Ecco il menu, prepara tutto entro le cinque, non devo stare io in cucina al mio cinquantesimo compleanno, ordinò la suocera, ma poi si pentì subito.
Teresa Moretti si svegliò quel sabato mattina con la strana sensazione di una festa che aleggiava come una nuvola di zucchero filato. Sessantanni rotondi, una data che meritava un gran clamore. Da tempo aveva organizzato ogni dettaglio: gli invitati, gli abiti, i fiori. Nel riflesso dello specchio vedeva il volto di una donna abituata a vedere tutto scorrere secondo i suoi piani.
Mamma, buon compleanno! apparve per primo in cucina Andrea, stringendo una piccola scatola. È per te da me e da Ludovica.
Ludovica annuì silenziosa, appoggiata al fornello con una tazza di caffè tra le mani. Il mattino era sempre unora di parole contenute, soprattutto quando si trattava delle cerimonie della suocera.
Oh, Andrea, grazie! prese Teresa il dono con unespressione di finta gioia. Avete già fatto colazione?
Sì, mamma, tutto a posto, rispose Andrea, voltandosi verso la moglie.
Ludovica posò la tazza nel lavandino, immaginando quello che lattendeva. Negli ultimi giorni la suocera era dumore esaltato, unenergia che, stranamente, accresceva la sua tendenza a dare ordini. Sembrava credere che lallegria del festeggiamento le desse il diritto di dirigere tutti e ogni cosa con ancora più vigore.
Ludovica, cara, disse Teresa con quella tonalità che annuncia sempre una richiestacomando, ho un piccolo incarico per te.
Ludovica si girò, cercando di mantenere un volto neutro. Dopo tre anni di convivenza nello stesso appartamento, aveva imparato a leggere la suocera come un libro aperto.
Ecco il menu, prepara tutto entro le cinque, non devo stare io in cucina al mio cinquantesimo compleanno, porse Teresa un foglio piegato a metà, scritto con la sua calligrafia ordinata.
Ludovica prese il foglio, scorse le righe e sentì il contenuto stringersi dentro di sé. Dodici piatti. Dodici! Dalle semplici fette di salame alle insalate elaborate, dagli antipasti caldi alle portate più complesse.
Teresa, iniziò cauta, ma è tutto per unintera giornata di lavoro
Certo! scoppiò la suocera, come se Ludovica avesse detto lovvio. E cosa cè di meglio da fare in una festa così grande? Ovviamente, cucinare per la festeggiata! Gli invitati saranno in tanti: le mie amiche, i vicini Non possiamo certo servire la gente a mani nude.
Andrea osservava la scena, percependo la tensione che cresceva.
Mamma, perché non ordinare qualcosa di pronto? suggerì timidamente.
Che me ne importa! sbottò Teresa. Nutrirò gli ospiti con cibo fatto in casa, con lanima! Che ne direbbero di me se usassi qualcosa di comprato? No, tutto deve essere artigianale, preparato con il cuore… o almeno con la sua anima, quella che passerà la giornata in cucina.
Ludovica strinse i pugni. Con anima, intendeva la sua, quella che doveva rimanere incollata ai fornelli.
Va bene, disse in modo asciutto e si diresse verso luscita.
Ludovica! la chiamò Andrea. Aspetta!
Si fermò sul corridoio, il respiro affannoso. Andrea si avvicinò, gli occhi a terra.
Ascolta, ti aiuterei volentieri, ma sai bene che in cucina sono solo un ostacolo le mie mani non crescono dal nulla.
Lo so, sorrise forzata Ludovica. E il fatto che tua madre mi usi come una domestica, è normale?
Ma dai scrollò Andrea le spalle imbarazzato. Pensa, preparare per tua madre al suo compleanno non è difficile. Lei fa tanto per noi, ci dà un tetto, non chiede mai soldi per le bollette
Ludovica fissò Andrea a lungo. Poteva rimproverargli la madre, ricordargli le continue critiche sul suo modo di tenere la casa, i commenti sul cibo, ma era inutile: Andrea continuerà a vedere sua madre come una santa, le sue lamentele come capricci di una moglie viziata.
Daccordo, disse Ludovica, tornando in cucina.
Le ore successive volarono in un ritmo frenetico. Tagliò, bollì, friggé, mescolò. Le mani operavano meccanicamente, la mente era un turbine di pensieri che si sovrapponevano. Allimprovviso, mentre mescolava un sugo, un lampo la attraversò: unidea così semplice e al contempo raffinata che le sfuggì un sorriso sognante.
Estrasse da un armadietto una piccola bustina acquistata al farmacista un mese prima per ragioni personali, mai usata. Un rimedio leggero per la digestione, con letichetta che prometteva effetti entro unora dallassunzione.
Ludovica esaminò la lista dei piatti: insalate, antipasti elaborati lì avrebbe potuto introdurre qualche goccia di quel tonico senza che nessuno lo notasse. Il piatto caldo, carne e patate, lavrebbe lasciato intatto, perché anche suo marito doveva essere nutrito.
Alle cinque, il tavolo traboccava di porzioni. Teresa, vestita con un abito nuovo e una cascata di gioielli, osservava la cucina come un generale davanti alla battaglia.
Non male, commentò con un cenno benevolo. Forse linsalata della capitale potrebbe essere più salata.
Ludovica, silenziosa, disponeva i piatti sul tavolo, sentendo dentro di sé una melodia di attesa.
Gli ospiti cominciarono ad arrivare puntuali alle cinque. Teresa accoglieva ciascuno con abbracci aperti, ricevendo regali e complimenti. Le sue amiche, signore della stessa età, vestite altrettanto elegantemente, si complimentavano a turno per la scenografia della tavola.
Teresa, non ti sei risparmiata! esclamò Valentina, la vicina del terzo piano. Che splendore!
Oh, non è nulla, rispose la festeggiata con modestia, è stato grazie a Ludovica. In verità, ho fatto io il lavoro principale, lei mi ha solo aiutata.
Ludovica, mentre sistemava i piatti, quasi scoppiò a ridere. Aiutava, certo.
Andrea, sussurrò al marito, non mangiare le insalate ora. Aspetta il caldo.
Perché? si stupì lui.
Aspetta, daccordo?
Andrea alzò le spalle, ma obbedì. Ludovica si sedette da parte, osservando gli ospiti che si lanciavano sui piatti. Teresa raccontava come aveva curato il menu, scelto gli ingredienti, cercato di accontentare tutti i gusti.
Questo insalata è la mia firma, vantò, indicando quella della capitale. La ricetta è della nonna.
Divino! esclamò Tamara. Hai mani doro, Teresa!
Passò unora. Ludovica guardava lorologio, contando i minuti. Allora il dramma iniziò.
Valentina, stringendosi la pancia, gemette:
Oh, non mi sento bene
Anchio! intervenne una vicina. Teresa, sei sicura che gli ingredienti fossero freschi?
Teresa impallidì.
Certo! Li ho comprati solo ieri!
Ma anche lei fu travolta. Si diresse di corsa verso il bagno, seguita da una fila di ospiti.
Ludovica, bisbigliò Andrea, che succede?
Non lo so, rispose lei imperturbabile. Forse qualcosa non è andato bene. Per fortuna non abbiamo toccato le insalate.
Nellappartamento si scatenò una confusione. Gli ospiti, a turno, scomparivano nel bagno, poi tornavano in fretta, mormorando scuse e lamentele per il malessere. Teresa correva tra gli invitati e il water, tentando di rimediare, ma era troppo tardi.
Alle sette, rimanevano solo loro tre. Teresa, pallida e spaesata, sedeva sul divano.
Andate a riposarvi, propose gentile Ludovica, noi puliremo tutto.
Che cosa hai messo nel cibo? chiese furiosa la suocera, riprendendosi appena.
Ludovica, tranquilla, affettava la carne con patate.
È un rimedio per la digestione, ma solo per insalate e antipasti. Il caldo lho lasciato intatto, quindi potete mangiare senza timore.
Teresa voleva replicare, ma fu nuovamente sopraffatta e corse al bagno.
Ludovica! la rimproverò Andrea, con tono severo. Perché così?
E come altrimenti? rispose lei, girandosi verso di lui. Non hai idea di come tua madre ti tratti quando non sei a casa. Ti racconto solo metà delle volte, perché so che alla fine la difenderai comunque. Mamma è sempre lì, mamma aiuta, mamma ci accoglie. Il fatto che ti tratti come una serva non ti preoccupa, vero?
Andrea masticava lentamente la carne, silenzioso.
Forse è crudele, continuò Ludovica, ma sono stanca. Stanca di essere nessuno in questa casa, di essere usata e poi rimproverata per la mancanza di gratitudine. Oggi ha ricevuto una lezione. Forse ora penserà due volte prima di scaricare tutto su di me.
Ma è davvero troppo iniziò Andrea.
Troppo cosa? Nessuno è stato ferito. Solo qualche ora in bagno. E la lezione rimarrà impressa.
La lezione rimase impressa. Dopo quel compleanno sfortunato, Teresa cambiò tono con la nuora. Ancora non era divenuta amichevole, ma le spigoli acuti si erano smussati. Non più ordini arroganti, né tentativi di far recare a Ludovica tutti i compiti domestici.
Sei mesi dopo, Andrea annunciò improvvisamente che avrebbero trasferito in un appartamento loro.
Abbiamo risparmiato per il deposito, disse durante la cena. È ora di vivere da soli.
Teresa rimase esterrefatta. Non si aspettava una tale decisione, ma rimase in silenzio, annuendo.
Forse è davvero il momento, concordò. I giovani hanno bisogno del proprio nido.
Il giorno del trasloco, mentre portavano gli ultimi scatoloni, Teresa si avvicinò a Ludovica.
Sai, sussurrò, forse non ti ho mai trattata giustamente.
Ludovica si fermò, tenendo una scatola di piatti.
Forse, rispose. Ma ormai è inutile. Limportante è che abbiamo trovato un modo di capirci.
Sì, annuì Teresa. E quel compleanno è stato davvero spettacolare.
Si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere, per la prima volta da anni, sincere e senza secondi fini.
Nel nuovo appartamento, Ludovica ricordava spesso quel giorno, non con rimorso ma con una strana soddisfazione. A volte, per parlare la lingua degli altri, basta parlare nella loro lingua. Teresa, a quanto pare, capiva solo il linguaggio della forza.
Il vero risultato fu che la lezione servì non solo alla suocera, ma anche ad Andrea. Finalmente vide che sua moglie non era solo una capricciosa, ma soffriva davvero di ingiustizie. Anche se a volte trovava i suoi metodi troppo radicali, non ignorò più i suoi reclami contro la madre.
Di tanto in tanto Teresa faceva visita al nuovo nido, portando torte, chiedendo notizie, talvolta offrendo aiuto, e non più osava più comandare la nuora.
Sai, un giorno disse Ludovica ad Andrea, mentre si sedevano nella loro cucina, lho persino un po iniziata ad amare, da quando ha smesso di comportarsi come una generale.
E io penso ancora che tu abbia esagerato, rise lui.
Forse, concordò lei. Ma il risultato ne è valsa la pena. A volte i metodi più radicali si rivelano i più efficaci.
E così, nella famiglia si ristabilì una pace basata sul rispetto reciproco e sulla comprensione dei confini. Non è forse questo il vero segreto di ogni rapporto umano?






