La suocera si è portata via tutti i miei prosciutti e prelibatezze dal frigorifero, infilandoli nella sua borsa prima di andare via di casa nostra

Diario di Gianni, 15 febbraio

Non ci posso credere che sia già il mio compleanno, trentacinque anni compiuti. Il tempo vola. Questa mattina Serena si è presentata con i sacchetti pieni, la cucina si è trasformata in un tripudio di colori e profumi: peperoni rossi lucidissimi, una scatolina di caviale con il sigillo dorato, un bel pezzo di parmigiano stagionato, bottiglie di Chianti e pane fresco. Mi sono fermato davanti al prosciutto crudo di Parma sotto vuoto, fissando il prezzo in euro come se fosse il conteggio delle calorie che mi sarei sparato a cena.

Serena, sei sicura che ci serva tutta questa roba? Il culatello costa come il cambio gomme della macchina! ho detto, con la confezione in mano.

Lei ha continuato a disporre i prodotti sul tavolo, indifferente alle mie lamentele.

Gianni, è il tuo compleanno. Trenta cinque anni. Verranno i tuoi amici, tua madre fa il viaggio da Monza solo per te. Vorresti offrire solo patate lesse e insalata di tonno? Ho preso una bella gratifica questo mese, posso permettermi per una volta di non sentirmi in imbarazzo?

Guarda che io mi accontento anche del minestrone… ho borbottato, ma ho sistemato il culatello nel frigorifero, nascosto bene dietro la lattuga. Solo che mamma comincerà di nuovo con la solita solfa: Quei soldi sarebbe meglio metterli da parte, anticipare il mutuo, non fare follie.

Serena ha sospirato tirando fuori linsalatiera. Lucia protesta sempre. Se spendiamo troppo siamo spreconi, se risparmiamo siamo poveracci e la nuora lo fa morire di fame. Io da tempo non tengo conto delle sue opinioni. Limportante è che tu e gli amici vi troviate bene. E poi questo prosciutto qui è lo stesso che ti era piaciuto tanto a Bologna lestate in cui siamo andati insieme. Te lo ricordi?

Ho sorriso, mi è tornato in mente quel sapore intenso.

Me lo ricordo, era una goduria. Hai ragione. Dai, oggi non si risparmia. Però togliamo i prezzi, così mamma non sviene.

Serena si è messa ai fornelli, concentratissima, come piace a lei, purché nessuno le stia tra i piedi. Ovviamente, Lucia aveva promesso di arrivare prima per dare una mano alla ragazza parole che regolarmente mi gelano il sangue; la sua mano consiste nel piantarsi sulla sedia in mezzo alla cucina, bloccando il passaggio, mentre dispensa perle di saggezza e critica tutto, dalla cottura delle cipolle al colore delle tende.

Il campanello ha suonato puntuale alle due e io sono andato ad aprire. Serena ha tirato un sospiro profondo, aggiustato il sorriso e si è preparata.

Ma che bel figlio che ho! ha tuonato Lucia appena entrata. Dammi un abbraccio, sei dimagrito, sembri un fuscello! Lo credo, con quella pasta precotta dai supermercati non si ingrassa mica.

Mamma, che pasta e pasta, Serena cucina benissimo, lo sai… ho detto aiutandola con il cappotto pesante di lana.

Va bene, non discutere. Ti si legge negli occhi che hai bra ciato la dieta. Buongiorno, Serena.

Lucia è entrata in cucina come una nave rompighiaccio, con la sua borsa di stoffa inseparabile.

Buongiorno, Lucia. Siamo felici di vederti, il bollitore è già pronto.

Il tè lo beviamo dopo, ha sbuffato lei, posando la borsa sullo sgabello. Vi ho portato qualche cosa dal mio orto. So che nel vostro frigorifero ci vive un fantasma dalla fame.

Ha dato sfoggio del suo bottino: un vasetto di cetrioli in salamoia torbida, una bustina di mele rinsecchite colte dal suo giardino e qualche caramella avvolta dentro la carta che sembrava dellepoca della lira.

Ecco, cetrioli senza veleni, ha annunciato fiera, E le mele sono pure vitamine! Ne togliete la parte marcia e ci fate una composta. Non si spreca nulla.

Grazie, Lucia, proveremo senzaltro, ha detto Serena, cercando di non guardare troppo la salamoia.

Lucia già si era appropriata del frigorifero, rituale di ogni sua visita. Controllo lo spazio, dice, ma io so che è una vera ispezione.

Oh, vedo bene! ha esclamato alla vista delle leccornie. Caviale? Ben due scatole! Gianni, avete vinto la lotteria, o Serena ha svaligiato una banca?

Mhanno dato la gratifica, mamma, ho ringhiato affettando un pezzo di parmigiano dalla tavola.

La gratifica… Certo, ha commentato Lucia stringendo le labbra. Invece di aiutare la madre con la recinzione che sta per cadere a casa, vi mangiate il caviale col cucchiaio. Ma fate voi, io vivo con quello che basta.

Ha sbattuto il frigorifero e si è appostata sul suo sgabello davanti al lavandino.

Serena, fammi vedere che hai cucinato. Io riposo un attimo, le gambe mi fanno male e stamattina la pressione era alle stelle, ma sono venuta lo stesso. Come potevo mancare? Quasi eroista, eh?

Le tre ore successive sono volate tra piatti da forno, insalate miste, arrosti. Lucia commentava tutto: Il maionese fa male, attenta! Il pane così caro è uno spreco, il panificio sotto casa va benissimo. La carne lavrei battuta meglio, si cuoce più tenera.

Serena taceva, abituata a lasciar scorrere le parole senza attenzione. Il motto: resistere sino a sera.

Verso le sei gli amici sono arrivati. Una banda rumorosa e allegra, la casa si è riempita di risate e dopobarba. Il tavolo era stracolmo: arrosto di maiale, involtini di melanzane al pistacchio, tartine al caviale, affettati e formaggi, insalate e roba calda.

Al primo brindisi Lucia ha preso la parola.

Figlio mio, ricordo ancora il giorno in cui sei nato… Due giorni di travaglio! I sorrisi degli invitati raccontavano che quella storia lavevano già sentita più volte. Serena ne ha approfittato per servirsi il riso.

…Ed eccoti cresciuto. Sposato. È andata come è andata, ha detto lanciando unocchiata pungente a Serena. Limportante che tu sia felice. Il cibo? Beh, Serena sè data da fare, tutto caro e raffinato! Io avrei fatto qualcosa di più semplice, ma al giorno doggi tutto si fa vedere.

Poi ha infilzato un bel pezzo di anguilla affumicata, comprata ad un prezzo folle in pescheria, e lha divorata.

Mh, il pesce è pesce. Salato troppo. E troppo grasso. Ai miei tempi la sardina era meglio.

Ma Lucia non smetteva di mangiare. Le tartine sparivano come semi di zucca, il prosciutto quasi evaporava. Ogni boccone veniva accompagnato da un: Questo caviale non sarà mica finto, eh? Ormai è tutto imitazione! Serena, dopo lasciami vedere la scatola, voglio leggere gli ingredienti. Non si sa mai.

Serena rideva, versava il vino agli ospiti. Vedevo che mi stavo facendo rosso per limbarazzo, ma non le ho mai contraddetto davanti agli altri. Da soli, nemmeno.

La festa continuava: complimenti, risate, storie del passato. Lucia ogni tanto infilava un monologo sulle difficoltà dei pensionati e sui figli ingrati, ma la compagnia copriva tutto.

Si è fatto tardi, i ragazzi si sono ritirati. Serena, sei un fenomeno! ha detto Marco, il mio miglior amico, abbracciandola alluscita. Languilla era una delizia. Grazie mille!

Quando è partita lultima macchina, in casa regnava il silenzio, interrotto solo dal tintinnio dei piatti che Lucia aveva cominciato a mettere via.

Dai, vi aiuto a pulire, che tra stoviglie ci state fino a domani, ha tuonato. Gianni, porta giù limmondizia, il sacco è pieno. Serena, tu metti il caldo nei contenitori.

Serena sembrava stremata.

Lucia, lasci perdere, ci penso io. Vuole che le chiami un taxi?

Un taxi? E che siamo a Monte Carlo? Il bus passa ancora. E non discutere, ho lenergia e faccio io. Tu lavati la faccia e prendi una pastiglia, sembri uno spettro. Io faccio tutto.

Serena si è allontanata, davvero bianca cadaverica. Le gambe le tremavano.

Dopo qualche minuto, mentre rientrava di soppiatto in cucina, lha trovata davanti al frigorifero, la solita borsa da spesa aperta su una sedia. Lucia lavorava di gran lena, rapida e precisa.

Ha preso il piatto degli affettati con il prosciutto, la coppa, il culatello, e tutto è finito dentro un grosso sacchetto di plastica legato stretto, infilato subito nella borsa.

Serena non credeva ai suoi occhi.

Poi ha visto sparire nel sacco anche il contenitore con languilla avanzata, messo da Serena per la colazione. Poi metà della torta di pan di Spagna, avvolta in fretta nella carta stagnola, e ancora il parmigiano costato quanto una cena fuori , una scatola di olive, e infine una quasi intera bottiglia di cognac costoso che mi avevano regalato al lavoro.

Serena era pietrificata. Avrebbe dovuto gridare? Scatenare una lite? Accusare? Impossibile definire la madre di mio marito ladra, anche se lo era eccome.

Mentre pensava il da farsi, è rientrato Gianni dalla pattumiera.

Freddissimo fuori. Mamma, sei pronta? Non tolgo il cappotto, ti accompagno.

Lucia ha sussultato, ha chiuso la borsa di colpo ed è tornata normale.

Serena, già qui? Sto finendo di sistemare, aiuto ancora un po. Gianni, sono a posto.

Ha sollevato la borsa, che ora pesava come una valigia. Lucia è persino sbuffata sotto lo sforzo.

Mamma, lascia che ti aiuti, coshai lì, dei mattoni?

Lascia stare! ha strillato Lucia, stringendo la borsa contro di sé. Faccio io! Sono barattoli vuoti, li riprendo, e cose mie. Non ficcare il naso.

Gianni era interdetto.

Mamma, hai portato solo un barattolo e quello è pieno sul davanzale.

Altri barattoli! ha ignorato lei. Adesso basta, voglio andare!

Serena ha fatto un passo avanti, calma come il ghiaccio.

Lucia, puoi mettere la borsa sul tavolo, per favore?

Che cosa dici? Vuoi perquisirmi? Gianni, senti tua moglie? Mi crede una ladra!

Serena, ma dai… Gianni era spiazzato.

Gianni, nella borsa cè la nostra colazione, il pranzo e la cena di domani. Cè il pesce che ho pagato venticinque euro, cè il tuo prosciutto, il cognac. E la torta.

Lucia è impazzita. Come ti permetti! Io ho insegnato una vita! Ho lavorato per questo paese! Non ho mai preso niente di nessuno! Mangiatevela voi la vostra roba!

Ha cercato di guadagnare luscita, ma la borsa, troppo pesante, si è strappata. Il contenuto si è sparso sul pavimento.

Scena surreale.

La coppa rotolava, il sacchetto col pesce affumicato si è aperto e la fetta danguilla è finita dritta sulla scarpa di Gianni. La torta si è spappolata, il cognac ha colpito la gamba di una sedia ma non si è rotto. Tra tutto, il parmigiano e delle caramelle del suo bottino di doni.

Silenzio irreale. Solo il frigorifero borbotta e Lucia respira pesante.

Gianni guardava il disastro, la madre paonazza e la fetta danguilla sulla scarpa. Il suo volto è passato dalla sorpresa alla vergogna densa.

Mamma? Che succede?

Lucia si è raddrizzata, pronta allattacco.

E allora? Sì, ho preso! Voi avete di tutto, tanto buttate! Vivete come nababbi, io con la pensione di novecento euro! Il prosciutto lho visto solo in televisione! Ho diritto almeno una volta a mangiare come una persona vera! Ti ho cresciuto io, ho passato notti insonni! E tu… mi rinfacci una fetta di affettato?

Serena taceva. Dipendeva tutto da Gianni. Era il momento della verità. Di solito lui cercava di calmare lacqua: Dài, prendi quello che vuoi, mamma….

Gianni ha raccolto la fetta danguilla e lha rimessa sul tavolo. Stesso discorso col cognac.

Mamma, ha detto piano. Non è questione di salumi. Se avessi chiesto, ti avremmo riempito la borsa. Sempre lo facciamo, sempre.

Che devo mendicare? Chiedere lelemosina? urlava Lucia, quasi piangendo. La madre dovrebbe chiedere?! Dovete pensare voi ai miei bisogni! Egoisti!

Sei venuta di nascosto a prendere. Non hai chiesto, hai nascosto. Come… come una ladra.

Cosa?! Come osi! Mi fate venire il mal di cuore! Voglio il medicinale! Mi state uccidendo!

Non esageriamo, Lucia, ha detto fredda Serena. Hai il medicinale in tasca, lo so, lho visto prima.

Lucia si è bloccata, il teatrino saltato.

Gianni, Serena gli ha chiesto. Metti tutto quello che è per terra nella busta.

Perché? ha chiesto lui confuso.

Dallo a tua madre. Che si porti via tutto. Quel pesce non lo mangio, finito sul pavimento, la torta è distrutta, la coppa anche. Che si porti via tutto. Un regalo di compleanno. E per un mese, non entra in casa.

Lucia ansimava, smarrita.

Gianni, muto, ha raccolto tutto nella busta. Cognac a parte.

La bottiglia resta. Mi serve un sorso. Ora.

Ha dato la busta alla madre.

Prendila, vai. Ho chiamato il taxi mentre strillavi. Sta arrivando.”

Mi cacciate? Per il cibo?

Per le bugie, mamma. E la mancanza di rispetto. Per la mia casa e mia moglie.

Lucia ha afferrato la busta, occhi pieni di rabbia e lacrime.

Non metterò piede qui mai più! Vivete come volete, sfrontati! Che quella roba vi rimanga in gola!

Ha sbattuto la porta così forte che è caduto intonaco dal soffitto.

Serena si è seduta e si è coperta il volto. Tremava.

Sono andato al mobile, ho preso due bicchieri. Ho versato il cognac. Ne ho spinto uno verso Serena, ho preso laltro per me.

Bevi, che ti serve.

Serena, occhi pieni di lacrime, mi ha guardato. Era invecchiata di dieci anni. Ho preso la sua mano.

Mi dispiace, Serena.

Perché? Non era colpa tua.

Per non essermi accorto prima. Per averle permesso di comportarsi così. Pensavo che fosse solo strana. Ma ora… che umiliazione. Mi sento io quello che ha rubato.

Serena ha sorseggiato, il cognac ha bruciato ma le ha regalato un sollievo inatteso.

La cosa ironica è che avevo preparato un pezzo di salame e del formaggio apposta per lei. Pronti nel cassetto più in basso del frigorifero. Volevo darli con un sorriso.

Gianni ha avuto una risatina nervosa.

Sul serio?

Sul serio. Sapevo già che avrebbe fatto la vittima.

Con lei non si ragiona, ho detto buttando giù il bicchiere. Domani cambio la serratura. Ha ancora le chiavi, le ha chieste mesi fa per sicurezza. Non voglio trovarmi la tv sparita un giorno, perché la vicina del terzo piano la voleva.

Serena mi ha guardato con rispetto; in sette anni di matrimonio, mai mi era visto così deciso sulle questioni della mamma. L’episodio del prosciutto è stata la goccia che ha fatto traboccare tutto.

Cosa mangiamo domani? ha chiesto Serena guardando il tavolo vuoto. Ha portato via quasi tutto.

Apro il frigorifero. Abbiamo ancora una scatola di caviale. Quella che non ha visto. E uova, e latte. Faremo una bella frittata al caviale. Da veri signori.

Serena ha riso. La tensione è scivolata via.

Ci sono anche quelle mele marce… possiamo farci la composta.

No grazie, ho storto il naso. Domani vanno in pattumiera. Bastano i cetrioli avanzati. Ho avuto abbastanza aiuti per una vita.

Abbiamo finito il cognac insieme, finalmente parlando davvero: di confini, di dignità. Che voler bene non vuol dire lasciarsi calpestare. Che la nostra famiglia, ora, siamo noi.

Al mattino Serena si è svegliata con laroma di caffè fresco. Ho preparato la colazione.

Buongiorno, le ho detto baciandola. Ti è rimasta qualcosa della gratifica?

Un po. Perché?

Che ne dici, ce ne andiamo in un agriturismo questo weekend? O magari a Firenze per due giorni? Lontano da tutti. Cellulare spento.

E tua madre? Starà telefonando a tutti i parenti dicendo che labbiamo cacciata.

Fa come vuole. Noi pensiamo alla nostra vita. La frittata al caviale è pronta, vieni a mangiare.

Guardava il mio piatto, il giallo perfetto ricoperto di caviale. Era la colazione più buona della mia vita. Non per il prezzo, ma perché finalmente non cerano più accuse né sensi di colpa.

Lucia ha chiamato due giorni dopo. Ho visto il nome sul telefono, ho sospirato e ho ribaltato il cellulare.

Non rispondi? ha chiesto Serena.

No. Che si goda la coppa presa di nascosto. Ne riparliamo tra un mese. Ora ho altro da fare. Porto la moglie al cinema.

Serena si è preparata e siamo usciti insieme. Il frigorifero era semivuoto, ma in fondo allanima sentivo leggerezza e pace. E questo era il vero lusso.

Oggi ho capito che i confini servono per difendere la serenità della mia famiglia. Nessun regalo, nessuna parentela, nessuna gratitudine passata può giustificare la mancanza di rispetto. E la pace in casa vale più di tutto il caviale del mondo.

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