Non ha più tollerato le intemperanze della suocera per salvare la famiglia e ha richiesto il divorzio per prima.

Mi ricordo ancora, come se fosse ieri, quando decisi di non sopportare più le continue liti della suocera e di chiedere il divorzio per primo.

Hai comprato ancora quel burro? mi stava rimproverando la suocera, Grazia Bianchi, mentre mi lanciava il sacchetto con la confezione gialla. Ti avevo detto, Lidia, che il Vito di Paolo non lo può tollerare. Prendi quello della marca più economica, è più naturale. Tu continui a sprecare i soldi e a rovinare la salute del marito.

Grazia Bianchi stava in piedi al centro della cucina, stringendo il pacco di burro come se fosse una rana velenosa. Io, appena rientrata dal lavoro, desideravo solo una tazza di tè bollente e un po di silenzio. Il litigio si ripeteva con la regolarità di una filastrocca: il pane non era quello giusto, il detersivo puzzava di più, le tende erano sempre storte.

Signora Bianchi, Davide usa quel burro da tre anni e non ha mai avuto bruciore, risposi con calma, poggiando la borsa sullo sgabello. E per favore, mettilo in frigo prima che si sciolga.

Così parli agli anziani! sbatté le mani la suocera, con tono teatrale. Davide! Ascolti! Mi preoccupo della tua salute e tua moglie mi rimprovera a ogni minuto!

Davide, mio marito, era seduto in salotto davanti al televisore. Sentito il richiamo della madre, si trascinò a malincuore in cucina, con lespressione di chi è colpevole e stanco allo stesso tempo. Dopo cinquantanni di matrimonio non era mai riuscito a fare da cerniera tra me e sua madre, preferendo la strategia delloca: mettere la testa nella sabbia e aspettare che la tempesta passi.

Mamma, Lidia, cosa succede di nuovo? mormorò, spostando lo sguardo tra noi due. È solo burro normale. Portalo qui, lo sistemo.

No, ascoltami, figliolo! incalzò Grazia Bianchi, senza alcuna intenzione di cedere. Lei non sa neanche gestire una casa. Nel frigo cè solo yogurt e insalata, ma il marito vuole carne! Polpette, ragù, minestrone! E lei arriva tardi, stanca, e ti nutre con cibi pronti. Quando ero giovane lavoravo, tenevo la casa in ordine e cucinavo sempre!

Il mio sangue ribolliva. Lavoravo come responsabile della logistica per una grande azienda di trasporti. Il mio stipendio era di circa 1500euro al mese, un cinquanta per cento più alto di quello di Davide. Grazie a me avevamo ristrutturato lappartamento e comprato lauto nuova. Per Grazia Bianchi, che aveva passato tutta la vita a fare la bibliotecaria parttime, la carriera di una nuora non significava nulla; lunica cosa che contava era il buon minestrone.

Signora Bianchi, dissi con voce gelida, lavoro fino alle sette di sera. Davide torna alle cinque. Se ha fame di carne, può cucinare una bistecca da solo, ha le mani per farlo.

Un uomo dietro al fornello? sbuffò la suocera, stringendo al petto un pendente dambra. È una questione di ruoli! La donna lo tiene ai tacchi, il figlio non può più prendere in mano la cucina!

Davide smise di parlare, il viso contorto.

Mamma, davvero, posso fare gli gnocchi, basta non farmi iniziare. Lidia è stanca.

Stanca? Io non sono stanca! Sono venuta da voi da tutta la città, con i cambi, per portare marmellata di more e biscotti, perché sapevo che siete affamati!

In realtà la suocera abitava a trenta minuti dautobus da Roma, e la marmellata era solo un pretesto per una nuova ispezione. Aveva le chiavi del nostro appartamento, che Davide le aveva dato per ogni emergenza un anno prima, nonostante le mie proteste. Da allora le emergenze capitavano due o tre volte a settimana: entrava quando eravamo assenti, riorganizzava le pentole, annaffiava le piante fino a farle marcire e lasciava sul tavolo un foglio con lelenco dei difetti.

Grazie per la marmellata, sussurrai. Facciamo una tazza di tè.

La serata trascorse in un silenzio teso, interrotto solo dai monologhi della suocera sul rincaro delle bollette, sulla cattiva gioventù e su come la vicina Vera fosse un vero tesoro, non una donna. Io masticavo un biscotto troppo salato, pensando a quante volte avrei potuto sopportare tutto quel caos.

Quella notte, quando Grazia Bianchi se ne fu finalmente andata, provai a parlare con Davide.

Dobbiamo prendere le sue chiavi, dissi, sdraiata al buio e fissando il soffitto.

Perché? si irrigidì subito. Mamma vuole solo aiutare, le manca il marito, suo padre è morto da tempo. Noi siamo la sua luce.

Non è luce, è un proiettore che brucia tutto, ribottai. Lultima volta ha spostato la mia biancheria intima perché non era in fengshui. Non ti sembra folle?

Non è rancore, Lidia, è solo un vecchio modo di fare, mi rispose. Sopportami, per favore. Per me.

Quel semplice sopportami divenne il motto della nostra vita coniugale: sopportare le critiche, le visite non annunciate, i consigli non richiesti.

Le cose peggiorarono quando, un mese dopo, davamo le prime mosse al nostro viaggio di nozze. Avevamo riservato una camera sul lungomare di Amalfi, sognando mare, silenzio e romanticismo. Due giorni prima della partenza il telefono squillò.

Davide! la voce della suocera tremava. Sto male, il cuore mi stringe, non riesco a respirare! Vieni subito!

Davide, pallido, lasciò la valigia incompleta e corse da sua madre. Anchio li accompagnai, con un presentimento di dubbio che cominciava a serpeggiare nella mia anima.

Entrati nellappartamento di Grazia Bianchi, la trovammo sdraiata sul divano con un asciugamano bagnato sulla fronte e un misuratore di pressione sul tavolino.

Oh, figlio mio, sei arrivato singhiozzò. Non pensavo di vederti più. È una cosa che mi ha colto alla sprovvista

Mamma, hai chiamato lambulanza? chiese Davide, afferrandole il polso.

Non servono dottori, voglio solo che tu sia qui, mi dia dellacqua, mi tenga la mano. Ho paura di stare sola.

Ma il nostro volo è domani, ricordò Davide, cercando di mantenere la calma.

Grazia Bianchi fissò Davide con lo sguardo di un cigno che sta per morire.

Quale volo, Davide? Vuoi abbandonare tua madre in questo stato?

Davide guardò me, disperato, implorando silenziosamente una soluzione.

Signora Bianchi, intervenni decisa, se stai male chiameremo dei medici. Se dovranno ricoverarti annulleremo il viaggio. Se è solo pressione, assumeremo una badante per una settimana.

Una badante? scoppiò la suocera, alzandosi di scatto. Un estraneo in casa mia? Vuoi farmi morire!

Alla fine il viaggio fu annullato. Persi metà del costo dei biglietti e trascorsi una settimana nella nostra casa di Roma, osservando la madre di Davide aggirarsi per i negozi con una vigoria sorprendente, sempre pronta a fare la cena quando io non ci ero più.

Vedi? mi diceva a Davide. Ti manipola, non è stata davvero malata, voleva solo impedirci di partire.

Non è vero, ribatté lui, furioso ma incapace di ammettere la verità. La mamma è spaventata, ti preoccupi per i soldi del viaggio.

Fu la prima crepa seria nella nostra unione. Capii che, in quella famiglia, ero sempre al secondo posto, dietro i capricci di Grazia Bianchi.

Il culmine arrivò in un ordinario mercoledì. Mi sentivo poco bene, avevo linfluenza, e desideravo solo tornare a casa, infilarmi sotto le coperte e prendere una medicina. Apro la porta dellappartamento e sento voci. Davide doveva essere al lavoro. Con cautela inserii la chiave nella serratura.

Nel corridoio cerano scarpe sconosciute e un cappotto che non riconoscevo. Dalla cucina proveniva una risata e la voce di una donna che non avevo mai sentito.

Ma guarda che disordine, Lidia! schiaffeggiava la suocera. È un caos, polvere antica!

Sì, ma non è il tuo ruolo, rispose una voce roca. Io anchio devo sistemare.

Era una zia di nome Lucia, con una permanente alchemica, che stava sorseggiando il mio servizio da tè nuziale, quello regalato dai miei genitori al matrimonio. Sul tavolo cerano salame, pane e una lattina di acciughe, mentre il burro scivolava sulla tovaglia.

Quando mi avvicinai, Lucia si strozzò con il tè, e Grazia Bianchi, per un attimo, sembrò perplessa, poi tornò a recitare il suo copione di donna offesa.

Oh, sei qui, non ti sei persa? chiese, con un sorriso tagliente. Hai dimenticato di chiedere il permesso?

Che cosa sta succedendo? chiesi, la voce gelida di rabbia.

Niente, è solo la mia amica Lidia, siamo passate di qua per un caffè, il tuo frigo è vuoto, così abbiamo preso le provviste, è tutto.

Stai violando la mia casa, senza il mio consenso, replicai. Hai introdotto estranei nella mia abitazione mentre io non cerano.

È casa di mio figlio! sbottò la suocera. Non mi dire di parlare così! Sono la madre, ho il diritto di venire quando voglio!

Questa è la mia casa, lho comprata prima del matrimonio, Davide è solo registrato, dissi avvicinandomi al tavolo. Metti subito le chiavi sul tavolo.

La suocera sbiancò come un pomodoro maturo, incredula.

Cosa? Mi cacci fuori? Lidia, senti! Le dirò a Davide! …

Le chiavi volarono sul pavimento, tintinnando sul linoleum. Il vaso di tè si rovesciò, macchiando di nero la tovaglia chiara.

Non resterò qui! urlò Grazia, mentre la zia Lucia cercava di allontanarsi, mormorando di ferro da stiro lasciato acceso.

Presi il cellulare e chiamai la polizia.

Buongiorno, vorrei segnalare un ingresso non autorizzato nella mia abitazione, con minacce di violenza, dissi, mentre la suocera lanciava il mazzo di chiavi al pavimento.

Gli occhi di Grazia si spalancarono. La zia Lucia, ora confusa, iniziò a balbettare scuse su un ferro da stiro.

Vuoi chiamare i carabinieri contro tua madre? sussurrò la suocera.

Lo faccio, se non vi andate subito, risposi. Restituite le chiavi.

Con un ultimo grido, la suocera afferrò il mazzo di chiavi, li scaraventò contro il muro e uscì sbattendo la porta con forza tale che qualche rasatura cadde dal soffitto. Io rimasi immobile, le mani tremanti, a fissare il disordine sul tavolo, il macchiato e i file di acciughe.

Quella sera Davide tornò a casa, furioso. Aveva ricevuto una chiamata dalla madre in preda al panico, che le aveva detto della mia aggressione, della sua minaccia di chiamare i carabinieri. Entrò nella casa come un ciclone.

Che diavolo stai facendo?! urlò, mirando al mio volto. Ti sei scatenata! La mamma è in ospedale, la chiamavi la polizia?

Non lho minacciata, dissi, con il cuore che batteva come un tamburo. Ho difeso la mia casa. La tua madre ha portato estranei, ha frugato tra le mie cose e ha mangiato il mio cibo.

È solo una tazza di tè! sbatté. È la nostra casa anche per me!

No, Davide, questa non è la tua casa. Tu vivi qui finché siamo una famiglia, ma la famiglia è finita, non cè più nulla.

Lui guardò le valigie: tre valigie e due scatole in fila al corridoio.

Davide, sei serio? Per un litigio? Non sei un uomo, sei solo un figlio che non riesce a staccarsi.

A chi servirei più? replicò, guardando le mie spese, i conti delle bollette, il veicolo che avevo intestato a mio padre. A me, a te, a una vita di sottomissione!

Basta! dissi. Vai da tua madre, preparale il minestrone, resta lì a nutrirti di rancore!

Lui sbatté la valigia e uscì, minacciando di tornare a chiedere la macchina che, per caso, avevo registrato a nome di mio padre, e di reclamare i rimborsi per le ristrutturazioni. Grazia Bianchi, da parte sua, spargeva pettegolezzi tra i conoscenti, dipingendomi come una truffatrice e una psicopatica.

Così, dopo mesi di tensioni, fui io a presentare la prima istanza di divorzio. In tribunale Davide apparve sbronzato, la camicia stropicciata, come se la mamma gli avesse proibito persino di stirare. Tentò di riconciliarsi, sussurrando che mi amava, che aveva parlato con sua madre e che era pronta a mantenere la neutralità.

Troppo tardi, Davide risposi. Ho già imparato a vivere senza foglie di alloro nel mio brodo, se non le voglio.

Passò un anno. Mi trovai a bere un cappuccino in un bar con unamica, i capelli appena tagliati, lo sguardo brillante. Finalmente potevo dedicarmi alla danza, il sogno di sempre, e avevo ottenuto una promozione al lavoro.

Dalla finestra vidi Davide, mano nella mano con la suocera, che camminavano verso un negozio. La suocera lo rimproverava energicamente, puntMentre li osservavo dal bar, capii che la libertà che avevo conquistato brillava più luminosa di qualsiasi ombra loro potesse ancora lanciare.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 × three =

Non ha più tollerato le intemperanze della suocera per salvare la famiglia e ha richiesto il divorzio per prima.