno, Va tutto bene, chiamo un taxi e torno a casa. Ma mi dispiace per te. Avete una casa splendida, ma quei quadri rovinano tutto! E quelle brutte statue Andrebbero nascoste agli occhi degli ospiti, invece lui ne va fiero. Sapendo comè Vittorio, posso solo immaginare che la vita con lui sia difficile. Vedi, per noi artisti le opere sono lo specchio dellanima. Quella di Vittorio è vuota, come tutte le sue tele.

Baciandole la mano, Leone se ne andò.

Vittorio si sentì offeso per giorni, urlò, distrusse alcune delle sue sculture, strappò quadri e fece scenate per settimane, prima di calmarsi.

***

Malgrado ciò, Lucia non contraddiceva mai il marito.

Aveva sperato che, con il tempo e larrivo dei figli, la vita di Vittorio cambiasse, e avrebbe infine trasformato quello studio in una cameretta, ma per ora lo lasciava divertirsi con le sue nature morte.

Per i primi mesi di matrimonio Vittorio cercò di comportarsi come un buon marito: portava a casa frutta fresca, lo stipendio e si occupava di Lucia.

Ma durò poco. Ben presto cambiò; cessò di curarsi della moglie, smise di condividere il salario e Lucia si trovò a dover gestire la casa, il marito, lorto e il pollaio, e persino la suocera allettata.

Quando scoprirono della dolce attesa, Vittorio fu felicissimo. La sua gioia però svanì subito: dopo pochi giorni Lucia si ammalò e perse il bambino.

Appena appresa la notizia, Vittorio mutò improvvisamente: divenne lamentoso e nervoso, urlò contro la moglie e si si chiuse in casa.

Quando Lucia fu dimessa, era lombra di se stessa. Nessuno la aspettava, ma non era il peggio: Vittorio si era rinchiuso dentro e non voleva farla entrare.

Apri, Vittorio!

Non apro! rispose con tono piagnucoloso dallinterno. Cosa vuoi da me? Dovevi portare a termine la gravidanza, era il tuo compito! E per colpa tua ora mia madre è in ospedale con un infarto!

Perché mai ti ho sposata, tu hai portato disgrazia! Non restare sulla soglia, vai via! Non voglio più vederti.

Lucia si sentì mancare, e si sedette sugli scalini.

Ma come puoi fare questo Soffro anchio, Vittorio, soffro tanto apri!

Lui rimase insensibile alle sue lacrime, così Lucia rimase fuori fino al calare della sera.

Poi finalmente la porta si aprì e Vittorio uscì, visibilmente sciupato, chiuse la porta, ma non trovava la chiave. Non sapeva dovera niente in casa, chiedeva tutto a Lucia.

Senza guardarla, si avviò al cancello e sparì dietro langolo.

Quando fu sola, Lucia entrò in casa e si lasciò cadere sul letto.

Aspettò il marito tutta la notte. La mattina dopo una vicina bussò alla porta con una tragica notizia: la suocera di Lucia non si era più ripresa dallinfarto.

La perdita travolse Vittorio. Si licenziò da scuola, rimase a letto e confessò a Lucia:

Non ti ho mai amata. Ho sposato solo perché lo voleva mia madre, desiderava i nipoti. Ma tu hai rovinato le nostre vite. Non te lo perdonerò mai.

Parole che fecero male più di quanto si potesse dire, ma Lucia decise di non abbandonarlo.

I giorni passavano, ma nulla migliorava. Vittorio si rifiutava di alzarsi, beveva solo acqua, mangiava quasi nullala sua vecchia ulcera peggiorò. Non aveva più appetito, era apatico, poi smise del tutto di uscire dal letto, lamentando debolezza per la mancanza di cibo e vitamine.

Divenne chiaro che aveva già depositato le carte per il divorzio, e Lucia dovette affrontare il dolore da sola.

Aveva provato a consolare Vittorio, ad abbracciarlo, a baciarlo, ma lui la respingeva, sussurrando che lavrebbe cacciata appena fosse guarito e che lei aveva rovinato la sua vita.

***

Lucia non poteva permettersi di andarsene, perché non aveva dove andare.

Sua madre, che laveva maritata troppo presto, non appena libera aveva pensato solo a sé ed era andata a vivere con un vedovo in Liguria, sul mare. Si erano sposati e lei era tornata un attimo solo per vendere la casa e partire definitivamente.

Il ricavato, pochi euro, le bastarono appena a rifarsi una vita, lasciando Lucia senza un tetto dove rifugiarsi in caso di divorzio.

Così Lucia rimase intrappolata tra le mura di quella casa.

***

Venne il giorno in cui in casa non cera più nulla da mangiare. Lucia raschiò dagli scaffali gli ultimi chicchi di riso, fece bollire lultimo uovo recuperato nel pollaio e ne fece una pappetta per Vittorio.

Ironia della sorte: Lucia avrebbe dovuto ormai nutrire un piccolo, invece si trovava ad accudire il suo ex marito che non la stimava per nulla.

Esco un attimo, cè il mercato in paese. Provo a vendere la gallina, o a scambiarla con un po di cibo.

Vittorio, fissando il soffitto con occhi vuoti, borbottò:

Perché venderla? Falla a brodo, sono stufo di queste pappette.

Lucia iniziò a giocherellare con lorlo del suo abito di lino, lunico che possedeva: con quello aveva festeggiato la maturità, si era sposata e ora lo usava nei giorni caldi.

Non potrei preferisco venderla. Non riuscirei a mangiarla. Posso portarla ai vicini, come le altre, ma questa Pina mi si è affezionata ormai.

Pina sbottò Vittorio con disprezzo , davvero hai dato il nome a ogni gallina? Che stupidità. Non cera da aspettarsi niente meglio da te

Lucia si morse le labbra e abbassò lo sguardo.

Vai al mercato, vero? chiese un po più animato il marito. Porta anche qualche mia statuetta e qualche quadro. Magari qualcuno compra qualcosa.

Lucia tentò di deviare:

Ma caro, ci tieni tanto

Ho detto di portare! rispose lui con tono irritato.

Lucia raccolse due fischietti a forma di passero, fatti male, e una grossa salvadanaio a forma di maiale di cui Vittorio si vantava tanto.

In fretta uscì, sperando che il marito non la seguisse con altri quadri: con le statuette forse poteva tentare, ma dei quadri si vergognava profondamente.

***

La giornata era calda. Nonostante labito leggero, Lucia sudava sotto il sole, col viso arrossato, i capelli attaccati alla fronte.

Era il giorno della festa del paese.

Era passato tanto tempo dallultima volta che era uscita a passeggiare, e ora guardava le persone in festa con meraviglia.

Le bancarelle offrivano miele in vari gusti, foulard di seta, dolcetti. Profumo di arrosto e musica riempivano laria.

Lucia si accostò a una bancarella. Stringeva la borsa di stoffa con dentro la gallina: in verità le dispiaceva separarsene.

Qualche anno prima aveva preso dei pulcini; una di quelle galline si era ferita e Lucia laveva curata con affetto finché era diventata il suo animale preferito. Bastava che entrasse nel pollaio, ed essa la seguiva zoppicando.

Ora, anche durante la passeggiata, la gallina sembrava divertirsi a guardarsi intorno, chiocciando con il becco contro la sua mano.

***

Una venditrice di bijoux le sorrise:

Vieni a vedere i miei anelli, bella. Sono in acciaio, in argento, in bagno doro

No grazie, in realtà vorrei vendere una gallina, una buona ovaiola rispose Lucia cortesemente.

Una gallina E cosa dovrei farmene?

In quel momento un giovane uomo, appena dietro la bancarella, si interessò:

Fammi vedere questa gallina.

Certo.

Lucia la consegnò delicatamente nelle sue mani. Lui era uno sconosciuto.

Quanto ne vuoi? Non costerà troppo poco? Dovè la fregatura?

Il giovane la osservò con attenzione, facendola sentire ancora più a disagio.

Zoppica un po, ma è sana e fa ottime uova.

Daccordo, la prendo io. E quelle cosa sono?

Il ragazzo indicò le statuette che Lucia aveva con sé.

Ah, queste… sono statuette, fischietti e un salvadanaio.

Lui prese il maiale tra le mani e sorrise:

Sono fatti a mano?

Sì, artigianato. Li do via a poco: ho tanto bisogno di soldi.

Compro tutto. Mi piace ciò che è originale.

La venditrice ridacchiò:

Ma cosa te ne fai, Denis? Non sei ancora sazio di giocattoli? Vai ad aiutare tuo fratello alla griglia, va…

Lucia, timorosa, protestò:

Quindi vendete spiedini? Allora non posso darvi la gallina!

Cercò di riprendersi Pina, ma Denis si scostò sorridendo.

Prenda i suoi soldi disse Lucia tremante , Pina non va mangiata! Lei non è da carne!

Guarda che lho capito. Non finirà sulla brace. La regalo a mia mamma che alleva galline.

Mi giura che non mente?

Davvero Denis le sorrise con dolcezza. E puoi passare a trovarla quando vuoi. Nemmeno sapevo che alle galline si potesse dare un nome!

***

Lucia stava rientrando, quando la raggiunse una piccola Panda, Denis la riconobbe:

Aspetti, signorina volevo chiederle: le restano altre statuette di quelle? Le comprerei volentieri per fare regali.

Lucia, accecata dal sole, gli sorrise:

Certo! A casa ne abbiamo quante ne vuole!

***

Vittorio, ancora a letto, si lamentò appena sentì le voci:

Chi cè, Lucia? Mi porti dellacqua?

Lospite, fermo sulla soglia, gettò uno sguardo al malato e si voltò, osservando i quadri sulle pareti.

Ma questi mormorò. Chi li ha dipinti? Voi? chiese alla padrona, che gli passava accanto con un bicchiere dacqua.

Io! esclamò Vittorio dal letto. E non dipinto. I bambini disegnano, io compongo!

Sostenendosi con fatica, seguì lospite con lo sguardo.

E che gliene importa, dei miei quadri? obiettò seccato.

Mi piacciono. Li compro. E queste sculture?

Mie pure quelle! urlò Vittorio, scostando Lucia. Tutto quello che vede, è mio!

Si alzò dal letto, zoppicando, e mostrò con orgoglio le sue opere allospite.

Siete davvero interessanti, osservò Denis rivolgendosi a Lucia, che restava silenziosa e rossa in volto, ma attenta.

Mentre Vittorio si pavoneggiava, Denis studiava Lucia con occhi gentili e pieni di un timido interesse.

Epilogo

Lucia fu stupita dal miracoloso recupero dellex marito: a quanto pare, Vittorio non era mai stato ammalato!

Bastarono le attenzioni di un visitatore pronto a comprare le sue opere perché si sentisse di nuovo energico.

Denis, così si chiamava lospite, tornava ogni giorno, acquistava un quadro, unaltra statuetta, e quando ebbe comprato tutto, Vittorio si chiuse in studio a crearne altri.

Naturalmente l’interesse di Denis non era affatto per le opere, ma per Lucia.

Alla fine, tra i due giovani nacque un sentimento.

Finì così: Denis si prese davvero ciò che voleva dalla casa di Vittorio, cioè la sua ex moglie.

Era stata lei il suo unico vero obiettivo sin dallinizio.

Ogni volta che tornava al proprio paese e gettava i capolavori di Vittorio nella stufa o metteva da parte le statuette, pensava al viso dolce di Lucia.

Fin dal primo incontro alla festa, in quel vestito leggero, seppe che era la donna della sua vita.

E se ne accorse anche Lucia.

***

Che ironia, pensava poi Vittorio: un tempo non diede valore alla propria moglie, e solo quando la perse capì quanto era preziosa. La vita non ti insegna sempre quando sei ancora in tempo: non si trova facilmente una donna premurosa e capace di restare accanto anche nelle difficoltà.

Ora che non aveva più nessuno che gli portasse acqua né uova sode passate, nessuno cui affidare casa e cortile, capì la sua vera perdita.

Così Vittorio imparò una lezione amara ma importante: spesso solo dopo aver perso qualcosa ci rendiamo conto di quanto valeva. Meglio imparare ad apprezzare le persone che ci sono accanto prima che sia troppo tardi.

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Ha messo gli occhi sulla moglie d’altri Durante la convivenza, Dudinov si dimostrò un uomo debole e privo di volontà. Tutti i suoi giorni dipendevano da come si svegliava; a volte allegro e spiritoso, molto più spesso immerso nei suoi pensieri, girava per casa come un’anima in pena – come spesso capita alle persone di indole artistica. E lui lo era: Vittorio Dudinov insegnava disegno, lavori manuali e, talvolta, musica nella scuola rurale del paese. Tachitato dall’arte senza riuscire a esprimere il suo talento a scuola, aveva trasformato la stanza più grande e luminosa della casa (che in effetti Sofia aveva destinato ai futuri bambini) in un vero studio. Ma la casa era di Vittorio, quindi Sofia non ebbe nulla da obiettare. Dudinov riempì la stanza di cavalletti, tubetti di colore, creta e iniziò a creare: dipingeva ossessivamente nature morte singolari, modellava sculture bizzarre… Le “opere” non si vendevano ma affollavano le pareti del salotto e gli scaffali, tra la perplessità di pochi amici artisti che, in visita, evitavano di commentare. Solo Leonida Gerasimo Pezzarini, il decano del gruppo, dopo una bottiglia di grappa, sbottò: “Ma che pasticci sono questi! Non c’è nulla di valido qui, esclusa tua moglie, meravigliosa padrona di casa!”. Vittorio non digerì la critica e fece cacciare l’ospite con insulti e urla. Nonostante tutto ciò, Sofia non contraddiceva mai il marito, pensando che prima o poi sarebbero arrivati i figli e lo sfortunato atelier sarebbe diventato una cameretta. All’inizio, dopo il matrimonio, Vittorio sembrava un marito modello: portava frutta fresca e lo stipendio a casa, si preoccupava della giovane moglie. Ma la fase durò poco: presto si raffreddò nei suoi confronti, smise di condividere i soldi e Sofia si ritrovò a sostenere tutto il peso della casa, del marito, dell’orto, del pollaio e della suocera. La notizia della gravidanza aveva entusiasmato Vittorio, ma quando Sofia perse il bambino in ospedale, cambiò completamente: la accusava, la respingeva, si chiuse in casa e alla fine la cacciò fuori, addossandole la colpa anche per il malessere della madre. Sofia, senza alcun rifugio dato che la madre si era risposata lontano, si ritrovò letteralmente sulla soglia di casa. Finiti i viveri, Sofia decise di vendere la sua amata gallina al mercato del paese e, portando con sé anche alcune brutte statuine di creta di Vittorio, cercò di ottenere qualcosa da mangiare. Qui conobbe Denis, giovane commerciante, che con gentilezza comprò la gallina (promettendo che non l’avrebbe mangiata) e persino le statuine. Ma ciò che realmente lo colpì fu la dignità silenziosa e il fascino malinconico di Sofia. Con la scusa di acquistare altre opere, Denis iniziò a frequentare la casa dei Dudinov, collezionando le “creazioni” di Vittorio e scambiando lunghe conversazioni al cancello con Sofia, finché tra i due nacque una tenera intesa. Ben presto Denis convinse Sofia a seguirlo e la accolse nella sua vita, spalancando per lei la porta di un’esistenza nuova e serena. Alla fine, Denis portò via da casa Dudinov proprio ciò che era venuto a cercare: l’ex moglie di Vittorio. Tornato al villaggio, Denis bruciava i quadri infornati e metteva in un sacco le statuette, ma il suo pensiero era tutto per Sofia, la vera perla che aveva trovato. Vittorio si rese conto troppo tardi di ciò che aveva perduto. Perché trovare una brava moglie, che ti sopporta e ti accudisce come una seconda madre, è davvero difficile. E lui, sciocco, aveva lasciato scappare il suo tesoro. Storia di Vittorio Dudinov, artista incompreso di paese, e di Sofia: quando il vero amore ti trova alla festa del paese – ma è la moglie d’altri.