Mio marito mi ha paragonata alla moglie del suo amico durante la cena di compleanno, così ha ricevuto una bella dose di insalata russa rovesciata sulle ginocchia

Ecco che hai tirato fuori di nuovo quel servizio di piatti? Te lho già detto cento volte che preferisco quello con il bordo dorato, quello che ci ha regalato mamma per lanniversario. Quello sì che fa figura, sbotta Marco, storcendo la bocca davanti al piatto che Caterina appena ha apparecchiato sulla tovaglia bianca.

Caterina resta immobile per un attimo, mezzo mazzetto di prezzemolo in mano. Vorrebbe rispondere per le rime, dire che il servizio dorato non può andare in lavastoviglie e che restarsene in piedi a mezzanotte a lavare i piatti dopo che gli ospiti se ne sono andati non le va proprio. Però si trattiene. Oggi è il compleanno di Marco, cinquant’anni, una bella tappa, e non vuole rovinargli la serata già dallinizio.

Marco, quel servizio è per dodici persone, siamo solo in quattro. E questi piatti sono più profondi, sono perfetti per l’arrosto, risponde tranquilla mentre decora linsalata russa con rametti di prezzemolo. Fammi un favore piuttosto: controlla che il Prosecco sia ben freddo. Lorenzo e Anita dovrebbero arrivare a momenti.

Marco borbotta qualcosa fra i denti e si trascina svogliatamente verso il frigo. Caterina gli lancia unocchiata e sospira. Lultima settimana è stata una corsa contro il tempo: il lavoro da contabile lha sfiancata tra i bilanci e la chiusura del trimestre, in più ha dovuto organizzare la festa. Marco aveva vietato il ristorante, sostenendo che nessuno cucina meglio di te, Cate, e poi è inutile spendere una fortuna solo per fare finta.

Le fa piacere che il marito apprezzi le sue doti culinarie, ma dietro quei complimenti cè pura economia, la sua solita avversione per il conto al tavolo. Così Caterina ha passato tre sere di fila marinando la carne, bollendo verdure, infornando pan di Spagna per la millefoglie e arrotolando involtini di melanzana, che Marco adora. Gambe doloranti, schiena a pezzi, nemmeno il tempo per la manicure: ha steso solo dello smalto trasparente.

Il campanello suona, facendola sobbalzare.

Arrivo! annuncia Marco, cambiando di colpo espressione. La sua aria cupa svanisce e appare il sorriso caloroso del padrone di casa.

Nellingresso fa il suo trionfale ingresso Anita. Sì, proprio trionfale: la moglie di Lorenzo, il migliore amico di Marco, sembra appena uscita dalla copertina di Vogue. Elegante, curata, con un vestito beige che le sta a pennello. In mano un sacchetto di una boutique del centro. Poco dietro Lorenzo, carico di pacchetti per Marco e bottiglie di Amarone.

Caterina, tesoro! Anita la saluta con un bacio svolazzante, lasciando dietro di sé un’onda di profumo costoso. Che profumo! Come fai ogni volta a superarti in cucina? Non potrei mai farlo. Io, a Lorenzo, glielho detto chiaro: se vuoi festeggiare, si va al ristorante! Io la cucina la guardo da lontano, ho la manicure da proteggere.

Caterina si affretta a nascondere le mani dietro la schiena.

Qualcuno deve pur creare un po di calore domestico, sorride accogliendo la giacca dell’amica. Venite, è tutto pronto a tavola.

La cena inizia come da tradizione. Un brindisi alla salute del festeggiato, chiacchiere sui regali (Lorenzo regala una canna da pesca professionale, desiderata da Marco per mesi), battute e risate. Caterina si muove senza sosta tra cucina e sala, sostituendo piatti, rifornendo antipasti e rabboccando i bicchieri. Lei stessa riesce ad assaggiare solo un cucchiaio dinsalata russa e due cubetti di formaggio.

Marco, allegro dopo il primo bicchiere, si rilassa. Si adagia sulla sedia e si volta ammirato verso Anita, che delicatamente priva un trancio di pesce con la forchetta.

Anita, sei splendida come sempre, dice ad alta voce. Ti guardo e mi chiedo: sei una maga? Mangia e non ingrassa! E quel vestito si vede che una donna si prende cura di sé.

Anita sorride civettuola, toccandosi una ciocca di capelli.

Eh Marco, tutto disciplina. Palestra tre volte la settimana e niente pane dopo le sei. E poi tanta cura. Ho trovato un nuovo siero per il viso, una meraviglia.

Ecco! Marco alza il dito, come se avesse sentito chissà cosa. Disciplina! Hai sentito, Cate? Disciplina! Tu invece: sono stanca, non ho tempo. Anita lavora pure lei, eppure sembra una ragazza.

Caterina, proprio in quel momento intenta a portare in tavola larrosto, si blocca. È la responsabile amministrativa di una grande azienda, gestisce la casa, lorto e aiuta i nipoti con i compiti quando i figli li portano. Anita invece lavora due giorni sì e due no in un centro estetico, e non ha figli.

Marco, non iniziare a fare confronti, interviene calma Caterina, cercando di non rovinare la serata davanti agli ospiti. Ognuno ha il suo ritmo. Assaggia larrosto, è una ricetta nuova con le prugne.

Ma Marco ormai si è infervorato. Un bicchiere di troppo scioglie la lingua e vengono fuori vecchi rancori e la sua solita voglia di farsi vedere.

Macché arrosto! taglia corto, servendosi una fetta enorme di carne. Il cibo è cibo. Ma lestetica Lorenzo, beato te! Quando torni a casa, mica trovi una cuoca col grembiule, ma una fata. Una gioia per gli occhi! E io? Sempre pentole, sempre odore di cipolla soffritta. Le ho detto a Caterina: va in palestra, iscrivi a pilates. Lei:ho la schiena, ho la pressione. Scuse su scuse. È pigrizia.

Lorenzo cerca di intervenire per smorzare.

Marco, su Cate è una padrona di casa doro. La carne che fa lei, non la fa nessuno! Anita i fornelli li tiene a distanza, noi viviamo di take away.

Vero! rincara Anita, ma ne esce peggio. Non amo cucinare, è la verità. Ma io mi dedico a me stessa. Un uomo deve amare con gli occhi, vero Marco?

Marco si scioglie in un sorriso, guardando Anita con occhi sognanti.

Parole sante! Amare con gli occhi! E invece guarda fa un cenno sprezzante verso Caterina, seduta di fronte, le mani segnate dal lavoro appoggiate in grembo. Cate, ti sei messa labito, ti sei sistemata, ma sembri sempre stanca. Sembra la zia di qualcuno, capisci? Anita invece ha gli occhi vivi, si vede che ha voglia di vivere. E tu hai sempre quegli scontrini in mano

Cala il gelo. Lorenzo si ficca nel piatto, Anita smanaccia nervosamente il tovagliolo. Caterina si sente colpita a tradimento. Le torna in mente la notte prima, quando Marco si lamentava per le camicie e lei gliela stirava alle una, quella stessa camicia azzurra che ora lui sfoggia mentre la deride. Ripensa a tutte le volte che ha rinunciato dal parrucchiere per comprare la canna da pesca dei suoi sogni.

Marco, basta, dice lei piano, ma ferma. Hai esagerato.

Non ho esagerato! Marco si accende. Dico solo la verità! Un amico si vede nel bisogno, una moglie nel confronto. Guardo e confronto. Peccato, il confronto non ti aiuta. Lorenzo può portare la moglie in giro e vantarsi, io solo vergognarmi. Ti sei mai guardata allo specchio? Ti sei lasciata, sei piena di rughe E siete pure coetanee!

Non siamo coetanee, Marco, lo corregge Caterina con voce di ghiaccio. Anita ha trentotto anni, io quarantotto. E lei non trasporta sacchetti di spesa al quarto piano quando lascensore è rotto, perché tu te ne stai sdraiato sul divano.

Eh, rieccoci! sbuffa Marco, roteando gli occhi. Io lavoro! Porto i soldi a casa! Ho diritto a pretendere che mia moglie sia allaltezza. Ma tu non sei che una gallina. Sai solo tritare insalate! Guarda linsalata russa! Quella di Anita a Capodanno era leggera, soffice. La tua sembra un minestrone. Come te, pesante.

La misura è colma. Dentro Caterina qualcosa si spezza. La pazienza che ha sorretto il matrimonio per venticinque anni finisce, lasciando il gelo e una lucida rabbia.

Si alza piano. Marco, senza accorgersi del suo cambiamento, continua a blaterare rivolto a Lorenzo:

Dì tu, Lorenzo, non ho ragione? La donna deve ispirare! Invece la mia vestaglia, pantofole, brodo. Noia mortale

Caterina si avvicina al tavolo, prende il grande piatto di insalata russa fresco, abbondante di maionese, decorato con barbabietola. Almeno un chilo.

Si mette accanto al marito. Marco si blocca e la guarda di traverso.

Che cè? la provoca. Manca il sale? O hai lesinato sulla maionese?

No, Marco, risponde Caterina glaciale. Cè tutto. Anzi, pensa che hai ragione. So solo tritare insalate. Visto che ti manca leggerezza ed estetica, questa insalatona è tutta per te.

Così facendo, rovescia il piatto.

Il tempo si ferma. Lorenzo spalanca la bocca senza suono. Anita emette un piccolo urlo e si copre la bocca. La massa rosa e densa scivola sulle ginocchia di Marco, sui suoi pantaloni chiari appena comprati per la serata.

*Splat.*

Un suono umido e sodo. La maionese cola sulle gambe, la barbabietola impregna il tessuto, le verdure piovono sulla patta.

Per un attimo, regna il silenzio. Marco fissa le sue gambe come se non ci credesse. Il succo di barbabietola si espande, trasformando i pantaloni beige in un quadro astratto.

Sei impazzita?! urla scattando in piedi. Insalata ovunque: tappeto, scarpe, pavimento. Sei matta?! Questi sono nuovi! Sei fuori di testa!

Caterina riposiziona il piatto vuoto sul tavolo con garbo.

Ma è buono, Marco. E sazia. E, attento, è genuina, tutto fatto a mano.

Ti giuro che Marco alza la mano, ma Lorenzo lo afferra.

Marco, basta! Sei stato tu a provocare!

Io?! Io?! Marco sbraita, mostrando i pantaloni sporchi. Dico la verità e lei mi rovescia linsalata addosso! Pulisci! Subito! A quattro zampe!

Anita è pallida come il tovagliolo, raggomitolata sulla sedia. La serata è finita.

Caterina guarda il marito scomposto con disprezzo, come fosse uno scarafaggio.

Pulisci tu, scandisce. O chiama una ditta di pulizie. Tanto tu sei il gran uomo, puoi permettertelo. Io ora vado a occuparmi di me. Come hai detto? Ispirarmi.

Volta le spalle e esce. Indossa il trench, prende la borsa. In salotto, le urla di Marco e la voce pacata di Lorenzo si mescolano.

Cate, dove vai? Anita la raggiunge allingresso, trema sulle ciglia truccate. Non andartene, è solo ubriaco, non voleva

Lo pensa davvero, Anita, risponde Caterina senza rabbia. Solo pietà. È sempre stato così. Oggi tu mi hai aperto gli occhi.

Caterina esce nellaria fresca dautunno. Non sa dove andare, ma non potrebbe restare lì. Si siede sulla panchina davanti al portone, chiama un taxi. A casa di mamma, decide. Mamma non cè più da due anni, la casa è rimasta vuota, Caterina non ha mai avuto il coraggio di affittarla. Ora le serve.

Marco la chiama venti volte. Prima per urlare, poi forse pentito. Caterina non risponde. Compra una bottiglia di Chianti e una tavoletta di cioccolato al supermercato, va da mamma, dove laria sa di libri vecchi e polvere. Per la prima volta in anni si stende sul divano senza pensare a bucato o colazione.

Le due settimane successive sono un inferno per Marco.

Cate non torna il giorno dopo. Né quello dopo. Lei vive da mamma, lavora, e la sera Si regala finalmente quel massaggio che da tre anni rimanda.

Marco rimane solo nella casa dove scopre che il frigo non si riempie da sé e i calzini non vanno in lavatrice da soli né si piegano nel cassetto.

I primi tre giorni fa lo spaccone. Mangia tortellini surgelati, indossa jeans (i pantaloni sono rovinati, la tintoria non garantisce nulla). Racconta a Lorenzo al telefono che Caterina è una isterica.

Tornerà, vedrai. A cinquant’anni dove va? Nessuno la vuole. Prima o poi torna. Io, magari, neanche la perdono.

Il quarto giorno finisce le camicie. Stirare non lo sa, lo odia. Il quinto giorni mangia solo surgelati: gli viene mal di pancia. Il sesto scorda la carta igienica: il bagno resta senza.

La casa si riempie di sporco. La macchia di insalata sul tappeto diventa fetida, la maionese rancida e la puzza di pesce impregna lambiente. Il calore che riteneva normale si dissolve.

Ma Caterina Caterina rifiorisce. Basta borse pesanti: cucina solo per se stessa, mangia poco. Dorme finalmente bene. In ufficio, le colleghe la notano.

Signora Caterina, si è innamorata? Gli occhi brillano, scherzano le impiegate.

Sì, ragazze, risponde lei. Mi sono innamorata di me. Finalmente.

Dopo due settimane, Marco la aspetta fuori dallufficio. Sembra sconsolato: camicia stropicciata, barba incolta, occhi da cane bastonato. In mano uno squallido mazzo di tre garofani.

Cate inizia, imbarazzato.

Caterina lo guarda serena e distaccata.

Cosa vuoi, Marco?

Dai, è ora di finirla. Basta scherzare, torna a casa. Sai le piante vanno bagnate. E il gatto ti cerca.

Non hanno gatti.

Non tornerò, Marco, dice pacata. Ho chiesto la separazione. Il tribunale ti invierà la convocazione.

Marco rimane a bocca aperta.

Separarci?! Sei fuori di testa? Per uninsalata e due parole? Dopo venticinque anni insieme!

Esatto. Venticinque anni in cui sono stata la tua funzione: cuoca, lavandaia, donna delle pulizie. Ma mai persona. Tu volevi una fata, Marco? Cercatela tu. Anita? No, Lorenzo ti uccide. Trova qualcunaltra. Una che svolazzi per casa profumata, senza fare nulla. Ma sappi: le fate non puliscono i water né preparano il bollito.

Ti prego, Caterina! supplica lui, afferrandola per il braccio. La gente si gira. Dai, sono stato stupido! Ti compro una pelliccia se vuoi. O labbonamento in palestra!

Caterina ride, amaramente ma convinta.

In palestra? Per diventare come Anita, così non ti vergogni? No, Marco. Ci vado già. Per me. E la pelliccia, me la compro da sola. La mia paga basta eccome, se non la spreco per le tue passioni e i capricci dei tuoi amici.

E io? chiede sconsolato. Io che faccio? Non so nemmeno accendere la lavatrice.

Cè il tutorial online, Marco. O assumi una colf. Io ho dato, e mi licenzio dal ruolo di tua moglie. Senza liquidazione.

Si stacca dalla sua mano e si avvia verso la metro, con passo leggero e spalle dritte.

Marco resta ancora a lungo sul marciapiede, stringendo i garofani che appassiscono. Ripensa a quella sera, allarrosto perfetto, alla luce soffusa e al momento in cui linsalata scivolava sulle sue gambe.

Scema mormora, ma ormai quasi non ci crede.

Tornato nella casa vuota, maleodorante, la montagna di piatti sporchi resta nel lavello. Marco si sente finalmente uno sciocco. Chiama Lorenzo.

Loré, posso venire da te? Ho fame, qualcosa di buono?

Mi spiace, la voce di Lorenzo è tesa. Ho litigato con Anita. Le ho chiesto se poteva almeno una volta cucinare i ravioli e lei mi ha fatto un casino: Mi vuoi trasformare in cuoca come la Caterina di Marco? Guarda che è finita con linsalata in faccia. Ora vivo di noodles istantanei.

Marco chiude e guarda la macchia sul tappeto. Somiglia a un cuore, frantumato, sporco di barbabietola.

Passa mezzo anno.

La separazione fra Caterina e Marco avviene in silenzio. I figli, ormai grandi, smettono di insistere quando vedono la madre felice e il padre sempre più lamentoso.

Marco non impara a cucinare. Dimagrisce, sbiadisce, porta camicie stirate in lavanderia, spendendo un sacco di euro. Prova a frequentare altre donne, ma nessuna va bene: una non sa fare le polpette, laltra vuole solo ristoranti, la terza si interessa solo del suo stipendio.

Caterina celebra i quarantanove anni nel bistrot sotto casa, con le amiche. Ha un vestito nuovo e un nuovo taglio di capelli.

Cate, rimpiangi qualcosa? Dopo tanti anni insieme, chiede lamica.

Caterina mescola il caffè, sorride.

Sì. Rimpiango di non avergli rovesciato linsalata addosso dieci anni fa. Ho sprecato troppo tempo cercando di essere perfetta per chi non lha mai capito.

Guarda fuori. In strada passano coppie, alcune felici, altre meno. Ma ora lei lo sa: la sua felicità non dipende da quanto sottile taglia la mortadella o da quanti complimenti sente su unaltra moglie. La sua felicità è solo nelle sue mani, che non odorano più di cipolla. Odorano di libertà e di una crema costosa.

E linsalata Ora la compra in gastronomia. Poco, ma solo quando ne ha davvero voglia.

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Mio marito mi ha paragonata alla moglie del suo amico durante la cena di compleanno, così ha ricevuto una bella dose di insalata russa rovesciata sulle ginocchia