DIARIO DI UNA INFERMIERA ITALIANA
Stamattina, come ormai succede spesso, ho dovuto placare una delle mogli dei miei pazienti.
Signorina, tenga queste cose e si occupi lei di lui! Io non riesco nemmeno ad avvicinarmi, figurarsi imboccarlo col cucchiaio ha detto la signora lanciando di fretta la busta della spesa sul letto dove giaceva suo marito.
Non si preoccupi così tanto! Suo marito guarirà. Ora ha solo bisogno di molta attenzione. Io aiuterò Matteo a rimettersi in piedi ho cercato di rassicurarla con un tono più dolce possibile, consapevole che non era la prima volta che supportavo la moglie di un malato di tubercolosi.
Matteo era arrivato da noi in condizioni gravi, ma i medici erano ottimisti. Aveva una volontà di ferro di vivere, e questa è già metà della battaglia. Peccato che sua moglie, Giulia, non avesse fiducia nella medicina. Mi sembrava che Giulia avesse già accettato lidea di perderlo.
Curioso come la storia si ripeta: anni dopo, anche loro figlio, Andrea, si ammalerà gravemente, sempre di tubercolosi. Giulia darà per spacciato anche lui, ma Andrea invece guarirà.
Nonostante il suo stato di salute, Matteo era spesso allegro, faceva battute, cercava di accelerare la sua dimissione dallospedale. Venivano da un piccolo borgo delle Marche, senza strutture specializzate, e la distanza scoraggiava Giulia dal venirlo a trovare. Mi faceva tenerezza vedere quelluomo trascurato, in abiti logori, senza nemmeno delle pantofole ai piedi.
Matteo, hai bisogno di qualche vestito? Posso portarti qualcosa io, magari anche delle ciabatte, visto che giri sempre con le scarpe Vuoi accettare un piccolo pacchetto da parte mia? gli dicevo scherzando.
Da te, Isabella, accetterei pure il veleno, figurarsi dei vestiti! Ma ti prego, lascia stare fammi solo guarire prima e mi ha preso la mano con una dolcezza che non mi aspettavo.
Mi sono sciolta, ho ritirato pian piano la mano e me ne sono andata dalla stanza col cuore che batteva forte. Possibile che mi sto innamorando? Ma io non posso distruggere una famiglia, sarebbe un peccato. Eppure il cuore non si comanda Forse sto davvero rischiando tutto.
Ogni giorno sentivo il bisogno di passare più tempo possibile con lui, nella sua stanza, a parlare di tutto durante i lunghi turni notturni. Tra noi le confidenze diventavano sempre più profonde; siamo passati al tu senza quasi accorgercene.
Matteo aveva un bimbo di cinque anni.
Andrea assomiglia molto a sua madre. Lo sai, Isabella, io ho amato tanto Giulia, le ho dato tutto me stesso. Giulia è una donna appassionata, attraente, in camera da letto era inarrestabile. Ma il suo amore era solo per sé stessa. Legoismo consuma di più dellacido Guarda, adesso sei tu che ti prendi cura di me, una sconosciuta sospirava Matteo con tristezza.
Ma Giulia abita lontano, è comprensibile che non possa venire spesso cercavo io, invano, di trovare una giustificazione per quella donna.
Ma dai, Isabella! Come si dice da noi, la moglie ama il marito, ma ha già pronto il letto in un’altra casa. Di correre dagli amanti non si stanca mai, a quanto pare ora era proprio accigliato.
Buonanotte, Matteo. Non prendere decisioni affrettate, le cose si sistemeranno ho spento la luce e sono uscita silenziosamente.
Si vedeva che Matteo stava male, oltre che per la malattia, perché sapeva che la moglie andava avanti con la sua vita, altrove. Non è certo una tragedia, ma a volte anche una goccia può diventare un diluvio.
Una settimana dopo ho sentito delle urla che venivano dalla sua stanza. Sono corsa subito dentro.
Che non ti veda più qui! Fuori di qua! urlava Matteo a una Giulia sconvolta, che è scappata subito nel corridoio.
Che è successo? ho chiesto sconcertata.
Matteo si è girato verso il muro senza parlare, tremava tutto. Ho dovuto fargli una puntura per calmarlo.
È passato un mese; Giulia non si è più vista.
Matteo, vuoi che provi a chiamare tua moglie? gli ho chiesto a bassa voce.
Grazie, Isabella, ma non serve. Sto divorziando da Giulia me lo ha detto senza emozione.
Per la malattia? Ma dai, stai migliorando sono rimasta stupita.
Ti ricordi quando lho cacciata? Era venuta solo per dirmi che aveva un altro. Voleva che lui venisse a vivere a casa con noi, visto che io tanto sono qui e lei ha bisogno di un uomo in casa per i lavoretti avevamo il tetto che perdeva si è fermato, incapace di continuare.
Che vergogna! mi è sfuggito.
Poco dopo, Giulia si è effettivamente vista di nuovo allospedale, ma con un uomo. Matteo non lha vista, ma io sì, dalla finestra: lui seduto su una panchina, nervoso, aspettava Giulia che è uscita dopo unora, lo ha salutato affettuosamente e sono andati via insieme.
Matteo, finalmente ti dimettono gli ho detto giorni dopo.
Esitava: Isabella, volevo chiederti anzi niente.
Io ho preso coraggio: Matteo, accetto! È quello che volevi dirmi, vero?
Lui allora si è aperto: Isabella, non ho più una casa. Posso restare da te? Con Giulia ormai è definitivo, si risposa.
Ho una bambina, se la accetti potremmo diventare una bella famiglia per la prima volta ho parlato a cuore aperto.
Un figlio in più non è un problema, la amo già come se fosse mia mi ha guardato in un modo che mi sono sentita sciogliere come neve al sole.
Da quel momento sono passati tanti anni.
Io e Matteo abbiamo avuto altri due figli, abbiamo creato un nido pieno di calore e serenità. Andrea, il figlio di Matteo, viene spesso a trovarci con la sua famiglia. La mia prima figlia vive ora allestero. In realtà non ho mai avuto un vero matrimonio: da giovane mi sono lasciata illudere, mi ero fidata di promesse che non sono mai diventate realtà. Ma non rimpiango nulla.
Quanto a Giulia, ha avuto altri mariti e un figlio, questa volta da un uomo di passaggio. Quel ragazzo ha patito sofferenze, ha avuto problemi di salute mentale, ma a Giulia non è mai importato molto: è sempre stata fredda, distaccata. Alla sua morte, il ragazzo è finito in una struttura.
Io e Matteo ormai siamo anziani, ma ci amiamo più di quando eravamo giovani. Camminiamo insieme nella vita, grati per ogni giornata, ogni sguardo e ogni respiro.






