Alessia, senza voltare lo sguardo al figlio, lascia la carrozzina accanto a un garage fatiscente e si allontana per riposare.
Il suo cuore batte così forte che sembra voler saltare fuori dal petto; accelera il passo, quasi a fuggire dal timore di aver commesso l’errore più terribile della sua vita. Un lampo squarcia il cielo, il tuono rimbomba, e la pioggia si intensifica. Alessia ha atteso proprio questo temporale: pochi passanti si avventurano per le strade di Milano quando piove a dirotto, il che le offre più possibilità di rimanere inosservata. Dallaltra parte, chi la potrebbe notare in quel luogo dimenticato ai margini della città, tra garage abbandonati e cani randagi?
Si ferma, si gira e si chiede se abbandonare il bambino sia stato un gesto disumano. Scuote la testa: per lei è stata una scelta logica, un modo per sbarazzarsi di un peso. La coscienza le appare pulita. Raggiunge casa, crolla sul letto con la prima maglietta di cotone e cade in un sonno profondo e tranquillo.
Intanto Giulia urla a suo marito con tale veemenza da arrivare a raucedine. Stefano, impassibile, la ascolta senza rispondere. È arrivato il momento di spiegare perché ha venduto lappartamento ereditato dai genitori, ma Giulia gli interrompe ogni parola.
La gente lavora tutta la vita per comprarsi una casa e invecchiare in dignità, e tu tu sibila Giulia, ormai in preda allira. Sparisci! Vai via!
Dove andrò? ribatte Stefano, perplesso. Nessuna lite nella sua vita è finita con una tale isteria; sembra che dei demoni abbiano posseduto la moglie.
Giulia non si preoccupa di dove vada Stefano; lappartamento è stato affittato e il canone doveva garantire una serenità nella vecchiaia. La vendita è solo la goccia che fa traboccare il vaso, ma ciò che la fa infuriare di più è il fatto che Stefano non abbia chiesto il suo parere. Per due ore la donna rimane a fissare il vuoto, chiedendosi perché abbia alzato la voce. Per una persona altrimenti equilibrata, quello è stato un comportamento inaccettabile; una forza invisibile le ha tolto il controllo sulle parole.
Stefano, che in ogni piccolo litigio cerca il compromesso, alza la voce.
Vado via, poi non piangere! dice, uscendo dallappartamento con il capo alto, sbattendo la porta con tutta la sua forza, quasi a dimostrare di avere anche lui un carattere.
Fuori piove a dirotto. Non ha dove andare; ha perso i genitori quando aveva ventanni e non vuole raccontare della lite a nessun amico. Salendo in auto decide di trascorrere la notte in un garage che possiede ai margini di Milano. Nota Giulia che lo osserva dal finestrino, ma parte, lasciandola a immaginare dove sia finito. Meglio così, così non dovrà pensare a quello che ha detto, pensa, sperando che la collera svanisca.
Un po più tardi si rende conto che vendere lappartamento senza consultare Giulia è stato un errore. Dopo mesi di terapie ormonali, Giulia è diventata una persona diversa, sogna un bambino, ma i trattamenti non hanno avuto risultati e le spese mediche hanno prosciugato i risparmi. Stefano si chiede se preferirebbe una donna sana o felice e accetta, in silenzio, che non avranno mai figli biologici. Lunica via che resta è ladozione.
Un giorno, mentre guida sotto un forte acquazzone, avvista un garage dove tenere le gomme e il vecchio ferro di arrugginire. È vuoto, la città è silenziosa, la pioggia si riversa nei tombini. Stefano preme sullacceleratore, sperando di arrivare in fretta. È lì che nota una carrozzina abbandonata. Dentro cè un neonato, completamente spogliato, freddo, bagnato, che piange disperatamente. Accanto, un pezzo di carta con il certificato di nascita e, stranamente, un involucro di carne cruda.
Senza pensarci due volte, Stefano spegne il motore, prende il bambino in braccio e corre verso casa. Giulia, che osserva larrivo del marito, non riesce a credere che qualcuno possa lasciare un neonato in quelle condizioni. Prima pensa a una sventura, poi a un destino crudele, ma alla fine accoglie il piccolo con il cuore in tumulto.
La polizia arriva poco dopo, sorpresa dal pezzo di carne nella carrozzina. Ipottizza che la madre, forse colta da un forte temporale, abbia cercato di passare per i garage per raggiungere il mercato, ma qualcosa le sia accaduto. Alcuni suggeriscono che abbia voluto sbarazzarsi del figlio, altri temono che i cani randagi fossero coinvolti. Giulia, ascoltando le teorie, sente crescere dentro di sé una rabbia che quasi la fa soffocare. Nessuna madre farebbe una cosa del genere; la gente, dopo un terremoto, si ricorda delle madri che stringono i figli tra le braccia.
Stefano, ancora scosso, afferma che ha venduto lappartamento per poter pagare una clinica migliore per Giulia, sperando di renderla felice. Giulia resta in silenzio, il viso rosso di vergogna. Ladozione del bambino, ora chiamato Luca, diventa il loro nuovo progetto. Dopo mesi di pratiche, finalmente hanno la possibilità di chiedere al tribunale laffido.
Il vero genitore del piccolo viene presto rintracciato; una donna disperata che aveva tentato di scappare da un temporale per raggiungere un supermercato, ma è finita in un vicolo, ferita. È stata catturata, e la verità emerge: non ha comprato carne cruda, è stato un gesto di panico, non di malvagità. Giulia, ascoltando la testimonianza, ricorda le parole di Alessia, la donna che aveva lasciato la carrozzina: Nessuno ha il diritto di giudicare una madre che, nella paura, ha agito così.
Cinque anni dopo, Alessia si rende conto del suo errore. Se potesse tornare indietro, lascerebbe il bambino in ospedale. Ma allora era una giovane donna, stanca, desiderosa di libertà, senza figli né responsabilità. Era bella, alta, bionda, con gli occhi azzurri, lavorava per una compagnia di trasporti e guadagnava abbastanza per vivere. Il giudizio della società la ferisce, ma lei non si pente di aver cercato la sua indipendenza.
Giulia, però, è felice di aver adottato Luca. Lo osserva mentre dorme nella culla, sente una gioia che nessun dolore passato può scalfire. Anche se i medici le hanno detto che non potrà mai avere figli, la sua vita è ora piena di amore. Luca cresce in salute, mangia bene, dorme sonoramente, e i suoi genitori, Stefano e Giulia, non possono più immaginare un futuro senza di lui.
Il loro cammino è stato lungo e tortuoso, ma alla fine la vita ha trovato un modo per restituire loro la gioia di una famiglia.






