Tradita da mia sorella: Quando Olga ha lasciato sua figlia da me per partire per la Turchia senza avvisare, ho dovuto scegliere tra il silenzio o il coraggio di affidarla a suo padre, cambiando per sempre la nostra famiglia

Giulia, ti giuro, non ce la faccio più Elena si lasciò cadere sulla sedia, tenendosi la testa tra le mani. Non immagini cosa vuol dire tirare avanti tutto da sola. Mi sta proprio crollando la schiena.

Giulia mise da parte la tazzina di caffè e fissò sua sorella. Sembrava esausta: occhiaie profonde e capelli raccolti in uno chignon disordinato.

Elena, cosa succede?
Sono ormai due anni che Marco se nè andato. Due anni! E sono rimasta sola. I compiti di Lucia, la scuola, gli sport, cucinare, pulire, lavare. Sto impazzendo. Sempre io! E Lucia ha iniziato pure a fare la ribelle, risponde male, si arrabbia per qualunque cosa

Giulia si fece pensierosa. Sua nipote di dieci anni le era sempre sembrata una bambina tranquilla e riflessiva, non una che fa scenate o manca di rispetto agli adulti.

Lucia? Risponde male? Che strano, con me è sempre così
Perché tu te la vedi due ore al mese! Elena allargò le braccia. Prova a spiegarle ogni santo giorno che bisogna lavare i piatti subito e non lasciarli nel lavandino, che i compiti si fanno in tempo, che non si sta sul telefono fino a mezzanotte!
Ma dai, sono cose da bambini
Da bambini? Elena rise amaramente. Non ho più le forze per le cose da bambini. Lavoro come una matta, poi torno a casa e cè da cucinare, pulire. E lei sta lì e non fa nulla. Ho la nausea di tutto!

Giulia tacque. Le venne voglia di dire che molte madri sopportano ben di peggio. Che altre crescono tre figli senza nessun aiuto. Ma non voleva litigare con Elena, così annuì con un sorriso di circostanza.

Senti Elena si animò di colpo sei libera questo weekend, vero?
Sì, dovrei essere libera
Mi tieni Lucia da te? Sabato e domenica. Ho proprio bisogno di respirare, di riprendermi. Volevo fare un salto dalla mia migliore amica in provincia, svagarmi un po.

Certo! Giulia si illuminò. Volentieri. Guardiamo un film insieme, usciamo. Da tempo volevo passare qualche giorno con mia nipote.

Elena le sorrise grata e iniziò a cercare il cellulare in borsa per chiamare Lucia.

Il fine settimana volò. Lucia fu una compagnia deliziosa. Preparammo insieme la pizza e lei si divertiva a stendere la pasta e sistemare gli ingredienti da sola. Abbiamo guardato cartoni abbracciate sul divano, passeggiato al parco e dato da mangiare alle anatre. Giulia non notò mai né scontrosità né capricci. Una bambina normale, allegra e aperta.

La domenica sera Giulia compose il numero di sua sorella. Squillò a lungo, poi una voce familiare rispose:

Sì?
Elena, quando vieni a prendere Lucia? Ti stiamo aspettando.

Pausa. Troppo lunga.

Giulia, ascolta Elena esitava. Non sono in città.
Cosa? Ma dove sei? Dovevi andare in provincia, sono due ore di macchina!
Non sono in provincia. Sono in Grecia.

Giulia pensò di aver capito male.

Dove?!
In Grecia. Sono partita ieri mattina. Ho qui un amico e starò da lui un mese. Ho bisogno di riposare, capisci?
Elena, stai scherzando? Giulia si aggrappò al tavolo. Sei partita per un altro paese e hai lasciato tua figlia a me? Senza dirmelo?
Come avrei potuto dirtelo? Avresti detto di no!
Certo che avrei detto di no! Ma scherzi? Ho il lavoro, mille cose da fare, non posso tenere una bambina per un mese! Ti rendi conto di quello che hai fatto?
Giulia, non esagerare. Hai sempre detto che Lucia è brava, non dà problemi. Vedrai che un mese passa in fretta.
Ma tu stai bene?! Giulia iniziò a gridare. Chi lascia così una figlia e se ne va via? Sei una mamma!
Sono una mamma che non vede un attimo di pausa da due anni. Mi serve riposo.
Riposo? Un mese? In Grecia?!
Giulia la voce di Elena si fece fredda Non urlare! Cosa pensi di fare? Mettere Lucia in strada? Chiamare i servizi sociali?

Poi chiuse la telefonata.

Giulia rimase nella cucina stringendo il telefono. Non ci voleva credere. Sua sorella le aveva appena mollato una bambina per un mese ed era partita per il mare. Così, senza preavviso.

Dalla stanza sbucò Lucia.

Zia Giulia, la mamma torna presto?

Giulia fece un lungo respiro. Poi un altro. Si costrinse a sorridere.

Vieni, Lucia. Dobbiamo parlarne.

La bambina si sedette di fronte a Giulia, con le gambe che dondolavano dal seggiolino.

La mamma è partita per riposarsi. Starà via un po. Vivrai con me per qualche tempo, va bene?

Lucia alzò le spalle.

Certo.

Né pianti né capricci. Solo una accettazione tranquilla. Giulia non capiva se esserne felice o preoccupata.

Nel tuo zainetto hai le chiavi di casa?
Lucia annuì e tirò fuori un portachiavi a forma di gattino.

Allora andiamo a prendere le tue cose.

A casa di Elena, tutto era in perfetto ordine. Giulia raccolse i vestiti, i libri, i giocattoli preferiti di Lucia. La bambina aiutava in silenzio, sistemando con cura la roba in valigia.

La prima settimana fu di adattamento. Giulia riadattò i suoi orari di lavoro, si mise daccordo con il capo per lavorare in parte da casa. Lucia andava a scuola, faceva i compiti e la sera cenavano insieme.

La seconda settimana notò qualcosa di insolito. Lucia si offrì spontaneamente di aiutare: spolverò, passò laspirapolvere, addirittura pulì i vetri.

Lucia, non devi sentirti obbligata.
Voglio aiutare rispose seria la bambina Tu mi tieni qui, mi dai da mangiare. Mi sembra giusto.

Poi volle preparare uninsalata. Tagliò cetrioli un po storti, pomodori a pezzi grossi, ma con tanta attenzione. Giulia la lodò.

La mamma non mi lasciava mai cucinare Lucia disse senza alzare gli occhi Diceva che sbagliavo tutto. Era meglio se lo faceva lei da sola.
Tu avresti voluto?
Tanto. E anche mettere a posto in casa. Ma la mamma si arrabbiava se provavo. Diceva che poi doveva rifare tutto lei dopo.

Giulia ripensò alle lamentele di Elena. Non fa niente, non aiuta. Sta lì senza fare nulla. E invece non le dava proprio la possibilità di imparare, provare, sbagliare.

Papà invece mi lasciava disse Lucia piano Diceva che la prima volta esce sempre male. Bisogna solo provare.
Ti manca il papà?

Pausa, poi un cenno.

La mamma non mi fa vedere papà. Dice che è cattivo. Ma non è vero. È buono. Solo che con la mamma si stava male.

Giulia abbracciò sua nipote. Che si strinse forte, piccola e fragile.

Elena non si fece mai sentire. Mai una telefonata, mai un messaggio per sapere come stava la figlia. Giulia mandava foto e aggiornamenti. Le risposte erano monosillabi. Ok. Va bene. Grazie.

Lidea arrivò allimprovviso, nel cuore della notte. Giulia non dormiva e pensava che il mese stava finendo. Che Elena sarebbe tornata a riprendere Lucia e che tutto sarebbe tornato come prima. Che la bambina sarebbe di nuovo finita con una madre che non la lascia vivere. Che la trattava come un peso, non come una figlia.

La mattina scorse tra i contatti fino a trovare Marco, lex marito di Elena.

Pronto?
Marco, sono Giulia. La sorella di Elena.

Silenzio.

Giulia? Che è successo?
Lucia è da me. Da quasi un mese. Elena è partita per la Grecia e lha lasciata senza dire niente.

Un lungo silenzio.

Come sta Lucia?
Bene. Ma ti cerca. Ti manca.
Posso venire?
Vieni.

Unora dopo citofonò. Alla porta cera un uomo alto, occhi stanchi, un mazzo di margherite.

Papà! Lucia volò verso di lui per abbracciarlo. Marco la strinse forte a sé. Le sue spalle tremavano.
Amore mio. Mi sei mancata così tanto. La mamma non voleva
Lo so, papà. Lo so.

Giulia li osservava da lontano. Padre e figlia separati. Non per il bene della bambina, ma per orgoglio, per vendetta, per voler controllare.

Quando finalmente si staccarono, Giulia si avvicinò.

Lucia, posso chiederti una cosa? Devi essere sincera. Vorresti vivere con papà?

Lucia non esitò.

Sì.

Giulia guardò Marco.

E tu?
Lo sogno dal giorno che me ne sono andato fisso la figlia Lho sempre amata. Con Elena non ce la facevo. Ma a Lucia non ho mai rinunciato. E stata Elena a vietarmi di vederla.

Il giorno dopo Giulia chiamò i servizi sociali e spiegò tutto. La madre aveva lasciato la figlia da sola per un mese in un altro paese. Il padre voleva occuparsi di lei.

Ci vollero alcuni giorni per sistemare carte, colloqui, firme, verifiche. Lucia ripeteva sicura che voleva stare con papà. Marco presentò le buste paga, la casa, le garanzie.

Una settimana dopo Lucia si trasferì da Marco.

Giulia li andava spesso a trovare. Vedeva la bambina rifiorire. Che aiutava suo papà a cucinare, e lui la elogiava per ogni cetriolo storto. Che ridevano insieme. Che Marco le leggeva le storie, anche se lei ormai era grande.

Con Marco, Giulia instaurò un bel rapporto. Lui era riflessivo, paziente, niente a che vedere con la frenesia che circondava Elena. Si beveva il caffè insieme, si parlava dei successi di Lucia a scuola, si organizzavano i fine settimana.

Elena tornò abbronzata e piena di energia. Ma le passò subito.

Hai dato via mia figlia?! urlò appena varcata la soglia. Come hai potuto?!
Io? Giulia sorseggiò il suo espresso Io non ho dato via nessuno. Sei tu che lhai abbandonata.
Non lho abbandonata! Era solo per un periodo!
Un mese. In Grecia. Senza mai telefonare o chiedere di lei.
È mia figlia!
Era tua. Ora deciderà il tribunale.

Elena impallidì.

Quale tribunale?!
Quello che deve decidere dove deve vivere Lucia. Marco ha fatto richiesta. Ha ottime possibilità, sai? Hai lasciato una minorenne sola per un mese.
Tu… Elena era furiosa Tu mi hai tradita! Mia sorella mi ha messo nei guai!
Sorella che ti sei ricordata solo per lasciarmi tua figlia e partire al mare. Giulia si strinse nelle spalle Ora finalmente hai meno pensieri. Pulizia, bucato, cucina. Non ti lamenti più.
Me la pagherai!
No, Elena. Sarai tu a pagare. In tribunale. Preparati le carte e cerca un avvocato. Anche se avrai poche chance. Lucia vuole stare col padre. E ti dirò di più: preparati a pagare anche gli alimenti.

Elena uscì di corsa, senza salutare.

Giulia si appoggiò allo schienale della sedia. Il rapporto con sua sorella era probabilmente finito. Forse per sempre. Ma non se ne pentiva. Non riusciva proprio a capire come si possa lasciare così un figlio per un mese intero.

Questa per Elena sarà una lezione. Che ogni azione ha delle conseguenze. Che non puoi pensare di usare le persone e farla franca.

E Lucia Lucia adesso è felice. E questo è tutto ciò che conta.

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