TI RICORDI? IMPOSSIBILE DIMENTICARE! — Paola, devo parlarti di una cosa… Insomma, ti ricordi di mia figlia illegittima, Anastasia? — Mio marito parlava per enigmi, ed ero già in allerta. — Hmm… Se mi ricordo? Impossibile dimenticare! Dimmi pure. — Mi sono seduta aspettandomi brutte notizie. — Non so neanche come dirtelo… Anastasia ci chiede in lacrime di prendere con noi sua figlia, cioè la mia nipotina, — borbottava mio marito. — Perché mai, Sandro? E il marito di Anastasia? Sparito nel nulla? — ormai la faccenda mi interessava e mi sentivo coinvolta. — Capisci, ad Anastasia resta poco da vivere. Il marito non c’è mai stato. Sua madre si è risposata con uno straniero e ora vive in America; loro sono ai ferri corti e non si parlano da anni. E parenti non ne ha altri. Così ci chiede aiuto, — Sandro era impacciato e non riusciva a guardarmi negli occhi. — E quindi? Cosa pensi di fare? Come vuoi muoverti? — Io, in cuor mio, avevo già deciso. — Ecco, voglio confrontarmi con te, Paola. Come dici tu, faremo, — Sandro finalmente mi guardò, in cerca di una risposta. — Che comodo, eh? Hai fatto danni da giovane e ora la responsabilità per questa bambina dovrebbe ricadere tutta su di me, vero? — l’apatia di mio marito mi faceva impazzire. — Paola, siamo una famiglia. Dobbiamo decidere insieme — Sandro cercava già di convincermi. — Ah, senti chi parla di famiglia! E quando te la spassavi con un’altra, perché non mi hai chiesto un parere? Sono pur sempre tua moglie! — scoppiai a piangere e corsi in un’altra stanza. …A scuola stavo con il mio compagno Valerio. Ma quando nella nostra classe arrivò Alessandro, dimenticai tutti. Mollai Valerio. Alessandro mi notò subito, mi accompagnava a casa, mi baciava sulla guancia, mi regalava fiori colti dal giardino. Dopo una settimana mi portò a letto. Io nemmeno protestai. Ero presa da lui follemente. Finimmo la scuola e Sandro partì militare in un’altra città. Per un anno ci scrivemmo, poi Sandro tornò in licenza. Ero al settimo cielo di rivederlo, facevo di tutto per piacergli. Lui mi faceva mille promesse: “Paola, torno tra un anno e ci sposiamo! Per me sei già mia moglie.” Parole che mi scioglievano ogni volta… Succedeva sempre così con Sandro: bastava un suo sguardo dolce e io diventavo burro. Quando ripartì, mi consideravo una promessa sposa e contavo i giorni. Ma dopo sei mesi mi arrivò una lettera in cui Sandro mi lasciava: aveva trovato l’amore vero in caserma e non sarebbe più tornato in città. Peccato che nel frattempo io aspettavo un bambino da lui. Così addio matrimonio: come si dice, lo sposo ha fatto il furbo e poi è sparito. Aveva ragione la nonna: “Non fidarti delle promesse, fidati dei fatti.” …Arrivò il giorno e nacque Ivan. Devo dire che Valerio, il mio ex, si offrì di aiutarmi. E io, disperata, accettai il suo supporto. Sì, siamo stati intimi. Ormai non speravo più nel ritorno di Sandro. Poi, all’improvviso, riapparve. Valerio aprì la porta ed ecco Sandro sull’uscio. — Posso entrare? — Sandro fu sorpreso di trovarci insieme. — Entra pure, visto che sei arrivato — Valerio lo lasciò passare, poco convinto. Ivan, percependo la tensione, si aggrappò a Valerio. — Valerio, porta Ivan a fare una passeggiata — chiesi, per evitare drammi. Rimasi sola con Sandro. — Sei tu il marito? — chiese Sandro, geloso. — E a te cosa importa? Perché sei venuto? — ero arrabbiata, senza capire le sue intenzioni. — Mi mancavi, tutto qui. Vedo che ormai hai una famiglia, Paola. Non mi hai aspettato. Va bene, me ne vado. Scusa se ho rovinato la tua felicità — Sandro si preparava ad andarsene. — Aspetta, Sandro. Perché sei venuto? A farmi stare male? Valerio mi aiuta a non sentirmi sola. E sta crescendo tuo figlio — cercavo di trattenerlo. Io lo amavo ancora. — Sono tornato per te, Paola. Mi accetti? — Sandro mi fissava con speranza. — Vieni, stiamo per pranzare — non ho potuto resistere: se era tornato, significava che non mi aveva dimenticata. Che senso aveva continuare a far la dura? Valerio tornò alla sua strada. Mio figlio Ivan aveva bisogno di un padre vero, non di un sostituto. Valerio si sarebbe poi sposato con una brava donna con due figli. …Passarono gli anni. Sandro non riuscì mai ad amare Ivan come un vero figlio, lo considerava un estraneo, convinto che fosse davvero figlio di Valerio. Non riusciva davvero ad affezionarsi a Ivan. Io me ne rendevo conto. Sandro era sempre stato un donnaiolo, si infatuava e lasciava con facilità. Mi aveva tradito con tutti: con le mie amiche, e persino con le amiche delle mie amiche… Io piangevo, ma continuavo ad amarlo, a tenere insieme la famiglia. Forse era più semplice per me, che amavo sul serio. Non dovevo mentire o inventare storie per coprirmi. Io semplicemente amavo. Sandro era il mio sole. Avrei tante volte voluto smettere di amarlo, mollare tutto. Ma la notte mi sentivo in colpa. Dove sarei andata? E Sandro senza di me sarebbe stato perso. Io per lui ero tutto: amante, moglie, madre. …Sandro perse sua madre a quattordici anni; morì nel sonno. Forse per questo lui cercava sempre affetto altrove. E io gli perdonavo tutto, avevo pietà per lui. Una volta litigammo forte e lo cacciai di casa. Si trasferì dagli zii. Passò un mese: avevo già dimenticato il motivo della lite, ma Sandro non tornava. Dovetti andarlo a cercare. La zia fu sorpresa: — Paola, cosa ci fai qui? Sandro ha detto che vi siete lasciati e lui adesso ha un’altra. Grazie alla zia scoprii chi fosse la nuova ragazza e andai a casa sua. — Buongiorno. Potresti chiamare Sandro, per favore? — provai a essere cortese. Lei fece una smorfia e mi chiuse la porta in faccia. Me ne andai senza dire una parola. …Sandro tornò dopo un anno. Da quella ragazza era nata una figlia, Anastasia. Tutti questi anni mi sono sentita in colpa per averlo cacciato: forse se non l’avessi fatto non avrebbe avuto quella relazione e non sarebbe nata sua figlia illegittima. Mi dedicai ancora di più a Sandro, lo amavo senza misura. Di Anastasia non parlavamo mai: sembrava che bastasse nominarla per distruggere la nostra famiglia. Era meglio tacere. D’altronde, un figlio fuori dal matrimonio… può capitare. Che queste approfittatrici stessero lontane dai mariti altrui! Così scorrevano gli anni. Con il tempo Sandro si calmò, restava sempre più in casa, davanti alla tv. Nostro figlio si sposò presto e ci diede tre nipotini. Ed ecco che riappare Anastasia, la figlia illegittima, dopo tanti anni, chiedendo di ospitare sua figlia. Viene da riflettere: come spiegare a Ivan che nella nostra famiglia comparirà una bambina sconosciuta? Lui non sa nulla delle scappatelle giovanili di suo padre. …Naturalmente prendemmo in affidamento la piccola Annalisa di cinque anni. Anastasia morì giovane, a trent’anni. Ma la vita va avanti. Sandro si offrì di parlare faccia a faccia con Ivan. Nostro figlio, dopo aver ascoltato la confessione del padre, concluse: — Genitori, quello che è in passato è sepolto, non vi giudico. La bambina va accolta: è sangue del nostro sangue. Io e Sandro tirammo un sospiro di sollievo. Abbiamo proprio un figlio dal cuore grande. …Oggi Annalisa ha sedici anni. Adora il nonno Sandro, gli confida tutto; mi chiama nonna e dice che da giovane ero proprio come lei. Io, naturalmente, sono d’accordo…

TI RICORDI? IMPOSSIBILE DIMENTICARE!

Paola, devo parlarti di una cosa Hai presente mia figlia illegittima, Anita? Mio marito cercava di girarci intorno con le parole, e ho subito capito che non sarebbe stata una chiacchierata facile.

Mi chiedo se me ne ricordo? Come potrei mai dimenticare, Marco?! Cosa succede ora? Mi sono seduta alla cucina, già pronta al peggio.

Non so nemmeno da dove cominciare Anita mi ha chiamato piangendo. Vuole che prendiamo a casa sua figlia, cioè mia nipote, Marco quasi balbettava, evitandomi lo sguardo.

Non capisco perché dovremmo farlo! E il marito di Anita? È sparito come la neve al sole? Ormai ero incuriosita, qualcosa non mi tornava.

Vedi, Paola, a quanto pare ad Anita non resta molto da vivere. Il marito non cè mai stato, solo storie senza senso. La madre di Anita, che vive in America con un altro uomo da una vita, non ne vuole sapere. Anita ha litigato con lei anni fa, e da allora non si parlano più. Non ha altri parenti. Per questo si è rivolta a noi Marco lo diceva sempre più piano.

E quindi? Tu cosa pensi di fare? Ma io avevo già preso la mia decisione.

Volevo solo chiederti cosa ne pensi, Paola. Se dici di sì, portiamo qui la bambina. Se no, lasciamo stare, Marco mi guardava con quegli occhi da bambino perso, quasi sperando che decidessi io per tutti e due.

Comodo, eh? Hai fatto i tuoi danni da giovane, adesso però sarebbe Paola a doversi prendere cura dei cazzi altrui Ma, che novità! ero furiosa per la sua passività.

Dai, Paola, siamo una famiglia. Bisogna decidere insieme Marco provava a far leva sullunità familiare.

Ah! Adesso siamo una famiglia, che bello! Ma quando ti buttavi fra le lenzuola con quella lì, hai mai pensato di chiamarmi per un consiglio? Ero tua moglie anche allora, no?! Ho sentito salire le lacrime e ho fatto per fuggire in camera, chiudendomi dentro per piangere in pace.

Quando ero al liceo, stavo con un mio compagno di classe, Valerio. Ma poi, a metà anno, è arrivato il nuovo: Sandro. Da quel momento ho perso letteralmente la testa per lui. Dopo nemmeno due settimane avevo già mollato Valerio. Sandro mi scortava a casa ogni giorno, mi stampava baci sulle guance, mi regalava margherite appena raccolte dai giardini pubblici, e dopo poco mi ha portato a letto con lui. E io? Subito innamorata persa. Abbiamo finito la maturità insieme e poi Sandro è partito per il militare, in una città lontana da Roma. Sono stata tutto il giorno alla stazione Termini a piangere quando se nè andato.

Per più di un anno ci siamo scritti lettere su lettere. Un giorno Sandro mi scrive che ha trovato un grande amore nel reggimento, non tornerà più in città, e che meglio chiudere qui. E a me? Mi cresceva la pancia. Ero incinta. E addio matrimonio dei sogni. Come diceva mia nonna: Non fidarti del grano in fiore, fidati di quello che hai nel granaio.

Quando era ora, ho partorito Andrea. Va detto, Valerio il mio ex pur di aiutarmi si è fatto avanti. Ho accettato, non sapendo più dove sbattere la testa. Sì, con Valerio ci sono anche andata a letto in quei mesi bui, ma Sandro per me era un capitolo chiuso.

Ed ecco che un giorno lui ritorna dal nulla. Valerio ha aperto la porta e si è trovato davanti Sandro.

Posso entrare? chiede Sandro un po sorpreso.

Se sei qui accomodati, Valerio, musone, gli apre.

Andrea, sentendo laria tesa, si aggrappa alle gambe di Valerio e scoppia a piangere.

Valerio, porta Andrea a fare una passeggiata, va’. Non sapevo gestire la situazione.

Sei sposata? Sandro mi guarda con aria stranita.

E a te cosa importa? Perché sei venuto? ero nervosa, davvero non capivo.

Solo nostalgia. Mi sembra che ti sia rifatta una vita, Paola… Non mi hai aspettato, eh? Beh, me ne vado, scusa per la visita. Sandro già si girava verso la porta.

Aspetta, Sandro! Sei venuto a mettermi in crisi? Valerio mi aiuta da mesi. Lui sta crescendo tuo figlio, quel bambino dolcissimo là. In realtà, nel profondo, non avevo mai smesso di amare Sandro.

Sono tornato per te, Paola. Accetti che io resti? Sandro mi guardava con quegli occhi pieni di speranza.

Dai, entra, ci mettiamo a tavola. Il cuore mi batteva come quello di una ragazzina. Era tornato, non mi aveva dimenticata. Mi sembrava già troppo bello per rovinare tutto.

Così Valerio si fece da parte per la seconda volta. Andrea aveva bisogno di suo padre, non di uno zio di passaggio. Anni dopo, Valerio ha trovato una donna con due figli, si sono voluti bene e ancora oggi fanno una bella famiglia.

Gli anni sono passati velocemente. Marco non è mai riuscito a vedere Andrea come suo figlio. Era come se sentisse che Andrea fosse figlio di Valerio. Non aveva mai quella fiamma paterna. Lho sentito da sempre. In realtà, Sandro non ha mai saputo rinunciare alle altre donne. Sempre a girare, lasciandosene conquistare, tradendomi in modo palese anche con le mie amiche, o con le sorelle delle amiche. Io piangevo sommessamente, ma non smettevo di tenerci alla nostra famiglia.

Forse per me era pure più semplice: chi ama davvero, vive in unignoranza beata. Non dovevo inventare scuse, non dovevo tenere in piedi recite assurde. Amavo e basta. Mio marito era il mio sole. A volte desideravo solo piantarlo in asso, magari riuscire a smettere di volergli bene. Poi di notte, tra le lenzuola, rimuginavo e mi sentivo stupida anche solo a pensarlo. Dove sarei mai andata? E lui, senza di me, che fine avrebbe fatto? Ero tutto per lui: moglie, madre, amante e psicologa.

La madre di Sandro era morta quando lui aveva quattordici anni. Forse per questo cercava, anche tra le altre donne, quella tenerezza che non aveva mai avuto. Ho sempre perdonato tutto a Marco, lho sempre compatito. Una volta abbiamo litigato così furiosamente che lho cacciato di casa. Lui ha preso le sue cose ed è andato a stare dalla zia.

È passato più di un mese quasi mi ero scordata anche perché avevamo litigato, ma Sandro non tornava. Allora mi sono fatta forza e sono andata a cercarlo dalla zia. La zia era sorpresa di vedermi.

Paola, ma perché cerchi Marco? Lui ha detto che siete divorziati. Ora frequenta una ragazza nuova.

Grazie a lei ho scoperto dove stava questa nuova ragazza e, senza pensarci troppo, sono andata a bussare.

Buongiorno! Mi fai parlare con Sandro? ho cercato di essere gentile.

La ragazza mi ha fatto un sorrisino beffardo e mi ha chiuso la porta in faccia. Sono andata via senza far scene.

Dopo un anno Sandro è tornato. Nel frattempo da quella ragazza era nata Anita. Mi sono sempre sentita un po in colpa per averlo buttato fuori di casa quella volta. Forse, senza quella fuga, non ci sarebbe mai stata quella tipa e non sarebbe nata Anita. Da allora sono stata ancora più disponibile con Marco, più innamorata, più comprensiva. Largomento figlia illegittima Anita non veniva mai toccato in casa nostra, come se avessimo paura che parlandone si sarebbe sgretolato tutto. Meglio così: ognuno ha i suoi fantasmi.

Come se una figlia fuori dal matrimonio fosse chi sa quale tragedia Quante famiglie hanno problemi peggiori! Che restino al loro posto le sirene che cercano mariti altrui!

Col tempo, Marco si è calmato, è diventato più casalingo. Si è messo a guardare la TV, leggere il giornale, uscire poco. Andrea si è sposato presto, ci ha dato tre splendidi nipotini. E ora eccoci.

Dopo tanti anni, a casa nostra è tornata fuori la storia di Anita, la figlia illegittima. Ci ha chiesto aiuto per sua figlia.

Ti viene da pensare, eh. Come spiegare ad Andrea la comparsa in casa di una bambina sconosciuta? Lui non sa niente del passato movimentato di suo padre.

Alla fine, abbiamo preso la nostra decisione: abbiamo ottenuto laffido della piccola Alessia, che aveva solo cinque anni allora. Anita, poverina, se ne è andata troppo presto, a trentanni. Si dice che ogni tomba venga coperta dallerba, ma la vita va avanti.

Marco ha voluto parlare di persona con Andrea. Nostro figlio ha ascoltato rapito la confessione del padre, e alla fine ci ha solo detto:

Quello che è stato, è stato. Non tocca a me giudicarvi. La bambina va accolta, è sangue del nostro sangue.

Io e Marco abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Andrea si è dimostrato un ragazzo in gamba, dal cuore grande.

Adesso Alessia ha sedici anni. Adora il nonno Marco, si confidano su tutto; a me mi chiama nonna Paola e dice che da giovane ero uguale a lei. E io non posso che sorriderle e darle ragioneAlessia, serena nella sua nuova famiglia, laltra sera si è avvicinata a me con il suo sorriso un po timido. Aveva tra le mani un vecchio album di fotografie che tenevo gelosamente nascosto in fondo a un cassetto. Si è seduta sulle mie ginocchia, e insieme abbiamo sfogliato piano quelle pagine ingiallite, colme di volti che raccontavano più di mille parole.

A un certo punto, si è fermata su una foto di gruppo: io, Marco, Andrea bambino, e un uomo giovane che ci abbracciava tutti. «Chi è questo, nonna?», mi ha chiesto. Per un attimo il cuore mi è mancato, ma le ho sorriso. «Un vecchio amico, una persona importante che ci ha insegnato tante cose.» Lei ha annuito, quasi avesse intuito che in quella risposta era nascosto molto di più.

In quel momento ho capito che non serve raccontare tutto per trasmettere lamore e il coraggio con cui si affronta la vita. Bastava una carezza tra i capelli di Alessia, un abbraccio silenzioso, mentre fuori la sera scendeva dolce sulle nostre finestre.

Oggi guardo la nostra famiglia, così imperfetta, così piena di pieghe e di segreti, eppure salda come una quercia antica, radicata nei giorni belli e in quelli difficili. Forse la felicità non sta nel cancellare gli errori, ma nel saperli abbracciare, come si abbraccia un figlio, una nipote, un marito stanco o il ricordo di un amore che non è stato.

E mentre Alessia si alza, mi stampa un bacio sulla guancia e scappa via piena di vita, io resto a sfiorare la foto della mia vecchia famiglia, e finalmente penso che sì, tutto quello che è stato non è mai stato vano. Perché, alla fine, quello che resta davvero sono questi attimi: mani che si stringono, cuori che perdonano, e la certezza che, nonostante tutto, siamo ancora qui. Insieme.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 × 4 =

TI RICORDI? IMPOSSIBILE DIMENTICARE! — Paola, devo parlarti di una cosa… Insomma, ti ricordi di mia figlia illegittima, Anastasia? — Mio marito parlava per enigmi, ed ero già in allerta. — Hmm… Se mi ricordo? Impossibile dimenticare! Dimmi pure. — Mi sono seduta aspettandomi brutte notizie. — Non so neanche come dirtelo… Anastasia ci chiede in lacrime di prendere con noi sua figlia, cioè la mia nipotina, — borbottava mio marito. — Perché mai, Sandro? E il marito di Anastasia? Sparito nel nulla? — ormai la faccenda mi interessava e mi sentivo coinvolta. — Capisci, ad Anastasia resta poco da vivere. Il marito non c’è mai stato. Sua madre si è risposata con uno straniero e ora vive in America; loro sono ai ferri corti e non si parlano da anni. E parenti non ne ha altri. Così ci chiede aiuto, — Sandro era impacciato e non riusciva a guardarmi negli occhi. — E quindi? Cosa pensi di fare? Come vuoi muoverti? — Io, in cuor mio, avevo già deciso. — Ecco, voglio confrontarmi con te, Paola. Come dici tu, faremo, — Sandro finalmente mi guardò, in cerca di una risposta. — Che comodo, eh? Hai fatto danni da giovane e ora la responsabilità per questa bambina dovrebbe ricadere tutta su di me, vero? — l’apatia di mio marito mi faceva impazzire. — Paola, siamo una famiglia. Dobbiamo decidere insieme — Sandro cercava già di convincermi. — Ah, senti chi parla di famiglia! E quando te la spassavi con un’altra, perché non mi hai chiesto un parere? Sono pur sempre tua moglie! — scoppiai a piangere e corsi in un’altra stanza. …A scuola stavo con il mio compagno Valerio. Ma quando nella nostra classe arrivò Alessandro, dimenticai tutti. Mollai Valerio. Alessandro mi notò subito, mi accompagnava a casa, mi baciava sulla guancia, mi regalava fiori colti dal giardino. Dopo una settimana mi portò a letto. Io nemmeno protestai. Ero presa da lui follemente. Finimmo la scuola e Sandro partì militare in un’altra città. Per un anno ci scrivemmo, poi Sandro tornò in licenza. Ero al settimo cielo di rivederlo, facevo di tutto per piacergli. Lui mi faceva mille promesse: “Paola, torno tra un anno e ci sposiamo! Per me sei già mia moglie.” Parole che mi scioglievano ogni volta… Succedeva sempre così con Sandro: bastava un suo sguardo dolce e io diventavo burro. Quando ripartì, mi consideravo una promessa sposa e contavo i giorni. Ma dopo sei mesi mi arrivò una lettera in cui Sandro mi lasciava: aveva trovato l’amore vero in caserma e non sarebbe più tornato in città. Peccato che nel frattempo io aspettavo un bambino da lui. Così addio matrimonio: come si dice, lo sposo ha fatto il furbo e poi è sparito. Aveva ragione la nonna: “Non fidarti delle promesse, fidati dei fatti.” …Arrivò il giorno e nacque Ivan. Devo dire che Valerio, il mio ex, si offrì di aiutarmi. E io, disperata, accettai il suo supporto. Sì, siamo stati intimi. Ormai non speravo più nel ritorno di Sandro. Poi, all’improvviso, riapparve. Valerio aprì la porta ed ecco Sandro sull’uscio. — Posso entrare? — Sandro fu sorpreso di trovarci insieme. — Entra pure, visto che sei arrivato — Valerio lo lasciò passare, poco convinto. Ivan, percependo la tensione, si aggrappò a Valerio. — Valerio, porta Ivan a fare una passeggiata — chiesi, per evitare drammi. Rimasi sola con Sandro. — Sei tu il marito? — chiese Sandro, geloso. — E a te cosa importa? Perché sei venuto? — ero arrabbiata, senza capire le sue intenzioni. — Mi mancavi, tutto qui. Vedo che ormai hai una famiglia, Paola. Non mi hai aspettato. Va bene, me ne vado. Scusa se ho rovinato la tua felicità — Sandro si preparava ad andarsene. — Aspetta, Sandro. Perché sei venuto? A farmi stare male? Valerio mi aiuta a non sentirmi sola. E sta crescendo tuo figlio — cercavo di trattenerlo. Io lo amavo ancora. — Sono tornato per te, Paola. Mi accetti? — Sandro mi fissava con speranza. — Vieni, stiamo per pranzare — non ho potuto resistere: se era tornato, significava che non mi aveva dimenticata. Che senso aveva continuare a far la dura? Valerio tornò alla sua strada. Mio figlio Ivan aveva bisogno di un padre vero, non di un sostituto. Valerio si sarebbe poi sposato con una brava donna con due figli. …Passarono gli anni. Sandro non riuscì mai ad amare Ivan come un vero figlio, lo considerava un estraneo, convinto che fosse davvero figlio di Valerio. Non riusciva davvero ad affezionarsi a Ivan. Io me ne rendevo conto. Sandro era sempre stato un donnaiolo, si infatuava e lasciava con facilità. Mi aveva tradito con tutti: con le mie amiche, e persino con le amiche delle mie amiche… Io piangevo, ma continuavo ad amarlo, a tenere insieme la famiglia. Forse era più semplice per me, che amavo sul serio. Non dovevo mentire o inventare storie per coprirmi. Io semplicemente amavo. Sandro era il mio sole. Avrei tante volte voluto smettere di amarlo, mollare tutto. Ma la notte mi sentivo in colpa. Dove sarei andata? E Sandro senza di me sarebbe stato perso. Io per lui ero tutto: amante, moglie, madre. …Sandro perse sua madre a quattordici anni; morì nel sonno. Forse per questo lui cercava sempre affetto altrove. E io gli perdonavo tutto, avevo pietà per lui. Una volta litigammo forte e lo cacciai di casa. Si trasferì dagli zii. Passò un mese: avevo già dimenticato il motivo della lite, ma Sandro non tornava. Dovetti andarlo a cercare. La zia fu sorpresa: — Paola, cosa ci fai qui? Sandro ha detto che vi siete lasciati e lui adesso ha un’altra. Grazie alla zia scoprii chi fosse la nuova ragazza e andai a casa sua. — Buongiorno. Potresti chiamare Sandro, per favore? — provai a essere cortese. Lei fece una smorfia e mi chiuse la porta in faccia. Me ne andai senza dire una parola. …Sandro tornò dopo un anno. Da quella ragazza era nata una figlia, Anastasia. Tutti questi anni mi sono sentita in colpa per averlo cacciato: forse se non l’avessi fatto non avrebbe avuto quella relazione e non sarebbe nata sua figlia illegittima. Mi dedicai ancora di più a Sandro, lo amavo senza misura. Di Anastasia non parlavamo mai: sembrava che bastasse nominarla per distruggere la nostra famiglia. Era meglio tacere. D’altronde, un figlio fuori dal matrimonio… può capitare. Che queste approfittatrici stessero lontane dai mariti altrui! Così scorrevano gli anni. Con il tempo Sandro si calmò, restava sempre più in casa, davanti alla tv. Nostro figlio si sposò presto e ci diede tre nipotini. Ed ecco che riappare Anastasia, la figlia illegittima, dopo tanti anni, chiedendo di ospitare sua figlia. Viene da riflettere: come spiegare a Ivan che nella nostra famiglia comparirà una bambina sconosciuta? Lui non sa nulla delle scappatelle giovanili di suo padre. …Naturalmente prendemmo in affidamento la piccola Annalisa di cinque anni. Anastasia morì giovane, a trent’anni. Ma la vita va avanti. Sandro si offrì di parlare faccia a faccia con Ivan. Nostro figlio, dopo aver ascoltato la confessione del padre, concluse: — Genitori, quello che è in passato è sepolto, non vi giudico. La bambina va accolta: è sangue del nostro sangue. Io e Sandro tirammo un sospiro di sollievo. Abbiamo proprio un figlio dal cuore grande. …Oggi Annalisa ha sedici anni. Adora il nonno Sandro, gli confida tutto; mi chiama nonna e dice che da giovane ero proprio come lei. Io, naturalmente, sono d’accordo…