Mio figlio non vuole portare sua madre a vivere con noi perché in casa c’è già una sola padrona, e quella sono io. – “Non è giusto! È pur sempre sua madre, potrebbe tranquillamente ospitarla in casa sua!” – così si esprimono i parenti di mio marito. So che anche i nostri amici la pensano così, anche se nessuno ha il coraggio di dirmelo in faccia. Tutto questo nasce dalla situazione con mia suocera. Barbara ha 83 anni e pesa più di cento chili, con frequenti problemi di salute. “Perché non portate Barbara a vivere con voi?” mi ha chiesto anni fa una cugina. “Va bene darle una mano ogni giorno, ma se dovesse succedere qualcosa di notte? È dura starle vicino in queste condizioni. Tuo figlio Daniel è il suo unico sostegno.” È scontato che della nonna debbano occuparsi il suo unico figlio, la sua unica nuora e l’unico nipote. Negli ultimi cinque anni Barbara non è mai uscita di casa: le gambe fanno male e il peso non le permette più di muoversi. Il problema però parte da lontano, trent’anni fa, quando mia suocera era ancora giovane, energica, sana e autoritaria. “Chi hai portato qui?” si indignò la madre del mio futuro marito Daniel. “Ho dedicato la mia vita a te solo per vedere questo?” Dopo quelle parole, rimasi in silenzio e me ne andai in autobus. All’epoca, la madre di mio marito viveva in una prestigiosa villa alle porte della città. Suo marito aveva un ottimo lavoro, quindi Barbara aveva vissuto bene anche dopo la sua morte. Quella sera Daniel mi rincorse per tornare con me. Ho avuto fortuna: mio marito non si è mai fatto comandare dalla madre, ma la rispettava comunque come anziana. Tentò di calmarmi e mi disse che sua madre “era fatta così”. Dopo il matrimonio iniziammo a mettere i soldi da parte per comprarci una casa. Daniel lavorava fuori città per mesi e in pochi anni ci siamo riusciti. Era raro andare a trovare Barbara, che intanto raccontava assurdità su di me a Daniel e a chiunque incontrasse: “Vedi? Tua moglie non ti lascia aiutare la mamma…” e così via. Quando Barbara decise di trasferirsi in città, i soldi ricavati dalla villa non bastarono per un appartamento. Ci chiese di integrare la cifra e promise che avrebbe intestato la casa a nostro figlio, suo nipote. Ma dal notaio cambiò idea improvvisamente: “La casa deve restare intestata a me,” disse, “altrimenti rischio di ritrovarmi per strada come mi ha raccontato un’amica!” Poi dichiarò che avrebbe lasciato l’appartamento a chi si sarebbe preso cura di lei da anziana. Voleva restare l’unica padrona! Ci accusava di volerla ingannare e abbandonare. Da quel momento sono passati quasi vent’anni. Ancora ricordo i suoi lamenti nello studio del notaio e il nostro imbarazzo. Decidemmo di lasciar perdere. Lei si trasferì subito, non permettendoci nemmeno dei piccoli lavori di ristrutturazione. Dopo un mese cominciò a lamentarsi che la casa era vecchia e cadeva a pezzi. Mi accusava di averle fatto trovare una casa “indegna” e di volerla truffare. Barbara adorava i figli della cugina, ma ignorava il proprio nipote, arrivando persino a fingere di non ricordare la sua data di nascita! Qualche anno fa si è ammalata e, ingrassando molto, faticava a spostarsi. Le portavo cibo dietetico prescritto dal medico, ma lei insultava e rifiutava ogni piatto: “Solo la cugina sa sfamarmi, tu invece mi fai morire di fame!” L’anno scorso mio marito mi ha chiesto di prenderla a casa nostra. Secondo lui, la madre aveva capito l’importanza di ascoltare il medico. “D’accordo,” ho detto, “ma a queste condizioni: la cucina è solo mia, solo io decido cosa si mangia, e niente visite delle sue cugine!” Mia suocera si è offesa e ha rifiutato: pensava di venire qui e comandare come in casa sua. Ma a casa mia l’unica padrona sono io! Ho dovuto continuare ad assisterla: pulizie, pasti, anche la notte. La cugina rimaneva solo a promettere visite al telefono. La suocera chiamava lamentandosi che la affamavo (niente dolci, niente salumi), chiedendo alla cugina di portarle torte, che però si faceva sempre desiderare, pur abitando molto più vicino di me. Veniva solo una volta al mese per portare qualche cibo poco sano, mentre io ogni giorno mi prendevo cura di Barbara. Un giorno la suocera convocò la cugina, denunciando che era sparita una collana con un crocifisso, suggerendo che potevo essere stata io. Non dissi nulla, ma poggiai il pranzo sul tavolo e raccolsi gioielli che erano scivolati vicino al comodino. Tornata a casa raccontai tutto a mio marito e insieme abbiamo deciso: basta. Ho proposto di mandarla in una casa di riposo. Daniel ha accettato. Mi figlio non vuole portare sua madre a vivere con noi perché in casa nostra c’è una sola vera padrona… e quella sono io!

Mio figlio non vuole portarsi la mamma a vivere con lui, perché in casa cè già una sola padrona, e quella sono io.

Non è possibile! È sua madre! Dovrebbe prenderla a casa sua! Queste parole le ho sentite spesso dai parenti di mio marito. So che anche i miei amici pensano allo stesso modo, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dirmelo in faccia. Tutto questo nasce dalla situazione con mia suocera.

Lucia ha 83 anni e pesa più di cento chili, spesso si ammala.
Perché non portate Lucia a vivere con voi? mi aveva chiesto qualche anno fa una cugina Va bene che la aiutate ogni giorno, ma se dovesse succedere qualcosa di notte? Da sola le è davvero difficile. Dopotutto, tuo Daniel è il suo unico sostegno.

È ovvio per tutti che alla nonna debba pensare il suo unico figlio, la sua unica nuora e il suo unico nipotino. Negli ultimi cinque anni Lucia non è più uscita da casa neanche una volta. Le fanno male le gambe, e il suo peso rende impossibile ogni movimento. Tutto è iniziato trentanni fa. Allora la suocera era una donna energica, giovane, in salute e molto autoritaria.

Chi mi hai portato qui? si indignò la madre del mio futuro marito, Daniel. Ho dedicato la mia vita a te per questa persona?

Dopo quelle parole, senza dire nulla, salii sullautobus. In quel periodo, la mamma di Daniel viveva in un elegante quartiere residenziale nei pressi di Firenze, in una bella villa. Suo marito aveva una posizione di rilievo, e così Lucia aveva avuto una vita agiata, anche dopo la morte del marito, già molti anni prima. Quel giorno, Daniel mi raggiunse e tornò a casa con me. Ho avuto fortuna con mio marito: non è mai stato accecato dagli ordini della madre. Tuttavia, porta rispetto agli anziani. Cercava di calmarmi spiegando che sua madre era fatta così.

Dopo il matrimonio abbiamo iniziato a mettere da parte i soldi per una casa nostra. Daniel partì e non tornò per sei mesi. Studiava e lavorava sodo. Dopo qualche anno riuscimmo a comprare una casa e poi a sistemarla. Non andavamo spesso a trovare Lucia. Lei intanto raccontava frottole su di me a Daniel e a tutti quelli che conosceva. Diceva: vedi, mia nuora non gli permette di aiutare sua madre. Ma quando mai!

Decise poi di trasferirsi in città, ma i soldi ricavati dalla vendita della villa non bastavano. Ci propose di aggiungere qualcosa noi, promettendo che la casa nuova sarebbe stata intestata a nostro figlio, suo nipote. Ma dal notaio cambiò idea: disse che la proprietà doveva essere a suo nome, perché secondo alcune amiche, così le nonne non rimanevano senza casa. Poi aggiunse che avrebbe lasciato la casa a chi si sarebbe preso cura di lei da anziana. Voleva comandare a casa sua! Sosteneva che lavremmo imbrogliata e lasciata senza niente.

Da allora sono passati quasi ventanni. Tutti in quella stanza notarile sentirono le sue lamentele e noi ci sentivamo terribilmente a disagio. Decidemmo di lasciar perdere. Si trasferì subito, senza nemmeno lasciarci fare qualche piccolo lavoro di sistemazione. Ci ha abitato per quasi un mese, poi ha cominciato a lamentarsi che tutto era vecchio, che cadeva a pezzi e si rompeva. Lucia dava sempre la colpa a me: secondo lei le avevo trovato un pessimo appartamento e volevo imbrogliarla.

Lucia adorava i figli della cugina, ma ignorava suo nipote. Faceva anche finta di non ricordarsi quando fosse nato! Qualche anno fa Lucia si ammalò. Era aumentata tanto di peso che non riusciva quasi più a muoversi in casa. Io portavo da mangiare quello che il medico le prescriveva, ma Lucia insultava, rifiutava il cibo e diceva che solo la cugina le portava da mangiare come si deve, mentre io la affamavo.

Lanno scorso mio marito ha iniziato a chiedermi di portarla a vivere da noi. Secondo lui, la mamma aveva finalmente capito, era disposta a seguire le indicazioni del medico.

Daccordo ho detto Ma a certe condizioni: la cucina la gestisco solo io, cucino solo io e decido io cosa si mangia. E guai a vedere qui in casa le sue cugine.

La suocera si offese, non volle saperne di venire, perché pensava di arrivare e poter comandare sulla nostra famiglia. Ma a casa nostra cè solo una padrona vera! Sono io! Ho dovuto andarla a trovare, pulire per lei, cucinarle, a volte anche fermarmi la notte. E la famosa cugina manifestava il suo affetto giusto con qualche telefonata.

Mia suocera si lamentava sempre al telefono che la lasciavo digiuna: niente dolci, niente salumi. Pregava la cugina di venire a portarle i pasticcini. Ma lei, con la scusa del troppo lavoro, rimandava sempre. Eppure abitava tre volte più vicino a Lucia di quanto ci fossi io. Passava da lei appena una volta al mese, portandole solo cose poco sane, mentre io mi sobbarcavo tutta la routine quotidiana.

Un giorno Lucia chiamò la cugina e si lamentò che le era sparita la collana con il crocifisso. Disse che quel giorno io e la cugina eravamo andate a trovarla entrambe, ma era certa che ero stata io a prenderla.

Senza fiatare lasciai il piatto sul tavolo, poi raccolsi la collana e il crocifisso caduti dietro il comodino. Raccontai tutto a mio marito Daniel e decisi che non sarei più tornata da lei. Gli proposi di trovare una soluzione: portarla in una casa di riposo. Daniel fu daccordo.

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Mio figlio non vuole portare sua madre a vivere con noi perché in casa c’è già una sola padrona, e quella sono io. – “Non è giusto! È pur sempre sua madre, potrebbe tranquillamente ospitarla in casa sua!” – così si esprimono i parenti di mio marito. So che anche i nostri amici la pensano così, anche se nessuno ha il coraggio di dirmelo in faccia. Tutto questo nasce dalla situazione con mia suocera. Barbara ha 83 anni e pesa più di cento chili, con frequenti problemi di salute. “Perché non portate Barbara a vivere con voi?” mi ha chiesto anni fa una cugina. “Va bene darle una mano ogni giorno, ma se dovesse succedere qualcosa di notte? È dura starle vicino in queste condizioni. Tuo figlio Daniel è il suo unico sostegno.” È scontato che della nonna debbano occuparsi il suo unico figlio, la sua unica nuora e l’unico nipote. Negli ultimi cinque anni Barbara non è mai uscita di casa: le gambe fanno male e il peso non le permette più di muoversi. Il problema però parte da lontano, trent’anni fa, quando mia suocera era ancora giovane, energica, sana e autoritaria. “Chi hai portato qui?” si indignò la madre del mio futuro marito Daniel. “Ho dedicato la mia vita a te solo per vedere questo?” Dopo quelle parole, rimasi in silenzio e me ne andai in autobus. All’epoca, la madre di mio marito viveva in una prestigiosa villa alle porte della città. Suo marito aveva un ottimo lavoro, quindi Barbara aveva vissuto bene anche dopo la sua morte. Quella sera Daniel mi rincorse per tornare con me. Ho avuto fortuna: mio marito non si è mai fatto comandare dalla madre, ma la rispettava comunque come anziana. Tentò di calmarmi e mi disse che sua madre “era fatta così”. Dopo il matrimonio iniziammo a mettere i soldi da parte per comprarci una casa. Daniel lavorava fuori città per mesi e in pochi anni ci siamo riusciti. Era raro andare a trovare Barbara, che intanto raccontava assurdità su di me a Daniel e a chiunque incontrasse: “Vedi? Tua moglie non ti lascia aiutare la mamma…” e così via. Quando Barbara decise di trasferirsi in città, i soldi ricavati dalla villa non bastarono per un appartamento. Ci chiese di integrare la cifra e promise che avrebbe intestato la casa a nostro figlio, suo nipote. Ma dal notaio cambiò idea improvvisamente: “La casa deve restare intestata a me,” disse, “altrimenti rischio di ritrovarmi per strada come mi ha raccontato un’amica!” Poi dichiarò che avrebbe lasciato l’appartamento a chi si sarebbe preso cura di lei da anziana. Voleva restare l’unica padrona! Ci accusava di volerla ingannare e abbandonare. Da quel momento sono passati quasi vent’anni. Ancora ricordo i suoi lamenti nello studio del notaio e il nostro imbarazzo. Decidemmo di lasciar perdere. Lei si trasferì subito, non permettendoci nemmeno dei piccoli lavori di ristrutturazione. Dopo un mese cominciò a lamentarsi che la casa era vecchia e cadeva a pezzi. Mi accusava di averle fatto trovare una casa “indegna” e di volerla truffare. Barbara adorava i figli della cugina, ma ignorava il proprio nipote, arrivando persino a fingere di non ricordare la sua data di nascita! Qualche anno fa si è ammalata e, ingrassando molto, faticava a spostarsi. Le portavo cibo dietetico prescritto dal medico, ma lei insultava e rifiutava ogni piatto: “Solo la cugina sa sfamarmi, tu invece mi fai morire di fame!” L’anno scorso mio marito mi ha chiesto di prenderla a casa nostra. Secondo lui, la madre aveva capito l’importanza di ascoltare il medico. “D’accordo,” ho detto, “ma a queste condizioni: la cucina è solo mia, solo io decido cosa si mangia, e niente visite delle sue cugine!” Mia suocera si è offesa e ha rifiutato: pensava di venire qui e comandare come in casa sua. Ma a casa mia l’unica padrona sono io! Ho dovuto continuare ad assisterla: pulizie, pasti, anche la notte. La cugina rimaneva solo a promettere visite al telefono. La suocera chiamava lamentandosi che la affamavo (niente dolci, niente salumi), chiedendo alla cugina di portarle torte, che però si faceva sempre desiderare, pur abitando molto più vicino di me. Veniva solo una volta al mese per portare qualche cibo poco sano, mentre io ogni giorno mi prendevo cura di Barbara. Un giorno la suocera convocò la cugina, denunciando che era sparita una collana con un crocifisso, suggerendo che potevo essere stata io. Non dissi nulla, ma poggiai il pranzo sul tavolo e raccolsi gioielli che erano scivolati vicino al comodino. Tornata a casa raccontai tutto a mio marito e insieme abbiamo deciso: basta. Ho proposto di mandarla in una casa di riposo. Daniel ha accettato. Mi figlio non vuole portare sua madre a vivere con noi perché in casa nostra c’è una sola vera padrona… e quella sono io!