Il marito lancia un ultimatum: la madre si trasferisce da noi o è separazione!

Sarà o la mamma viene a vivere da noi questo sabato, oppure faccio domanda di divorzio. Scegli, Luminosa. Non voglio più vedere un parente soffrire da solo.

Sergio fa cadere con un tonfo la tazza sul piattino. Il tè si sparge sul tovagliolo, formando una macchia marrone, ma lui non lo nota. I suoi occhi sono fissi sulla moglie, e nello sguardo legge una decisione nuova e minacciosa che Luminosa non aveva percepito nei quindici anni di matrimonio.

Luminosa resta immobile, con un asciugamano di cucina in mano. Un silenzio greve avvolge la cucina, interrotto solo dal ronzio del frigo e dal ticchettio dellorologio sopra la porta. Le sembra di aver sentito male. Un trasloco? Un divorzio? Stamattina discutevano di quale carta da parati mettere nellingresso, e ora lui lancia queste condizioni.

Sergio, sei serio? chiede a bassa voce, appendendo lasciugamano alla maniglia del forno. Tua madre vive a due fermate da noi, la vediamo ogni fine settimana. Qual è il problema? Che solitudine? Ha tre amiche nel palazzo, parte nel coro dei veterani e fa le escursioni nordiche.

È troppo difficile stare sola! alza la voce Sergio, alzandosi dal tavolo. Non capisci. La pressione sale. E se ha un attacco di notte? Chi le porta un bicchiere dacqua? Lambulanza arriverà troppo tardi. Non riesco a dormire sapendo che è lì, tra quattro pareti, da sola.

Luminosa si siede stanca di fronte a lui. Quella discussione non è la prima, ma finora erano solo allusioni, prove. Ora suona come un ultimatum.

Parliamo razionalmente. Abbiamo un appartamento con due stanze. Una è la nostra camera da letto, laltra è lufficio dove lavoro e dove a volte dorme nostro figlio quando torna dagli studi. Dove mettiamo la signora Nunzia?

Nel tuo ufficio, ovvio, risponde Sergio con noncuranza, come se fosse ovvio. Al tuo ragazzo non serve, è grande, può stare al dormitorio o affittare se vuole più comfort. Il tuo computer lo puoi spostare in camera o in cucina. Non è una macchina industriale.

Luminosa resta senza fiato per lindignazione. Lufficio è il suo rifugio. Lavora da contabile in smartworking, ha bisogno di silenzio, di spazio per i fascicoli, per la stampante. E il figlio, Alessio, pur studiando fuori, torna spesso e sa di avere un tetto.

Allora vuoi cacciarmi il figlio, togliermi il mio posto di lavoro e mettere nella nostra stanza di dodici metri quadri tua madre, che è, per così dire, dal carattere difficile? chiede Luminosa, cercando di mantenere la voce ferma.

Carattere è carattere! sbotta Sergio. È della vecchia scuola, esigente, ma ordinata. È mia madre! Mi ha cresciuto, ha passato notti in bianco. Devo garantirle una vecchiaia dignitosa. Tu sei egoista, ti importa solo il tuo comfort.

Esce dalla cucina sbattendo la porta. Luminosa resta seduta, fissando il pranzo che si sta raffreddando: una polpetta con purè, la preferita di Sergio, rimane intatta. Lappetito sparisce.

Nunzia, la suocera, è una donna fiorita. A sessantotto anni sembra più giovane di molti quarantenni. Voce forte, accento di ex dirigente scolastico, certezza assoluta nella sua opinione. È difficile da sola per lei significa non cè nessuno a tormentarla tutto il giorno.

Luminosa inizia a riordinare il tavolo. Nella sua testa risuona la frase: O la mamma, o il divorzio. È davvero pronto a stravolgere quindici anni per un capriccio materno? Non cè alcuna malattia grave; solo ipertensione senile, comune a metà della popolazione e ben controllata con le pillole.

La notte passa in un silenzio opprimente. Sergio si volta verso il muro e si avvolge in una coperta fino alle orecchie. Luminosa si rigira, guardando il soffitto dove i lampioni proiettano ombre di rami. Ricorda quando hanno comprato lappartamento: i genitori le hanno dato il primo acconto, lipoteca lhanno pagata insieme, ma la maggior parte è stata sua, grazie alla carriera più fruttuosa. Sergio è manager di una concessionaria dauto, lavoro stabile ma privo di grandi prospettive. Ora distribuisce i metri quadrati come se fossero proprietà esclusiva.

Al mattino non cè sollievo. Sergio, pronto per il lavoro, si allaccia le scarpe in corridoio: Aspetto la tua risposta entro sera. La mamma ha già iniziato a fare le valigie. Se non sei daccordo, prendo le mie cose e vado da lei.

La porta sbatte. Luminosa scivola sul pouf, capendo che la decisione è già stata presa alle sue spalle. Sta già facendo le valigie suona come una cospirazione.

Tutta la giornata Luminosa non riesce a concentrarsi sui report. I numeri le girano davanti agli occhi. Chiama lamica Irene.

Lina, sei impazzita? urla Irene al telefono. Una suocera in un bilocale? È la fine! Tra una settimana la fai saltare. Ti ricordo quando, al tuo compleanno, controllava se cera polvere sul mobile.

Mi ha messo un ultimatum, Irene. Vuole il divorzio.

Che lo butti via! Lappartamento è di chi? Condiviso? Alla fine potete venderlo o comprare la tua quota. Ma vivere con Nunzia è una morte lenta. Ti mangerà viva: prima prende lufficio, poi comanda in cucina, poi invade la camera con consigli.

Luminosa capisce che Irene ha ragione, ma la paura di distruggere la famiglia è forte. Quindici anni non sono uno scherzo. Abitudini, ricordi, legami. Sergio se ne andrà davvero?

La sera Sergio torna dal lavoro con un mazzo di crisantemi, segno di cattiva sorte. Regala fiori quando sente di aver vinto una discussione, per addolcire la pillola.

Lina, che pensi di fare? entra in cucina mentre Luminosa taglia linsalata. La voce è dolce, persuasiva. Capisco sia difficile, ma credo sia meglio per tutti. La mamma sarà sotto controllo, noi staremo più tranquilli. Aiuterà in casa, cucinerà. Tu ti libererai dal computer.

Sergio, interrompe Luminosa, hai chiesto a tua madre cosa farà con il suo trilocale se si trasferisce da noi?

Sergio esita, evita lo sguardo. Beh perché lasciarlo vuoto? Lo affitteremo. I soldi extra servono al budget, o per le medicine, o per la spa.

Ah, un piano daffari, pensa Luminosa. Va bene, accetto.

Gli occhi di Sergio brillano di gioia. Sei daccordo? Sei una donna doro!

Accetto di provare, dice Luminosa, ma con condizioni. Periodo di prova di due settimane. Se la mia vita diventa un inferno, torniamo alla situazione iniziale. E anche: il mio ufficio resta il mio. La mamma dormirà sul divano letto del soggiorno. Per ora è così. Poi vediamo.

Sergio alza le sopracciglia. In quale soggiorno? È la stanza di passaggio! La mamma ha bisogno di tranquillità!

Non abbiamo un soggiorno, Sergio. Abbiamo lufficio che fa anche da zona ospiti, con un divano. Non ci sono altre opzioni. Alessio arriverà a fare la sessione tra un mese, anche lui avrà bisogno di un letto.

Va bene, va bene, gesticola Sergio. Decidiamo sul posto. Limportante è che non ti opponga al trasferimento. Domani porto la mamma, sabato mattina.

Sabato la vita di Luminosa si divide in prima e dopo.

Nunzia arriva non con due valigie, ma con un furgone pieno di cose. Scatole, sacchi, qualche vaso di ficus, la sua amata sedia a dondolo che occupa metà dellufficio, bloccando larmadio.

Ecco, bambini, ora vivremo tutti insieme! annuncia la suocera, portando una icona massiccia nellingresso. Lina, perché stai lì come unombra? Prendi i sacchi, dentro ci sono barattoli di sottaceti, non romperli, sono i miei cetrioli segreti.

Luminosa ingoia la sua frustrazione e comincia a smistare i pacchi.

Il primo conflitto avviene due ore dopo. Luminosa lavora nellufficio quando la porta si spalanca senza bussare.

Lina, dove è la pentola grande? chiede Nunzia, osservando la stanza con occhi da padrona di casa. E che polvere cè sul monitor? Respiri sporco?

Nunzia, sto lavorando, risponde Luminosa senza voltarsi. La pentola è nel cassetto inferiore a destra. Per favore, bussate prima di entrare.

Bussa, bussa, borbotta la suocera, ma non chiude la porta. Sergio è affamato, e lei guarda lo schermo. La moglie deve servire un pranzo caldo, non stare lì a fissare.

Luminosa sospira, salva il documento e scende in cucina. Il caos regna. Nunzia ha già spostato le barattiglie di spezie, tolto la macchina del caffè dal piano (solo ingombro) e frigge qualcosa che brucia.

Nunzia, perché ha tolto la macchina del caffè? Beviamo caffè ogni mattina, io e Sergio.

È nociva! Fa male al cuore. Ho portato il cicoria, è buona e salutare. Bevete cicoria. Ho messo la macchina in una scatola sul balcone.

La sera Sergio si siede a tavola, felice, divora le polpette di sua madre, ricoperte di olio. Luminosa punge linsalata con la forchetta.

Buonissimo, mamma! esclama lui. Lina non sa cucinare, fa tutto al vapore, cibo sano, noioso.

Ma che parlare, è solo per il marito, risponde Nunzia. I giovani pensano solo al lavoro. Ah, Sergio, in bagno ho visto che usate asciugamani rigidi. Io ho quelli in spugna, li metto.

Luminosa quasi soffoca. Sono di cotone egiziano, nuovi. Che tovaglioli vuoi?

Smetti di contraddirmi, mamma, interrompe bruscamente Sergio. Lei sa meglio.

Mamma esperta, diventa il motto della settimana.

Nunzia è ovunque. Accende la TV a volume massimo quando Luminosa cerca di concentrarsi sul bilancio. Entr

a in bagno mentre Luminosa fa la doccia, dicendo solo una tovaglietta. Critica il vestito, i capelli, il modo di parlare.

Sergio si comporta come un bambino di dieci anni. Non lava i piatti, non porta fuori la spazzatura, ma ogni sera lamenta al madre il capo, e lei gli accarezza la testa e gli porge focaccine. Luminosa è quasi invisibile, o solo un fastidio.

Mercoledì Luminosa torna dal supermercato e trova la scrivania spostata alla finestra, al suo posto il divano a dondolo e il televisore.

Così è più luminoso! dichiara Nunzia. E io vedo meglio la TV.

Nunzia, la voce di Luminosa trema di rabbia. Questo è il mio ufficio. Chi ti ha permesso di spostare i mobili?

Sergio lo ha permesso! esclama la suocera. Lui è il capo di casa. Ha detto: Mamma, fai come ti pare.

Luminosa irrompe nella camera da letto, dove Sergio è sdraiato con il telefono.

Che cosa fai? sputa. Perché hai lasciato che spostasse la mia scrivania? Non riesco a lavorare con il sole che colpisce lo schermo!

Senti, Lina, non fare scenate. La mamma è in casa tutto il giorno, vuole conforto. Puoi tirare le tende. Sii più flessibile. Sei una donna saggia.

Saggia? Ti darò le tue cose, Sergio.

Ancora minacce? replica lui, seduto sul letto. Non ti sposerò per una scrivania. Divorziare per una scrivania? Ridicolo.

Non è la scrivania. È che non mi ascolti e non mi rispetti.

Il punto di rottura arriva venerdì. Luminosa prende un permesso per andare allAgenzia delle Entrate, ma torna a pranzo. Con la chiave apre silenziosa la porta.

Dalla cucina si sentono voci. Nunzia parla al telefono a voce alta, probabilmente in viva voce, così Luminosa sente anche linterlocutrice. È la zia Valeria, sorella della suocera.

Oh, Valeria, che gioia! Vivo come in paradiso. Sergio gira intorno a me, la nuora è un po sgradita, ma tace. Lho sistemata.

E lappartamento? Lhai affittato?

Sì, ieri abbiamo firmato il contratto. Tre studenti. 35000 euro al mese più spese! Immagina, ora sono ricca!

E li aiuterai con questi soldi?

Nunzia ride, il riso suona a Luminosa come un graffio.

Li aiuterò? No. Sergio ha stipendio, Lina anche guadagna dal suo computer. Io metterò questi soldi in un salvadanaio. Questestate andrò a Kislovodsk, in una suite. Farò impianti dentali, niente più ponte che graffia. Sarò felice! E poi, se mi servono, prendo la pressione, ma Sergio è tenero, sciocco.

Luminosa resta nella hall, stringendo le chiavi fino a farle penetrare nella mano. Il quadro è chiaro: non cè solitudine, né paura di morire in un appartamento vuoto. Cè solo un calcolo freddo. Affittare la sua casa, vivere in una pensione, tormentare la nuora, accumulare denaro per una vita dolce. Sergio è solo uno strumento, il povero sciocco.

Luminosa prende fiato. Non lancia lo scandalo in cucina, ma chiude la porta a doppia serratura e alla catena, appoggiando la fronte al metallo freddo. Silenzio. Un silenzio divino, cristallino.

Cammina in cucina, prende la sua macchina del caffè dal balcone, la pulisce con cura, la rimette al suo posto. La accende. Laroma di caffè fresco riempie lappartamento, sostituendo lodore di olio bruciato e di vecchiaia.

Va al suo ufficio. Con fatica sposta la sedia a dondolo in un angolo, rimette la scrivania al suo posto, apre il laptop.

Il telefono vibra. Messaggio di Sergio: Lina, siamo da zia Valeria. La mamma è in crisi. Scusa. Possiamo parlare quando si è calmata? Non voglio perderti.

Luminosa legge, sospende un attimo e blocca il contatto.

Prende la tazza di caffè, si avvicina alla finestra. Fuori comincia a piovere, ma dentro il suo cuore è sereno. Sa che sarà difficile. Il divorzio, la divisione dei beni (per fortuna non ci sono molte cose, solo la macchina e il garage, lappartamento è quasi privo di valore), i pettegolezzi dei parenti. Ma ha salvato sé stessa e la sua casa.

Beve un sorso di caffè, più buono che mai. I prossimi weekend saranno suoi, tranquilli, e questo è il regalo più grande che possa darsi.

Il giorno dopoLuminosa, sorridendo, chiude la porta sul passato e si dirige verso un futuro costruito con le proprie mani.

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