Dove vuoi mettere questo vaso? Ti avevo chiesto di riporlo nella credenza, proprio non si abbina al servizio, Martina cerca di parlare con calma, anche se dentro ribolle come un minestrone sul fuoco. Sistema nervosamente il grembiule e fissa suo marito, che sposta la zuppiera di cristallo da un lato allaltro della credenza con aria confusa.
Marti, ma che differenza fa? Andrea sorride con quel suo sorriso imbarazzato tipico di quando sa che sta sbagliando, e proprio quel sorriso oggi la irrita più del solito. Laura ha sempre adorato questo vaso. Diceva che linsalata russa qui dentro sembrava più festosa. Ormai che siamo tutti insieme, per i ragazzi, che male cè che sia tutto di loro gusto?
Martina si blocca col coltello sospeso sopra un cetriolo a metà. Inspira lentamente contando fino a tre, per non urlare.
Andrea, il suo tono si fa freddo vorrei chiarire una cosa. Gli ospiti vengono a casa mia. Io, tua moglie legittima, preparo la tavola da due giorni. Ho marinato la carne, impastato le torte, lavato i pavimenti. E ora mi dici che dobbiamo usare quel vaso solo perché piaceva alla tua ex moglie? Davvero credi sia un motivo valido?
Andrea si abbassa sulla sedia come se portasse tutto il peso del mondo.
Marti, non ricominciare. Ti prego. Abbiamo deciso insieme. I gemelli compiono vent’anni, è una data importante. Volevano mamma e papà entrambi con loro. Dovevo dire a Laura di non venire? È la loro madre. È solo per una sera. Mangiamo, facciamo festa e basta. Io voglio solo che vada tutto liscio, senza scenate. Tu sei una donna intelligente.
“Donna intelligente”. Martina detesta questa espressione. Di solito significa “donna comoda”, quella che tace, sopporta, accontenta tutti e fa finta che vada tutto bene mentre gli altri le passano sopra.
Sono sposati da cinque anni. Martina ha accettato Andrea con il suo passato, gli alimenti, le visite ai figli gemelli, ragazzi complicati allora. Non ha mai ostacolato i rapporti. I ragazzi, Antonio e Paolo, sono spesso a casa loro; con Martina sono sempre stati cordiali. Ma Laura Laura è tutta unaltra storia. Rumorosa, sicura di sé, convinta che Andrea sia ancora una sua proprietà, solo prestata temporaneamente.
Non ho niente contro i ragazzi, Andrea. Ma anche se ho accettato che tu invitassi Laura, non è normale festeggiare così a casa della moglie attuale. E non capisco perché la tavola deve essere sistemata come piace a lei. Devo forse indossare il vestito che preferisce o farmi la piega come lei?
Esageri, Andrea scrolla le spalle e si alza. Va bene, tolgo il vaso. Basta che non ti arrabbi. I ragazzi arrivano tra unora, Laura viene con loro, che ha la macchina dal meccanico. Dai, cerchiamo di stare tutti sereni per questa giornata.
Le dà un bacio sbrigativo sulla guancia e va in bagno a radersi. Martina rimane sola, circondata da ciotole, pentole e ingredienti. In forno rosola larista, in padella si cuoce lo sformato. Il profumo è meraviglioso ma lappetito è svanito. Sembra tutto un banchetto funebre sulla sua dignità.
Unora dopo dalla porta dingresso arrivano voci e risate rumorose.
Ma dovè il nostro papà? la voce di Laura Martina la riconoscerebbe ovunque: squillante, invadente, riempie tutta la casa. Andrea! Siamo arrivati!
Martina si leva il grembiule, si sistema i capelli davanti allo specchio e va a ricevere gli ospiti.
Cè confusione. I gemelli, Antonio e Paolo, alti ormai due metri, cercano di togliersi le giacche. Tra loro, come una regina nel suo seguito, Laura, in un abito rosso troppo stretto e con i capelli laccati più del dovuto.
Oh, Martina, salve, dice, senza nemmeno guardarla. Cerca già Andrea. Siamo venuti con i regali! Andrea, vieni ad aiutare la mamma con la sporta, ci sono i barattoli di roba buona!
Andrea esce, sorridente e agitato.
Benvenuti, ragazzi! Auguri! abbraccia i figli e saluta Laura. Laura, ma perché hai portato sottoli? La tavola è già piena.
Eh, conosco queste vostre tavole, Laura alza gli occhi al cielo, finalmente si degna di notare Martina. Martina cucina tutto leggero, senza sale, senza grassi vero? Ma ai ragazzi serve roba vera. Ho portato i miei cetriolini, pomodorini, funghi. E anche il cotechino, quello vero, non il brodo di pollo che hai fatto tu la volta scorsa.
Martina sente le guance scaldarsi. Sei mesi fa Laura aveva già criticato tutto.
Benvenuta, Laura, risponde Martina glaciale. Accomodatevi. Il cibo basta per tutti. E il cotechino oggi è di manzo, limpido come una lacrima.
Vedremo, sospira la ex moglie entrando in salotto, senza nemmeno chiedere permesso. Oh, il divano è sempre quello? Andrea, te lho detto un anno fa che il colore non va. Invecchia la stanza. E le tende… Qui è proprio triste. Da noi cera sempre luce, ricordi?
Andrea la segue tenendo i barattoli.
Laura, a noi piace così. È casa nostra.
Casa deve far cantare il cuore, qui sembra un mausoleo, sentenzia Laura sedendosi proprio sul “divano sbagliato”. Ragazzi, a lavarsi le mani! Martina, non stare lì imbambolata, apparecchia che i ragazzi hanno fame!
Martina stringe i pugni finché le unghie le segnano i palmi. “Calma, si ripete. Solo per Andrea. Solo perché i ragazzi abbiano la loro festa”.
Va in cucina senza una parola. Andrea arriva dopo poco.
Marti, non prendertela con lei, le sussurra mentre prende i piatti. Ha questo carattere, lo sai. Non lo fa per cattiveria. Vuole solo comandare. Dai, aiuto io con le insalate.
Faccio io, taglia corta Martina.
La cena parte malissimo. Laura si siede a destra di Andrea, così vicino che sfiorano i gomiti. I gemelli davanti. A Martina rimane il posto in fondo, vicino alluscita, come una cameriera.
Alla salute dei miei campioni! brinda Andrea. Vent’anni! Volati in un attimo!
Non dirlo, lo interrompe Laura. Ti ricordi quandero in ospedale col parto? Cera ghiaccio dappertutto, la macchina non si accendeva, tu in camicia fuori a correre intorno alla Fiat, tutto agitato! Poi sotto la finestra gridavi “Chi sono? Chi sono?”. Che risate!
Ride forte, poggiando la mano sulla spalla di Andrea. Lui le sorride, immerso nei ricordi.
Sì, altri tempi… Giovani e ingenui.
E quando Paolo cadde in una pozzanghera col vestito nuovo durante il compleanno di tua mamma? E tu lo hai preso, era pieno di fango, lo abbiamo lavato nella fontanella!
Racconto dopo racconto, Laura dirige la conversazione sempre sugli anni in cui erano famiglia: “Ti ricordi la vacanza in Sicilia?”, “Ti ricordi quando attaccavamo la carta da parati?”, “Ti ricordi quando ti sei rotto la gamba e ti imboccavo?”.
Martina resta zitta, giocherellando con linsalata. Si sente fuori posto. I gemelli assorbiti nei cellulari rispondono distratti. Andrea, tra vino e nostalgia, si immerge nei ricordi dimenticando la moglie reale accanto a lui.
Martina, passami il pane, ordina Laura, mentre racconta di Andrea che le insegnava a guidare. Lui urlava: “Frena!”, e io davo gas! Quasi contro il muro! Andrea, ti sono venuti i capelli bianchi!
Vero, ride Andrea. Sei sempre stata una pilota.
Sei sempre stata mia.
Quelle parole sono come uno sparo. Martina alza la testa e fissa suo marito. Non si è neanche accorto di averle dette. Guarda Laura con una tenerezza bovina.
Troppa sale nellinsalata, dice Laura, assaggiando la russa. Martina, ti sei innamorata? Di solito si sala troppo quando si ama. Ma di chi, tuo marito? Ahah! Andrea, assaggia il mio cotechino! Quello sì che è buono, con laglio.
Attraversa tutto il tavolo per mettere il suo cotechino nel piatto di Andrea, sopra lo sformato di Martina.
Laura, togli la mano, dice piano Martina.
Cosa? Laura si blocca. Ma che ti prende?
Ho detto di togliere la mano dal piatto di mio marito. E riprenditi il cotechino. Cè già abbastanza cibo cucinato da me.
Scende un silenzio pesante. I gemelli alzano la testa dai telefoni. Andrea sbatte le ciglia spaventato.
Martina, ma che fai? balbetta. Ha solo fatto assaggiare È buono
Buono? Martina si alza lentamente, il rumore della sedia sul parquet sembra un lamento. Quindi ti piace quello che cucina Laura? Ti diverte ricordare come vivevate insieme? Ti piace che una donna si comporti da padrona in casa tua, critichi mobili, cucina e moglie?
Ma smettila, sibila Laura. Sei troppo sensibile. È solo un consiglio.
Non ho bisogno dei tuoi consigli, Martina la osserva dritta negli occhi. Né della tua compagnia. Ho sopportato solo per Andrea e i ragazzi. Ma vedo che ve la cavate benissimo senza di me. Avete la vostra armonia. Ricordi, battute, “la nostra Fiat”, “la nostra vacanza”. Siete una famiglia. Io qui sono il personale di servizio.
Marti, basta, Andrea prova a prenderle la mano, lei la ritrae. Hai frainteso. Stavamo solo ricordando…
Continuate pure. Non disturbo.
Martina gira i tacchi ed esce dal salotto. Laura la segue con un sussurro acido:
Che isterica. Te lho detto, Andrea, non fa per te.
Martina entra in camera. Le mani tremano, ma la mente è stranamente lucida. Prende una piccola valigia, ci infila il beauty, biancheria, pigiama, tablet. Si cambia dallabito da festa che le sembrava una maschera, a jeans e maglione. Chiama un taxi, arriva in sette minuti.
Si avvia verso lingresso, indossa il cappotto. Dal salotto ancora risate. Laura racconta, Andrea ride forte. Di lei, nessuno si preoccupa. Pensano che tornerà dopo aver pianto in camera.
Martina entra in sala.
Io me ne vado, scandisce forte.
Tutti si zittiscono. Andrea la guarda col bicchiere in mano.
Dove vai? Al supermercato? Ti manca il pane?
No, Andrea. Vado in albergo. Anche per me è una festa: la mia liberazione dalla maleducazione e dalla mancanza di rispetto. Divertitevi con la vostra vecchia guardia. Cè tanta roba da mangiare, la torta è sul balcone. Il lavastoviglie sta in cucina, le pastiglie sotto il lavello. Spero che Laura faccia la regina anche nella pulizia!
Sei impazzita? Andrea salta su, rovesciando il bicchiere. Il liquore si versa sulla tovaglia come una macchia scura. Che hotel? È notte! Ci sono gli ospiti!
Sono ospiti tuoi, Andrea. Non miei. Buona serata. Auguri ragazzi.
Martina esce e chiude la porta alle sue spalle, tagliando le urla di Andrea e il chiocciare indignato di Laura.
In taxi, guarda fuori dai finestrini le luci di Firenze che scorrono. Poi chiama il miglior hotel spa della città.
Buonasera, avete una camera libera? Suite o junior suite? Perfetto. Arrivo tra venti minuti. Potete preparare una bottiglia di Prosecco e un piatto di frutta in camera? E prenotatemi un massaggio per domani mattina, il primo possibile.
In hotel tutto è silenzio e odora di profumo costoso. Nessun odore di cipolla, nessun suono di posate, nessuna voce estranea. La camera la accoglie fresca, con lenzuola candide.
Martina fa la doccia, si lava via la sensazione viscida della serata. Si avvolge nellaccappatoio, versa lo spumante, esce sul balcone. La città brilla sotto di lei, indifferente.
Il telefono vibra già in taxi, ma lei lo silenzia. Ora lo guarda: quindici chiamate perse da Andrea. Tre messaggi.
Ma cosa stai facendo?
Torna subito, che figuraccia!
Martina, non scherzare, Laura è scioccata.
Martina sorride e spegne il telefono. Sorseggia lo spumante. Per la prima volta dopo anni si sente libera. Non deve pensare se il brasato piacerà, se la tv fa troppo rumore, se Andrea si offenderà. È sola, e questo è stupendo.
La mattina dopo la sveglia il sole. Si stira, ordina la colazione in camera: uova alla fiorentina, cornetti e caffè. Va al massaggio, nuota in piscina. Decide di prolungare la camera di unaltra notte. Tornare a casa non ne ha voglia.
Accende il telefono a sera. Stavolta i messaggi sono molti di più, e il tono è cambiato.
Martina, dove sei? Sono preoccupato.
I ragazzi sono andati via appena sei andata. Hanno detto che abbiamo fatto un spettacolo pietoso.
Laura se nè andata ieri. Abbiamo litigato.
Ti prego, rispondi.
Martina chiama Andrea.
Pronto! Marti! Sei viva? Dove sei? la voce di Andrea trema.
In hotel, Andrea. Mi rilasso.
Perdonami, sospira. Sono stato uno stupido. Un cretino. Ho rovinato tutto.
Racconta, dice Martina fredda. Comè andata la reunion degli ex?
Malissimo, terribile. Appena sei uscita, Paolo si è alzato: “Che vergogna, che genitori. Mamma maleducata, papà senza spina dorsale. Martina era lunica normale, ma lavete fatta scappare”. Sono usciti senza nemmeno mangiare la torta.
Martina si sente soddisfatta. I ragazzi hanno capito tutto.
E poi?
Laura ha iniziato a urlare. Che ho cresciuto dei ingrati, che tu hai manipolato i ragazzi contro di lei. Ha preteso che le sparecchiassi, visto che si credeva padrona di casa. Lho invitata a dare una mano invece; ha strillato, ha rotto un piatto quello del servizio della tua mamma.
Ha rotto il piatto? il tono di Martina si gela.
Sì È stato un incidente. Gesticolava. Io ho ceduto, le ho detto di chiamare il taxi e andarsene. Litigio furioso. Mi ha rinfacciato lo stipendio piccolo di ventanni fa, mia madre, tutto. Lho mandata via.
Andrea resta in silenzio, respira forte.
Sono qui solo, coi piatti sporchi. Non ho pulito nulla. Non ce la faccio. Marti, torna. Ho capito che sono stato uno stupido. Mai più farò entrare un ex in casa nostra. Lo prometto.
Non hai pulito niente? chiede Martina.
No. È tutto comera.
Bene. Hai tempo fino a domani mattina. Voglio la casa splendente. Niente odore di Laura, niente suoi barattoli, niente cotechini. Butta tutto via. Se torno e trovo anche solo un briciolo o noto il profumo dei suoi capelli prendo e divorzio. Hai capito?
Capito, Marti. Pulisco. Distruggo tutto. Basta che torni. Ti amo. Non volevo andasse così. Volevo solo il meglio…
Il meglio lo fai quando pensi con la testa, non quando vuoi piacere a tutti, lo gela Martina. Tornerò domani per pranzo. E Andrea se mai permetterai ancora a qualcuno di criticarmi in casa mia, non scapperò in hotel. Lascerò tutto per sempre.
Chiude la chiamata. Fuori le luci di Firenze si accendono. Martina finisce il caffè tiepido. Le dispiace per Andrea debole, confuso nel sogno di essere padre modello. Ma di più prova compassione per se stessa, quella che ha sopportato per anni.
Mai più. Questa piccola fuga in hotel le ha cambiato la testa. Ora sa di avere il diritto di essere la protagonista. Non “comoda”, non “saggia”, solo padrone della sua vita.
Il giorno dopo, entrando in casa, sente odore di limone e detergente. Le finestre spalancate scacciano la puzza del litigio. Andrea, occhiaie rosse e mani ancora bagnate, la accoglie nellingresso.
Ho pulito tutto, le dice guardandola come un cane bastonato. Ho lavato anche le tende, parevano impregnate di lacca.
Martina va in cucina. Tutto è perfetto. Niente barattoli. Il vaso incriminato sparito.
Dovè il vaso? chiede.
Buttato via, borbotta Andrea. Con tutto il cotechino. Basta.
Martina lo guarda negli occhi stanchi.
Va bene, si toglie il cappotto. Metti su il tè. Mangiamo la mia torta. Se non lhai buttata in un attacco di panico.
Andrea respira sollevato e labbraccia, il naso affondato nella sua spalla.
La torta cè. È buona. Ne ho presa una fetta stanotte dal nervoso. Martina, sei la migliore. Ti chiedo scusa.
Perdonato. Ma è stato lultimo episodio, Andrea. Lultimo.
Si siedono a bere il tè. Martina guarda suo marito e capisce: a volte, per salvare una famiglia, bisogna abbandonarla. Anche solo per un paio di giorni. Che il posto vuoto dica più di mille parole.






