VITA IN ORDINE
Lidia, ti ho detto mille volte: basta parlare con tua sorella e la sua famiglia! Ognuno si fa la sua vita. Hai chiamato di nuovo Patrizia, vero? Sei andata a lamentarti di me? Ti ho già avvertita. Non sorprenderti se poi… Bruno mi afferrò la spalla con troppa forza.
Come al solito quando succedeva una scenata simile, me ne andavo in silenzio in cucina. Mi si riempivano gli occhi di lacrime amare. Mai, mai mi ero lamentata con la mia sorella di sangue della mia vita. Noi semplicemente chiacchieravamo. Avevamo i genitori anziani, mille cose di cui parlare, da discutere. Ma a Bruno questa cosa faceva letteralmente impazzire di rabbia. Odiava Patrizia. In casa sua regnavano pace e comodità, roba che da noi non sapevamo nemmeno cosa fosse.
Quando mi sono sposata con Bruno, ero convinta di essere la ragazza più fortunata dItalia. Lamore sembrava uscito da una vecchia canzone di Mina. Che mi fregava se era più basso di me di mezzo metro? E neanche ci avevo fatto caso quando la madre di Bruno era arrivata al matrimonio cascando sui tacchi, già con la lingua impastata. Dopo ho scoperto che era una vera maestra della bottiglia.
Io, abbagliata dallamore, non vedevo nulla di male. Ma dopo un anno di matrimonio, lidillio si era già trasformato nel copione di una commedia tragica. Bruno beveva come una spugna, tornava a casa che stava in piedi per miracolo. Poi, per non farci mancare niente, ha cominciato anche con le scappatelle. Io facevo linfermiera in ospedale: uno stipendio così-così. Bruno invece preferiva farsi compagnia con gli amici del bar, tutto il giorno e tutta la notte.
Non aveva minimamente intenzione di mantenere la moglie. Se allinizio sognavo bambini e passeggini, alla fine mi sono rassegnata a curare solamente il mio gatto di razza, Cesare. Figli da un marito così? No, grazie. Eppure, nonostante tutto, continuavo a voler bene a Bruno.
Ma sei proprio scema, Lidia! Lo vedi che ti girano intorno tanti di quegli uomini? E tu sempre fissata con il tuo nano! Ma che ci trovi? E poi vai in giro tutta spelacchiata e con i lividi che cerchi di coprire con un chilo di fondotinta Molla tutto finché sei in tempo, prima che questo ti faccia fuori davvero, mi diceva la mia amica Silvana, nonché collega in ospedale.
Bruno si lasciava andare spesso alla rabbia, mi alzava anche le mani. Una volta mi ha malmenata talmente tanto che non sono riuscita a presentarmi al turno del giorno dopo. Anzi, non è finita lì: mi ha pure chiusa in casa, portandosi via la chiave.
Da quel momento ho iniziato ad avere una paura bestiale di lui. Mi si gelava il sangue ogni volta che sentivo la chiave nella serratura. Mi sembrava che mi punisse perché non ero riuscita a dargli un figlio, perché ero una moglie pessima, perché… E così non mi ribellavo, sopportavo botte, insulti, umiliazioni. Ma perché lo amavo ancora?
Ricordo che sua madre, che sembrava la Befana, mi aveva detto:
Lidietta cara, stai zitta, ascolta tuo marito, amalo con tutta te stessa, dimentica i parenti e le amiche: portano solo guai
E così mi sono lasciata convincere. Ho perso di vista tutto e tutti, mi sono chiusa nel mio guscio, completamente in balia di Bruno.
Mi piaceva quando chiedeva perdono in ginocchio, mi baciava i piedi, piangeva come un bambino. Era una riconciliazione dolce, quasi magica. Sì, lo sapevo benissimo che quelle rose profumate che spargeva sul letto con tanta cura, le aveva raccolte nel cortile dellamico suo, altro gran bevitore. La moglie di quello coltivava le rose come dei figli, e il marito le smerciava di nascosto tra compagni di bottiglia, quattro spicci a rosa. E noi mogli, davanti a quei fiori, finivamo con il perdonare sempre.
Probabilmente io avrei continuato a trascinarmi nella mia umiliazione per tutta la vita. Ogni volta il mio paradiso finto andava in frantumi, e io provavo a rimettere insieme i cocci. Ma poi, è intervenuto il destino
Lascialo perdere Bruno, da lui ho avuto un figlio. Tanto tu sei una pianta secca, non porterai mai nulla. Fallo per mio figlio, così, senza tante cerimonie, una sconosciuta mi propose di cedergli mio marito.
Non ci credo! Tu esci subito da casa mia! le urlai in risposta.
Bruno fece il tonto più che poteva.
Giura che non è tuo figlio! sapevo benissimo che non avrebbe avuto il coraggio di negare.
Bruno restò zitto. E io capii tutto
Lidia, non ti vedo mai sorridere. Problemi? Il primario del nostro ospedale, il dottor Germano Leonardi, si era sempre fatto gli affari suoi. E invece, quella volta sembrava davvero interessato.
Tutto a posto, bofonchiai, imbarazzata.
Se una persona ha la vita in ordine, vuol dire che vive bene disse lui, con un sorrisetto sornione.
Il dottor Germano era divorziato, con una figlia. Si diceva che la moglie lavesse mollato per uno più avventuroso. Ora viveva solo, quarantadue anni, occhiali, pochi capelli rimasti e pure basso. Eppure, quando si avvicinava, sentivo crescere in me un turbamento sottile. Chissà cosa si metteva addosso, un profumo che dava dipendenza.
Impossibile restare indifferenti al suo fascino discreto. Allora evitavo di incrociarlo, scappavo appena lo vedevo. Ma quelle sue parole, Tutto a posto, mi sono entrate in testa. La mia vita era tutto fuorché in ordine. Il tempo passa veloce e non si può chiedere Metti pausa che devo sistemare le cose.
Insomma, ho preso e sono tornata a casa dai miei. Mia madre mi guardava come se avesse visto la Madonna:
Lidietta, che succede? Tuo marito ti ha cacciata via?
No, mamma, poi ti spiego Mi vergognavo troppo per raccontarle tutto.
In seguito mi ha chiamata la mamma di Bruno, urlando e inveendo come una disperata. Ma io ormai avevo cambiato aria, respiravo a pieni polmoni. Grazie, dottor Germano
Bruno era furioso, minacciava, mi cercava ovunque. Ma non sapeva che ormai non aveva più potere su di me.
Bruno, smettila, pensati a tuo figlio: adesso ha bisogno di suo padre. La nostra storia è chiusa, addio. Lo dissi con una calma che mi meravigliava.
E così sono tornata da mia sorella Patrizia e dai miei. Sono tornata ME STESSA, non una bambolina in mano a un burattinaio.
Silvana subito notò che ero cambiata:
Lidia, ma sei rinata! Sei luminosa, fiorita sembri una sposa!
E il dottor Germano mi fece la proposta:
Lidia, che ne dici, ci sposiamo? Ti prometto che non ti pentirai. Però una condizione: chiamami solo Germano, il dottore lasciamolo in ospedale.
Ma mi ami davvero, Germano? domandai, sorpresa dalla proposta lampo.
Oh, scusa, dimenticavo che alle donne servono anche le parole. Sì, penso proprio di amarti. Anche se credo più ai fatti. Mi baciò la mano, e a me venne subito da ridere.
Va bene, Germano. Credo che potrei davvero imparare ad amarti anchio ero così felice che sembrava mi volessi mettere a ballare il ballo della tarantella.
Sono volati dieci anni.
Germano ogni giorno mi dimostra il suo amore vero. Niente discorsi mielosi, niente baci ai piedi, ma attenzioni vere, gesti grandi e piccoli. Non abbiamo avuto figli nostri. Forse davvero ero una pianta secca, ma Germano non si é mai lamentato né me ne ha mai fatto una colpa. Mai una parola fuori posto.
Lidia, vuol dire che il destino vuole solo noi due insieme. E guarda che mi basta e avanza, mi consolava, vedendomi triste per quella maternità mai arrivata.
Sua figlia ci ha regalato una nipotina, Alessandra. È diventata la gioia di casa, la nostra bambina adorata.
Per quanto riguarda Bruno, si è lasciato andare del tutto e ha raggiunto altri mondi molto prima dei cinquanta. Quando mia suocera mi incontra al mercato, se potesse, mi trafiggerebbe con lo sguardo. Ma ormai le sue frecce si perdono nellaria. Mi fa solo tristezza, nientaltro.
E a casa nostra, con Germano, tutto è davvero in ordine. La vita, finalmente, è bella davvero.






