Anche se Lucia era una nuora e una moglie esemplare, ha finito per distruggere non solo il suo matrimonio, ma anche sé stessa

Diario di Mariangela,
3 aprile

Oggi sento il bisogno di mettere per iscritto i pensieri che mi affollano la mente. Mi rendo conto di quanto la mia vita sia cambiata in questi ultimi anni. Mi rendo conto ora che, nonostante fossi una nuora e una moglie irreprensibile, ho distrutto non solo il mio matrimonio, ma anche una parte di me stessa.

Sono cresciuta in un orfanotrofio di Firenze, senza mai conoscere cosa significasse avere una famiglia vera, senza una madre che mi guidasse o delle cugine sposate da cui imparare. Quando a diciotto anni ho sposato Matteo, ero completamente inesperta, ingenua a tal punto che ogni consiglio ricevuto su come divenire la moglie perfetta diventava una regola sacra per me. L’unica persona che mi trasmette queste istruzioni era mia suocera, la signora Rosina.

Tutti conoscono le storie sulle suocere difficili, ma io, non avendo la mia di madre, decisi che Rosina sarebbe stata la mia guida e che mi avrebbe voluto bene. La realtà? Forse, in fondo, non desiderava davvero il mio male; eppure ogni giorno mi caricava di nuove aspettative. “Ricordati, Mariangela,” diceva, “se tuo marito ti tradisce, è sempre colpa della moglie.”

Questa frase mi faceva impazzire. Ho sempre pensato che la responsabilità dellinfedeltà spettasse a chi tradisce, non a chi viene tradito. Invece, secondo Rosina, se il marito si allontanava era perché la donna si era trascurata, aveva perso fascino. Mi ripeteva di avere sempre il corpo snello, una vera moglie resta magra!. Così, me lo sono segnata sul taccuino – “Non ingrassare” – e mi sono iscritta a una palestra del quartiere.

Ero già magra, ma iniziai con le diete restrittive perché temevo di non piacere più a Matteo. Quando imparai bene questa lezione, Rosina avanzò con una nuova massima: In una famiglia perbene entrambe le donne lavorano!

Non discutetti, anche perché desideravo lavorare per conto mio. Ero pronta ad accettare qualsiasi impiego. Qualche tempo dopo, chiesi consiglio su come affrontare il congedo di maternità, e lei mi liquidò con un: Il congedo è un tuo problema, veditela tu!

Non fui tanto zelante nel segnarmi quellinsegnamento, ma quando, qualche anno dopo il matrimonio, mi trovai finalmente in maternità, cercai subito un lavoro come babysitter part-time. Ero soddisfatta, eppure Matteo e Rosina non facevano che lamentarsi perché guadagnavo troppo poco.

Pensai allora che non sarebbe stato un problema spendere quei pochi euro per rifarmi i capelli. Ma anche lì arrivò un nuovo rimprovero: Quando sei in maternità, che senso ha mettersi in ghingheri? Quando torni al lavoro potrai andare dal parrucchiere, ora devi risparmiare!

Tutti i miei piccoli guadagni li davo a Matteo. Era chiaro che durante i nostri anni di matrimonio, la filosofia della suocera tornava costantemente: Una brava moglie fa tutto da sola, senza aiuti!

E così ho fatto. Da sola. Sfinita, ma cercavo di non deludere nessuno. Spesso mi svenivo dalla stanchezza, e dopo aver messo a letto lultimo dei miei figli verso le nove di sera, mi rimettevo ai fornelli o a pulire la casa per il giorno dopo, mentre Matteo faceva il suo ennesimo riposino dicendo di essere distrutto dal lavoro.

Il fatto che sia finita in ospedale era quasi inevitabile. Mesi e mesi ad ignorare piccoli dolori, a non curarmi mai. Sono rimasta ricoverata a Careggi per più di due settimane e né mio marito, né mia suocera si sono mai fatti vivi. Fortuna che avevo con me il telefono: la mia amica Francesca mi ha portato tutto quello che mi serviva.

Quando sono uscita dallospedale, ho capito che era arrivato il momento di dare una svolta alla mia vita. Ho chiesto il divorzio senza esitare. Ora mi sento allo stesso tempo smarrita e libera, pronta finalmente a scrivere una nuova pagina della mia esistenza, anche se questo significa ripartire da zero.

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Anche se Lucia era una nuora e una moglie esemplare, ha finito per distruggere non solo il suo matrimonio, ma anche sé stessa