A CUORE APERTO…
In questa famiglia, ognuno pensava solamente a sé stesso.
Il papà, Alessandro, oltre alla moglie, aveva anche una donna amata, spesso sempre diversa. La mamma, Giovanna, sospettando i tradimenti del marito, non era certo un modello di moralità. A lei piaceva trascorrere il tempo fuori casa con un collega sposato. I due figli erano lasciati a loro stessi.
Nessuno si dedicava veramente alla loro educazione. Così, la maggior parte delle volte, bighellonavano senza fare nulla. La madre sosteneva che la scuola dovesse rispondere completamente dei suoi studenti.
La famiglia si riuniva in cucina la domenica solo per pranzare rapidamente e in silenzio, prima di allontanarsi ciascuno per conto proprio.
Così sarebbe continuata la loro vita sfasciata, peccaminosa, ma dolce, se non fosse accaduto, un giorno, lirreparabile.
…Quando il figlio minore, Daniele, aveva dodici anni, il papà Alessandro lo portò per la prima volta con sé in garage, come aiutante. Mentre Daniele osservava gli attrezzi, il padre si assentò per qualche minuto, per salutare gli amici appassionati di motori che trafficavano poco distante con le proprie auto.
Allimprovviso, dal garage di Alessandro si levarono nuvole di fumo nero e poi lingue di fuoco.
Nessuno capì subito cosa stesse succedendo. (Più tardi si sarebbe scoperto che Daniele aveva per sbaglio fatto cadere la lampada a saldare accesa su una tanica di benzina). La gente era paralizzata. Confusa. Le fiamme imperversavano. Gettarono addosso ad Alessandro un secchio dacqua e lui si precipitò dentro il garage in fiamme.
Tutti trattennero il fiato. Dopo pochi secondi, Alessandro emerse dal rogo tenendo tra le braccia il figlio esanime. Daniele era completamente ustionato, solo il viso era rimasto intatto probabilmente laveva protetto con le mani. Gli abiti del ragazzo erano tutti bruciati.
Qualcuno aveva già chiamato i vigili del fuoco e lambulanza. Daniele venne trasportato durgenza in ospedale. Era ancora vivo!
Fu subito portato in sala operatoria. Dopo ore dangoscia, il medico uscì e, con tono distaccato, disse ai genitori:
-Stiamo facendo tutto il possibile e anche limpossibile. In questo momento vostro figlio è in coma. Ha una possibilità su un milione di sopravvivere. La medicina ufficiale non può fare altro. Se Daniele troverà dentro di sé una volontà straordinaria di vivere, allora forse ci sarà un miracolo. Tenete duro.
Alessandro e Giovanna si precipitarono senza esitazione nella chiesa più vicina. Nel frattempo, era scoppiato un acquazzone terribile. I genitori, ormai fuori di sé, non vedevano e non sentivano più nulla al di fuori del pensiero di salvare il figlio.
Fradici dacqua, varcarono per la prima volta la soglia di una chiesa. Dentro regnava pace e silenzio. Appena intravidero il sacerdote, la coppia gli si avvicinò timidamente.
-Padre, nostro figlio sta morendo! La prego, ci dica cosa dobbiamo fare singhiozzò Giovanna.
-Mi chiamo padre Sergio, figlioli. Eh Quando cè angoscia, ci si rivolge subito a Dio, vero? Siete molto peccatori? chiese padre Sergio, andando diretto al punto.
-Non tanto Non abbiamo mai ucciso nessuno rispose Alessandro, abbassando gli occhi davanti allo sguardo penetrante del sacerdote.
-E lamore vostro, perché lavete ammazzato? Eccolo lì, esanime ai vostri piedi. Tra marito e moglie non deve passare nemmeno un filo, invece tra voi si potrebbe mettere un tronco dulivo e non se ne accorgerebbe nessuno! Ah, gente…
Pregate, figli miei, per la salute di vostro figlio, rivolgetevi a San Nicola! Pregate con forza! Ma ricordate, tutto avviene secondo la volontà di Dio! Non lamentatevi col Signore! A volte Egli guida così chi non capisce altrimenti! Un giorno potreste rovinare la vostra anima senza nemmeno accorgervene. Correggetevi! È lamore che salva tutti!
Alessandro e Giovanna, fradici di pioggia e lacrime, ascoltavano, davanti a padre Sergio, la dura verità sulla loro vita. Facevano pena a guardarsi.
Il parroco indicò loro licona di San Nicola.
Alessandro e Giovanna si inginocchiarono davanti allicona. Pregavano e piangevano con trasporto, facendo promesse solenni…
Tutte le relazioni extraconiugali finirono. Dimenticate, cancellate dalla memoria. Tutta la loro vita venne scandagliata, lettera per lettera, filo per filo
La mattina seguente, il medico telefonò per dire che Daniele si era risvegliato dal coma.
Alessandro e Giovanna già gli stavano accanto.
Daniele aprì gli occhi e provò a sorridere vedendo i genitori, ma la sofferenza che portava sul viso parlava da sé.
-Mamma, papà vi prego, non lasciatevi sussurrò piano il ragazzo.
-Amore, cosa dici mai? Siamo qui insieme gli rispose Giovanna, sfiorando dolcemente la mano calda e morbida di Daniele. Il ragazzo fece un leggero gemito di dolore. Giovanna la ritrasse subito.
-Lho visto, mamma. E, i miei figli porteranno i vostri nomi continuò Daniele, sempre più assorto nei suoi pensieri.
Alessandro e Giovanna si scambiarono uno sguardo. Pensarono che il figlio stesse delirando. Ma quali figli? Non riesci nemmeno a muovere un dito! Sei ancora a letto! Cerca piuttosto di rimetterti, e ringraziamo il Cielo che sei vivo!
…Col passare del tempo, però, Daniele si riprese. Tutte le energie e i risparmi della famiglia furono destinati alle sue cure. Alessandro e Giovanna vendettero la casa in campagna.
Purtroppo, il garage e lauto erano andati completamente distrutti quel fatidico giorno. Avrebbero potuto venderli anchessi, per le cure di Daniele. Ma la cosa più importante era una sola: il figlio era sopravvissuto! Tutti i nonni contribuirono come poterono.
La famiglia si era unita intorno alla disgrazia.
…Anche il giorno più lungo, alla fine, termina.
Passò un anno.
Daniele era ora in un centro di riabilitazione.
Aveva ripreso a camminare e riusciva ad occuparsi di sé stesso.
In quel centro, Daniele aveva fatto amicizia con una ragazza, Alessia. Avevano la stessa età. Anche Alessia era rimasta vittima di un incendio. Lei però aveva riportato ustioni solo al volto.
Dopo varie operazioni, Alessia si vergognava delle sue cicatrici, del proprio aspetto. Non si guardava mai allo specchio. Aveva troppa paura.
Daniele fu attratto dalla bontà di Alessia. Era una ragazza che ispirava luce: la sua saggezza e fragilità la rendevano speciale. Daniele sentiva il bisogno di proteggerla.
Passavano tutto il tempo libero insieme: avevano molto in comune. Riuscivano a parlarsi per ore senza stancarsi mai. Avevano subito dolori insopportabili, provato la disperazione, ingoiato una montagna di pasticche, imparato a non temere aghi e camici bianchi Cerano argomenti di cui amavano parlare e che li avvicinavano ancora di più.
Intanto il tempo passava…
…Daniele e Alessia celebrarono una semplice cerimonia di nozze.
Ebbero due splendidi figli: una bambina, Carlotta, e tre anni dopo un maschietto, Eugenio.
Quandebbero finalmente ritrovato la serenità, Alessandro e Giovanna presero una decisione: separarsi. Lesperienza vissuta con Daniele li aveva talmente provati che non riuscivano più a rimanere insieme. Erano esausti. Desideravano solo liberarsi luno dallaltra e trovare un po di pace.
Giovanna si trasferì dalla sorella in provincia. Prima di partire, passò in chiesa. Sentiva il bisogno di ricevere la benedizione da padre Sergio. Negli ultimi anni era già capitato che si fosse rivolta a lui per ringraziarlo della salvezza del figlio, ma padre Sergio la correggeva sempre:
-Ringrazia Dio, Giovanna!
Il sacerdote però non approvava la sua partenza.
-Se proprio non ce la fai più, vai. Rilassati. A volte la solitudine fa bene allanima. Ma ricordati di tornare! Marito e moglie sono una cosa sola! le consigliava con tono paterno.
Alessandro restò solo, nellappartamento vuoto. I figli, con le rispettive famiglie, abitavano altrove.
Gli ex coniugi andavano perfino a trovare i nipoti a turno, cercando di non incrociarsi mai.
E così, ognuno trovò il suo piccolo angolo di quiete…






