Così, non sono un’estranea

Perché credi di poter decidere del mio appartamento e mettermi di fronte a una decisione senza nemmeno parlarne? Ti chiedo, risponde la voce di Alessandra, che vibra di indignazione.

Andrea la guarda col guardo colpevole. Ha appena terminato una chiacchierata al telefono con sua madre. Ora Alessandra è nella soglia dellingresso, con unespressione pronta alla battaglia.

Andrea alza le mani in segno di pace e tenta di calmarla:

Tesoro, ascolta la mamma è solo di passaggio per lavoro. Non vuole stare in albergo, capisci? È scomodo per lei. Sta con noi per qualche giorno, al massimo una settimana. Dai, Al

Alessandra si appoggia al davanzale, incrocia le braccia. I suoi occhi scuri luccicano di fastidio.

Avresti potuto avvisarmi in anticipo. Avresti dovuto chiedere il mio parere, non informarmi allultimo minuto, poco prima che arrivi tua madre. Non è giusto, capisci?

Andrea si tocca la nuca. La cucina sembra troppo stretta per quella discussione; laria si fa densa di tensione.

Lo so, è sbagliato. So che ti crea disagi, ma lho già promesso alla mamma. Non la lascio per strada, ok? Mettiamoci nei panni…

Andrea, esala Alessandra, massaggiandosi le tempie. Sai bene quanto detesto gli ospiti inaspettati. Non mi piace avere estranei nel mio appartamento! Te lho detto più volte, ma a te non sembra importare.

Scusa, per favore, dice Andrea, avvicinandosi. Non succederà più, lo prometto. Solo questa volta…

Alessandro incrocia gli occhi supplicanti di Alessandra e capisce che non ha scelta. La decisione è già presa: la promessa è fatta e la madre è in viaggio.

Va bene, dice, alzando la mano. Una sola volta. E lultima! Gli ospiti devono venire a far visita, non a stare per una settimana! Hai capito?

Due ore più tardi suona il campanello. Rosetta, la madre di Andrea, appare sulla soglia con una piccola valigia e una borsa da viaggio. È tutta illuminata da una gioia visibile. Alessandra si acciglia involontariamente.

Oh, grazie, cara, la suocera allunga le braccia per un abbraccio. Devo fare alcuni esami in clinica. Letà non è una passeggiata, lo sai… Qui in provincia la sanità è scarsa, così sono venuta da voi.

Alessandra la stringe meccanicamente, sentendo il profumo di profumo economico e di detersivo.

Entrate, sistematevi, prende il bagaglio e conduce lospite nella stanza libera. Ecco la vostra camera, la cena sarà pronta fra mezzora.

A tavola Rosetta inizia a parlare:

È dura vivere in un paesino, tesoro. Non cè neanche una buona farmacia, lambulanza ci mette unora o più. Il medico è unico e non è proprio il più serio.

Sì, la città è più comoda, concorda Alessandra, servendo il purè di patate.

E dove vivono i tuoi genitori? chiede improvvisamente la suocera, fissandola.

In un bilocale.

Perché vivi da sola? Prima del matrimonio, se non sbaglio, vivevi già indipendente.

Alessandra posa la forchetta, percependo che la conversazione sta prendendo una piega sgradevole.

Sono partita a diciannove, appena ho iniziato a lavorare. Volevo la mia indipendenza, capisci? Volevo vivere da sola, senza dover rendere conto a nessuno. Ho risparmiato piano piano per comprare casa.

Brava! esclama Rosetta con entusiasmo eccessivo. Sei così autonoma, così sveglia! Non come quelle ragazze che si accoccolano sui mariti.

Il tono della suocera è carico di una sottile ironia. Alessandra decide di non dare peso alle parole.

La settimana scorre lenta e torturante. Alessandra torna dal lavoro e trova Rosetta intenta a aiutarla: lava i piatti e lascia macchie, sposta il cibo in frigo, apre confezioni sigillate, tenta di lavare capi delicati a 90°C. Ogni sera deve rifare tutto, ma si convince che è solo temporaneo.

Quando se ne andrà tua madre? sussurra al marito appena si sdraiano.

Domani, credo. Gli esami dovrebbero essere pronti.

Il settimo giorno, però, Rosetta annuncia a colazione:

Il dottore mi ha ordinato altri esami, devo restare ancora due settimane, il trattamento è lungo.

Alessandra quasi si soffoca nel caffè.

Signora Rosetta, dice cercando di mantenere la calma, se volete possiamo affittare un appartamento per voi. Pagheremo tutto, senza problemi. Così sarà più comodo per tutti.

Il volto della suocera cambia in un attimo.

Cosa? Non voglio vivere da sola! Sono venuta qui per stare con te e con tuo figlio, non per essere cacciata! Mi allontani, vero?

Non ti allontano, assolutamente. Puoi venire quando vuoi, ma vivere Alessandra prende un respiro profondo. Scusa, non mi sento a mio agio con estranei nella mia casa. È difficile per me.

Non sono una straniera! ribatte Rosetta, indignata. Come puoi parlare così?

Alì, interviene Andrea, non è difficile sopportare un po di disagio. È tua madre, ricorda! Perché dovrebbe stare in affitto quando abbiamo una stanza libera?

Alessandra resta in silenzio, osservando Andrea. Lui continua:

Ti prego, Alì, è tua madre. Non possiamo trattarla così.

Alessandra si alza dal tavolo.

Questa è la mia casa. Non ho accettato che tua madre rimanga a lungo. Una settimana è una cosa, un mese è unaltra.

Che egoista! sbotta Rosetta. Figlio, ti sei sposato con unegoista e una sgarbata!

Andrea arrossisce, diviso tra moglie e madre.

Per favore, Alì

No, interrompe Alessandra. Non voglio più discutere. Se non ti piace, esci da questa porta. È chiaro?

Il marito e la suocera si scambiano sguardi. Si dirigono verso le loro stanze senza dire altro.

Il rimorso brucia Alessandra: come ha potuto il marito ignorare i suoi sentimenti, scegliendo la madre? Che famiglia è diventata?

Il giorno dopo Alessandra torna a casa prima del solito. Rosetta è seduta in soggiorno, con laria trionfante.

Hai riflettuto sul tuo comportamento? chiede, senza salutare.

Alessandra appende il cappotto al gancio, conta mentalmente fino a dieci.

Una buona nuora si sarebbe già scusata, avrebbe detto che la madre del marito può stare quanto vuole, continua la suocera. In più, si alza e vaga per la stanza, stavo pensando di vendere la casa di campagna e trasferirmi qui con voi, per poi comprare un appartamento più vicino. A questetà ho bisogno di cure, è difficile vivere sola.

Alessandra rimane immobile, come pietrificata. Il puzzle si completa: visita medica, esami, ritardo casuale. Era un test.

Capisco, dice piano. Vuole trasferirsi qui per sempre.

E allora? ribatte Rosetta. La famiglia deve stare insieme.

Allora dico la mia posizione una volta per tutte, risponde Alessandra, raddrizzandosi. Non voglio condividere il mio tetto con nessuno, tranne mio marito. Se a lui non va bene, può andare via, con te.

Cosa stai dicendo? sbiadisce Andrea. È mia madre!

È la mia casa e la mia vita. Scegli.

Ah, Alessandra la suocera si prende il petto. Andrea, la vedi? Mi sta cacciando fuori!

Non è così. Ho proposto di affittare un appartamento, ma nessuno deve vivere qui permanentemente tranne me e te.

Andrea si dimena tra le due, il viso arrossato per la rabbia e la confusione.

Va bene! stappa infine. Se sei così ferma, andiamo! Prepariamo le cose, mamma.

Lappartamento cade nel caos. Andrea e Rosetta imballano in fretta. La suocera continua a rimproverare la nuora, ma Alessandra rimane ferma.

Ti farò divorziarmi! grida dalla porta. Ascolti? Chiedo il divorzio! È la fine!

Aspetterò, risponde Alessandra con calma.

Un mese dopo il divorzio è definitivo. Non hanno nulla da dividere: casa in comune, pochi risparmi, nessun figlio, nessun bene comune. Gli amici commentano:

Alessandra, davvero? La suocera ti ha rovinata.

Ma gli amici più stretti, che la conoscono da sempre, le dicono:

Hai fatto bene, Alì, era linizio di una trappola. Meglio restare sola che vivere in tensione costante.

Alessandra prende il cellulare, apre unapp di incontri. La vita continua, e ora sa bene che è fondamentale concordare tutto in anticipo. E, magari, stipulare un contratto matrimoniale per sicurezza.

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