Oggi ho deciso di scrivere un po nel mio diario. Mi chiamo Lorenzo, ho 24 anni e vivo da sempre a Torino insieme a mia madre, Elisabetta. Non è facile, ve lo assicuro. Sono il proprietario della metà dellappartamento dove abitiamo. Era di papà, morto quando avevo solo 14 anni. Lui lha lasciato a me e alla mamma in parti uguali.
Dieci anni fa, quando papà ci ha lasciati, i problemi sono diventati subito tangibili. Mia madre aveva smesso di lavorare da quando sono nato, scegliendo di dedicarsi completamente alla casa. Ai tempi sembrava la scelta più logica: papà aveva uno stipendio più che sufficiente, e lei si occupava di tutto il resto. Poi la tragedia. Dopo la sua morte mi ricordo ancora le parole sconsolate di mamma: Ma chi vuole una donna di quarantanni per lavorare? Al massimo come bidella.
Sono andato avanti. Prendevo la pensione di reversibilità, ma mamma continuava a frequentare i negozi e a comprare cose nuove, nonostante i soldi fossero pochi. Allinizio ci aiutava lo zio, Alessio, che però dopo un po si è stufato. Mi ricordo la sua conversazione con mamma: Devi trovarti un lavoro, Elisabetta. Ho anchio due figli e non posso pensare a tutti!. Dopo quasi un anno, mamma tornò a casa con un uomo, Giorgio. Disse che avrebbe vissuto con noi, perché così avremmo risolto il problema economico. Giorgio guadagnava discretamente, ma tra noi non cera per nulla feeling.
Non dimenticherò mai le sue parole: Tu pensi solo a mangiare, Lorenzo. Faresti meglio a lavare e a pulire. Studiare? Per cosa? Devi lavorare! Oppure vuoi forse che sia io a mantenerti tutta la vita?. E io zitto. I soldi della pensione passavano per le mani di mamma, e lei non diceva mai nulla quando Giorgio si lamentava per le spese legate a me. Temendo di perdere chi ormai manteneva la casa, mamma preferiva non difendermi.
Una sera, con le lacrime, mi ha detto: Cerca solo di non contraddirlo troppo e obbedisci, Lorenzo. Lui è quello che ci dà da vivere.
Mi sono rimboccato le maniche, mi sono laureato e ho trovato lavoro. Ma per loro ero sempre un peso. Giorgio continuava a contare ogni euro speso per me. Dopo mezzo anno che lavoravo, con i miei primi stipendi, ho potuto finalmente comprarmi un nuovo frigorifero, piccolo ma mio, che ho messo in camera, visto che Giorgio aveva messo il lucchetto a quello della cucina.
Hai un lavoro, Lorenzo? E allora arrangiati pure! disse Giorgio. E mamma, di nuovo, si era chiusa in un silenzio ostinato. Non ha mai detto niente neanche quando Giorgio mi mostrava le bollette e pretendeva che io pagassi tutto quello che lui aveva speso nel corso degli anni. Poi, con il tempo, Giorgio ha perso il lavoro. Lui e mamma hanno cominciato a frequentare il mio frigorifero e tutte le spese di casa ricadevano su di me. Dopo un po mi sono stancato e ho messo il lucchetto anche al mio frigo. Ovviamente mamma non lha presa bene, assicurando che Giorgio ci aveva mantenuti per anni.
Le ho risposto: Se vuoi, aiutami tu. Non sono il primo né lultimo a dover dividere tutto qui dentro. Trova anche tu un lavoro. Ormai Giorgio se nè andato. Mamma non ne voleva più sapere di un uomo che non portava soldi. Da allora però non ho tolto il lucchetto al frigo: penso che anche mamma dovrebbe cercare un lavoro.
Quello che ho imparato da tutta questa storia è che lindipendenza arriva solo quando impari a farti rispettare. Nessuno può decidere di mangiare ciò che hai comprato con i tuoi sacrifici, se non ce lavete fatta insieme. E che a volte, anche chi ti dovrebbe proteggere pensa prima a sé stesso. Ho capito che il rispetto non si regala: si conquista, a casa come nella vita.






