Non se lo aspettava nessuno
Quando ero in quinta elementare e mia sorella Bianca era in prima, nostro padre se ne è andato via per lavoro e poi è sparito davvero, lasciando solo il ricordo di una presenza fugace. Non erano sposati lui e mamma: papà era unanima libera, uno spirito selvaggio. Girava per tutta Italia, da Milano a Napoli, passando per Firenze o Torino. Tornava quando voleva, spesso dopo mesi, ma sempre con soldi e regali. Mamma sopportava tutto perché lo amava follemente.
Rientra presto, Alfredo, ti prego lo supplicava.
Su, non fare la melodrammatica, aspetta che torno con le sorprese.
Le dava un bacio distratto e svaniva. Quando non cera, ci teneva docchio suo fratello, lo zio Pietro. Forse mamma gli piaceva, anche se non lha mai detto a nessuno, né ha mai cercato di conquistare la sua attenzione. Potevamo sempre contare su di lui.
Allora, Teresa, come va qui? E i piccoli, che fanno? chiedeva entrando.
Evviva, zio Pietro! gridavo, correndo ad abbracciarlo.
Ciao, Leonardo rispondeva stringendomi brevemente.
A volte pensavo che sarebbe stato meglio se lui fosse stato mio papà. Nei weekend ci portava in giro per Roma e dintorni, lasciando mamma a riposare. Qualche volta usciva anche lei con noi, ma certe domeniche preferiva restare a casa, rimuginando sulla sua difficile fortuna.
Crescendo, mi ricordo che zio Pietro portò a casa una spalliera da ginnastica e la installò in corridoio. Papà era assente da quasi sei mesi ormai. Io lo aiutai ad avvitare i supporti; Bianca, da parte sua, ci guardava mentre sistemava la sbarra, la corda e gli anelli.
Zio Pietro, perché non ti sposi? Sei bravissimo con le mani, qualsiasi donna ti vorrebbe con quelle mani doro commentò Bianca, con una saggezza più grande della sua età.
La sua filosofia era tutta frutto dei discorsi ascoltati di nascosto tra mamma e le amiche.
Nessuna mi piace, Bianca. Se ne trovo una che mi piace davvero, mi sposo rispose.
E non vorresti dei figli tuoi?
Bianca spalancò le braccia in un gesto buffo.
Zio Pietro lasciò gli attrezzi, diventando serio:
Per ora mi bastate voi. Ma che fai, vuoi mandarmi via? sorrise con gli occhi.
Bianca non era una sciocca.
Io? Ma figurati, zio. Sono sempre felice quando ci sei.
La sera, domandai a Bianca:
Perché gli vai sempre in giro a stuzzicare? Smettila, altrimenti si offende e non verrà più.
Ma papà porta i regali sospirò lei sognante. Secondo me torna presto.
Sciocca. Ti comprano con due regali. Lo sai quanto costa la spalliera che ci ha portato, vero?
Non mi interessa! Io voglio vestiti nuovi e bambole. Non sono mica una scimmia, come te che fai ginnastica
Quella volta, però, Bianca aspettava invano. Papà non tornò. Un giorno lo zio Pietro arrivò e si chiuse in cucina con mamma. La consolava, ma lei scoppiò in lacrime amare.
Teresa, basta piangere. Non vi lascio soli, lo sai. Alfredo lui è fatto così. Vuole sempre la vita facile.
Mamma urlava, piangeva e si disperava per ore.
Pietro continuò a venire da noi come sempre: aiutava in casa, aggiustava quello che serviva, ci portava a spasso. Un giorno trovò il coraggio di parlare a mamma dei suoi sentimenti, e io, senza rimorsi, spiavo dietro la porta.
Pietro, io non ti merito. Sei un uomo come pochi, ti meriti di essere felice, davvero felice.
Sono io a decidere chi voglio accanto a me, Teresa.
E se Alfredo torna?
Zio Pietro rimase in silenzio.
Io lo aspetto comunque. Lo amo, Pietro! Non so farne a meno. Se davvero pensi di volere una donna così, senza cuore
Mi allontanai, deluso. Mamma, che sciocca! Proprio quella doveva amare. Che nervi.
Abbiamo iniziato a vivere ancora. Bianca era tutta come papà: dove si mangiava, lei si avvicinava. Non potevo nemmeno biasimarla. Alla fine aveva capito che non serviva aspettare regali da Alfredo. Zio Pietro invece si dava davvero da fare: lavorava per tutti noi. Mamma gli diede un figlio, Matteo. La gioia di zio Pietro era sconfinata. Si sposarono in Comune, e piano piano la nostra vita ritornò alla normalità.
Ho finito il liceo con buoni voti, potevo entrare alluniversità pubblica. Mamma era raggiante.
Finalmente un professore in famiglia, eh Pietro?
Dai Teresa, che anche noi abbiamo sempre fatto la nostra parte!
Ma smettetela! Non esagerate arrossivo, chiedendo un bicchiere di prosecco da provare.
Oh, come se non avessi mai assaggiato sbuffava Bianca, e io la fulminavo con lo sguardo.
Matteo si arrampicava tra noi, cercando di salire sul tavolo e rovistare tra i piatti. Pietro lo prese e lo mise sulle sue ginocchia.
Dai, piccolo, comportati! Ormai sei grande, eh?
Matteo prese subito un cucchiaino, se lo mise sul naso e incrociò gli occhi per fare il buffone. Scoppiammo tutti a ridere.
Mi sa che qualcuno suona alla porta disse Bianca drizzando le orecchie.
Mamma aprì la porta, poi rientrò indietreggiando. Nel vano apparve Alfredo, nostro padre. Si fece un silenzio strano, lui ci scrutò e disse:
E allora, che fate? Continuate pure la festa.
Nessuno rispose. Matteo scese dalle ginocchia di Pietro e si avvicinò al “nuovo” signore, che non lo degnò di uno sguardo. Mamma prese Matteo in braccio come uno scudo. Pietro si alzò e barcollò.
Dove vai? chiese mamma con voce stanca.
Io devo prendere aria.
Uscì, scostando suo fratello con una spalla. Mi alzai e pensai di seguirlo. Bianca venne dietro di me.
Figlia, guarda cosa ti ho portato, vestiti alla moda! propose papà.
Con sorpresa, Bianca non gli dedicò nemmeno uno sguardo, ma corse via dietro zio Pietro. Mi sussurrò nellorecchio:
Dai, seguo io Pietro. Tu resta qui: ascolta cosa succede.
Ma
Dai Leo! Sei il migliore a origliare!
Aveva ragione, alla fine. Tutti contano su di me, sembra.
Bianca uscì di corsa dietro Pietro, io rimasi in corridoio, paralizzato dalla paura di cosa avrebbe fatto mamma ora che luomo che aveva tanto atteso era tornato.
Teresa, che combini? Ti sei sposata con Pietro, eh? schernì papà.
Mamma rimase in silenzio.
Teresa ormai è passato. Tutti sbagliano prima o poi. Sono tornato! Finita la storia.
Si sentì un trambusto, uno schiaffo e il pianto spaventato di Matteo.
Vai, Alfredo vattene.
Teresa, che dici?
Basta! Ho detto tutto. Vai via. Nessuno ti ha mai aspettato.
Non è vero. Ti leggo negli occhi: gli occhi non mentono.
Io ho detto tutto. tagliò mamma.
Alfredo uscì dopo un attimo, mi vide nel corridoio.
Origli? Bravo. Farai strada, tu.
A me non importava più nulla di cosa pensasse. Entrai in sala, aspettandomi che mamma fosse distrutta. Invece stava calmandomi Matteo, sistemando i capelli e sparecchiando, come una vera Julia Cesare.
Uffa, per poco non ci rovinava la festa, vero? sorrise leggermente storta. E gli altri dove sono?
Matteo aveva già smesso di piangere: si aggirava per la stanza, muovendo una sedia.
Uscii nel cortile. Bianca e zio Pietro stavano seduti su una panchina nel parco di fronte. Lei gli stringeva forte il braccio e gli appoggiava la testa sulla spalla, come se avesse paura potesse andarsene se lo lasciava. Mi avvicinai piano, li osservai. Da tanto volevo dirlo. Feci il giro e guardai zio Pietro negli occhi persi:
Dai papà, vieni a casa. Mamma ti cerca.
Le mani di Pietro tremavano. Bianca le coprì con le sue. Si sollevò, lo guardò:
Davvero, torniamo, papà?
Tornammo insieme. In fondo, oggi era la nostra festa. Avevo finito il liceo.






