TI RICORDI? IMPOSSIBILE DIMENTICARE!
Paola, devo parlarti di una cosa Hai presente mia figlia illegittima, Anita? Mio marito cercava di girarci intorno con le parole, e ho subito capito che non sarebbe stata una chiacchierata facile.
Mi chiedo se me ne ricordo? Come potrei mai dimenticare, Marco?! Cosa succede ora? Mi sono seduta alla cucina, già pronta al peggio.
Non so nemmeno da dove cominciare Anita mi ha chiamato piangendo. Vuole che prendiamo a casa sua figlia, cioè mia nipote, Marco quasi balbettava, evitandomi lo sguardo.
Non capisco perché dovremmo farlo! E il marito di Anita? È sparito come la neve al sole? Ormai ero incuriosita, qualcosa non mi tornava.
Vedi, Paola, a quanto pare ad Anita non resta molto da vivere. Il marito non cè mai stato, solo storie senza senso. La madre di Anita, che vive in America con un altro uomo da una vita, non ne vuole sapere. Anita ha litigato con lei anni fa, e da allora non si parlano più. Non ha altri parenti. Per questo si è rivolta a noi Marco lo diceva sempre più piano.
E quindi? Tu cosa pensi di fare? Ma io avevo già preso la mia decisione.
Volevo solo chiederti cosa ne pensi, Paola. Se dici di sì, portiamo qui la bambina. Se no, lasciamo stare, Marco mi guardava con quegli occhi da bambino perso, quasi sperando che decidessi io per tutti e due.
Comodo, eh? Hai fatto i tuoi danni da giovane, adesso però sarebbe Paola a doversi prendere cura dei cazzi altrui Ma, che novità! ero furiosa per la sua passività.
Dai, Paola, siamo una famiglia. Bisogna decidere insieme Marco provava a far leva sullunità familiare.
Ah! Adesso siamo una famiglia, che bello! Ma quando ti buttavi fra le lenzuola con quella lì, hai mai pensato di chiamarmi per un consiglio? Ero tua moglie anche allora, no?! Ho sentito salire le lacrime e ho fatto per fuggire in camera, chiudendomi dentro per piangere in pace.
Quando ero al liceo, stavo con un mio compagno di classe, Valerio. Ma poi, a metà anno, è arrivato il nuovo: Sandro. Da quel momento ho perso letteralmente la testa per lui. Dopo nemmeno due settimane avevo già mollato Valerio. Sandro mi scortava a casa ogni giorno, mi stampava baci sulle guance, mi regalava margherite appena raccolte dai giardini pubblici, e dopo poco mi ha portato a letto con lui. E io? Subito innamorata persa. Abbiamo finito la maturità insieme e poi Sandro è partito per il militare, in una città lontana da Roma. Sono stata tutto il giorno alla stazione Termini a piangere quando se nè andato.
Per più di un anno ci siamo scritti lettere su lettere. Un giorno Sandro mi scrive che ha trovato un grande amore nel reggimento, non tornerà più in città, e che meglio chiudere qui. E a me? Mi cresceva la pancia. Ero incinta. E addio matrimonio dei sogni. Come diceva mia nonna: Non fidarti del grano in fiore, fidati di quello che hai nel granaio.
Quando era ora, ho partorito Andrea. Va detto, Valerio il mio ex pur di aiutarmi si è fatto avanti. Ho accettato, non sapendo più dove sbattere la testa. Sì, con Valerio ci sono anche andata a letto in quei mesi bui, ma Sandro per me era un capitolo chiuso.
Ed ecco che un giorno lui ritorna dal nulla. Valerio ha aperto la porta e si è trovato davanti Sandro.
Posso entrare? chiede Sandro un po sorpreso.
Se sei qui accomodati, Valerio, musone, gli apre.
Andrea, sentendo laria tesa, si aggrappa alle gambe di Valerio e scoppia a piangere.
Valerio, porta Andrea a fare una passeggiata, va’. Non sapevo gestire la situazione.
Sei sposata? Sandro mi guarda con aria stranita.
E a te cosa importa? Perché sei venuto? ero nervosa, davvero non capivo.
Solo nostalgia. Mi sembra che ti sia rifatta una vita, Paola… Non mi hai aspettato, eh? Beh, me ne vado, scusa per la visita. Sandro già si girava verso la porta.
Aspetta, Sandro! Sei venuto a mettermi in crisi? Valerio mi aiuta da mesi. Lui sta crescendo tuo figlio, quel bambino dolcissimo là. In realtà, nel profondo, non avevo mai smesso di amare Sandro.
Sono tornato per te, Paola. Accetti che io resti? Sandro mi guardava con quegli occhi pieni di speranza.
Dai, entra, ci mettiamo a tavola. Il cuore mi batteva come quello di una ragazzina. Era tornato, non mi aveva dimenticata. Mi sembrava già troppo bello per rovinare tutto.
Così Valerio si fece da parte per la seconda volta. Andrea aveva bisogno di suo padre, non di uno zio di passaggio. Anni dopo, Valerio ha trovato una donna con due figli, si sono voluti bene e ancora oggi fanno una bella famiglia.
Gli anni sono passati velocemente. Marco non è mai riuscito a vedere Andrea come suo figlio. Era come se sentisse che Andrea fosse figlio di Valerio. Non aveva mai quella fiamma paterna. Lho sentito da sempre. In realtà, Sandro non ha mai saputo rinunciare alle altre donne. Sempre a girare, lasciandosene conquistare, tradendomi in modo palese anche con le mie amiche, o con le sorelle delle amiche. Io piangevo sommessamente, ma non smettevo di tenerci alla nostra famiglia.
Forse per me era pure più semplice: chi ama davvero, vive in unignoranza beata. Non dovevo inventare scuse, non dovevo tenere in piedi recite assurde. Amavo e basta. Mio marito era il mio sole. A volte desideravo solo piantarlo in asso, magari riuscire a smettere di volergli bene. Poi di notte, tra le lenzuola, rimuginavo e mi sentivo stupida anche solo a pensarlo. Dove sarei mai andata? E lui, senza di me, che fine avrebbe fatto? Ero tutto per lui: moglie, madre, amante e psicologa.
La madre di Sandro era morta quando lui aveva quattordici anni. Forse per questo cercava, anche tra le altre donne, quella tenerezza che non aveva mai avuto. Ho sempre perdonato tutto a Marco, lho sempre compatito. Una volta abbiamo litigato così furiosamente che lho cacciato di casa. Lui ha preso le sue cose ed è andato a stare dalla zia.
È passato più di un mese quasi mi ero scordata anche perché avevamo litigato, ma Sandro non tornava. Allora mi sono fatta forza e sono andata a cercarlo dalla zia. La zia era sorpresa di vedermi.
Paola, ma perché cerchi Marco? Lui ha detto che siete divorziati. Ora frequenta una ragazza nuova.
Grazie a lei ho scoperto dove stava questa nuova ragazza e, senza pensarci troppo, sono andata a bussare.
Buongiorno! Mi fai parlare con Sandro? ho cercato di essere gentile.
La ragazza mi ha fatto un sorrisino beffardo e mi ha chiuso la porta in faccia. Sono andata via senza far scene.
Dopo un anno Sandro è tornato. Nel frattempo da quella ragazza era nata Anita. Mi sono sempre sentita un po in colpa per averlo buttato fuori di casa quella volta. Forse, senza quella fuga, non ci sarebbe mai stata quella tipa e non sarebbe nata Anita. Da allora sono stata ancora più disponibile con Marco, più innamorata, più comprensiva. Largomento figlia illegittima Anita non veniva mai toccato in casa nostra, come se avessimo paura che parlandone si sarebbe sgretolato tutto. Meglio così: ognuno ha i suoi fantasmi.
Come se una figlia fuori dal matrimonio fosse chi sa quale tragedia Quante famiglie hanno problemi peggiori! Che restino al loro posto le sirene che cercano mariti altrui!
Col tempo, Marco si è calmato, è diventato più casalingo. Si è messo a guardare la TV, leggere il giornale, uscire poco. Andrea si è sposato presto, ci ha dato tre splendidi nipotini. E ora eccoci.
Dopo tanti anni, a casa nostra è tornata fuori la storia di Anita, la figlia illegittima. Ci ha chiesto aiuto per sua figlia.
Ti viene da pensare, eh. Come spiegare ad Andrea la comparsa in casa di una bambina sconosciuta? Lui non sa niente del passato movimentato di suo padre.
Alla fine, abbiamo preso la nostra decisione: abbiamo ottenuto laffido della piccola Alessia, che aveva solo cinque anni allora. Anita, poverina, se ne è andata troppo presto, a trentanni. Si dice che ogni tomba venga coperta dallerba, ma la vita va avanti.
Marco ha voluto parlare di persona con Andrea. Nostro figlio ha ascoltato rapito la confessione del padre, e alla fine ci ha solo detto:
Quello che è stato, è stato. Non tocca a me giudicarvi. La bambina va accolta, è sangue del nostro sangue.
Io e Marco abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Andrea si è dimostrato un ragazzo in gamba, dal cuore grande.
Adesso Alessia ha sedici anni. Adora il nonno Marco, si confidano su tutto; a me mi chiama nonna Paola e dice che da giovane ero uguale a lei. E io non posso che sorriderle e darle ragioneAlessia, serena nella sua nuova famiglia, laltra sera si è avvicinata a me con il suo sorriso un po timido. Aveva tra le mani un vecchio album di fotografie che tenevo gelosamente nascosto in fondo a un cassetto. Si è seduta sulle mie ginocchia, e insieme abbiamo sfogliato piano quelle pagine ingiallite, colme di volti che raccontavano più di mille parole.
A un certo punto, si è fermata su una foto di gruppo: io, Marco, Andrea bambino, e un uomo giovane che ci abbracciava tutti. «Chi è questo, nonna?», mi ha chiesto. Per un attimo il cuore mi è mancato, ma le ho sorriso. «Un vecchio amico, una persona importante che ci ha insegnato tante cose.» Lei ha annuito, quasi avesse intuito che in quella risposta era nascosto molto di più.
In quel momento ho capito che non serve raccontare tutto per trasmettere lamore e il coraggio con cui si affronta la vita. Bastava una carezza tra i capelli di Alessia, un abbraccio silenzioso, mentre fuori la sera scendeva dolce sulle nostre finestre.
Oggi guardo la nostra famiglia, così imperfetta, così piena di pieghe e di segreti, eppure salda come una quercia antica, radicata nei giorni belli e in quelli difficili. Forse la felicità non sta nel cancellare gli errori, ma nel saperli abbracciare, come si abbraccia un figlio, una nipote, un marito stanco o il ricordo di un amore che non è stato.
E mentre Alessia si alza, mi stampa un bacio sulla guancia e scappa via piena di vita, io resto a sfiorare la foto della mia vecchia famiglia, e finalmente penso che sì, tutto quello che è stato non è mai stato vano. Perché, alla fine, quello che resta davvero sono questi attimi: mani che si stringono, cuori che perdonano, e la certezza che, nonostante tutto, siamo ancora qui. Insieme.






