Non ne posso più di queste visite ogni fine settimana!
Ricordo bene quei tempi, quando sembrava che tutto il mondo ruotasse attorno ad alcune persone, incapaci di capire che anche gli altri hanno i propri impegni e desideri. La famiglia di mio cognato veniva sempre a trovarci, senza mancare un solo sabato o domenica. Parlo di Filippo, suo moglie Donatella, i loro due bambini e il fratello di Donatella. Ogni volta si presentavano tutti insieme, pronti per trascorrere con noi lintero weekend, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Mai una volta che chiedessero se ci faceva piacere o se avevamo già dei programmi. Da quasi un anno quella processione di parenti continuava senza sosta e a dire il vero, la mia pazienza era giunta quasi al limite. Mi piace ricevere ospiti, certo, ma entro certi limiti: dopo una settimana intensa di lavoro desideravo semplicemente ritagliarmi un po di tranquillità in casa mia.
E invece di riposarmi, mi ritrovavo ogni sabato e domenica ai fornelli, ad intrattenere conversazioni, a sistemare letti per tutti, e infine a lavare montagne di lenzuola appena andavano via. Mi sono chiesta mille volte se si rendessero conto di quanto fosse invadente e poco garbato presentarsi di continuo senza invito, anche se eravamo parenti. Forse sarei stata meno contrariata, se si fosse trattato di incontri rari, ma arrivavano almeno tre volte al mese, regolarmente.
Io e mio marito, Lorenzo, non ci siamo mai comportati così con nessun altro familiare. Forse avremmo dovuto ricambiare il favore e piombare a casa loro dimprovviso, così da fargli provare sulla propria pelle come ci si sente. Provai a chiedere a Lorenzo di parlarne con suo fratello, ma lui non sapeva come fare, aveva paura di offendere o magari, in fondo, non gli dava nemmeno troppo fastidio. Visto che mio marito non mi aiutava, decisi di cominciare a cambiare le cose da sola.
Così, la prima cosa che feci fu smettere di cucinare nel weekend. Se volevano mangiare, dovevano finire quel che era rimasto dal resto della settimana. Se si esauriva, pazienza: ognuno si arrangiava come meglio credeva. E io me ne stavo anche senza pranzo, senza problemi.
Un giorno li vidi seduti a tavola che mi lanciavano sguardi interrogativi, impazienti di sapere cosa avrei preparato per pranzo. Annunciai semplicemente che quel giorno la cucina era chiusa e se avevano fame, potevano mettersi ai fornelli. Non dissero una parola, presero una tazza di tè e andarono a riposare.
Non mi premuravo più nemmeno di pulire tutta la casa prima delle loro visite. Anzi, un giorno Donatella mi fece notare che i calzini bianchi di sua figlia erano diventati grigi. Risposi che purtroppo non avevo avuto tempo di lavare il pavimento, ma che se era così preoccupata per la pulizia, il secchio e il mocio erano in bagno a disposizione. Non me lo chiese mai più.
La cosa più importante però, è che decisi finalmente di ricominciare a mettere al primo posto me stessa. Non stravolgevo più i miei piani quando arrivavano, ma custodivo gelosamente il mio tempo personale e imparai a frequentare chi davvero mi faceva piacere vedere. Se mi venivano a trovare, mi fermavo unoretta per cortesia, poi mi scusavo perché dovevo occuparmi delle mie cose; se Lorenzo voleva restare con loro, buon per lui. Se non avevo impegni, mi inventavo le pulizie più lunghe e scrupolose, così da non dovergli tenere compagnia.
Una volta, dopo lennesimo fine settimana trascorso così, Filippo disse a Lorenzo: Forse è arrivato il momento che smettiamo di venire così spesso, eh? Come ci sia arrivato, resta un mistero. Da allora, le visite sono diventate sempre meno frequenti, mai senza avermi prima chiamato e mai più con pernottamenti. Tutto sommato, anche tra parenti, un minimo di distanza, rispetto e buonsenso non guastano mai. Avete mai vissuto una situazione simile, e come ne siete usciti voi?






