MA L’ORCHIDEA È DAVVERO COLPEVOLE? — Polina, portatela via questa orchidea, altrimenti la butto, — disse Katia prendendo distrattamente il vaso trasparente dal davanzale e porgendolo a me. — Ma grazie, amica! Eppure, cosa ti ha fatto di male questa povera orchidea? — chiesi stupita, visto che sul davanzale ce n’erano altre tre, splendide e curate. — Questo fiore l’hanno regalato a mio figlio al matrimonio. Sai già come è andata a finire… — sospirò Katia pesantemente. — So che tuo Denis ha divorziato dopo meno di un anno. Non ti chiedo il motivo, posso immaginare fosse serio. Denis adorava Tanya, — non volevo riaprire una ferita ancora fresca. — Un giorno ti racconterò il motivo, Polina. Per ora è troppo doloroso, — Katia si perse nei suoi pensieri e si lasciò andare alle lacrime. (…) Il resto della storia, tra amicizia, delusioni d’amore, rinascita e una sorprendente rinascita — non solo della “esiliata” orchidea — si snoda tra eleganti matrimoni, chiacchiere in cucina davanti a un buon caffè e brindisi con vino, abbracciando le gioie e i dolori delle famiglie italiane… Una storia di fiori, tradimenti, nuove possibilità e della forza delle donne. Ma l’orchidea, poverina, che colpa ne ha?

È COLPA DELLORCHIDEA?

Paola, prenditi questa orchidea, altrimenti la butto giù dal balcone Caterina si avvicinò al davanzale con aria stanca, afferrò il vaso trasparente e me lo porse, senza troppe cerimonie.

Ma grazie, amica mia! Solo, perché non vuoi più bene a questa povera orchidea? domandai confusa. Sul davanzale troneggiavano ancora tre magnifiche orchidee, curate e splendenti.

È stata regalata a mio figlio il giorno del suo matrimonio, sospirò Caterina, la voce incrinata. E sai bene come è finita…

So che tuo Daniele ha divorziato in meno di un anno. Non chiedo perché, posso solo immaginare: so quanto lui adorasse Tania, non volevo scavare troppo nella ferita ancora sanguinante.

Un giorno ti racconterò tutto, Paola, ma per ora è troppo doloroso, Caterina guardò nel vuoto, lasciando scappare qualche lacrima.

Portai lorchidea cacciata e rifiutata a casa. Mio marito la guardò con una smorfia di compassione:

Ma perché ti sei presa questa pianta spenta? Non ha un briciolo di vita, lo vedo anchio. Non perdere tempo.

Voglio provarci. Le darò affetto e cure, vedrai che tornerà a fiorire, sentivo il desiderio di ridare energia e colore a quel fiore piegato dalla sfortuna.

Mio marito rise e mi strizzò locchio:

In fondo, chi rifiuta lamore?

Passò una settimana che mi chiamò Caterina:

Paola, posso venire da te? Non riesco più a tenermi dentro questo nodo. Devo raccontarti tutto di Daniele e del suo matrimonio fallito.

Vieni subito, Cate, ti aspetto, come avrei potuto dire di no? Lei era stata la mia roccia durante il difficile divorzio dal mio primo marito; lei cera sempre, anche nei momenti con il secondo compagno Unamicizia vera che durava da anni.

Unora dopo Caterina fu da me.

Si sistemò comoda nella nostra cucina. Tra un sorso di buon vino toscano, una tazzina di caffè e qualche quadratino di cioccolato fondente, la serata si riempì di confessioni.

Non avrei mai creduto che la mia ex nuora fosse capace di tanto. Daniele e Tania stavano insieme da sette anni. Lui, per lei, lasciò perfino Anna e quanto mi piaceva, Anna! Una ragazza semplice, di casa, la chiamavo figlia. Poi però arrivò Tania, così bella che toglieva il fiato. Daniele impazzì, la corteggiava come se lei fosse un raro fiore esotico. La sua passione era travolgente, e Anna fu subito dimenticata.

Lo ammetto: Tania sembrava uscita da una rivista di moda. A Daniele piaceva vedere gli amici rapiti dallo sguardo di lei, persino i passanti si giravano a guardarla. Mi sorprendeva solo che in sette anni di convivenza non avessero avuto figli. Forse Daniele voleva far le cose per bene: prima il matrimonio, poi i bambini. Certo, lui non ama parlare di sé, e noi non ci siamo mai intromessi troppo nelle sue scelte.

Un giorno ci mise davanti al fatto compiuto:

Mamma, papà, mi sposo. Abbiamo già firmato per il matrimonio civile. Per la festa, non bada a spese.

Io e mio marito eravamo contenti. Finalmente, a trentanni, Daniele avrebbe messo su famiglia.

Ti immagini, Paola, la data delle nozze fu rimandata due volte: una volta si ammalò Daniele, laltra rimasi io bloccata a Milano per lavoro. Mi venne quasi un cattivo presentimento. Ma vedere Daniele raggiante mimpedì di esprimere dubbi: perché guastare la felicità a un figlio? Benché Daniele volesse anche sposarsi in chiesa con Tania, pure lì non andò come previsto: Don Silvestro era tornato in Abruzzo dalla sua famiglia, e Daniele voleva solo lui come sacerdote. Insomma, sembrava che il destino tentasse di fermarli.

Poi la festa di nozze fu sfarzosa. Guarda qui, Paola, questa foto: vedi che orchidea maestosa, così piena di fiori lucenti e foglie dritte come soldatini? Ora invece quelle foglie sono un ricordo sbiadito, appassite come il resto.

Daniele e Tania dovevano partire per il viaggio di nozze, a Parigi. Ma arrivati in aeroporto, Tania non poteva partire per una multa mai pagata, una storia assurda, proprio allultimo. Daniele ignorò questi segnali: era preso dai sogni di famiglia felice.

Ma, allimprovviso, Daniele si ammalò seriamente, fu ricoverato. Nessuno dei medici dava speranza.

Tania restò al suo fianco forse una settimana, poi una sera gli disse:

Mi dispiace, ma non posso stare con un marito malato. Ho già chiesto il divorzio.

Paola, puoi solo immaginare cosa abbia provato mio figlio, immobile in un letto dospedale. Eppure le rispose con calma:

Ti capisco, Tania. Non ti fermerò.

E così divorziarono.

Poi, però, Daniele si riprese. Trovammo un bravissimo medico, il dottor Pietro Bogdanovich. In sei mesi riportò Daniele alla vita: È giovane, si rimetterà, ci disse. Divenimmo amici della sua famiglia, e la sua figlia ventenne, Maria, era sempre a casa nostra. Allinizio Daniele scuoteva la testa:

È troppo bassa, e nemmeno carina.

Osserva meglio, figliolo. La bellezza non è tutto Meglio bere lacqua nella gioia che il miele nella tristezza.

Daniele non riusciva a dimenticare Tania, ma il suo tradimento laveva ferito profondamente. Maria invece lo amava sul serio: lo chiamava spesso, cercava il suo sguardo ogni momento.

Così decidemmo di farli avvicinare. Tutti insieme, una domenica tra i vigneti senesi. Daniele era cupo: non lo toccavano né grigliate, né risate né profumo di legna ardente. Maria lo guardava piena di speranza, ma lui mai la degnò di un sorriso.

Allora dissi a mio marito:

Questo tentativo è inutile. Daniele ha ancora Tania nella mente, è una spina nel cuore.

Passarono tre, quattro mesi. Una sera, il campanello di casa. Daniele era alla porta, in mano la famosa orchidea:

Ecco, mamma. Ti porto ciò che resta della mia vecchia felicità. Fanne quello che vuoi. Questa pianta ormai non mi serve.

Accettai lorchidea controvoglia, senza affetto, come se fosse colpevole di tutte le sciagure di mio figlio. La misi in un angolo, senza curarla.

Ma poi un giorno incontro una vicina:

Caterina, ho visto Daniele con quella ragazzina, sembra una bambina Tua ex nuora era più bella di certo!

Non ci credevo, Daniele e Maria, insieme?

Presento mia moglie, Maria. Siamo sposati, disse Daniele dolcemente, tenendole la mano tra le sue.

Io e mio marito ci guardammo sorpresi:

Quando? E la festa? Gli ospiti?

Stavolta niente clamore, basta. Matrimonio allanagrafe, in silenzio, e Don Silvestro ci ha uniti in chiesa. Io e Maria siamo finalmente una famiglia.

Presi Daniele in disparte:

Daniele, lami davvero? Non vuoi solo vendicarti di Tania? Non far soffrire Maria.

No, mamma. Non è vendetta. Ho superato quella donna, non la chiamava più per nome. Con Maria mi sento finalmente in equilibrio.

Così, Paola, è andata.

Caterina mi svuotò il cuore quella sera.

Da allora passammo due anni senza vederci, prese da mille impegni.

Ma lorchidea, nelle mie mani, rinacque. Fiori splendidi e forti: i fiori sanno sempre ringraziare, se li curi.

Un giorno, la rividi allospedale reparto maternità:

Ciao, carissima! Tu qui?

Maria ha appena partorito due gemellini. Oggi li portiamo a casa! sorrideva Caterina.

Lì vicino Daniele e suo padre attendevano emozionati, un mazzo di rose rosse tra le mani.

Sul portone comparve Maria, stanca e raggiante, seguita dalla levatrice che stringeva due minuscoli neonati.

Arrivò anche mia figlia, con la sua neonata tra le braccia.

Tania adesso cerca a tutti i costi il perdono di Daniele, vorrebbe ricominciare tutto. Ma, sai, Paola… puoi provare a riparare una tazza rotta, ma non berrai più con la stessa gioia.

Così la vita trova la sua strada, come unorchidea che rifiorisce, se solo la si ama.

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