Una figlia per l’amica: quando la gravidanza di Lilia si trasforma in una battaglia familiare tra abbandoni, povertà, inganni e l’insperata forza dell’amore materno nella provincia italiana

Bambina per unamica

Quando Giulia stava per concludere gli ultimi mesi della sua gravidanza, suo fratello minore lasciò casa, il padre riprese a bere e da quel momento la vita di Giulia divenne un inferno.

Ogni mattina Giulia iniziava con laprire le finestre per fare aria, raccoglieva le bottiglie da sotto il tavolo e attendeva che il padre si svegliasse dopo la sbronza.

Papà, non puoi bere. Hai appena superato un ictus, rischi grosso.

Bevo perché così sopporto meglio il dolore. Chi potrebbe impedirmelo? brontolava lui.

Ma quale dolore, papà?

Il dolore di sentirmi inutile, di sapere che non servo a nessuno. Nemmeno a te. Sono un peso, Giulia. Sono una rovina, era meglio se non fossi mai nato, né mi fossi mai sposato. Vedi a che punto siamo arrivati? Ho solo passato a voi la mia debolezza, la povertà e il carattere fragile. Tutto inutile, figlia. Meglio bere.

Giulia, già abbattuta, sentiva crescere la rabbia.

Niente è inutile, papà. Cè chi sta peggio di noi.

Peggio, figlia? Sei cresciuta senza madre. E ora vuoi far nascere una bimba senza un padre, che crescerà nella miseria come te.

Non è tutto nero, papà. Le cose possono cambiare da un giorno allaltro.

Con tristezza, Giulia ricordava quanto fosse stata felice, solo poco tempo prima, preparandosi a sposare Elio. Il mondo le era crollato addosso, ma bisognava andare avanti.

Quella sera, il padre di nuovo si ubriacò. Giulia, esasperata, urlò:

Hai bevuto anche i soldi che avevo messo da parte?! Come li hai trovati? Hai rovistato ovunque, frugato tra le mie cose?!

Tutto ciò che è in questa casa è mio, rispose seccamente lui. Compresa la pensione che tu nascondi! La MIA pensione.

E hai speso tutto? Non ti sei chiesto come faremo adesso?

Perché dovrei preoccuparmi? Sono malato. Sei cresciuta, ora tocca a te occuparti di me!

Giulia cercò dappertutto.

Ricordo che ieri cerano ancora due pacchi di pasta e dellolio. Ora non cè più niente! Che mangiamo stasera?

Giulia cadde sconvolta sulla sedia, nascondendo il viso tra le mani.

Non poteva sapere che la zia Natalia si era presa labitudine, in sua assenza, di portare da bere a suo padre e svuotare la casa di tutto.

Natalia era entrata in casa loro come una serpe silenziosa e si dava da fare per disgregare quella famiglia.

Quella notte Giulia pianse a lungo a letto, abbattuta e senza forze. La fame le mordeva lo stomaco.

Il mattino seguente bussarono alla porta ed entrò Natalia Antonelli. In cappotto elegante e stivali nuovi, non si tolse neppure le scarpe, si fece largo in casa.

Ciao. Una mia amica che lavora allufficio comunale mi ha avvisato che siete indietro con le bollette e presto vi staccheranno la luce. Che succede, Giulia? Mi offri un tè?

Non aspettando risposta, Natalia entrava già in cucina a frugare tra dispensa e frigorifero.

Faccio io il tè, sei incinta come la mia Laura Però non avete né zucchero né tè. In questa casa non cè nulla, nemmeno un biscotto. Usciamo insieme a comprare qualcosa?

Giulia evitava il suo sguardo.

Zia Natalia, non posso offrirle il tè. È meglio che se ne vada.

Natalia insisteva.

Hai dei problemi, vero? Si vede. Ricordi che tempo fa ti proposi di venire a stare da me? Ora non è più una proposta, è un invito serio. Vieni a casa mia. Qui non cè un ambiente adatto al bambino che arriverà, tuo padre beve e non cè cibo. Dovresti mangiare frutta, vitamine Fai la valigia e vieni via con me.

Giulia si sedette, colpita da capogiro. Le lacrime le rigarono il volto, Natalia la abbracciò:

Senti, lo so cosa provi per me. Daltronde mia figlia si è presa il tuo fidanzato, ma non sono un mostro. Non posso guardare te in queste condizioni. Che tu lo voglia o meno, mi prenderò cura di te.

Poi tutto avvenne come in sogno: Natalia aiutò Giulia a preparare la borsa e chiamò un taxi.

***

Il giorno in cui Giulia iniziò con le contrazioni, Natalia Antonelli non la lasciò mai sola.

Ascoltami, Giulia. Ho già avvisato il personale dellospedale che vorresti rinunciare al bambino. Quindi, dopo il parto, non prenderla in braccio, non allattarla. Nemmeno guardarla, capito?

Giulia sofferente:

Zia Natalia, non mi importa. Basta che finisca questo dolore…

Ricorda solo una cosa: non potrai crescere questa bimba da sola. Ho già trovato una coppia rispettabile pronta ad adottarla subito.

Dopo qualche ora nacque una bambina.

Tre chili e trecento, perfettamente sana.

Linfermiera avvolse la neonata e la portò via senza neppure mostrarla a Giulia.

Ma la pediatra guardò severa la giovane madre:

Ma che significa? È una bimba sana, bella, e tu nemmeno vuoi vederla? Irene, porta qui la bambina e falla attaccare al seno della mamma.

Giulia scosse la testa:

Non voglio vederla. Non ho i mezzi per crescerla, non la volevo… Ci sono persone che potrebbero darle una vita migliore, firmerò il modulo per ladozione…

Non dire sciocchezze. Almeno guardala un attimo.

Giulia chiuse gli occhi, ma sentì il tocco tenero sulla mano.

Linfermiera posò la neonata al suo fianco, quella cominciò a muoversi, ad annusare, aprire la bocca, e Giulia finalmente volse lo sguardo sulla figlia.

Un minuscolo, indifeso esserino la fissava. Cercava la madre con piccole mani tremanti.

E allora? Allattiamo la piccola, sorrise la pediatra, felice di vedere Giulia tremare per lemozione. Una bambina così bella ha bisogno di voi, non di coppie adottive, capisci?

Giulia pianse tenendo stretta la sua bambina.

Le due ore dopo il parto Giulia le trascorse accanto alla figlia, senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso.

Così si risvegliò il suo istinto materno.

“Ecco qual è il senso della mia vita: mia figlia. Non importa se Elio è andato via, o se mio padre beve… mia figlia ha bisogno di me, e io resto per lei”.

***

Giulia fu svegliata dalla voce di Natalia.

La donna, in accappatoio, si affacciò nella stanza dospedale guardandola con insistenza.

Hai dimenticato il nostro accordo? le chiese sottovoce. Avevi promesso di rinunciare a quella bambina. Ho già avvisato chi la vorrebbe prendere con sé.

Natalia Antonelli, ci ho ripensato. Non voglio darla a nessuno.

Ma non hai un euro, sei praticamente una senza tetto. Dove credi di andare con una neonata?

Torno a casa. Non la darò fastidio. Mi arrangio.

Giulia notò il volto di Natalia trasformarsi in una maschera rabbiosa.

Sei impazzita? Come campi? Vai a fare lelemosina?

Al grido si svegliò la bambina nella culla. Giulia si alzò e cercò di prenderla.

Lasciala! Le preparo io il biberon. Diremo alle infermiere che non hai latte! ordinò Natalia.

Giulia scosse la testa:

Questa è una mia decisione. È mia figlia. Ho cambiato idea e non ne parliamo più!

Non puoi! Avevi promesso! gridava Natalia.

Esca subito.

Natalia se ne andò indignata. La compagna di stanza di Giulia, che era rimasta in silenzio fino a quel momento, rialzò la testa.

Chi era quella lì?

Una zia.

Che orrore. Hai fatto bene a mandarla via. Io sono Lara. Se vuoi aiuto, chiedi pure a me; la gente buona esiste ancora.

Piacere, io sono Giulia.

Sai, mi è sembrata una persona molto strana. Quasi cercava di portare via la tua bimba…

***

Prima delle dimissioni, ricevette una visita. Non la fecero entrare in stanza, così Giulia dovette andare nellatrio.

Cera Sara, la ex amica, con un grosso pancione.

Ciao.

Giulia si sedette piano.

Sara si accomodò vicino a lei.

Ho saputo che hai partorito.

Sì. Una bambina.

Sara distolse lo sguardo, agitata.

Giulia, ascolta. Lo sai che mamma ha già trovato una coppia prontissima ad adottare la tua bimba.

E allora?

Sono brave persone, le conosco. Sono ricchi, capaci di offrirle tutto.

Poi Sara prese la mano di Giulia.

Sai quanto ti offrono? Centomila euro! Ti compri un monolocale o butti le basi per una casa tutta tua.

Addirittura, centomila euro? ribatté fredda Giulia. Se tieni tanto a loro, allora dai a loro il tuo bambino.

Sara si morse il labbro, ma continuò ad afferrarle le mani.

Dai, Giulia. Dammela a me! La crescerò io, è la figlia di Elio dopotutto.

Pensi di cavartela con due figli?

Non capisci, Giulia! Sto perdendo tutto!

Giulia si alzò per andarsene. Sara la afferrò per la manica, i suoi occhi folli.

Devo avere questa bambina, Giulia!

Lasciami stare.

Qualche ora dopo arrivò proprio lui, Elio. Giulia indietreggiò vedendolo.

Hai partorito? Posso vedere la bimba?

No. Sta per nascere la tua con Sara, preoccupati di lei!

Devo parlarti. Da quando hai partorito non trovo pace. Insomma, voglio prendermi mia figlia. Basta che tu rinunci e io subito la riconosco.

Giulia scosse la testa.

Non sono come te. Non rinuncerò mai a chi ha bisogno di me. Sei venuto per niente: mia figlia resta con me!

Elio, infastidito, non voleva andar via.

Dammi la bambina! Non potevi nemmeno partorire senza il mio permesso!

Tu? Il cocco di mamma? Chiedi prima a lei il permesso!

Giulia lo spinse via, prese la figlia e andò al banco delle infermiere.

Potreste non far entrare più nessuno da me? Non voglio più vedere nessuno, davvero!

Epilogo

Al giorno delle dimissioni Giulia uscì dalla clinica con la figlia tra le braccia.

Non era sola, anche Lara usciva con il marito e la madre lì ad aspettarla.

Giulia si fermò sulle scale, notando la macchina dei Ricci.

Ne scese la madre di Elio, Valeria Giacobbe, che la fissò con aria severa.

Giulia sentì un brivido correre sulla schiena.

La mancata suocera la osservava come una lupa in agguato.

Lara notò lespressione e si avvicinò.

Chi sono quelli, Giulia?

I genitori di Elio.

Ti stanno aspettando, che inquietudine. Tutta questa pressione su di te mi sembra preoccupante. Ti ricordi che mia mamma ha preparato una camera anche per te? Dai, vieni via con noi.

Giulia annuì. Anche lei era agitata.

***

Vivendo con i nuovi amici, Giulia trovò lamore: Ivan, cugino di Lara, scapolo incallito, iniziò a corteggiarla.

Ivan si rivelò una brava persona, di cuore. Non solo sposò Giulia e adottò la sua bambina, ma aiutò anche il suocero.

Per quanto riguarda Sara ed Elio, il loro matrimonio finì.

Infatti, si scoprì che Sara aveva finto la gravidanza con una panciera per mesi, ingannando tutta la famiglia Ricci.

Natalia Antonelli, per difendere la figlia, confessò al genero che Sara aveva perso il bambino nelle prime settimane. Propose subito una soluzione:

Elio, genero mio, non arrabbiarti con Sara. Ha perso il bambino, ma pure tu hai le tue colpe: tra poco avrai una figlia fuori dal matrimonio. Pensavo che potreste prendere la bambina di Giulia. Adottatela, nessuno sospetterà nulla. Diremo che Sara ha partorito lei e via.

Lidea piacque a Elio.

Funzionava tutto, finché Giulia, seguendo il suo istinto, non si è rifiutata di lasciare la sua neonata in ospedale, rovinando tutti i piani delle ex amiche.

La madre di Elio, Valeria Giacobbe, delusa dalla bugia della nuora, la cacciò di casa e impose al figlio di divorziare.

Da tutta questa storia ho capito una cosa: la famiglia vera non è solo quella di sangue. Sono le persone che restano accanto a te nel momento del bisogno, che ti tendono la mano senza giudicarti. Mia figlia ha fatto di me un uomo migliore e oggi so che vale sempre la pena seguire il cuore, anche quando tutti ti voltano le spalle.

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