Lucia avanzò lentamente sul prato perfettamente tagliato, come se salisse su un palcoscenico. Ogni suo gesto era preciso, freddamente calcolato. Lo sapeva: questo non era un semplice ritorno. Era la sua vendetta.

Lucia avanzava lenta sul prato perfettamente tagliato, come se salisse su un palcoscenico. Ogni suo gesto era calcolato, misurato con fredda precisione. Lo sapeva: questo non era un semplice ritorno. Era la sua vendetta.

Gli occhi del signor Vittorio la bruciavano. Stringeva il bastone con tale forza che le nocche gli erano diventate bianche. Nel suo sguardo cera tutto: rabbia, disprezzo e quella luce predatoria che per decenni aveva schiacciato chiunque gli capitasse a tiro.

«Comprarla?» chiese con sarcasmo. «Ragazzina, queste case appartengono alla mia famiglia. Alla mia stirpe. Finché respiro, resteranno qui.»

Lucia fece un passo avanti.

«Proprio per questo,» sussurrò gelida. «Perché non ti resterà molto da respirare.»

Le labbra delluomo tremarono. Voleva ridere, ma un colpo di tosse lo interruppe. Gli anni, lalcool, il peso del potere avevano fatto il loro corso.

Dietro le recinzioni dei vicini, apparvero volti. Tutti guardavano, nessuno osava intervenire, ma la curiosità era più forte della paura.

«Hai perso la testa, Lucia,» ringhiò il vecchio. «Nessuno ti venderà niente.»

Lucia estrasse una cartella dalla borsa.

«Questi sono contratti. Ho già comprato metà della via. La signora Valeria aveva debiti, suo figlio era sommerso dai prestiti. Lazienda del signor Stefano è fallita. Sono venuti tutti da me.»

Gli occhi di Vittorio scintillarono.

«Bugie!»

Lucia aprì la cartella e mostrò le copie.

«È solo linizio. Ma tu, signor Vittorio, hai segreti che valgono molto più di queste mura.»

Il vecchio vacillò.

«Quali segreti?»

Il sorriso di Lucia era di ghiaccio.

«Credi che non sappia niente. Ma io so come sei rimasto vedovo così presto. So che mia madre sparì una mattina, e tu dicesti che fu un infarto. Nessuna autopsia. Nessuna domanda. Hai pagato i medici, i poliziotti.»

Un mormorio si diffuse tra i vicini. Dietro le finestre, occhi spaventati si fissarono sulla scena.

«Bugie!» urlò Vittorio. «Tutti sanno che era malata»

«Malata?» lo interruppe Lucia con durezza. «O forse ti ostacolava, con la sua eredità?»

Luomo barcollò, ma riprese subito il controllo.

«Non hai prove.»

Lucia alzò una mano.

«E questo cosè?»

Tirò fuori un taccuino consumato. Il volto del vecchio divenne cenere.

«Questo»

«Sì. Il diario di mia madre. Lho trovato in una cassa da un parente lontano. Dentro cè tutto. Le sue paure, le sue accuse. Ha scritto che mettevi medicine nel suo tè, per farla sembrare debole. Che falsificasti il testamento.»

Gli occhi di Vittorio si dilatarono. Il bastone gli scivolò di mano, quasi cadendo a terra.

«Bugie tutto falso»

Lucia scrollò le spalle.

«Forse. Ma sai cosa amano i giornalisti? Storie come queste. Specie se documentate.»

Un silenzio tombale scese sulla via. Solo il vento scuoteva gli alberi.

Vittorio alzò una mano, come per colpirla, ma tremò. Il bastone cadde, e lui stesso si accasciò lento sulla panchina del portico. Il suo volto si contorse, la dignità sostituita dallimpotenza. Il padrone del clan, per la prima volta, sembrava fragile.

«Questa è la mia via» rantolò, ansimando.

«Non più,» rispose Lucia piano.

Si voltò e si avviò verso lauto.

E allora accadde linaspettato. Dalle case vicine, uscirono le persone. La signora Valeria, pallida, i capelli scomposti, stringeva un foglio.

«Ha ragione!» gridò. «Le ho venduto tutto non potevamo più pagare i debiti»

Poi uscì il signor Stefano, lo sguardo basso.

«La mia azienda è crollata,» mormorò. «Anchio ho firmato.»

Le voci della folla si alzarono. Alcuni piangevano, altri bestemmiavano. La via, un tempo così impeccabile, ora crollava sotto il peso delle menzogne.

Lucia accese il motore. Nello specchietto, vide unultima immagine: Vittorio, immobile come una statua spezzata, mentre i suoi familiari si affannavano attorno a lui, cercando di salvare i resti.

Nel petto, il dolore di tanti anni si strinse, ma per la prima volta non la tormentò. Quel dolore non la dominava più.

Le sue mani stringevano il volante con calma. Sapeva: non era tornata invano.

Trentadue anni prima, lavevano cacciata via come spazzatura.

Oggi, lei era la nuova padrona di quella via.

Epilogo: La strada che un tempo apparteneva al clan di Vittorio, ora era nelle mani di Lucia. La sua vendetta non fu un urlo, né violenza ma carte, fredda ragione, e il tempo che alla fine riporta tutto al suo posto.

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Lucia avanzò lentamente sul prato perfettamente tagliato, come se salisse su un palcoscenico. Ogni suo gesto era preciso, freddamente calcolato. Lo sapeva: questo non era un semplice ritorno. Era la sua vendetta.