Quando la chiamata di notte dal figlio sconvolge Maria Olivieri: una mamma dal cuore grande, quattro gatti in casa, e una notte che cambierà tutto grazie a un pastore tedesco ferito trovato per strada – una storia di paura, compassione e un esempio d’amore che farà diventare il mondo un po’ più gentile

Allora, ascolta questa storia che devo proprio raccontarti. Mi viene ancora la pelle doca a pensarci.

Era tipo le tre di notte quando la signora Maria Bellini si è svegliata di colpo, perché il suo vecchio cellulare a tasti vibrava insistentemente sul comodino. Ci ha messo un attimo a realizzare che ora fosse e a chi potesse mai venire in mente di chiamarla a quellora. Appena ha visto il nome sul display, le è partito il cuore a mille: era suo figlio.

«Pronto Nico, che succede?!» ha risposto quasi senza fiato Maria, spaventata. «Ma ti sembra il caso di chiamare a questora?»

«Mamma, scusa se ti ho svegliata è che, insomma, stavo tornando a casa dal lavoro» Nicolò era tutto confuso, «e poi Non lo so, non so cosa fare»

«E poi? Parla, non mi far morire dansia!»

«Qui è sdraiata in mezzo alla strada. Mi dici che devo fare? Non mi è mai capitato mi sono un po perso.»

Hanno fatto qualche secondo di silenzio. Maria era paralizzata.

«Mi vuoi dire che hai investito qualcuno? È morto?!» ha esclamato Maria, che quasi lasciava cadere il telefono dalla paura di quello che stava per sentire.

«No, almeno credo non io, comunque. Lha colpita qualcun altro. E poi non è una persona.»

«Non è una persona? E allora chi?»

«Un cane una pastore tedesco, credo. Sta ancora respirando, ma è messa male. Mamma, qui a Mantova mica ci sono cliniche veterinarie aperte a questora e tu te ne intendi più di me di animali.»

Nicolò guardava il cane dalla luce dei fari: la pancia si muoveva appena, gli occhi erano tristi, quasi rassegnati. Si vedeva che soffriva tanto. Vabbè, almeno respira Forse non è così grave, pensò stringendo il telefono.

***

Tre giorni prima.

«Mamma, ma ricominci? Che ti manca da fare che ti metti sempre con questi gatti?» aveva detto Nicolò quando era passato a salutare la madre e laveva trovata a dare da mangiare ai randagi sotto casa. Da giovane non era così esagerata, ma appena andata in pensione oplà, quasi impazzita con i gatti! Da quando aveva tempo libero era diventata la protettrice ufficiale dei mici del quartiere.

«Ciao, tesoro,» aveva risposto Maria allegra, raddrizzandosi e salutando con la mano. «Se mi avvisavi che passavi ti facevo qualcosa di buono.»

«Mi sa che tutte le cose buone te le hanno già fregate i tuoi gatti!» aveva riso Nicolò.

Non ci poteva credere che la mamma spendesse euro, tempo e energia per quegli animali. In casa già aveva quattro gatti raccolti dalla strada in meno di un anno. E sembrava che non le bastasse mai. Ma Maria continuava, senza stancarsi, sempre pronta con una scatoletta o una carezza.

Lei adorava i gatti, ma pure ai cani non diceva mai no. E neanche ai piccioni, per dire! Nel palazzo la chiamavano Madre Teresa. Pure troppo buon cuore, a volte.

A Nico dava fastidio quando vedeva gente che sghignazzava alle spalle della mamma e la indicava come se fosse matta. Ma lei sorrideva e diceva: «Lascia parlare la gente, figlio mio. Nel mondo cè poco amore. Io voglio almeno un po regalarlo anchio.»

Guardava i gatti felici e continuava: «Hai visto? A loro la vita non ha dato niente. Almeno un briciolo di dolcezza gliela do io. Ti ricordi cosa diceva tua nonna?»

«Ma hai già preso quattro gatti, non ti bastano?»

«Non è questione di numero, Nico. Se avessi una casa più grande e una pensione da politico, li porterei tutti dentro, ma non posso. Però almeno li aiuto. E se agli altri non va bene, mi importa poco. La bontà va insegnata con lesempio.»

Nicolò ci provava a capirla, giuro, ma gli sembrava esagerato. Ok far del bene, ma a un certo punto sono animali, mica persone!

Eppure, tre giorni dopo, la vita gli ha fatto cambiare idea.

Quella notte rincasava tardi dal lavoro per colpa di un casino che capitava una volta ogni tanto in ufficio. In macchina, tutto contento, si godeva la città deserta, finestrino abbassato e musica bassa. Per una volta ha schiacciato sullacceleratore tanto non cera nessuno in giro. Ma la corsa è durata poco.

Allimprovviso ha dovuto frenare di colpo, perché un cane era già lì sdraiato in mezzo alla statale. Per un po è rimasto paralizzato, poi si è fatto coraggio ed è sceso. Era chiaro: qualcuno laveva colpita. Forse uno come lui, forse uno ubriaco, chi lo sa. Ma la cosa importante, lì, era solo aiutare il cane. Il problema è che non sapeva proprio da dove cominciare: mai avuto un cane in vita sua.

E così, senza pensarci troppo, aveva telefonato a mamma Maria.

***

«Allora, Nico, che succede?!» ha risposto Maria, preoccupatissima.

«Mamma, scusa, ti ho svegliata è che ho trovato un cane in mezzo alla strada, sta male. Mi aiuti?»

Silenzio.

«Hai investito qualcuno? È morto?» sussurrava Maria col fiato sospeso.

«No, non io. E poi, mamma, non è una persona è un cane. Pastore tedesco, mi sembra. Sembra un randagio. Respira, ma fatica. Che faccio? Qui non cè una clinica veterinaria aperta di notte magari tu hai qualche idea. Hai sempre avuto più cuore tu, con gli animali.»

Nicolò guardava il cane, sempre lì a stento. Gli occhi lucidi. Tristissimi.

Almeno respira Forse ce la fa, pensava stringendo il telefono.

«Mamma, che faccio? Conosci qualche veterinario?»

«No, purtroppo nessuno. E qui a Mantova non ci sono cliniche notturne. Non puoi portarla da nessuna parte di notte così. Sai che cè? Portala qui da me!»

«Da te? Ma davvero? Con già quattro gatti dentro casa? Non rischi una guerra?»

«Nico, sono gatti, non belve! Qualche semplice carezza, una vecchia coperta ce la facciamo. Corri, non perdere tempo in chiacchiere. Porta la bestiola da me che preparo tutto. Meglio qualcosa che niente.»

***

Dopo mezzora, eccolo Nicolò che arranca su per le scale, col cane tra le braccia, tutto sporco ma chi se ne frega. Pensava solo a salvarla.

«Mettila qui, piano,» dice Maria indicando il divano, già coperto con delle vecchie lenzuola.

Lei non era una veterinaria ma in vita sua ne aveva visti di casi alla clinica di zona, e molte cose le aveva imparate per istinto.

Nicolò, col suo smartphone, cercava su Internet che cosa fare in casi del genere, visto che la mamma con il suo vecchio telefono a tasti non poteva certo cercare in rete.

Insieme sono riusciti a fermare lemorragia e la cagnona ha cominciato a respirare un po meglio.

E credimi, pure i gatti hanno contribuito! Allinizio diffidenti, poi si sono messi vicino al cane e le facevano le fusa, come per consolarla. Lei, piano piano, si è addormentata. Non svenuta, proprio addormentata.

«Mamma, sarà tutto ok?» chiese Nico mentre accarezzava il cane.

«Certo che sì,» sorrise Maria, stanca ma soddisfatta. «Non sembra ferita grave. E sai che ti dico, Nico? Se questo cane ti ha svegliato la voglia di aiutare gli animali, vuol dire che non è entrato per caso nella nostra strada.»

«Non potevo mica lasciarla lì non si fa. Non per un essere vivente.»

«Appunto. Prima mi prendevi per matta. Ora sei qui a tremare di paura per lei. E scommetto che non la caccerai più, eh?»

«Non credo proprio» Sorrideva, per la prima volta commosso.

***

La mattina dopo, prestissimo, Nicolò è corso alla clinica veterinaria. Era il primo e quelli in coda, appena lhanno visto, si sono spostati senza tanti discorsi. Capivano la situazione. A volte la gente sa essere meravigliosa.

Lì Nicolò ha capito che aiutare gli animali non solo non è una sciocchezza, ma ti rende proprio migliore. Raffa (sì, lha chiamata Raffa, come Raffaella) si è ripresa in poche settimane. E da quel giorno ogni sabato va dalla mamma a trovarla, e poi fanno le loro passeggiate in compagnia lui, Maria, Raffa e pure qualche gatto che si aggiunge alla squadra. Proprio una famigliola improvvisata!

I vicini restano a guardarli, qualcuno scuote la testa pensando siano strani, ma Nicolò adesso non ci fa più caso.

Ed è grazie a Raffa, spuntata allimprovviso nella sua vita, e a sua madre Maria, che ha capito quanto sia importante dare il buon esempio. E grazie anche a quelle persone gentili fuori dalla clinica, che capivano senza dover spiegare nulla.

Da allora, ti giuro, il mondo gli sembra davvero un filo più buono. E chiunque abbia bisogno che sia un gatto, un cane o una persona adesso Nicolò non si tira più indietro.

Ecco, questa è la storia che volevo raccontarti, e spero che anche tu senta un pizzico di tenerezza dentro, come è successo a me.

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