Ti devo raccontare una cosa, ascolta bene.
Paola, senti, c’è una situazione un po’ delicata… insomma, ti ricordi di mia figlia illegittima, Agnese? mio marito parlava un po per metafore, come fa quando si imbarazza, e questo non promette mai niente di buono.
Se la ricordo? Come potrei scordarla! Ma che succede stavolta? mi sono seduta perché già sentivo che stava arrivando una grana grossa.
Non so nemmeno bene come dirtelo Agnese mi ha implorato di prendere con noi sua figlia, cioè, mia nipote biascicava mio marito, senza osare alzare lo sguardo.
Ma chi ce lo fa fare, Alberto? E il marito di Agnese? È sparito nel nulla? devo confessare, ero già curiosa, la cosa iniziava a intrigarmi.
Vedi, Agnese purtroppo ha poco da vivere. Un marito vero non lha mai avuto. Sua madre si è risposata con uno straniero e vive in America da anni. Loro non si rivolgono più la parola, si sono lasciate malissimo e altri parenti non ci sono. Ecco perché Agnese mi ha chiesto aiuto Alberto era visibilmente a disagio, non sapeva dove guardare.
E quindi, che pensi di fare? Hai già deciso? Io, dentro di me, ero già pronta.
Per questo ti chiedo consiglio, Paola. Come dici tu, faremo finalmente Alberto mi guardò negli occhi come a cercare una direzione.
Bravo. Quindi, tu da ragazzo hai pensato bene di combinare casini e ora tocca a me prendermi la responsabilità? Ero furibonda per la sua passività.
Paola, siamo una famiglia. Dobbiamo prendere una decisione insieme Alberto provò a giocare la carta del noi.
Ah, ora ti ricordi che siamo una famiglia? E quando andavi correndo dietro le gonnelle, mi hai chiesto qualcosa? Sono tua moglie, caspita! Mi vennero le lacrime, mollai tutto e andai a chiudermi in unaltra stanza.
A scuola uscivo con il mio compagno di classe, Valerio. Poi un settembre arrivò un ragazzo nuovo, Sandro, e mi fece perdere la testa. Dopo poco scaricai Valerio. Sandro mi accompagnava a casa, mi riempiva di fiori del giardino, mi dava baci timidi sulla guancia. Dopo una settimana, mi portò nel suo letto. Non chiesi, non protestai ero follemente innamorata di Alberto (che allora chiamavamo Sandro, fra amici). Finita la scuola lo chiamarono a fare il servizio militare in unaltra città. Piansi come una fontana il giorno della sua partenza e per un anno ci siamo scritti lettere, lettere struggenti.
Un giorno però mi arrivò una lettera diversa: Sandro scriveva che era meglio lasciarci, aveva trovato il vero amore in caserma e non sarebbe mai tornato. E io, già incinta di suo figlio. Bella la promessa di matrimonio, no? Come diceva mia nonna: Non credere mai al fico quando è in fiore, conta solo quello che hai nel granaio.
Quando nacque Ivan, Valerio si fece avanti per darmi una mano. Ero disperata, così ho accettato. E sì, cè stato anche qualcosa fra me e Valerio, ma io ormai avevo perso la speranza di rivedere Sandro.
Lui però è ricomparso allimprovviso. Proprio quella volta era presente Valerio, che gli aprì la porta.
Posso entrare? chiese Sandro, sorpreso.
Se proprio devi rispose Valerio, cupo.
Ivan, percependo la tensione, si attaccò alla gamba di Valerio e cominciò a piangere.
Dai, Valerio, portalo un po fuori a prendere aria dissi senza sapere più dove sbattere la testa.
I due uscirono.
È tuo marito quello? mi chiese Sandro, geloso.
Ma tu che vuoi sapere? Perché sei qui? Ero furente, non capivo davvero cosa gli fosse passato per la testa di tornare.
Avevo nostalgia, tutto qui. Vedo che ti sei rifatta una famiglia, Paola. Quindi non mi hai aspettato. Va bene, scusa il disturbo. Faceva per andarsene.
Aspetta, Sandro, ci sei venuto solo per rabbrividirmi il cuore? Valerio mi aiuta a non sentirmi sola e sta crescendo tuo figlio di due anni mentre tu giocavi a fare il soldato tentai di trattenerlo.
Sono tornato per te, Paola. Mi dai una seconda possibilità? Sandro mi guardò con quello sguardo da cucciolo.
Siediti, sto preparando il pranzo sentii dentro di me una gioia difficile da descrivere. Se era tornato, allora davvero non mi aveva dimenticata.
Bastò così: Valerio fu nuovamente messo da parte. Ivan aveva diritto al suo vero padre, non al surrogato. Più avanti Valerio sposò una donna in gamba, con figli suoi.
Passarono diversi anni. Però Sandro non riuscì mai ad amare Ivan come suo figlio. Lo trattava come si fa con uno sconosciuto, sempre convinto che fosse di Valerio. Io sentivo sulla pelle questa freddezza. Del resto, Sandro è sempre stato uno con la testa tra le nuvole collezionava avventure con un entusiasmo incredibile e ogni volta si staccava da me come se niente fosse. Tradimenti con le mie amiche, con le loro amiche, con chiunque. Io piangevo e lo amavo lo stesso, proteggendo il nostro fragile equilibrio.
Forse a me andava anche bene così, almeno non dovevo inventare bugie o giustificazioni: io amavo e basta. Sandro era il mio sole. A volte pensavo: Ora basta, me ne vado, poi di notte mi mangiavo le mani. Dove sarei andata? E Sandro senza di me sarebbe stato perso, lui è sempre stato per una metà mio marito e per laltra un bambino.
Alberto perse la sua mamma che era ancora ragazzino, aveva solo quattordici anni. Forse per questo ha sempre cercato tenerezza dalle altre. Io gli perdonavo ogni cosa, ogni volta. Un giorno litigammo così forte che lo cacciai di casa e lui si trasferì dalla zia. Passò un mese io nemmeno ricordavo più cosa ci aveva fatto litigare ma lui non tornava. Alla fine mi sono presentata dalla zia a chiedere di lui.
Paola, ma che ci fai qui? Sandro ha detto che vi siete lasciati. Ora sta con unaltra mi disse la zia.
Grazie a lei scoprii dove abitava questa nuova fiamma e ci andai.
Buon pomeriggio, cè Sandro? chiesi.
Lei, con una risatina, mi sbatté la porta in faccia.
Sandro tornò dopo un anno. Da quella relazione era nata una bambina, Agnese. Negli anni mi sono sempre sentita in colpa per averlo mandato via di casa: magari, se fossi stata più paziente, quella donna non lo avrebbe conquistato, non ci sarebbe stata Agnese.
Non si parlava mai di lei in casa nostra, era come un argomento tabù, da non sbandierare. Come se bastasse nominarla perché la famiglia andasse in frantumi. Lasciamo perdere, ci dicevamo, un errore con unaltra donna può succedere, la colpa non è nostra. E si continuava a vivere.
Con il tempo Sandro si placò, gli passò la voglia di fare lo scapolo, e si mise tranquillo in casa a guardare la TV. Ivan si sposò presto e ci portò ben tre nipotini. E proprio quando la vita sembrava ormai averci dato tutte le risposte… Agnese, ormai grande, si rifà viva. E chiede di accogliere sua figlia, la piccola.
Cosa dura, sai, trovare le parole per spiegare a Ivan perché nella nostra famiglia improvvisamente sarebbe comparsa una bambina estranea. Lui non sapeva niente delle scappatelle del padre.
Ovviamente accettammo la piccola, la affidarono ufficialmente a noi: si chiamava Aline, aveva solo cinque anni. Agnese, poverina, se ne andò a trentanni, la sua strada su questa terra era finita. Si sa, la vita va avanti, anche sulle tombe cresce lerba.
Fu Sandro a parlare con Ivan, faccia a faccia, da uomo a uomo. Nostro figlio ascoltò, ci pensò un attimo e poi disse:
Papà, quello che è stato ormai è passato. La ragazzina è sangue nostro, la accoglierò come una sorella.
Io e Sandro tirammo un gran sospiro di sollievo, con un figlio così il cuore può solo gonfiarsi di orgoglio.
Ora Aline ha sedici anni, adora suo nonno Sandro, gli racconta tutto. Con me fa la confidente e spesso mi dice che da giovane dovevo essere identica a lei. Io le sorrido e annuisco, perché ha davvero ragione: ci si rivede davvero nei figli degli altri.






