Voi siete solo invidiosi: Quando l’amore fa voltare la testa anche alla mamma – Dalla cena di lusso al ristorante “Il Colosseo” alla tragedia di una casa persa per amore, la storia amara di Nilde e del suo sogno romantico con Valerio

Mamma, sei davvero seria? Il ristorante La Pergola? Ma lo sai che una cena lì costa almeno duecento euro! A persona.

Riccardo gettò le chiavi sul mobile dellingresso così forte che rimbalzarono contro il muro. Claudia si girò dai fornelli, dove stava mescolando il sugo, e notò subito le nocche bianche delle dita del marito aggrappate al cellulare.

Lo osservò mentre ascoltava qualche altro istante sua madre al telefono, poi lui sbuffò e chiuse la chiamata con un gesto secco.

Che succede?

Riccardo sprofondò pesantemente sulla sedia della cucina, fissando il piatto di patate davanti a sé. Claudia spense il fuoco, si asciugò le mani e si sedette di fronte.

Riccardo
Mia madre è davvero impazzita stavolta. Proprio fuori di testa. Alzò lo sguardo e negli occhi gli brillava una strana rabbia mescolata a impotenza. Ti ricordi che ti ho parlato di quel Gualtiero, quello del corso di ballo?

Claudia annuì. Sua suocera aveva accennato a quel nuovo amico circa un mese prima, parlando quasi tra sé, giocherellando imbarazzata con lorlo della tovaglia. Era sembrato tenero: vedova da cinque anni, sola, sessantenne, e finalmente un ballo alla Casa della Cultura, un uomo elegante che la faceva volteggiare nel valzer.

Be, Riccardo spinse via il piatto, lo ha già portato a La Pergola tre volte in due settimane. Gli ha comprato un abito da seicento euro. Lo scorso fine settimana sono andati a Firenze, indovina chi ha pagato hotel e visite guidate?
La signora Teresa.
Esatto. Si passò una mano sul viso. Mia madre aveva risparmiato quei soldi per anni. Per sistemare la casa, per eventualità. Adesso li sta spendendo tutti per un uomo che conosce appena da un mese e mezzo. È assurdo

Claudia rimase in silenzio pensando alle parole giuste. Conosceva bene sua suocera: romantica, aperta, fiduciosa come una ragazzina. Una di quelle donne che credono ancora nel grande amore anche dopo aver passato cinquantanni.

Riccardo, posò la mano sulla sua la signora Teresa è adulta, sono i suoi soldi, sono le sue scelte. Non puoi farci niente, tanto adesso non ascolterebbe nessuno.
Claudia, sta commettendo errore dopo errore!
Sì, ma è giusto che sia così. E poi, forse esageri.

Riccardo fece spallucce, restando però con la mano nella sua.

Non sopporto di vederla così
Lo so, caro. Ma non puoi vivere al suo posto. Claudia gli accarezzò il polso. Ognuno deve imparare a proprie spese, anche se ci fa male. In fondo tua madre non è sprovveduta.

Riccardo annuì cupo.

Due mesi volarono via. I discorsi su Gualtiero piano piano si erano affievoliti: sua suocera chiamava meno spesso ed era sempre evasiva, quasi volesse nascondere qualcosa. Claudia pensò che la storia fosse finita e smise di preoccuparsi.

Perciò, quando la domenica sera suonò il campanello e sulluscio si presentò la signora Teresa, ci mise qualche secondo a realizzare la situazione.

Figli miei, miei cari! la suocera entrò come una tempesta, lasciando la scia di profumo dolce. Mi ha fatto la proposta! Guardate! Guardate qua!

Al dito luccicava un anello con una pietrina minuscola. Niente di prezioso, ma la signora Teresa lo guardava come se fosse un diamante da regina.

Ci sposiamo! Il mese prossimo! Lui è così Si portò le mani alle guance e rise come una ragazzina. Mai avrei pensato a questetà di provare ancora certe emozioni!

Riccardo abbracciò sua madre e Claudia vide che finalmente le sue spalle si rilassarono. Forse non era tutto da buttare. Forse davvero Gualtiero la amava. Chissà, magari si erano solo preoccupati per niente.

Congratulazioni, mamma. Riccardo sorrise, abbracciandola. Ti meriti di essere felice.
E gli ho già intestato la casa! Siamo finalmente una vera famiglia! esclamò la signora Teresa, e il tempo sembrò fermarsi.

Claudia trattenne il fiato. Riccardo si irrigidì come se avesse sbattuto contro un muro invisibile.

Cosa hai detto?
Gli ho già intestato la casa, disse con un gesto della mano, senza notare i loro volti atterriti, così sa che mi fido di lui. È amore vero, figli miei! E lamore si basa sulla fiducia.

Cadde un silenzio tale che si sentiva solo il ticchettio dellorologio.

Signora Teresa, iniziò Claudia piano e con cautela avete intestato casa vostra a un uomo che conoscete da tre mesi? Prima delle nozze?
E allora? rispose la suocera drizzando il mento, Io ho fiducia, lui è una persona perbene. Non è come pensate. So che non credete in lui.
Non pensiamo proprio nulla, Claudia fece un passo avanti ma magari potevate aspettare almeno il matrimonio. Perché questa fretta?
Voi non capite. Questo è è la prova del mio amore. incrociò le braccia. Che ne sapete voi di cosa significa amare per davvero? O fidarsi fino in fondo?

Finalmente Riccardo si fece sentire:

Mamma
No! batté il piede a terra, e Claudia per un attimo vide una ragazzina ribelle invece di una donna matura. Non voglio sentire ragioni! Voi siete solo invidiosi della mia felicità! Volete sabotarmi!

La suocera uscì di corsa dalla casa, urtando lo stipite. Un secondo dopo la porta sbatté e i bicchieri nella vetrina tremarono.

Il matrimonio fu semplice una cerimonia allufficio comunale, un abito acquistato al mercato dellusato, un mazzetto di tre rose. Eppure la signora Teresa brillava come se si sposasse nel Duomo di Milano. Gualtiero un uomo robusto, con stempiatura e sorriso di circostanza fu perfetto: le baciava le mani, le sistemava la sedia, le versava lo spumante. Sposo da manuale.

Claudia lo osservava da dietro un calice. Cera qualcosa che non la convinceva. Gli occhi: quando guardava la signora Teresa, lo sguardo di Gualtiero restava freddo, calcolatore. Gentilezza recitata. Premure di mestiere.

Non disse nulla. A che serve parlare con chi non vuole ascoltare?

I primi mesi, la suocera chiamava ogni settimana, entusiasta di raccontare cene e teatri, i gesti galanti del marito.

È così attento! Ieri mi ha portato le rose, senza motivo!

Riccardo ascoltava, annuiva, poi fissava il vuoto a telefono spento.

Claudia aspettava in silenzio.

Un anno passò in un attimo.

Poi una sera, il campanello

Claudia aprì e si trovò davanti una donna invecchiata di dieci anni: rughe più profonde, occhi infossati, le spalle curve. Aveva in mano la vecchia valigia con la quale era andata a Firenze.

Mi ha buttata fuori. la voce della suocera era rotta dal pianto. Ha chiesto il divorzio e mi ha cacciata. La casa è sua ormai, nei documenti.

Claudia si fece da parte in silenzio, lasciandole entrare.

La teiera fischiò in fretta. La suocera sedeva abbracciata alla tazza, piangendo a singhiozzi sommessi

Gli volevo bene davvero. Ho fatto tutto per lui. E lui… mi ha solo usata…

Claudia taceva, la accarezzava piano. Aspettava che si sfogasse.

Riccardo rincasò dopo unora. Si fermò sulla soglia, vide la madre e il suo volto si incupì.

Riccardo la signora Teresa si alzò, tentando di abbracciarlo. Figlio mio, non ho più una casa Non mi lascerai per strada, vero? Dammi una stanza, prometto che non darò fastidio. I figli devono occuparsi dei genitori, è così che
Basta. Riccardo alzò la mano. Basta, mamma.
Non ho più soldi. Ho speso tutto per lui. La pensione è poca, lo sai
Ti avevo avvertita.
Cosa?
Ti avevo avvertita, mamma. Riccardo si sedette sul divano come se avesse un macigno sulle spalle. Ti dissi: non correre. Ti dissi: conosci meglio quella persona. Ti dissi: non intestare la casa. Ricordi cosa mi rispondesti?

La signora Teresa abbassò lo sguardo.

Che non capivamo lamore vero. Che eravamo invidiosi della tua felicità. Ricordo benissimo, mamma!
Riccardo Claudia provò a intervenire, ma lui fece cenno di lasciar fare.
No, deve sentire. Si rivolse alla madre: Sei adulta. Hai fatto le tue scelte. Hai ignorato chi ti voleva proteggere. Ora vorresti che fossimo noi a risolvere tutto?
Ma sono tua madre!
È proprio per questo che mi fa rabbia! Riccardo si alzò urlando. Sono stanco, mamma! Stanco di vederti rovinare tutto e poi venire da me a chiedere aiuto!

La signora Teresa si raggomitolò sulla poltrona, piccina e spaesata.

Mi ha ingannata, Riccardo. Lho amato, mi sono fidata
Sì, ti sei fidata così tanto da regalare una casa a un estraneo. Complimenti, mamma. E papà che aveva messo via i soldi per quella casa?
Perdonami, ti prego ero cieca, ora lo capisco. Ma dammi almeno unaltra possibilità. Non succederà più
Chi è adulto deve rispondere alle sue azioni. Riccardo parlava piano, esausto. Hai voluto essere indipendente? Ora arrangiati. Trova una stanza, un lavoro. Fatti la tua vita.

La signora Teresa se ne andò piangendo, i singhiozzi risuonavano per le scale.

Claudia passò la notte accanto a Riccardo, in silenzio, tenendogli la mano. Lui non pianse. Fissava il soffitto, sospirando di tanto in tanto.

Ho fatto la cosa giusta? chiese allalba, quando il cielo iniziava a schiarire.
Sì, rispose Claudia accarezzandolo. Dura, ma giusta.

La mattina dopo Riccardo chiamò la madre e le affittò una stanza in una casa condivisa fuori città. Pagò sei mesi in anticipo. Quella sarebbe stata lultima mano che avrebbe teso.

Ora devi cavartela da sola, mamma. Da sola. Se farai causa, ti aiuteremo e copriremo le spese legali, ma vivere con noi no.

Claudia ascoltava quel dialogo e pensava a quanto la vita possa essere a volte dura e giusta insieme. I dolori più forti sono spesso quelli che ci insegnano di più. Sua suocera aveva dovuto pagare a caro prezzo la sua fiducia cieca.

Questo pensiero le lasciava amarezza e sollievo insieme. E in fondo sentiva che non era proprio la fine, che qualcosa si sarebbe sistemato. Magari non subito, ma la vita trova sempre il modo di rimettere insieme i pezzi.

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