Sollevai mia suocera in piedi. Ma sono arrabbiata, perché non ho strappato le erbacce nellorto.
Cosa ci fai qui? Mia suocera gridò al centro dei letti di lattuga. Vergogna simile non si era mai vista in questa casa. Io non mi sono mai nascosta dietro a una figlia, ho cresciuto sette figli e neanche unerbaccia!
Al suo urlo, i vicini si affacciarono subito, appoggiandosi come corvi al cancello e discutendo tra di loro tutto quello che sentivano. Vedendo la platea, mia suocera si scalda ancora di più. Non risparmiava le parole, e io rimanevo lì, attonita. Alla fine, stanca di gridare, prese fiato e gridò ancora più forte, affinché tutti sentissero:
Io non risposi. Passai davanti a lei in silenzio, stringendo ancora più forte mio figlio tra le braccia. Arrivata in casa, mi avvicinai allarmadio, divisi in una scatola a parte tutte le cose che servivano a mia suocera per la sera e la mattina seguente. Senza nemmeno piegarle, buttai le mie cose e quelle di mio figlio nella borsa. Uscii senza rivolgerle parola.
Tre giorni dopo mi chiamò mia suocera:
Che hai fatto con tutte quelle cose che il professore mi aveva preparato? Ho chiesto alla vicina di comprarne alcune, ma mi ha detto che un vasetto costava troppo. E quelle con le scritte in straniero, tanto non le vendiamo e non le scambiamo proprio. Allora che devo fare? Tu te ne sei andata, senza ragione, e io qui sto per lasciarci la pelle!
Non le risposi. Spensi il telefono e tolsi la scheda SIM. Non ce la facevo più, né con il fisico né con la testa.
Un anno fa, poco prima che nascesse mio figlio, mio marito perse il controllo dellauto su una strada bagnata vicino Firenze. Ricordo solo vagamente il momento in cui laccompagnai per lultima volta, come lambulanza lo portò via, e il mattino dopo diventai madre… Non avevo voglia di nulla. Tutto mi sembrava superfluo e inutile senza il mio amato marito. Nutrivo e cullavo il mio piccolo solo come mi era stato detto, senza davvero esserci.
Mi risvegliò il telefono.
“Tua suocera è messa male. Pare che non sopravvivrà a lungo dopo il figlio.”
La decisione fu istintiva. Mi licenziai e vendetti subito il mio appartamento a Milano. Col ricavato, investii parte del denaro nella costruzione di una nuova casa, così che mio figlio avesse qualcosa di suo crescendo. Io andai a occuparmi di mia suocera.
Questanno non lho vissuto. Ho solo resistito.
Non dormivo, mi prendevo cura sia di lei che del mio piccolo Tommaso. Il bambino era irrequieto e mia suocera aveva bisogno di assistenza continua, giorno e notte.
Per fortuna avevo ancora dei soldi. Chiamai i migliori specialisti da tutta Italia a visitare la paziente. Comprai tutti i farmaci necessari e, alla fine, la suocera tornò a camminare. Allinizio la accompagnavo dalla stanza al giardino, poi al cancello. Alla fine, si rimise così bene da passeggiare da sola e poi
Adesso non voglio più né vederla né sentirla. Che trovi da sola quello che le serve per stare bene. Almeno sono stata previdente: non ho speso tutto per lei. Io e Tommaso ci siamo trasferiti nella casa nuova. Non avrei mai creduto che andasse così.
Volevo vivere assieme alla madre di mio marito, perché sono orfana. Ma adesso sono sola davvero. Solo mio figlio deve imparare da tutto questo: non tutti meritano gentilezza. Alcuni tengono più alle verdure senza erbacce che alle persone. Bisogna scegliere con attenzione a chi donare il proprio cuore e la propria forza.






